Sul congresso di Verona sulla famiglia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Ho letto le dichiarazioni finali, quindi ufficiali, del Congresso (https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/dichiarazione-finale-del-wcf-verona-2019/?mc_cid=7081583f7b&mc_eid=5aac77bfa9

Mentre si condanna ogni discriminazione (razziale, religiosa, etnica, per scelte sessuali), vi si affermano in sintesi, fra le altre cose: a)il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, b) la necessità che siano difesi da pedofilia e pedopornografia c) la necessità di tutelare la vita dal concepimento alla morte. d)la centralità della famiglia uomo/donna e dei corpi intermedi come nuclei fondamentali della società, e quindi la necessità della loro tutela,   e)la contrarietà ad ogni legalizzazione delle droghe. f)la netta contrarietà a <<qualsiasi forma di surrogazione di maternità e del commercio o donazione di gameti, perché la donna non è un’incubatrice e il bambino non è un oggetto>>; ovvero la scelta per una procreazione secondo natura, con l’incontro carnale fra un uomo e una donna.  g) il diritto delle donne:  1) di avere alternative valide all’aborto, quindi che  la vita e i diritti della madre non siano messi in opposizione alla vita e ai diritti del bambino 2) di poter scegliere se dedicarsi interamente alla cura familiare (quindi retribuzione del lavoro casalingo), oppure di lavorare anche fuori casa.

 

Ovviamente si può dissentire su un punto o su un altro o anche su tutto, magari argomentando,  ma non mi sembra ci sia nulla di oscurantista e medievale, ammesso e non concesso che il Medioevo, l’epoca del Romanico e del Gotico, il tempo in cui si formarono le prime forme del libero mercato che tanto piace oggi a destra e sinistra, ed in cui, è sempre necessario ricordarlo a chi di storia conosce poco o nulla, i roghi delle streghe e le condanne dell’Inquisizione furono molto meno numerosi che nel rinascimento e in particolare nei paesi protestanti, sia stato davvero quell’epoca così buia raccontata dalla narrazione illuminista ripresa  tal quale dai nostri programmi scolastici.

Ma soprattutto non ci vedo nulla che possa giustificare la criminalizzazione che ne è stata fatta come fosse un congresso di inveterati forcaioli, diciamo pure cripto fascisti,  e  l’invito esplicito al boicottaggio. Anche sulla questione dei gadget formato feto, che tanto scandalo ha destato, diciamo la verità: non sarà stato il massimo quanto a buon gusto anche se quell’immagine è veritiera, certo, ma forse è stata di buon gusto la sfilata del gay pride romano con tanto di soggetti a deretano scoperto portati al guinzaglio da altri soggetti simili, ed alla quale hanno aderito con entusiasmo la Camusso e la Cgil, il Pd ecc. ecc., ossia tutti quelli che, appunto, sono inorriditi per Verona?

E’ una questione di forma mentis, e quella di coloro che vorrebbero vietare ogni espressione di  pensiero difforme al loro, è definibile solo in un modo:  totalitaria. Senza contare il fatto che il pensiero e le concezioni antropologiche di simili campioni di malinteso libertarismo:  dissoluzione di ogni forma a partire da quella sessuale binaria, della paternità e della maternità,  di ogni tradizione culturale, di ogni concetto di patria e di identità, è esattamente quello del capitalismo “assoluto”, giunto ad occupare e mercificare ogni ambito della vita umana. La libertà vera è altro da quanto predicato da simili “campioni”.

Piuttosto, a quel Congresso possono essere mossi appunti di altro tipo (sovraesposizioni di alcuni politici a parte).

  • – Sulla prostituzione, ad esempio, si scrive del diritto della donna a << non essere usata come oggetto di piacere, specialmente a pagamento, e quindi di veder puniti severamente gli sfruttatori e i clienti delle prostitute>>. Ora, il punto è che in questo modo non si distingue fra la prostituzione “obbligata” che è una forma oscena di schiavitù da combattersi con ogni arma (come ogni altra schiavitù chiunque ne sia vittima), e quella volontaria. Le escort e le olgettine non sono schiave, ma hanno scelto di prostituirsi per guadagnare bene e con poca fatica sfruttando un desiderio sessuale maschile altrimenti non soddisfatto. Esattamente come quelle signore di Me Too, che con vent’anni di ritardo si sono ricordate improvvisamente di essersi vendute al potente produttore per ottenere successo, soldi e visibilità a spese di quelle donne che non hanno accettato il compromesso, ed ora reclamano anche i danni.  Ipocrisia allo stato puro.  Ma torniamo al tema. C’è un salto logico nel chiedere la punizione solo per clienti e sfruttatori. Prostituirsi  volontariamente è moralmente riprovevole, certo, ma fino a questo momento per la legge non è un reato. Quindi non ha senso logico punire il cliente per aver acquistato una cosa venduta liberamente e legalmente. E’ esattamente come se si liberalizzasse la vendita della droga ma si punisse  solo chi l’acquista. A meno di pensare che in ogni caso la donna, anche quando sceglie consapevolmente di vendersi,  non sia in grado di intendere e volere. Il che è fuori da ogni realtà, come capisce bene chi la realtà la conosce almeno un po’.  Tutto questo, mentre non è affatto un complimento per le donne, è invece una forma di criminalizzazione della sessualità maschile. D’altra parte, se prostituirsi diventasse un reato, sarebbe giocoforza punita anche la prostituta. Tertium non datur.
  • – Sul differenziale salariale fra uomini e donne. Fra le urgenze del Congresso c’è infatti anche quella, per le donne,  di <<ricevere, a parità di lavoro, un salario pari a quello dei colleghi uomini,>>

