“In un villaggio viveva
un pastorello che di notte doveva fare la guardia alle pecore di suo padre. Si
annoiava e quindi, decise di fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a
dormire egli cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”, così tutti si
svegliarono e accorsero per aiutarlo. Ma il pastore burlone rivela loro che era
uno scherzo.
Questo scherzo continuò
per parecchi giorni, fino ad una notte in cui un lupo venne veramente. Il
pastore cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”, ma nessuno venne ad
aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo.
Così il lupo divorò
tutte le pecore (altre versioni successive all’originale narrano che fu il
pastorello ad essere divorato)”.
L’americanissimo Presidente degli USA, in realtà la famiglia
è di origine tedesca, è anche un immigrato, ha urlato sfracelli e ha minacciato
di far scomparire in una notte la millenaria civiltà iraniana. L’attributo
americanissimo è d’obbligo, poiché in una delle innumerevoli dichiarazioni
Trump ha dichiarato che c’è qualcosa di terribile nei geni iraniani, per cui
non sono come noi:
“C’è qualcosa che
non va in loro. La loro genetica non è come la tua. È una cosa terribile”.
Gli iraniani, dunque, come nemico
assoluto, al punto da “annientarli”. Razzismo genetico e messianesimo religioso si
mescolano in una pericolosa miscela esplosiva di “pregiudizi, vuoto politico e interessi
oligarchici”. La tragedia in cui siamo nel “vecchio che pare morire, mentre il nuovo c’è
(multipolarismo)”, ma l’occidente oligarchico non vuole fare i conti con il
principio di realtà, per cui la fine accelera la sua corsa. In questo contesto
la tragedia assume caratteri comici, senza far ridere, e come nella fabula di
Esopo Al lupo! Al lupo!, ogni giorno
i titoli dei giornali riportano minacce e toni muscolari-atomici su cui
prontamente, il Presidente, fa marcia indietro il giorno dopo dichiarando
vittoria. Nella notte della fine della civiltà iraniana si è trovato un
compromesso. Lo stretto di Hormuz sarà riaperto ma pagando dazi. La vittoria
occidentale non può che far sorridere e il “pastore dell’occidente nichilistico
e non certo dell’essere” ha perso ogni credibilità, per quanto era già
abbastanza scarsa la “reputazione politica”.
Urla sperticate a cui non segue nulla
e il niente che ne consegue è chiamata vittoria. Il mondo ci guarda e sicuramente
ride e irride di una classe dirigente che ha trasformato la politica in
palcoscenico al limite dell’assurdo e le parole sono usate come fossero biglie
per terrorizzare popoli e per affermare la presunta “immensità americana
dinanzi alla quale ogni schiena deve piegarsi”. I popoli che vivono
l’esperienza dei “regimi” velocemente si
disaffezioneranno agli ideali della democrazia occidentale per stringersi intorno
alle loro figure carismatiche.
“Niente girotondi e niente sardine”, i giovani
iraniani nella notte della fine della loro civiltà hanno formato cordoni di
difesa delle infrastrutture primarie. Il confronto con i “girotondi e le
sardine” è imbarazzante. Stiamo
lavorando per “i regimi”.
Come nella fiaba di Esopo alla fine malgrado le urla del “pastore”, ormai senza credibilità, non ci sarà nessuno che sosterrà la causa americana. Le oligarchie europee per quanto complici e alleate dinanzi ai furori e alle dichiarazioni roboanti per cercare di allungare la propria sopravvivenza non interverranno e prenderanno debite distanze e alla fine arriveranno i lupi che divoreranno la potenza USA e l’occidente poco credibili nel bene come nel male. La NATO ne uscirà indebolita e l’ONU ormai è solo presenza scenica. Le politica è arte della parola veridica, senza di questa sarà solo il caos a prevalere e a trascinarci verso l’abisso.
Fonte foto: Corriere.it (da Google)