“Consenso libero e attuale” e femminicidio. Dallo stato di diritto alla stato di genere


La legge sul cosiddetto “consenso libero e attuale”, già approvata all’unanimità alla Camera da tutte le forze politiche e bloccata in extremis al Senato in Commissione Giustizia su iniziativa della leghista (comunque una femminista di ferro) Giulia Bongiorno, sancisce la fine dell’oggettività della legge, principio fondamentale al quale dovrebbe ispirarsi qualsiasi stato di diritto.  Questa legge, laddove fosse approvata – cosa che a mio parere avverrà tra non molto tempo sia pure con delle leggere modifiche che non ne intaccano la sostanza – consegna di fatto gli uomini, tutti, alla benevolenza o al capriccio delle donne. Saranno queste ultime a decidere se, quando e da chi hanno subìto molestie o violenze e spetterà agli accusati dimostrare la loro innocenza (inversione dell’onere della prova). Verrebbe, dunque, meno un altro principio fondamentale dello stato di diritto e cioè la “probatio  giuridica”, che stabilisce l’obbligo di fornire le prove dei fatti a sostegno della tesi accusatoria nell’ambito di un processo. Possiamo quindi ben dire che in tal caso saremo ufficialmente fuoriusciti dallo stato di diritto per entrare in un’altra condizione, quella in cui si pone, formalmente e di fatto, il genere maschile alla mercè di quello femminile. In buona sostanza, ci troveremmo in uno stato assoluto.

Del resto, anche un autorevole magistrato come il Presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, con incredibile nonchalance, ha dichiarato che (cito dal quotidiano La Repubblica) “Con questa nuova legge dimostrare la volontà del rapporto sarà un problema degli uomini.  Se io fossi un pm davanti ad una donna che mi dice di aver subìto violenza, la prova c’è già. Poi naturalmente andrà valutata nel dibattimento. Diciamo che se l’uomo non è sicuro del consenso della donna, farà meglio ad astenersi”.  Il paradosso (magari ce ne fosse solo uno…) è che se questo “principio” fosse esteso all’intero scibile, chiunque potrebbe accusare chiunque altro di qualsiasi reato ed essere creduto sulla parola, solo per il fatto che lo sta denunciando. In barba al vecchio Cesare Beccaria che viene giustamente fatto studiare a scuola mentre la politica (la minuscola è d’obbligo) sforna leggi liberticide gettando alle ortiche secoli di lotte e battaglie per i diritti. A conferma di ciò l’approvazione del DDL sul femminicidio, diventato ormai legge essendo stato votato all’unanimità anche alla Camera nello stesso momento in cui si arenava in Commissione Giustizia al Senato la modifica del 609 bis (il “consenso libero e attuale). Sulle ragioni di questo slittamento rimando alla nota a piè di pagina.*  

Tornando a noi, nel momento in cui tale aberrazione giuridica fosse approvata, la parola di un soggetto di sesso femminile sarà sufficiente per stabilire la verità di un fatto, vero o presunto, perché con questa legge una donna che volesse rovinare un uomo per le ragioni più disparate potrebbe inventarsi qualsiasi cosa ed essere creduta, a prescindere, per definizione, diciamo così. La sua testimonianza diventerà una prova, di più, un fatto oggettivo, una verità che non ha necessità di alcuna indagine.