Argomento eternamente ricorrente ma falso in tutti i sensi. Riporto a proposito alcuni passaggi di un mio vecchio articolo risalente a oltre dieci anni orsono, che cita << l’ ”Osservatorio sulla gestione della diversità” dell’Università Bocconi, secondo il quale le differenze retributive fra uomini e donne sarebbero nell’ordine del 2% (quindi praticamente nulle), a parità di qualifica, mansioni, inquadramento e anzianità.
La differenza rispetto ad altre ricerche è notevole. L’Istat aveva stimato, nel 2007, la differenza al 7%, Unioncamere, nel 2008, al 17%, mentre per Eurispes, nel 2009, il differenziale avrebbe toccato il 16%. (per tacere delle cifre senza senso alcuno sparate dai tg: 20,40, 50%). “La novità- dice la coordinatrice dell’Osservatorio Simona Cuomo-  è che non ci siamo fermati a valutare la differenza tra lo stipendio medio delle donne e degli uomini ma siamo andati a vedere quanto guadagnano esattamente un uomo e una donna a parità di qualifica, mansione, inquadramento, anzianità di servizio”.  Il risultato è quello sopra ricordato, e non potrebbe essere diversamente dal momento che le retribuzuoni nel nostro paese sono regolate in massima parte dai contratti collettivi di lavoro (nazionali e integrativi aziendali) che, ovviamente, non fanno discriminazioni per sesso. Non le fanno e nemmeno le potrebbero fare perchè, semplicemente, urterebbero contro un principio cardine della Costituzione.
Quel 2%, poi, è   agevolmente spiegabile o con la maggiore facilità con cui gli uomini fanno gli “straordinari” perché meno impegnati nei lavori domestici,  oppure con qualche forma di retribuzione “ad personam” che le aziende possono concedere al lavoratore in funzione dei meriti personali. Rimane, effettivamente, il fatto che le donne fanno meno “carriera” degli uomini, ma se l’obbiettivo supremo di una qualsiasi azienda è il profitto, com’è,  è assurdo pensare che un imprenditore agisca contro il proprio interesse per il gusto di discriminare le donne. Le ragioni, semmai,  sono altre.
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Fonte foto: Huffington Post (da Google)

 

27 commenti per “Sul congresso di Verona sulla famiglia

  1. Aliquis
    5 aprile 2019 at 20:01

    Certamente, a ben guardare, a voler essere linguisticamente corretti, si può trovare positivo anche ciò che è completamente negativo. Tutto dipende dal modo in cui si guarda; l’oggetto guardato può apparire nero, o bianco, a seconda di come vi batte sopra la luce, e quindi dipende da come lo si guarda. Nessuno ammetterà mai di essere il male; chiunque dirà di sè di volere il bene e non il male. Ma ciò che è bene per alcuni, è male per altri.

    • armando
      5 aprile 2019 at 22:13

      questo accade sempre. ma x te cosa è bene e cosa male?

      • Aliquis
        6 aprile 2019 at 8:45

        Semplice. Per me questo Congresso sulla famiglia è il male. E’ la nostra Raqqa, la nostra Isis, fondamentalismo religioso irreale, che esalta un soggetto, la famiglia tradizionale, che in sostanza non esiste più perchè già ampiamente distrutta dal liberismo. Marx diceva che i proletari sono “forzatamente senza famiglia”. Mentre, sempre lui lo diceva, i borghesi si divertono a scambiarsi reciprocamente le mogli. Si, i ricchi possono permettersi tutto, tutte le depravazioni, proprio come fanno gli ipocriti organizzatori di questo convegno, o gli sceicchi arabi con i loro harem. Sono i poveri che devono essere assogettati al rigore religioso più estremo perchè loro “non se lo possono permettere”.

        • Fabrizio Marchi
          6 aprile 2019 at 9:44

          Caro Aliquis, sei in una contraddizione spaventosa. La famiglia, come dici tu, è stata appunto distrutta dal neoliberismo e l’ideologia gender è venuta a dare la mazzata finale.
          Marx criticava appunto l’ipocrisia della borghesia che accusava i comunisti di voler distruggere la famiglia quando questa era appunto già stata distrutta dal capitalismo. Ma si riferiva alla famiglia proletaria (lo scrive espressamente sul Manifesto) e non alla famiglia borghese (di cui, certo, criticava il risvolto ipocrita, appunto, fra le altre cose, lo scambio delle mogli…che a loro volta si scambiavano i mariti…). Recita infatti il Manifesto:” Su che cosa riposa l’attuale famiglia borghese? Sul capitale, sul guadagno personale. Non esiste nel suo pieno sviluppo se non per la sola borghesia; ma essa trova il suo complemento nella forzata mancanza della vita di famiglia presso i proletari…”.
          Quella della destra è certamente una risposta neoconservatrice e neotradizionalista a quel processo di dissoluzione della famiglia (proletaria) innescata dal capitalismo fin dai suoi albori. La risposta della destra è reazionaria non perché – a mio parere – sostenga la famiglia tradizionale (concetto sul quale si può discutere quanto vogliamo ma non è questo il punto) bensì perché si guarda bene dal denunciare ciò che crea quella dissoluzione dei rapporti umani e sociali che lei stessa dice di voler difendere. Perché per fare questo dovrebbe combattere il capitalismo a cui invece è organica. Per cui la sua difesa della famiglia tradizionale diventa l’ennesima forma di falsa coscienza. La sua famiglia tradizionale è in realtà la difesa della vecchia famiglia borghese (o del concetto di famiglia borghese), ben sapendo che il sistema capitalista si fonda – appunto – sulla distruzione della famiglia proletaria. In questo senso anche l’attuale destra rappresenta la falsa coscienza della vecchia borghesia, nel momento in cui oggi la classe capitalista o ultra capitalista dominante sostiene l’ideologia politicamente corretta nella sua versione femminista e genderista, per le ragioni che ho spiegato in tanti articoli e non posso che rimandarti alla loro lettura.
          E’ questa l’ipocrisia o meglio, le due ipocrisie, che vanno svelate. Nel momento in cui dici che il convegno di Verona costituisce il male assoluto, perdonami, ma dal mio punto di vista, dimostri di non avere capito nulla dei processi avvenuti negli ultimi quarant’anni. Quella della destra è una risposta appunto neoconservatrice, appunto reazionaria (nel senso proprio del termine) del tutto in linea e coerente con gli interessi e le istanze sociali che rappresenta, e cioè quelle di quella media borghesia tagliata fuori dal grande capitale transnazionale e che aspira o aspirerebbe a tornare egemone, sia sul piano politico (sovranismo ideologico e stato-nazione) sia sul piano ideologico (fra le altre cose, appunto, la famiglia tradizionale, con tutto il carico di ipocrisia a cui ho appena fatto cenno).
          Un’ultima cosa. Non sono in grado di dire cosa avrebbe pensato nel merito Marx se fosse vissuto oggi, però Marx quando parlava (e aveva ragione) di superare la famiglia borghese (che ricordo, esisteva nella misura in cui NON esisteva quella proletaria…) in quanto nucleo della società borghese (e su questo non c’è dubbio) non pensava certo che maschile e femminile non esistessero o dovessero essere superati da un non ben identificato “indifferenzialismo” sessuale, in base al quale la sessualità è un mero costrutto culturale. Ti invito a leggere questo mio articolo, che poi è diventato un capitolo del mio libro: http://www.linterferenza.info/attpol/gay-pride-e-family-day-progressisti-e-conservatori/
          A mio parere – ma è un’opinione personale – a volte ondeggi un po’ troppo. Sei ancora prigioniero della logica della destra come il “male assoluto”. La destra è un nemico, su questo per quanto mi riguarda non c’è dubbio, ma è solo una faccia della medaglia, o meglio una delle facce del sistema capitalista, e oggi non quella principale. Dire che Verona è la nostra Raqqa, il nostro Isis, significa ricadere completamente nella narrazione ideologica neoliberale e neoliberista (lo è anche la destra…) dominante di cui anche la “sinistra” neo liberal e neo radical è parte integrante. Se non abbiamo ancora capito questo, non abbiamo capito nulla del nostro tempo.

