Basi militari per la guerra


Perchè il movimento contro la guerra e le realtà che si dicono pacifiste sono silenti? 

Donald Trump  e Giorgia Meloni, un binomio che pareva indissolubile fino a quando il presidente Usa è andato oltre ogni limite accettabile e difenderlo, per partito preso, era diventata una missione suicida.

Dalle pagine de il Fatto Quo­ti­diano è partita l’accusa al Governo di avere assicurato  per settimane assi­stenza logi­stica agli Usa nelle missioni contro l’Iran; sono stati documentati oltre 20 voli militari in due settimane, tra la fine di Marzo e l’inizio di Aprile. L’Italia è in buona compagnia, non c’è solo Aviano o Sigonella, anche la base inglese di Fair­ford avrebbe ospitato bombardieri Usa a lungo raggio.

La questione è stata dibattuta poco in Italia (dichiarazioni del Governo e dell’opposizione, polemiche tra chi ipotizza l’impossibilità da parte del nostro paese di negare l’uso delle basi agli Usa e quanti, invece, ricordano la posizione assunta dalla Spagna), si teme che le contestazioni al trasporto di armi dilaghino bloccando stazioni ferroviarie e strade anche se, ad onor del vero, i trasporti avvengono anche sotto i nostri occhi senza contestazioni di sorta.

Il ruolo logistico delle basi militari europee è indubbio, senza il loro supporto le guerre Usa nel mondo sarebbero prive dell’indispensabile aiuto dalle retrovie, la cosiddetta logistica di guerra che poi da sempre si trova in zone di pace, ove non c’è conflitto militare.  Se due settimane fa il Cor­riere della Sera dif­fon­deva la noti­zia che il governo ita­liano avrebbe negato la base di Sigo­nella agli Usa, negli stessi giorni Il Fatto parlava dei voli cargo in partenza da Sigonella dove sembrerebbe che gli Usa abbiano collocato anche i droni. Aviano e Sigonella distano tra loro centinaia di Km, una al Nord e l’altra al sud Italia. Entrambe sono basi Usa, in comune, stando a quanto leggiamo, avrebbero un continuo via via di aerei con più decolli giornalieri per trasportare non solo truppe e veicoli ma forniture, equipaggiamento e quanto serve per la guerra.  Poi possiamo discettare su quali aerei, e di quale dimensione, siano transitati attraverso le basi militari Usa in Italia, quale equipaggiamento abbiano caricato, resta il fatto che la struttura logistica per le guerre Usa si va dislocando anche nel nostro paese, nel silenzio assenso della gran parte dei movimenti, senza una mobilitazione coordinata, senza iniziative dell’associazionismo, del campo ristretto e di quello largo.

Il ces­sate il fuoco vigente non significa la fine delle ostilità militari, la guerra potrebbe riprendere da un momento all’altro, forse potrebbero avere solo guadagnato tempo per ammassare forze militari ed infrastrutture a supporto di una escalation ancor più grande. E se così fosse, lo scopriremo tra alcune settimane, verrebbe fuori non solo la doppia morale dei movimenti contro la guerra  ma anche una ipocrisia di fondo. E quanto scriviamo per l’Italia vale per la Gran Bretagna e per altri paesi Ue e Nato. Documentare il carico delle bombe sui grandi bom­bar­dieri Usa non è possibile, farlo significherebbe incorrere in reati puniti con anni di carcere, quel carcere invocato per quanti hanno chiesto di conoscere il transito delle armi sui territori trovando due muri invalicabili, quello delle istituzioni locali che si dicono non informate e men che mai coinvolte nelle decisioni, e quello del Governo nazionale che si nasconde dietro ai principi della sicurezza nazionale ed internazionale.

In tempi di guerra, a prescindere che il nostro paese sia coinvolto o meno, il diritto all’informazione non esiste, già era assai debole in passato, in tempi di pace, immaginiamoci  oggi che le guerre sono strumento con cui gestire le fonti energetiche, le loro vendite (e a quale prezzo) favorendo qualche corridoio a discapito di altri.

La Base Usaf di Aviano è pronta ad ospitare le bombe atomiche dalla Turchia

Fonte foto: Il Mattino (da Google)

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