Viene a questo punto da chiedersi come potrà (se potrà) essere stabilito questo “consenso libero e attuale” dal momento che “verba volant, scripta manent”. Ogni uomo dovrebbe quindi munirsi di un contratto in forma cartacea da far sottoscrivere alle donne con cui si approccia, anche molto prima dell’eventuale evento sessuale, dal momento che in linea teorica anche un apprezzamento o un tentativo di corteggiamento, magari giudicato maldestro, ovviamente a insindacabile parere della donna destinataria delle sue attenzioni, potrebbe essere percepito o considerato come un comportamento molesto o violento. Ma in realtà neanche la carta scritta metterà al riparo gli uomini perché anche quella firma potrebbe essere stata estorta con l’inganno, con la manipolazione psicologica o subdolamente estorta approfittando del suo stato, vero, presunto o inventato di sana pianta (tanto che cambia, se la parola di una donna è già una prova?…)  di alterazione da alcool o droghe. Non solo. Una donna potrebbe anche firmare quel contratto ma cambiare idea successivamente, durante lo stesso atto sessuale o anche a distanza di anni, e naturalmente essere creduta anche in questo caso. Si potrebbe ovviare con una telecamera fissata, che so, sulla fronte dell’uomo (tipo pila per fare luce), che filma tutto ciò che accade, da quando si esce per andare a cena fino alle possibili effusioni sessuali del post cena. Ma anche e soprattutto l’utilizzo di una telecamera (ci sarebbe da ridere se non fosse una cosa purtroppo molto seria…) potrebbe essere considerato come una forma di violenza perché, oltre a violare la privacy, chi garantisce che quel girato non sarà invece utilizzato per ragioni fraudolente (diffuso su canali porno o sui social ecc. )?  Niente da fare. Bocciata anche questa.

Una possibile soluzione – si fa per dire – potrebbe essere quella di darsi alla castità, ma neanche in questo caso si sarebbe al riparo, perché una donna alla quale siamo antipatici  potrebbe sempre inventarsi di aver subìto violenza e naturalmente essere creduta anche se non l’abbiamo sfiorata neanche col pensiero, dal momento che la sua parola costituisce già una prova, anzi, la prova.  

Che fare, dunque? Niente. Stando così le cose non è possibile fare niente. Siamo in un regime assoluto, totalitario (si fa un gran parlare del totalitarismo e spesso a sproposito; ecco, questo invece è un esempio concreto) dove una parte della popolazione è oggettivamente consegnata nelle mani dell’altra.  

Se volessimo buttarla sull’ironia, tutto ciò, se non si trattasse di un affare maledettamente serio, potrebbe fornire formidabili nonché esilaranti spunti per delle gag di film comico-demenziali; penso ad alcuni personaggi dei film di Carlo Verdone o, cambiando completamente genere, a quelli di Woody Allen. Qualsiasi persona di buon senso, infatti, e anche relativamente sana (non è ovviamente il caso della Boldrini che è stata l’ispiratrice di questo provvedimento, e di tante altre come lei) sa perfettamente che quello dell’erotismo e della seduzione è un terreno impossibile da normare, caratterizzato da luci, ombre, ambiguità, detti e non detti, paradossi, controsensi, comportamenti contraddittori, variabilità dell’umore, atteggiamenti palesi e ripensamenti successivi, aperture a volte ardite e successive ritirate, provocazioni sfacciate e repentine chiusure, verità e menzogne, che si mescolano assieme in quello che viene appunto chiamato il “gioco” del corteggiamento.  Per non parlare del sesso mercenario (mi riferisco a quello volontario e consapevolmente praticato), al sesso “rubato”, occasionale, che si fa nei bagni delle discoteche oppure nelle situazioni più disparate, praticando l’autostop o negli appuntamenti al buio presi in una chat. E che dire di quello che si fa nei club privè, oppure di quello sadomaso che viene praticato solo in Italia da decine e decine di migliaia di persone e da centinaia di associazioni “bondage” e “fem-dom? Chi e come si decide in questi ultimi casi dove finisce il gioco erotico e inizia la violenza? Boldrini e socie, di “sinistra” e di destra, vorrebbero regolamentare tutto ciò, che è come pensare di contenere un oceano in un acquario, naturalmente criminalizzando il genere maschile. A proposito, come ci si regola con i soggetti “fluidi” biologicamente nati maschi che però si percepiscono femmine? Vale la loro parola come prova oppure no?…       

Ciò detto, qualora fosse approvata, vediamo quali saranno le inevitabili conseguenze di questa oscena e criminale legge, dettata solo da ragioni ideologiche (altrettanto criminali), sul breve-medio e sul lungo periodo.