          • Aliquis
            10 aprile 2019 at 19:49

            vabbè, non pretendo di avere ragione; questo è in effetti un argomento sul quale non sono ferrato.

            Magari, la famiglia proletaria era, secondo me, anche la famiglia allargata di una volta. Una famiglia più ampia, collettiva, in cui nessuno era solo. Una famiglia che noi, o almeno io, non abbiamo neanche visto.

            Il fatto è che, per i rapporti di forza attuali, molti si sono fatti una famiglia alternativa. Chi convive, Chi è rimasto solo; chi è diventato solo. Chi ha trovato l’amore con un compagno dello stesso sesso.
            Il Congresso di Verona mi sembra minaccioso per chi, non avendo potuto mettere su famiglia, ha trovato un altro modo per vivere.

  2. Panda
    5 aprile 2019 at 22:04

    Sono abbastanza d’accordo sulla sostanza del pezzo, ma mi fa sinceramente cascare le braccia una frase come “Quindi non ha senso logico punire il cliente per aver acquistato una cosa venduta liberamente e legalmente”: una “cosa”? “Liberamente”? Sono uscite più degne di un libertario che un marxista: in una società capitalista non sono in tanti ad avere il “privilegio” di potersi “vendere liberamente”.
    Nell’ottica di emancipazione del lavoro-merce il volontario/involontario passa, come minimo, dalla disponibilità di alternative: a parte le prostitute di lusso, quante farebbero il mestiere se avessero alternative decenti? Che la risposta sia poche lo ammetti implicitamente, fra le righe, anche tu. Il che ci porta alla categoria di potenziali clienti il cui desiderio sessuale rischierebbe di finire insoddisfatto: vecchi ricchi. Dovrebbero ispirare una qualche simpatia?

    • armando
      6 aprile 2019 at 18:22

      ma anche tu credi alla favola che tutte le prostitute siano tali perché povere? ma andiamo. ci sono le schiave che devono , dico devono essere liberate e difese con ogni mezzo. Poi ci sono le altre, non necessariamente di lusso, che preferiscono quella professione al lavoro di operaia o impiegata precaria, anche xché rende di più, diciamolo. i clienti sarebbero vecchi ricchi? ma che dici? sono uomini normali che cercano sesso a pagamento che non trovano altrimenti. si calcola che in Italia ci siano 9 milioni di uomini che vanno con prostitute ma anche fossero 5 6 7 sarebbe lo stesso. tutti vecchi ricchi che vogliono metcificare le donne? non scherziamo. marxismo non è santificare una categoria, neanche il proletariato. figuriamoci le donne. Ripeto, trovami un solo motivo, uno solo, per cui si debba punire chi compra sesso e non anche chi lo vende x scelta. Questa mentalità è quella che condannò a morte x suicidio indotto Antonello di Colfosco, di cui forse Fabrizio ricorda la storia. Si tratta di una criminalizzazione della sessualità maschile, vista sempre come rapace prevaricatrice ecc. Ma bastano le interviste alle prostitute volontarie x capire chi in quel rapporto è la parte debole e quella forte, e chi sfrutta cosa e per cosa.

      • Panda
        7 aprile 2019 at 13:05

        Appunto: il lavoro da impiegata e precaria, particolarmente di questi tempi, è universalmente noto che non comporta uno stato di povertà e sfruttamento, giusto? Vedi che continui ad ammetterlo? Peraltro lo sfruttamento capitalistico è basato su libertà e uguaglianza (formali), ma, se rappresenta certo un progresso rispetto alla schiavitù, sfruttamento rimane, solo in una forma più subdola. Questo è un fatto sociale strutturale e oggettivo, non ha niente a che fare con santificazioni di questa o quella categoria.

        Il riferimento ai vecchi ricchi era a quell’unica pletora di clienti che potrebbe effettivamente accedere a prostitute che si possono, senza una mistificazione eccessiva del concetto, definire “libere”. Gli altri neanche li consideravo. Ovvero il fatto di avere impulsi sessuali non dà alcun diritto ad accedere a un mercato dei corpi e non ne rende meno ipocrita la giustificazione da parte di chi in teoria dovrebbe essere contrario alla mercificazione delle persone. Si può evitare la criminalizzazione dei clienti (quella degli “imprenditori” non si tocca), per quanto il modello svedese mi risulta non abbia dato cattivi risultati, visto che nell’attuale quadro di devastazione sociale rischierebbe solo di aumentare dolori e sofferenze. Trovo tuttavia lecito sperare che in una società radicalmente altra il fenomeno si riduca all’irrilevanza.
        Quanto alla sessualità maschile, è chi la presenta come una sorta di forza incontrollabile che non le rende un buon servizio, per l’elementare ragione che non lo è.

        • Rino DV
          8 aprile 2019 at 8:25

          La sessualità maschile è comprimibile/reprimibile, certo. Non c’è sesso nel 40% delle coppie europee, I Paganti sono circa il 45% degli UU in età sex attiva.
          Cosa poi accada in quelle coppie dove sesso c’è non è dato sapere.
          Questo è un capitolo della storia segreta degli UU che forse verrà scritto in un lontano futuro.

          Non ci sono dubbi. La repressione può riguardare qualsiasi aspetto della vita. Privata e pubblica. Sesso compreso. E la repressione risolve tutto, sempre e ovunque.
          .
          E’ intrigante notare che della repressione sessuale del passato viene impuata la Xsa con la sua morale sessuofobica da quegli stessi che indicano la repressione antimaschile profeminist come via di uscita dal problema. E la chiamano “liberazione sessuale”.
          .
          Sul sesso incombeva l’ombra del peccato. Adesso incombe quella del reato.
          .
          Spacciatrici fuori, tossici dentro!
          .
          A suo tempo le DD erano considerate irresponsabili delle loro azioni dalla cultura misogina, adesso sono dichiarate irresponsabili dal sociologismo femminista.
          .
          Gli UU vanno per sesso a pagamento perché non lo trovano gratis.
          Io e te, caro Panda, non è che abbiamo diversità di opinioni: siamo su fronti opposti.
          Tu dalla parte delle rapinatrici. Io da quella dei rapinati.

