San Che Guevara de la Higuera

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

L`attuale sistema di produzione e scambio, il sistema dominante a livello globale, ha sempre avuto una straordinaria capacita` di rielaborare e reimpiegare a proprio vantaggio qualsiasi ideologia, istanza, simbolo.

Lo sta facendo con il femminismo, ad esempio, vedi il supposto binomio  Pussy Riot – Soros; e lo fa, inevitabilmente, con diversi personaggi storici.

Non si spiegherebbe altrimenti come sia possibile che centinaia di magliette, tazze e altri gadget, non che libri e opuscoli, siano prodotti in serie da aziende puramente capitalistiche e riportino il barbuto volto del Che Guevara, famoso rivoluzionario argentino – uno a cui tutto si puo` imputare tranne di amare il capitalismo stesso.

Siamo sicuri pero` che sia solo una furbata commerciale – e non ci sia invece una venatura di politica e ideologia dietro?

I simboli sono fondamentali, per chiunque, e ancor piu` per chi gestisce il potere; a qualunque livello e in ogni periodo storico.

I simboli colpiscono, sono ancestrali; muovono popolazioni piu` di quanto non facciano parole e ragionamenti. Del resto, non per nulla, le antiche cattedrali riportavano le vite dei santi sulle vetrate. A uso degli illetterati – mentre i libri, quindi parole e ragionamenti, andavano al clero, come ovvio che fosse.

Chi controlla i simboli – fra le altre cose – controlla le masse, a un livello quasi viscerale.

Senza coinvolgerle in ragionamenti.

Recentemente si e`diffusa in internet e altrove una sorta di leggenda metropolitana: il volto di Cristo non sarebbe quel che siamo abituati a conoscere:

in realta` il profeta ebreo era piuttosto bruttino e con lineamenti semiti, e non caucasici.

 

Successivamente sarebbe stato rappresentato coi tratti del figlio illegittimo di Papa Rodrigo Borgia, cioe` Cesare Borgia.

Non so se questa leggenda sia vera: del resto, che io sappia, icone di Cristo medievali, e quindi precedenti ai Borgia, col volto simile a quello moderno esistono.

Come dicevo, i simboli sono importanti, e, in quanto simboli e non ragionamenti, non sono destinati all`accademia. Sono adatti alla visceralita` delle folle, che ragionano, notoriamente, poco.

Non so se papa Borgia a suo tempo diffuse icone di Cristo con la faccia del figlio apposta; puo` anche essere che in realta` fu il volto di Cesare Borgia ad essere reso piu` simile nelle rappresentazioni  a quello del figlio di Dio, in una operazione di marketing ante litteram con qualche venatura di blasfemia (il figlio di Dio uguale al figlio del vicario di Dio in terra).

Non so se quella operazione di marketing fosse vera o meno, o se sia una bufala.

Propongo però, a livello di boutade, un`altra ipotesi. Che la mescolanza dei due sia stata in qualche modo riproposta dopo e in modo diverso.

I due ingredienti: Cristo, un profeta figlio di Dio, morto nei suoi trenta da martire, povero, di umili origini, buono, buonissimo.

Anche troppo buono, a volte, al punto da essere quasi irritante.

Cesare Borgia: figlio di Papa, quindi non di umili origini; cattivo, cattivissimo, al punto da diventare l`icona per eccellenza del machiavellismo. Morto anch`egli nei suoi trenta, in modo avventuroso ma non da martire bensi` da condottiero.

Mescolate i due personaggi e avrete Che Guevara. Che per altro ebbe un aspetto fisico iconico in qualche modo simile agli altri due, veri o figurati che fossero: magro, viso ovale, barba e capelli folti, sguardo intenso.

Non piu` un personaggio storico ma un`icona: bello, certo, come gli altri due; buono come Cristo ma cattivo come Borgia, quel tanto che gli permette di non essere stucchevole.

Realista come Borgia quel tanto per essere un politico, e un soldato; ma idealista come Cristo quel tanto per farsi martirizzare.

Come entrambi, coraggioso in modo pressoche` sovrumano. Di un coraggio un po` autolesionista.

Una ottima icona per dei giovani idealisti da istigare a fare i martiri.

Uno dei motivi principali che svuotano le chiese oggi e` proprio la stucchevolezza del messaggio cristiano per molti: porgere l`altra guancia? Per carita`. Se vedo ( e soprattutto, se subisco) un abuso mi ribello, altro che porgere l`altra guancia.

Cristo si indignava davvero e neanche tanto, solo coi mercanti nel tempio.

Ma se prendete Cristo e lo machiavellizzate / borgificate  non tanto, giusto un briciolo; se lo rendete piu` reale e minimamente cattivo iniettando nella sua icona quella di un altro personaggio altrettanto iconico, ecco che ottenete il condottiero giusto per i giovani idealisti del secolo XX e XXI.

Non venite a farmi le pulci: sto parlando (prevalentemente)  di simboli, di icone e di reazioni viscerali e inconsce, non (solo di) di storia.

Un`ultima nota: come disse giustamente qualcuno su queste pagine, Che Guevara a suo tempo, complessivamente, perse. Un` icona tutto sommato bella ma perdente e` ottima se volete proporla ai vostri nemici.

Del resto, a suo tempo, molti avversarono la religione proprio perche` proponeva, piu` ai servi che ai padroni, un esempio perdente  da seguire: pazientate e non ribellatevi, fate come Cristo e i santi, e avrete il Regno dei Cieli (e non venite a dirmi che ottenere il Regno dei Cieli sia una vittoria politica…).

Ma se oggi Cristo diviene sempre meno proponibile, si posson ben creare altre icone per i novelli aspiranti protomartiri.

Non dico che Che Guevara, il Cristo di Vallegrande, fosse un personaggio negativo o di scarso spessore: tutt`altro.

Vedo solo pero` che la sua simbologia viene troppo spesso usata da fonti quantomento sospette, e quindi che non sia lui il condottiero da seguire da chi vuole criticare e cambiare radicalmente l`esistente politico.

O almeno, non solo lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.