Sul breve-medio periodo ci sarà un’impennata delle false denunce nei confronti degli uomini, soprattutto nei casi di separazione, al fine di ottenere vantaggi in sede giudiziale; avvocati e avvocatesse senza scrupoli si scateneranno insieme alle loro assistite. Ma lo stesso avverrà in tutti gli ambiti, a cominciare da quello lavorativo dove naturalmente alcune donne ne approfitteranno  per denunciare colleghi e soprattutto dirigenti (o minacciando di farlo) per ottenere avanzamenti di carriera, vantaggi economici o di altro genere. Con il tempo ci sarà un crescendo, che coinvolgerà potenzialmente tutte e tutti. La paura di un possibile ricatto peserà psicologicamente su tutti e aleggerà sempre in tutti i rapporti intercorrenti fra uomini e donne, di qualsiasi genere essi siano, professionali, affettivi, amicali, sessuali. Questa legge equivale ad una pistola con il colpo in canna puntata costantemente alla tempia degli uomini che potrebbe in linea teorica sparare in qualsiasi momento. Tutto ciò porterà sul medio-lungo periodo ad un inevitabile e ulteriore incancrenimento della relazione fra donne  e uomini, dominata a quel punto dal sospetto e dal timore del ricatto. Una società come la nostra, già devastata dalla competizione, dall’individualismo sfrenato, dalla atomizzazione sociale, dalla logica del profitto e dalle pulsioni narcisistiche, vedrà irrimediabilmente tramontare, ancor più di quanto non sia già ora, la possibilità di avere relazioni affettive e sessuali realmente autentiche, non importa che durino una settimana o una vita.

E’ evidente che siamo di fronte ad un salto di qualità con il quale il femminismo, ormai ufficialmente ideologia dominante, cala la maschera (l’aveva già calata da tempo in realtà…). L’obiettivo è paralizzare gli uomini e metterli in una condizione di oggettiva sottomissione. In altri contesti lo avrei definito uno stato di polizia, in questo caso potremmo parlare di “stato fondato sul ricatto” o di “stato di genere”. Il risvolto ancor più paradossale è che questa legge a dir poco liberticida e sessista nello stesso tempo, viene astutamente presentata come una misura per proteggere le donne dalla violenza maschile, come se fino al giorno prima della sua probabile promulgazione fosse stato lecito e legale agire in modo violento nei confronti delle donne. “Finalmente!” ha esclamato l’on Boldrini in Parlamento. Si tratta di un messaggio subdolo che, insieme al bombardamento mediatico e manipolatorio a cui siamo sottoposti H24, riesce a penetrare nella sfera interiore delle persone e che si fonda sul fatto che nessuno, ovviamente, può essere ragionevolmente contrario alla prevenzione e alla repressione della violenza sulle donne.  E’ questa l’astuzia, non della ragione, ma di una ideologia che non incontra ostacoli, la sola che oggi nessuno, tranne pochi, forse animati da eroici furori, come diceva un tale (che infatti ha pagato a al prezzo più caro la sua coerenza), osano apertamente criticare.

  • Le ragioni per le quali la maggioranza di centrodestra in Commissione Giustizia ha deciso di rinviare l’approvazione del testo di legge sul “consenso libero e attuale” sono tutte di ordine politico.