          • Panda
            8 aprile 2019 at 13:57

            Caro Rino, sono perfettamente d’accordo con te: io da quella che pensa che la sessualità come libero incontro fra uomo e donna escluda la mercificazione; tu che quest’ultima ne sia un momento irrinunciabile. In nome dell'”autoresponsabilità” femminile, ovviamente: il resto in pratica è misoginia.

            Lo vedi che quello femminista sei tu? Femminista libertario, appunto: “Patriarchal moralistic laws restrict women’s options on the grounds that certain options should not be available to women because morality forbids women’s choosing them. Think for example of laws that prohibit or restrict prostitution or abortion, or laws that favor certain kinds of sexual expression or family forms (Cornell 1998; Brake 2004).” ( https://plato.stanford.edu/entries/feminism-liberal/ ). Il Bruno Leoni vi aspetta. Ciao!

        • armando
          8 aprile 2019 at 12:13

          che sia auspicabile la scomparsa della prostituzione x il venir meno delle sue cause, non ci piove, ovvio. ma se precariato ecc., “giustificano” il prostituirsi anziché lottare per rovesciare collettivamente la propria situazione, allora anche la difficoltà ad una sessualità diciamo normale, giustifica il riicorso all’amore mercenario con donne che quello hanno scelto di praticare
          Sul piano morale non c’è differenza. Perché dovrebbe esserci su quello giuridico? Eppoi il tuo argomento non regge proprio da un punto di vista marxista. Sarebbe come dire che quei proletari che le condizioni ma teriali inducono ad accettare il lavoro salariato, farebbero invece bene, o sarebbero giustificati, se si dedicassero alle rapine o alle truffe o qualsiasi attività immorale, anziché orgsnizzarsi x lottare insieme onde mogliorare la propria condizione
          la differenza è fra una reazione i individuale, che infine rafforza il sistema, ed una collettiva, chiamala pure di classe se preferisci. ma non si possono usare due pesi e due misure, come sempre dalla parte delle donne, il sesso a cui viene tutto perdonato.

          • Panda
            8 aprile 2019 at 21:24

            Vedo con piacere che in pratica hai accettato la mia obiezione fondamentale, ossia che la prostituzione non è una manifestazione di libertà ma di alienazione. In conseguenza il disaccordo è in buona sostanza sfumato.

            Mi lascia perplesso, però, il rilievo, che, se ho ben capito, avallerei una reazione individuale che rafforza il sistema. Ma se ho detto fin da subito che la prostituzione vorrei scoraggiarla! Forse perché non punirei anche la prostituta? Ma questa danneggia prima di tutto se stessa: un paragone con crimini violenti lo trovo assai pretestuoso. L’idea della “sanzione politica” per mancata lotta proletaria mi piace molto :-), ma in fondo privarla dei clienti non lo è a sufficienza? Non posso che convenire che anche il cliente lavoratore frustrato si trova in una condizione alienata, anche se quella di chi vende la propria intimità la giudico di un grado maggiore, per quanto sia certo una situazione degradante per entrambi. Ovvero il giudizio è diverso, è vero, ma perché è diverso il fenomeno. Il sospetto di parzialità sessista è rimovibile dicendo che tratterei allo stesso modo il meretricio maschile (che esiste, eccome). Tuttavia cercherei di uscire da categorie morali, che rischiano sempre di scivolare nel moralismo, per considerare l’efficacia: avevo infatti parlato di modello svedese proprio perché si è rivelato piuttosto efficace. Ma ho già accettato l’obiezione che la situazione sociale là è assai meno disastrata della nostra.

            Alla fine mi pare che siamo entrambi, e sostanzialmente per gli stessi motivi, dell’avviso di lasciare inalterata la legge Merlin, così come penso condividiamo un giudizio totalmente negativo del modello tedesco. Cioè, appunto, in sostanzia siamo d’accordo.

  3. armando
    6 aprile 2019 at 18:04

    la famiglia borghese era si ipocrita nei fatti, ma dal punto di vista concettuale, diciamo padre madre figli, non differiva da quella proletaria. questo è il punto, ed è verissimo che se quella proletaria era già al tempo di Marx in via di dissoluzione per la situazione materiale del proletariato, quella borghese è stata distrutta dal capitalismo di oggi, falsamente libertario e aperto a ogni esperienza, perché non più funzionale, nel senso che poneva limiti, anche se spesso solo teorici o simbolici, alla mercificazione universale. Ora, si potrà anche dire che la difesa della famiglia come è stata non solo nell’epoca borghese ma da molto prima , è una battaglia perdente, e credo purtroppo sia così, ma comunque è una forma di resistenza al dilagare della dissoluzione liberista. Poi, certo, è verissimo la contraddizione di molti cattolici che si battono per dei valori che sono distrutti dal sistema socioeconomico di cui non afferrano l’essenza. È la stessa contraddizione di cui è intessuto la storia della Chiesa e che si riflette anche nella sua dottrina sociale. Ma questo è il mondo in cui viviamo. D’altra parte alzi un dito chi possiede una soluzione praticabile nell’immediato che non sia utopica. insomma, stiamo navigando a vista, ma intanto le cose vanno dette x quel che sono non per quel che vorremmo fossero.

