Chi ci guadagna (e chi ci perde) con la guerra


In questi giorni la Cna ha quantificato in 12 miliardi di euro’ il costo energetico per il nostro paese derivante dalla guerra Usa e Ue contro l’Iran. Un lettore potrebbe subito obiettare che l’Unione Europea non ha mai dichiarato guerra distinguendosi da Usa ed Israele, per il nostro effettivo coinvolgimento nelle guerre in corso forse sarebbe indispensabile guardare a quante società siano nate in Ucraina e a come l’industria bellica di quel paese sia progressivamente entrata in orbita europea.

Il caro energia e il codice Ipca (ossia calcolare il costo della vita senza tenere conto dell’importazione dei generi elettrici sui quali grava la speculazione maggiore) gravano non poco  sulle famiglie e sulle imprese tanto che da una parte la CNA stima, attorno a 5,8 miliardi di euro il maggiore costo di benzina e gasolio nel semestre sopra menzionato, dall’altra l’erosione del potere di acquisto di salari e pensioni è ormai acclarata e va avanti da almeno 30 anni.

I dati di luglio confermano l’aumento del costo della benzina con oscillazioni quotidiane dei prezzi alla pompa di benzina. L’aumento dei costi a carico di famiglie e imprese sono conseguenze dirette dell’economia di guerra, la riduzione dei consumi di gasolio non è riuscita a compensare l’aumento dei prezzi.  I dati economici e le fonti prevalgono una volta tanto sulle chiacchere o sulla propaganda mainstream. Nel frattempo l’aiuto militare per Kiev si è trasformato in vero e proprio business con un vastissimo pro­gramma di com­messe indu­striali per la difesa euro­pea. Se nei primi 6 mesi della guerra si inviavano armi già in dotazione agli eserciti europei, negli ultimi 24 mesi sono state inviate solo armi di ultima generazione  e i due terzi degli aiuti mili­tari inviati in Ucraina escono dalle indu­strie della difesa. Superano 35 miliardi di euro gli aiuti militari e le commesse europee per l’industria della difesa; fin qui notizie conosciute, meno conosciuto il sistema di finanziamento e di rimborsi con i soldi pubblici.

Ne parla Il Fatto Quotidiano, in un articolo di Cosimo Caridi nella edizione del 25 Agosto “Uno dei canali più uti­liz­zati per que­ste spese è stato l’euro­pean Peace Faci­lity. Ogni Stato mem­bro dell’ue ha facoltà di chie­dere alle isti­tu­zioni un rim­borso per i sistemi d’arma inviati a Kiev. Il dato finale non è ancora cer­ti­fi­cato, ma Bru­xel­les ha mobi­li­tato 6,4 miliardi, men­tre le richie­ste di rim­borso sono sette volte supe­riori: circa 43 miliardi di euro. Per que­sto tipo di com­messe i dati non sono inte­ra­mente pub­blici, ma ci sono mec­ca­ni­smi che emer­gono. Nel 2023 l’agen­zia fede­rale tede­sca per gli acqui­sti mili­tari ha fir­mato con la Diehl Defence un con­tratto per 1280 mis­sili Iris-t. Il finan­zia­mento, oltre 100 milioni di euro, è arri­vato attra­verso un capi­tolo di spesa che non pesa sul bilan­cio della Difesa, per­ché appo­si­ta­mente segna­lato come rim­borso per spese fatte per soste­nere l’ucraina. Il mec­ca­ni­smo è stato repli­cato per altri con­tratti”. 

Un autentico circolo vizioso con l’istituzione di fondi comuni che finanziano, con soldi europei o Nato, la produzione militare nelle aziende ucraine. Scontato che se il fondo comune è gestito dagli Usa le armi da acquistare siano di loro produzione, lo stesso discorso vale per l’Unione Europea. In questa situazione le azioni delle principali industrie di armi sono cresciute almeno del 50 per cento (per tenerci bassi),  la lista dei beneficiari è lunga, si va da Leonardo a Rhein­me­tall, da Mbda che intanto ha rad­dop­piato la pro­du­zione dei mis­sili tra il 2023 e il 2025, alle meno note aziende tede­sche Renk, Diehl e Hen­soldt fino alla Cze­cho­slo­vak Group o alla fran­cese Tha­les. Se il conto della guerra è salato per le famiglie e i salariati, i vantaggi dei produttori di armi sono innegabili, per questo continua a soffiare il vento dei conflitti bellici. 

Leonardo e Rheinmetall insieme per lo sviluppo dei nuovi mezzi corazzati  cingolati dell'Esercito – Analisi Difesa

Fonte foto: Analisi Difesa (da Google)

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