La Lega è in competizione con gli altri partiti della maggioranza e in particolare con FdI e non perde occasione per smarcarsi o differenziarsi. Lo ha fatto e lo fa sia in politica estera che interna. E’ un comportamento del tutto usuale per quelle forze più radicali, a destra come a sinistra, che pur aderendo a coalizioni di governo, devono caratterizzare la loro azione politica marcando una certa autonomia rispetto alla coalizione di maggioranza alla quale appartengono, per non farsi fagocitare e per mantenere il consenso dei loro elettori che spesso sono riottosi, come è normale che sia, alle mediazioni che il loro partito si trova costretto a fare. Per di più nella Lega ci sono esponenti come Pillon e soprattutto Vannacci che della lotta al woke e al politicamente corretto hanno fatto la loro bandiera e probabilmente hanno già fatto una certa fatica a votare per l’approvazione del DDL sul femminicidio (se possibile, forse ancor più sessista, liberticida e incostituzionale della legge sul libero consenso), votare nello stesso momento anche quest’altro obbrobrio giuridico sarebbe stato troppo anche per loro. Probabilmente anche Giorgia Meloni ha preferito far slittare l’approvazione della legge sul libero consenso per non dare l’impressione di farsi dettare l’agenda dalla “sinistra”. La mia opinione è che l’approvazione di questa proposta di legge è soltanto rimandata, magari al prossimo 8 Marzo e con qualche leggero ritocco “tecnico” che consentirà a tutti di votarla.  

 

Fonte foto: Agenzia Dire (da Google)

13 commenti per ““Consenso libero e attuale” e femminicidio. Dallo stato di diritto alla stato di genere

  1. Paperoga
    27 Novembre 2025 at 14:55

    https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/25_maggio_03/modena-fidanzati-per-14-anni-ma-lei-denuncia-l-ex-compagno-nessuna-violenza-ma-l-ultimo-rapporto-sessuale-senza-consenso-l-uomo-b580e3cc-7e71-4440-8020-ac9e403f1xlk.shtml

    Attenzione, perché a quanto pare è già successo, anche senza bisogno di questa nuova legge.
    Però… visto che nell’articolo è stato citato Verdone, mi vene in mente l’indimenticabile Furio: “Magda, lo vedi che la cosa è reciproca?”

    Il testo della legge novellata infatti recita:
    “Art. 609-bis. – (Violenza sessuale) – Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
    Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità ovvero induce taluno a compiere o a subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
    Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.”

    Quindi, nonostante la ratio della legge sia ben chiara, dato lo Zeitgeist, in linea teorica anche un uomo potrebbe benissimo denunciare la moglie o la compagna perché quella talvolta non aveva tanta voglia di fare sesso, ma per quieto vivere ha preferito essere accondiscendente. Proprio come nella vicenda di Modena, ma a ruoli scambiati.
    Pertanto, sono d’accordo che questa nuova legge, qualora venisse approvata, sarebbe come una pistola col colpo in canna, ma un po’ meno sulla direzione in cui è puntata. Forse stiamo dando troppo per scontato che un uomo non vi possa mai fare ricorso.

    • Fabrizio Marchi
      28 Novembre 2025 at 12:08

      Ho letto ora l’episodio di Modena con relativa (allucinante) condanna dell’ex fidanzato…
      Ciò detto, quanto dici è vero solo in teoria, proprio perchè lo Zeitgeist che tu stesso giustamente citi, è totalmente dominato dall’ideologia femminista e quindi è ovvio che la nuova futura legge sul “libero consenso” colpirà solo e soltanto a senso unico. Considera anche che nel nostro ordinamento giudiziario vige l’istituzione del “libero convincimento del giudice”, e cioè che il giudice può giudicare in libertà esaltando una prova e deprimendone un’altra. Quindi il singolo giudice può decide in totale autonomia, e infatti viene definito come “perito peritorum”, cioè può decidere anche in modo contrario ad un CTU (consulente tecnico di ufficio). In parole ancora più povere il giudice, in ragione di tale ordinamento, è ancora più soggetto allo “spirito dei tempi”… Del resto, si è mai vista una magistratura che non lo sia stata in qualsiasi contesto politico, storico e culturale?…