  4. Alessandro
    9 aprile 2019 at 11:27

    Sulla prostituzione si potrebbero scrivere dei trattati. mi limito ad alcune veloci considerazioni.
    L’approccio moralistico non funziona. Siamo cresciuti in realtà monopolizzate da visioni cattolicheggianti-femministeggianti sul tema, ossia fortemente ideologizzate, quindi sostanzialmente false, da rigettare. Occorre un approccio serio e pragmatico.La prostituzione esiste da che mondo è mondo, perchè la domanda non manca e non mancherà mai, e di conseguenza l’offerta. In Italia, che è un Paese fortemente represso sessualmente, ci sono migliaia di donne che si prostituiscono, quasi tutte provenienti da Paesi extra area euro, e che incassano cifre incredibili con cui poi nella propria patria di origine aprono attività, costruiscono case o redistribuiscono in famiglia. Una parte sono vittime del racket, ma una parte, la maggioranza, operano autonomamente, preferendo incassare queste cifre piuttosto che lavorare in patria per somme che scambiate in euro ammonterebbero a duecento-trecento euro mensili.
    Questo andazzo non funziona sia perchè tutti sono chiamati a denunciare le somme che incassano, che poi non lo facciano è un altro paio di maniche, e quindi non si comprende quest’esenzione, sia perchè comunque attorno alla prostituzione gravita la criminalità organizzata, che invece andrebbe privata quanto più possibile di quest’entrata. Vi sono poi questioni relative ad aspetti sanitari, alla sicurezza di clienti e prostitute ed altre ancora, che sono pure questioni importanti che spingerebbero verso una gestione seria del fenomeno.
    Ora chi è che ha cercato di affrontare seriamente il fenomeno? Quelli che, piaccia o non piaccia, sono i Paesi più progrediti d’Europa, ossia i Paesi germanofoni, Germania, Austria, e mettiamoci dentro anche la Svizzera. E’ un sistema ottimale? No, per tutta una serie di ragioni, non ultima la nostra mancanza di cultura sessuale, fortissima in un Paese arretrato come l’Italia, ma non soddisfacente da nessuna parte.
    Il resto, Legge Merlin, i vichinghi, quattro gatti che gestiscono risorse immense, i francesi et similia sono completamente fuori strada da un punto di vista razionale, vittime di estremismi religiosi e/o di genere che tra l’altro sul tema in buona parte convergono.
    Anche qui sempre il solito invito, lasciar perdere gli ipse dixit e guardare un più in faccia la realtà, che è quella che è e va gestita cercando di fare meno danno possibili a tutti i partecipanti e anche di chi non vi partecipa.

    • Panda
      9 aprile 2019 at 19:27

      Bene, vogliamo guardare la realtà, Alessandro? Eccola qui:

      https://econpapers.repec.org/article/eeewdevel/v_3a41_3ay_3a2013_3ai_3ac_3ap_3a67-82.htm

      Toh, ma che strano! E io che ero convinto che bastasse legalizzare e mercatizzare, un approccio tanto caro ai Radicali, per ottenere i risultati, certo non perfetti, ma migliori possibili!

      Proprio paesi civilissimi, lo dice pure Salvini: https://www.interris.it/sociale/case-chiuse–ecco-dove-il-modello-ha-gi-fallito (sì, è una testata religiosa: nei paesi incivili pare che pure i credenti possano ancora dire la loro…).

      Cosa ci sia di particolarmente “progredito” in tutto ciò – e mi taccio sugli altri recenti grandi “progressi” di cui è responsabile la Germania, dalla distruzione della Grecia alla trasformazione dell’Europa nel buco nero dell’economia mondiale – non mi è ben chiaro. Ma d’altra parte mi cullo ancora nel “moralismo” di voler eliminare lo sfruttamento, anche se indubbiamente pure quello esiste “da che mondo è mondo”. Sono un inguaribile “estremista”, che ci vuoi fare. 🙂

      • Alessandro
        12 aprile 2019 at 12:47

        Preciso: facevo riferimento principalmente al loro modo di organizzarsi internamente. Avanzo anch’io forti critiche alla loro “politica estera”, ma non sono solo loro i responsabili ovviamente dell’andazzo in corso. La UE è nata male e sta morendo peggio, perchè è un coacervo di Stati tenuti insieme da interessi di pochi, che non sono solo teutonici. Ma anche qui ci sarebbe da dilungarsi a lungo.

        • Panda
          12 aprile 2019 at 19:42

          Ma sai, Alessandro, anche questa storia dell’organizzazione interna a me pare un po’ come quella che i treni arrivavano in orario. La Germania è stata l’unico paese occidentale in cui nel dopoguerra il partito comunista era fuori legge; ha costantemente avuto la più bassa quota salari di tutti i paesi capitalisti sviluppati (inclusi USA e Giappone); è riuscita in un’unificazione più rapinosa di quella italiana (che però ha almeno la scusa di essersi verificata quando certi meccanismi economici non si conoscevano). Certo, è riuscita a fare il lavoro sporco in modo piuttosto efficace e pulito, tra l’altro proprio perché scarica, via deflazione e imperialismo, i suoi problemi all’esterno: ma è un titolo di merito? (Con ciò non sto negando la responsabilità delle borghesie degli altri paesi europei, che usano il deflazionismo tedesco come leva contro le proprie classi lavoratrici, ovviamente).

          La mia impressione è che il rovesciamento di un giudizio assai negativo sulla Germania (vedi per esempio il vecchio Esempio Germania di Collotti) sia stato uno dei veicoli di penetrazione ideologica del neoliberismo a sinistra. Certo i miei conoscenti piddini hanno tutti il mito teutonico. Ma ce l’avevano pure Milton Friedman e la Thatcher…;-)

          • Alessandro
            12 aprile 2019 at 21:27

            Panda, non so sinceramente cosa scriverti. Ci sei mai stato in Germania? Se scaviamo troviamo scheletri nell’armadio perfino a Gesù Cristo.
            Io non sono un estimatore della Germania come di solito non lo sono di nessun Paese, ma questo non mi vieta di evidenziarne dei meriti. Stiamo parlando di un Paese che è uscito dalla WW2 devastato e che nel giro di pochi anni si è rimesso in carreggiata, che è riuscito comunque a portare avanti un processo di unificazione post 1989 non facile, che ha fatto i conti con il suo schifoso passato, che ha accolto e integrato milioni di immigrati, che non ha senza tetto che muoiono per strada, all’avanguardia nelle energie rinnovabili, ecc.. Certo, tutto questo è stato fatto spesso in maniera contraddittoria, si presta anche a critiche legittime, come quelle che tu avanzi, però non possiamo negare l’evidenza. Un Paese di più di 80 milioni d’individui che funziona tutto sommato bene non è che sia qualcosa da niente. Poi io ho scritto che è il Paese più progredito in Europa,secondo me (anche per le difficoltà innegabili che s’incontrano nel far funzionare un Paese di quelle dimensioni, come d’altronde è anche il caso dell’Italia, che mi auguro possa in futuro scalzare i tedeschi sotto questo profilo) non ho scritto che si stratta del paradiso terrestre.