      • Paperoga
        28 Novembre 2025 at 16:01

        Grazie per la risposta.
        Tuttavia, ritengo che stiamo dando per scontate un po’ troppe cose. Ad esempio (e chiedo scusa per il linguaggio crudo):
        1) Che il sesso consista principalmente, se non esclusivamente, nella penetrazione;
        2) Che nella penetrazione vi sia una “parte attiva” che la pratica esclusivamente e una “parte passiva” che la subisce esclusivamente;
        3) Che pertanto (conclusione del sillogismo) la violenza consista nel costringere qualcuno a subire una penetrazione senza il suo consenso.
        In realtà, come giustamente hai messo in luce nell’articolo, l’erotismo e la seduzione hanno mille sfaccettature a volte contraddittorie che pretendere di normare è praticamente impossibile. E il testo della legge in via di approvazione, paradossalmente, viene in aiuto perché dice chiaramente che si considera violenza non solo obbligare qualcuno a subire, ma anche a COMPIERE atti sessuali, eventualmente con minacce, abuso della posizione di autorità, o approfittando delle condizioni di particolare vulnerabilità della persona offesa.
        A questo proposito, mi vengono in mente diversi casi recenti di professoresse un po’ troppo “allegre” con gli studenti che, al di là dell’aggravante dell’età delle persone coinvolte, rientrerebbero a pieno titolo nella sfera di applicazione di questa legge. Oppure casi che si possono verificare sul lavoro, se un direttore donna, magari promettendo aumenti di stipendio o promozioni, approfitta della situazione per fare sesso con qualche impiegato del suo staff.
        Rimanendo in ambito cinematografico, nel 1994 uscì Rivelazioni, un film americano di discreto successo, con protagonisti Demi Moore e Michael Douglas, che racconta proprio di una vicenda di questo tipo: la direttrice Demi Moore obbliga il suo vice Michael Douglas a fare sesso con lei: lui inizialmente si presta al gioco, ma alla fine dice di no e si ritrae. Un caso di “consenso libero e attuale” ante litteram, ma a ruoli invertiti.
        Casi come questi sono dinamiche che a mio avviso non hanno nulla a che fare col genere, ma con i ruoli di potere.

        Concludendo, vorrei essere moderatamente ottimista: l’interpretazione a senso unico del consenso libero e attuale ci sarà nel breve, ma a medio-lungo termine sarà impossibile da mantenere, perché donne in posizioni di potere ce ne sono e ce ne saranno sempre di più, e il capo che si porta a letto la segretaria è ormai un cliché del secolo passato. Insomma, non vedo perché un primario ospedaliero donna che fa sesso con un giovane medico specializzando o una professoressa universitaria che si porta a letto uno studente promettendo un bel voto all’esame non possano finire accusate di violenza proprio per mancanza del “consenso libero e attuale” all’atto.
        Lo spirito dei tempi può cambiare e se ben sfruttata, questa legge si può trasformare in un boomerang pazzesco contro le donne.

        • Fabrizio Marchi
          28 Novembre 2025 at 18:45

          Non sono d’accordo, quelle che hai descritto (e non a caso hai citato un film..) sono situazioni infinitesimali rispetto a quelle che si verificano e che si verificheranno, ovviamente ai danni degli uomini. Anche perchè sappiamo benissimo che c’è una differenza sostanziale nel modo di vivere il sesso e soprattutto un differente bisogno di sesso tra uomini e donne, una asimmetria che non potrà mai essere colmata, neanche nel più libero ed evoluto dei contesti, figuriamoci in quello attuale…
          No, mi dispiace, non sono affatto ottimista…

          • Paperoga
            28 Novembre 2025 at 20:18

            Se siano situazioni poco o molto frequenti per ora non si sa: statistiche in tal senso non mi pare ce ne siano, soprattutto perchè la violenza sessuale è stata finora interpretata a senso unico, cioè quasi sempre da uomo verso donna e quasi mai al contrario.
            Resta il fatto che, rebus sic stantibus, il consenso all’atto sessuale non è prerogativa esclusiva della donna, ma anche l’uomo può darlo o rifiutarlo.
            Certo che, se di fronte al caso della professoressa che molesta uno studente, la reazione del maschio quadratico medio è a metà strada tra l’invidia e l’ammirazione, allora significa che siamo ancora fermi ai film di pierino che va a sbirciare sotto la cattedra per vedere le cosce della prof.
            Intendiamoci: che questa legge dal punto di vista giuridico sia un disastro è abbastanza chiaro, e lo hanno detto anche eminenti avvocati e magistrati. Che invece venga applicata a senso unico pro mulieribus contra homines… vedremo. 🙂

          • Fabrizio Marchi
            28 Novembre 2025 at 20:34

            IL tuo ragionamento avrebbe senso se si giocasse alla pari, ma così NON è. Esiste una asimmetria sessuale fra uomini e donne, c’è poco da fare. Sessualmente parlando, per le donne vige la legge dell’abbondanza, per gli uomini quella della scarsità. Una donna, se lo vuole, può fare sesso in qualsiasi momento e quasi con qualsiasi uomo. Per gli uomini è, mediamente, esattamente il contrario. Un uomo per avere la stssa disponibilità sessuale che ha una donna mediamente attraente, deve essere un divo del cinema. Se non capiamo questo, non potremo mai capire nulla della relazione fra i sessi e delle questioni di genere. E’ evidente che il femminismo deve negare questa asimmetria, altrimenti dovrebbe ammettere che le donne sono in grado di esercitare un grande potere sugli uomini che ha tutta una serie di cosneguenze che vanno ben oltre la sfera sessuale, a cominciare da quella psicologica e poi tutto il resto (economica, sociale ecc. ). E infatti è proprio sulla negazione di questa differenza che le nostre avversarie e i nostri avversari giocano e possono affermare, come di fatto fai anche tu anche se da un altro punto di vista, che questa legge è neutrale, ben sapendo che non lo è affatto. E’ una legge dichiaratamente antimaschile che avrà effetti solo sugli uomini e, al limite, solo su una prcentuale insignificante di donne che, in quanto tale, non fa statistica. Dopo di che, che dirti, la pensiamo in modo diverso, va bene lo stesso. Spero sinceramente di sbgliarmi ma, purtroppo, sono pressochè certo di avere ragione…

  2. Enza
    27 Novembre 2025 at 19:51

    Eccelso Fabrizio.
    Un lungo applauso.

    • Fabrizio Marchi
      27 Novembre 2025 at 21:13

      Grazie 🙂

  3. Panda
    28 Novembre 2025 at 13:56

    Comunque, come faceva giustamente notare Rino, la legge esplicita e irrigidisce – e questa può essere un’occasione opportuna per discuterne (oportet scandala eveniant) – ma certamente non inventa di sana pianta principi basati su orientamenti giurisprudenziali, e non certamente solo nazionali, consolidati. Es.: https://www.sistemapenale.it/it/scheda/cassazione-attendibilita-vittima-consenso-violenza-sessuale

    “A tal riguardo, risultano emblematici i moniti espressi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella pronuncia “M.C. v. Bulgaria” del 4 dicembre 2003[22] . I giudici di Strasburgo hanno ricordato che, storicamente, la prova di una condotta violenta da parte del molestatore, così come di una resistenza da parte della vittima, sono stati a lungo considerati requisiti tipici del reato di violenza sessuale in molti paesi, ma, ad oggi, gli stessi non possono più essere considerati tali dagli Stati Membri, cosicché ogni riferimento alla forza fisica dovrebbe essere rimosso dal diritto positivo.

    Secondo la Corte, contrariamente a quanto si registra negli ordinamenti di alcuni paesi ove la nozione di violenza sessuale continua a contenere riferimenti alla violenza o alla minaccia usata dall’agente, è la mancanza di consenso e non la presenza di violenza a dover caratterizzare tale reato.

    Più nello specifico, la Corte ha evidenziato che solo mediante la criminalizzazione di tutti gli atti sessuali non consensuali – indipendentemente dalla resistenza espressa dalla persona offesa – è possibile garantire un’effettiva tutela per le donne vittime di violenza e, in tal senso, tutte le legislazioni nazionali dovrebbero, quindi, implementare le proprie previsioni interne.”