  5. armando
    9 aprile 2019 at 14:45

    Caro Panda, non ho accettato la tua obiezione perchè non ho mai scritto che prostituirsi è una scelta di libertà. In questa società, chiamala capitalistica o come vuoi, tutti siamo alienati. Anche quello che vive per accumulare denaro è alienato. Ovvio poi che non tutte le alienazioni sono uguali. Scegliere liberamente può significare anche fare una scelta di alienazione. E’ questo il caso delle prostitute volontarie. Lasciamo pure perdere la moralità (credo che molte prostitute alla fine siano migliori di quelle perbene), ma non dimentichiamo che il termine alienazione significa allontanamento dalla, e perdita della, propria umanità. In ogni caso logica vuole che se sia la prostituta che il cliente sono alienati, entrambi danneggiano se stessi, ed ancora non torna il fatto di punire solo il cliente.
    Questione di efficacia? Attenzione, perchè dietro questo discorso traspare chiaro il concetto che per migliorare la società occorre punire i maschi!!!!!!! Non è nuovo, mi pare!

    • Panda
      9 aprile 2019 at 21:27

      Direi che assecondare l’alienazione può essere una scelta di libertà se si ha almeno una, anche solo vaga e istintiva, consapevolezza di questo condizionamento, uno “scarto esistenziale”, lo chiamava Luporini, e si ha qualche margine materiale per fare una scelta diversa, in un contesto storico, quale quello presente, di forza sociale del lavoro al lumicino. Altrimenti si finisce a parlare di una identica “libertà” che accomunerebbe sfruttatori e sfruttati, ossia l’immagine che il capitalismo dà di se stesso (che in termini formali non è nemmeno falsa, naturalmente. Ma appunto).

      Alienazione ha diversi significati in Marx, tra l’altro diversi fra le opere giovanili e quelle della maturità. Qui intendevo prima di tutto lo svolgimento di un lavoro non perché mi realizza, ma perché mi consente di soddisfare, tramite l’accesso al denaro, bisogni vari, tra cui in primis quello di sopravvivere.
      Hai ragione a mettere in guardia da discorsi troppo pragmatici: i criteri di valore dovrebbero sempre essere esplicitati, per quanto possibile. Qui il giudizio di valore lo riassumerei in questi termini: chi si prostituisce oggettifica e mercifica se stesso; il cliente un’altra persona e nella sua sfera più intima. Secondo me non c’è simmetria.

    • Rino DV
      9 aprile 2019 at 21:53

      Hai perfettamente centrato il punto.
      Alla fine il tutto approda al sostegno delle politiche di repressione antimale.
      .
      Più galera! …più galera per gli altri.
      Più galera per gli uomini ovviamente. Quelli delle classi basse, ovviamente.
      .
      Perché quelli che stanno in alto non pagano 35 € sulle tangenziali.
      Offrono un week-end a Parigi e questo è …amore.

  6. armando
    9 aprile 2019 at 15:03

    Caro Alessandro, sai bene che se la domanda stimola l’offerta, è vero anche il contrario, tanto più oggi quando certi oggetti di cui nessuno sentiva il bisogno sono diventati un cult a causa di abilissime campagne di marketing: offerta che crea la domanda. La prostituzione è sempre esistita perchè sempre sono esistiti sia la richiesta di sesso da parte maschile, sia la disponibilità a vendersi da parte femminile. Quanto alla regolamentazione della prostituzione (tasse, ecc, ecc,), ossia considerarla una professione come un’altra, non concordo. Non si tratta tanto una questione morale (anche se il giudizio morale è lecito, perchè no?), quanto del fatto che se il commercio del proprio corpo (quindi sia la vendita che l’acquisto) è una cosa alienante , in linea di principio non si può regolamentare l’alienazione, semmai si dovrebbe fare di tutto affinchè non ci fosse. Tu dici si tratterebbe del male minore? Ma sono importanti anche i principi simbolici, affinchè non passi il concetto che una cosa, poichè permessa, non abbia anche implicazioni di altro ordine e quindi sia “normale”. il pragmatismo, poi, si dve considerare con molta attenzione e sospetto, altrimenti (faccio solo un esempio al limite, sia chiaro, per mostrare dove porterebbe il concetto preso in sè), poichè furti e omicidi ci sono sempre stati, qualcuno potrebbe dire che per limitarne i danni converrebbe “regolamentarli”.

    • Alessandro
      10 aprile 2019 at 14:57

      Armando, come hai giustamente scritto tu stesso equiparare il furto e l’omicidio a un rapporto sessuale è una forzatura. Chiaramente il pragmatismo lo applichi dove è necessario, non deve diventare una forma mentis. Io poi sono uno che il pragmatismo spesso lo vive con fastidio, perchè il rozzo pragmatismo caratterizza l’approccio italiano a molti ambiti, anche sportivi, il che ha favorito anche la crescita di pregiudizi anti-italiani scritto per inciso, e per fare riferimento a questioni più rilevanti, lo stesso radicamento della criminalità organizzata qui da noi è spiegabile anche attraverso questo approccio.
      E’ chiaro che io facevo riferimento a un serio approccio pragmatico al fenomeno, perchè questo è stato inquinato da mille sciocchezze, a parer mio, e pensare che possa essere estinguibile è utopistico. La sessualità è una delle esigenze prioritarie e quando non puoi accedervi gratuitamente, paghi, non vedo cosa ci sia di così scandaloso. Io ricordo che si va per un tozzo di pane a pulire i cessi delle stazioni oppure alle quattro del mattino in pieno inverno per andare a raccogliere l’immondezza altrui e tante altre simpatiche mansioni. Organizzarsi in un appartamento per avere rapporti sessuali con persone, che spesso puoi anche scegliere, non mi pare che sia poi così peggio, perchè le malattie, il logoramento fisico e mentale riguardano tante professioni. Mi ripeto, siamo noi che carichiamo di eccessiva importanza la sessualità, la rivestiamo di un’aurea sacra, ma questo è opinabile.
      E’ tutto o quasi alienante e quindi che facciamo? In attesa di tempi migliori, almeno cerchiamo di operare in maniera tale che il fenomeno non ingrassi la criminalità e non metta a rischio donne e uomini.
      D’altronde il rapporto tra i sessi, come fa capire poco sopra RDV, è un rapporto para-mercenario nella maggior parte dei casi, uno scambio di vario tenore, non molto dissimile dalla volgare transazione monetaria.
      Il mio approccio è molto laico, quindi chiaramente diverge da tante posizioni, che sono anche maggioritarie in ambito antifemminista o MoMas o come lo vogliamo chiamare, ma questa è la mia visione. Ed è proprio questa divergenza di vedute che non mi ha mai spinto ad aderire concretamente a uno di questi movimenti( pur avendo tanta stima di molti suoi esponenti, te compreso), ma continuando individualmente nel mio piccolo e dal mio punto di vista a portare avanti una critica all’estremismo di genere.

  7. Rino DV
    10 aprile 2019 at 21:21

    Scopro oggi che in Olanda è nato il movimento “Ik ben onbetaalbaar” = “Non ho prezzo” contro la legislazione che rende libero lo scambio apertamente mercenario.
    40.000 firme per chiedere la punizione dei Paganti.
    .
    Lo scambio apertamente mercenario da 35 € – che è uno schifo – deve essere vietato e criminalizzato.
    Lo scambio da 35.000.000.000 con la ex moglie di Bezos non fa schifo e non fa nascere movimenti di protesta. Non si chiede qui la galera per il Pagante. Perché questa non è prostituzione.
    .
    Più manette, più galera per i maschi.
    Per quelli delle classi basse.
    Nel nome della giustizia, dell’eguaglianza, della parità, dell’amore.

  8. Panda
    13 aprile 2019 at 15:32

    Caro Alessandro, un paio di volte, sì. E con ciò? (Tra l’altro ho scritto una cosa inesatta e me ne scuso: l’unico paese occidentale *formalmente democratico*.)

    Vedo che anche tu sei immerso nel mito tedesco. Vediamo quanto (poco) è fondato.

    Nel dopoguerra la Germania si è rimessa in carreggiata in maniera non diversa dall’Italia o dal Giappone: avevamo raggiunto, in termini di dinamica, la Germania già nel ’58. Il problema è che la Germania, salvo due brevi intervalli, l’ha sempre fatto alle spalle degli altri, ossia cresceva perché gli altri paesi facevano politiche più espansive di lei. Il vero è l’intero, diceva il tale (ed era tedesco). Il fatto che l’elogio del Wirtschaftswunder degli anni ’50 si accompagni inevitabilmente a quello delle ortodossissime politiche di Ludwig Erhard, uno dei padri del mercantilismo monetario su cui è fondato Maastricht, non ti fa venire qualche dubbio?

    E’ riuscita a portare avanti un processo non facile?? Scusa eh, la Germania est era il più sviluppato paese del blocco orientale, ma ebbe la più rovinosa caduta del PIL dopo la fine del comunismo, pur potendo contare sul “fratello maggiore” occidentale. Puoi fare il favore e leggere Anschluss di Vladimiro Giacchè, per vedere che razza di selvaggia spoliazione è stata?

    Ha fatto i conti col passato? Nel primo gabinetto Adenauer c’erano più (ex) iscritti al partito nazista che nel primo di Hitler. Dando per scontato il legame causale fra grande depressione e nazismo, sarà perché ci ha fatto così bene i conti che ha regalato una seconda grande depressione al continente? “Popolo tedesco, se vuoi vivere, esporta, altrimenti perirai!”: Hitler al Reichstag nel 1939. Accipicchia quanto bene li ha fatti quei conti! (Che poi anche la convinzione che si possano fare i conti una volta per tutte con un passato del genere, senza trasformazioni sociali e politiche *radicali* – minimo sindacale: l’abbandono una volta per tutte dell’imperialismo – trovo abbia qualcosa di un po’ inquietante).

    Ha “integrato” milioni immigrati! Ha un problema demografico e salariale e gli immigrati facevano comodo o pensi realmente che l’abbiano fatto per “buon cuore”? Certo, verso i tedeschi comuni che si son visti arrivare una massiccia immissione di forza lavoro a basso costo direi di no. Sahra Wagenknecht sai chi è?

    Ripeto, cosa vuol dire “funziona” e qual è la misura del “progresso” in un paese se non la qualità della democrazia e l’avanzamento del lavoro? Il successo economico, sganciato da questi due indici, è solo sintomo di un’efficace egemonia borghese che si regge sull’abilità nello scaricare i problemi all’esterno: io non ci vedo niente di particolarmente progressivo; tu vedi un po’.

    Col tedesco come te la cavi? No, perché potresti almeno dare un’occhiata a https://makroskop.eu/ e https://www.nachdenkseiten.de/ O leggere Ricca Germania, poveri tedeschi della Szarvas. Per provare a uscire un po’ dalla bolla del modell Deutschland…

    • Alessandro
      13 aprile 2019 at 19:19

      Caro Panda, potremmo discutere all’infinito della questione, tanto ognuno rimarrebbe della propria idea. Per questo, per quanto mi riguarda, possiamo anche chiuderla qui.
      Nel dopoguerra migliaia e migliaia di italiani, tra cui mio padre, lavorarono in Germania. Era lì semplicemente perchè l’Italia, e sto parlando dell’Italia degli anni Sessanta, nonostante il boom, offriva ancora molto poco in molte aree del Paese. In tanti poi si son fatti le case al sud con le rimesse dalla Germania, in tanti son rimasti là. Vita da immigrati inizialmente, ossia spesso presi a pesci in faccia. Vedi quanto sono poco immerso nel mito tedesco. Non ho mai sentito invece di un tedesco emigrare in Italia in quegli anni per le stesse ragioni, ma forse sono poco informato.
      La Germania dell’est è collassata perchè la popolazione in buona parte non accettava più certe ristrettezze, soprattutto se raffrontate al tenore di vita della sorella. Una storia comune a tanti Paesi del blocco comunista, che sa già d’illusione consumistica. Di sicuro la ex Germania est nel giro di trent’anni non ha pareggiato certamente lo scarto con l’ovest, ma è senza dubbio più vicina di quanto in più di 150 anni il nostro sud si sia avvicinato al nord, ciò vuol dire che forse non tutto è stato negativo. Basta raffrontare i tassi di disoccupazione o i paracaduti ante RDC.
      Anche l’Italia del secondo dopoguerra era piena di (ex) fascisti, lo stesso Togliatti appoggiò l’amnistia che aveva come scopo quello di “pacificare” il Paese, ma affermare che la Germania non abbia fatto gradualmente i conti con il suo passato non sta in piedi. Ancor oggi la nuova destra, ambigua nei confronti del passato nazista, è osteggiata e isolata da tutto l’arco parlamentare, che si oppone fermamente al conferimento a esponenti AFD di incarichi di prestigio all’interno del Bundestag.
      E’ chiaro che gli immigrati facessero comodo allora. Se stazionavi in terra germanica era perchè ti spaccavi la schiena, ciò non toglie che oggi l’integrazione in Germania ha raggiunto livelli apprezzabili. Se sei appassionato di sport avrai probabilmente visto come abitualmente sono composte le squadre nazionali tedesche, in tutti gli sport. E’ un segnale importante e sintomatico.
      Tu scrivi che la Germania non è un Paese avanzato o progredito che dir si voglia(è’ chiaro che a determinare ciò sono un concorso di fattori, tra cui il principale è garantire a tutti una vita decorosa, che con i tempi che corrono non è poco, ma già conosco la tua replica con il Hartz-IV). Allora non so sinceramente quali altri possano essere. Forse i quattro gatti che risiedono in Scandinavia, con le più grandi risorse energetiche del Continente?
      Grazie per i consigli di lettura. Concedimi però un consiglio che può valere per te, ma possiamo estenderlo ad altri: meno ipse dixit, meno citazionismo. Sembra quasi che per far valere le proprie ragioni ci si appoggi all’autorità altrui, che spesso poi è solo immaginaria.