    “Così analizzati gli aspetti procedurali, la sentenza in commento contiene altresì importanti spunti di carattere sostanziale circa la nozione di consenso nel reato di violenza sessuale. Come noto, la fattispecie di cui all’art. 609 bis cod. pen. si caratterizza per essere il soggetto passivo costretto a compiere o a subire l’atto sessuale, ove la nozione di costrizione esprime la necessaria mancanza di un libero consenso all’atto sessuale. Il consenso, pertanto, deve essere espresso e perdurare per l’intera durata del rapporto, non potendosi desumere dalla mera mancanza di reazioni esteriori oppositive delle vittime. Al contrario, non è necessario che il dissenso sia manifestato dal soggetto passivo durante tutto il rapporto sessuale: anzi, agli effetti dell’art. 609 bis, è irrilevante che, nel corso della violenza, la persona offesa non abbia reagito in alcun modo all’atto sessuale o vi abbia persino apparentemente consentito per il solo timore di ulteriori ritorsioni.”

    Il che – come accennava anche Fabrizio nei commenti – dovrebbe indurre a qualche riflessione anche sul ruolo della magistratura e la sua tanto decantata indipendenza.

    • Fabrizio Marchi
      28 Novembre 2025 at 18:35

      Stando così le cose, in linea teorica ma anche pratica, io potrei fare sesso con una donna che a me pare del tutto consenziente mentre lei in realtà non lo è… 🙂 Il cane torna a mordersi la coda. Come si stabilisce quel dissenso se la persona non lo manifesta o è addirittura partecipe?… Non se ne esce, comunque la mettiamo, questa legge contiene un vizio strutturale…A questo punto, come ho scritto nel mio articolo, se ampliassimo il discorso all’intero scibile, tutti potrebbero denunciare per violenza chiunque dal momento che non c’è possibilità di fornire una prova. Ed è per questo che la legge è aberrante. Parliamoci chiaro, oggi un mio amico scherzando ma dicendo la verità ha detto:”Se così fosse sai quante volte ho agito in modo violento nei confronti di tante donne che all’inizio erano ritrose (un atteggiamento femminile non certo inusuale, se vogliamo essere onesti…) e poi invece ci sono state…”…Non se ne esce, è una legge ideologica senza nessuna attinenza con la realtà vera…

  4. Ros* lux
    28 Novembre 2025 at 18:03

    Condivido e aggiungo che le politiche di genere veicolano politiche classiste, securitarie ed autoritarie e allo stesso tempo sono un ottimo diversivo ,che ad esempio ha rimosso il dibattito sulla patrimoniale e la progressività del fisco , facendo un grosso favore al governo Meloni. Questo avviene con il coefficiente di Gini al suo massimo storico nel 2024 secondo l’ISTAT 46,4%.
    Sembra che l’accumulazione del Capitale oggi passi anche attraverso le politiche di genere…Alla riduzione del gender gap corrisponde l’aumento del Coefficiente di Gini.

  5. Paperoga
    28 Novembre 2025 at 21:08

    Fabrizio, se posso permettermi una risposta al tuo ultimo commento: seguo questo blog ormai da anni, e ho avuto modo di apprezzarne le informazioni e l’impostazione non allineata al mainstream.
    In particolare ho sempre trovato eccellenti i tuoi interventi soprattutto in tema di questioni di genere, come quella di questo articolo: se devo ricordarmi quante volte ho linkato tuoi articoli in chat di whatsapp o telegram, credo che perdo il conto. Quindi, concordo con il tuo pensiero praticamente su tutta la linea.
    Se ho dato l’impressione di essere polemico oltre misura, mi scuso e non era questa l’intenzione. Diciamo che ho voluto cercare di individuare qualcosa di buono anche in una legge palesemente pasticciata come questa. 🙂

    • Fabrizio Marchi
      28 Novembre 2025 at 21:18

      Nessun problema, figurati…Anzi, aiutaci a diffondere le nostre idee con ancora più forza. Un caro saluto.

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