      • Panda
        13 aprile 2019 at 21:17

        Caro Alessadro, l’argomento dell’immigrazione dall’Italia proprio non me l’aspettavo, che sorpresa!

        “Im Vergleich zu den drei genannten europäischen Ländern war Deutschland nur ein paar Jahre lang herausragend. Schon 1958 holte Italien, das auch zu Beginn der fünfziger Jahre kräftig gewachsen war, Deutschland ein und verzeichnete in den Folgejahren durchweg bessere Ergebnisse als das Wirtschaftswunderland. Dass es trotzdem Ende der sechziger Jahre einen Zustrom von Arbeitnehmern von Italien nach Deutschland gab, lag vor allem an dem damals sehr unterschiedlichen Lohnniveau.” (Flassbeck, Spieker, Das Ende der Massenarbeitslosigkeit, Westend Verlag, pag. 150).

        Ovvero il confronto si fa sulla dinamica, non sui livelli.

        Certo, la Germania est è collassata a causa dell’avidità consumista dei suoi abitanti, come il sud Italia è rimasto indietro per la pigrizia dei meridionali. La rivalutazione del marco dell’est del 300% sicuramente non ha avuto alcun impatto.

        “Le ricostruzioni apologetiche dell’unificazione tedesca la pongono a modello contrapponendola al Mezzogiorno d’Italia, più o meno secondo questo schema argomentativo: «i tedeschi, in neanche una generazione, sono riusciti a trasformare delle zone rese arretrate dal comunismo in una landa fiorente». Ricostruzioni meno benevole – e più fondate – vedono nell’unificazione precisamente il contrario: una replica di quell’esempio di unificazione malriuscita. Così, Wenzel addebita alla deindustrializzazione dell’Est successiva all’unificazione la progressiva trasformazione dei nuovi Länder in un «Sud Italia in Germania» (Wenzel 2000: 167).
        Se si esamina la letteratura sull’argomento, è facile notare che il rischio della «Mezzogiornificazione» dell’Est della Germania prese a essere considerato una concreta possibilità sin dal 1991, allorché cominciarono ad essere evidenti la radicale deindustrializzazione dei nuovi Länder, la presenza di una disoccupazione strutturale e di una forte emigrazione verso Ovest: qualche preoccupazione al riguardo era affiorata già nel 1990 e fu espressa con chiarezza l’anno successivo, tra gli altri, da Manfred Wegner, dell’Institut für angewandte Wirtschaftsforschung, e da Elmar Altvater, della Freie Universität di Berlino (cfr. Luft 1992: 168 sgg.; Wegner 1991: 23; Altvater 1991: 703). Successivamente, anche Wolfgang Thierse paventò il rischio di un «Mezzogiorno tedesco». E di «sindrome-Mezzogiorno» si parlò esplicitamente in un convegno del ministero federale dell’economia e della tecnologia dedicato ai 10 anni dell’unità tedesca (Thierse 2001; Hax 2001). Sino a giungere al giudizio categorico espresso da Hans-Werner Sinn nel 2003: «invece di un miracolo economico, è sorto un secondo Mezzogiorno in Europa, una regione economica zoppicante, che non riesce a connettersi alle regioni più sviluppate del Paese» (Sinn 2003: 216).
        C’è poi chi, come Thomas G. Betz, è giunto ad affermare che «il concetto di “Mezzogiorno” per l’Est della Germania è un complimento immeritato». Motivando così questa affermazione a prima vista sorprendente: «in effetti il Sud Italia ha un deficit commerciale del 12,5 per cento, l’Est della Germania invece raggiunge un incredibile 45 per cento. Questo valore è un punto di riferimento, in quanto nella storia non vi sono esempi di una situazione comparabile. Il 47 per cento degli adulti nella Germania dell’Est riceve i suoi mezzi di sussistenza prevalentemente dall’assistenza sociale.”

        Sto citando da Anschluss: che dici, un’occhiata potrebbe meritarla?

        Quanto ai famosi conti, ammesso che con eventi come quelli della seconda guerra mondiale si possano fare una volta per tutti i conti, dico che non è il perbenismo di facciata che cambia la sostanza di equilibri sociali che continuano ad esprimere un feroce imperialismo. Anzi, questa falsa buona coscienza la trovo assai inquietante. Questo non significa per nulla fare l’apologia del continuismo che si è avuto anche in Italia o dell’amnistia di Togliatti, come mi pare ovvio.

        “Con i tempi che corrono”: e perché mai correranno questi tempi? Che sarà, un fatto meteorologico? I tempi corrono anche e non secondariamente per il ruolo di motore deflazionista che la Germania entusiasticamente ricopre. Ricordo i dipendenti del ministero che salutavano festosi Schauble a fine mandato formando lo zero dello schwarze Null: io l’ho trovato uno spettacolo di fanatismo grottesco, tu non so.

        Certo, verdissima la Germania: https://moneymaven.io/mishtalk/economics/who-s-worse-for-the-environment-merkel-or-trump-35dqYK0-HUSPuMgk4hEQYA/

        Ciò detto, oggi al massimo si può pensare a paesi un po’ meno regrediti…certo, quelli scandinavi, pur lontani dallo smalto dei decenni passati, sono andati meno indietro. Purtroppo il panorama non è esaltante, ma meglio prenderne atto che farsi illusioni, no?

        Trovo sempre affascinante l’accusa di citazionismo o ipse dixit: penso che opere specifiche e dati che chiunque può leggere e verificare siano più interessanti e certamente più autorevoli delle opinioni, che peraltro non saprei su cos’altro basare, di me medesimo. Io lo considero un atto di umiltà, tu giudicalo come meglio credi.

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