Gli scenari futuri
sono lontani dall’ Europa. Confindustria esorta ad attuare la Bussola europea
L’Italia e l’Europa sono fermi davanti a un bivio: o rilanciano la loro economia investendo nei processi innovativi e tecnologici o presto si troveranno surclassati dalle economie emergenti il cui tasso di crescita, ormai da anni, è decisamente maggiore. Se la produttività di un paese si misura solo con il costo del lavoro si commette una lunga sequela di errori che porta a ritenere produttivo e competitivo un sistema basato sulle delocalizzazioni, sulla iniquità fiscale, con un welfare del tutto inadeguato ai bisogni reali. L’Italia, e non solo lei, è un caso emblematico di una economia in perenne crisi anche se oggi pensa di rilanciarsi con l’economia di guerra, il warfare, la riconversione dell’economia a fini bellici.
Il vecchio continente corre poco o la sua andatura
risulta a più velocità, alcuni paesi stanno affrontando seriamente la riconversione
dell’economia a fini di guerra, altri sono invece in seria difficoltà, indietro
nei processi di ammodernamento tecnologico, impossibilitati, se non ricorrendo
a feroci tagli del welfare, ad accrescere le spese militari. E sono proprio i
paesi che speravano nei fondi PNRR per rilanciare l’economia salvo poi riscrivere
i piani secondo le indicazioni, cambiate in corso d’opera, del capitale europeo
mentre oggi sperano di accaparrarsi parte dei fondi comunitari destinati al Riarmo.
La Ue oggi non possiede una visione strategica di
lungo periodo o, meglio, ci sono lotte intestine e una parte della stessa che
attraverso la Bussola europea, il piano Draghi e Letta spera di trovare una via
di uscita dalla crisi. Ma questi settori alla fine non usciranno fuori dai
classici schemi atlantisti, di sudditanza alla Nato, e per questo incontreranno
crescenti difficoltà.
Per Confindustria Italiana dobbiamo attrezzarci per
rispondere ad una non meglio definita strategia russa verso Occidente;
tuttavia, è difficile ipotizzare un attacco della Russia alla Ue alla quale per
anni ha fornito gas e petrolio a basso costo permettendo il boom economico
renano. E poi, se pensiamo all’Italia i risultati fino ad oggi ottenuti dal Piano
Mattei sono risibili, abbiamo perso ogni influenza nel nord Africa sostituiti
in Libia da Russia e Turchia, la Turchia viene ad acquistare marchi italiani
sperando di accaparrarsi con maggiore facilità i fondi comunitari. Se il
disegno strategico era quello di concludere accordi per lo sfruttamento dei
metalli rari, acquisire vantaggi commerciali, i risultati del Governo Meloni
lasciano alquanto a desiderare proprio per la sua non indipendenza politica
dagli Usa e da Israele.
E se poi parliamo di approvvigionamento delle risorse
del sottosuolo è bene ricordare che dietro a ogni forma di sfruttamento delle
ricchezze di altri popoli è implicito il ricorso allo strumento militare qualora
quei popoli dovessero decidere da soli sull’utilizzo delle loro ricchezze
rinviando al mittente gli interessati consigli occidentali.
Eppure, non passa giorno in cui Confindustria non
esorti il Governo italiano a guardare con maggiore attenzione al continente
nero adoperandosi in Europa per mettere in pratica gli intenti della famosa
Bussola in campo tecnologico, industriale, commerciale e appunto militare.
“L’Italia ha davanti a sé un’opportunità decisiva: trasformare
le sfide di oggi in un progetto strategico di lungo respiro, contribuendo alla
costruzione di un’Europa finalmente capace di pensarsi come potenza. Una
potenza civile, certo, ma anche geopolitica, tecnologica, industriale e
culturale. Una prima risposta è venuta con il Piano Mattei, che rappresenta un
segnale concreto verso l’Africa e un tentativo di ridefinire le relazioni
geopolitiche su nuove basi. Ma serve uno sforzo più profondo e sistemico:
un’Europa che sappia decidere, agire, difendere i propri confini e farsi promotrice
di stabilità. Le due crisi più gravi degli ultimi anni – ai confini
orientali e meridionali dell’Unione – ci impongono un cambio di
passo. Il futuro si giocherà sulla capacità dell’Europa di dotarsi di una
visione strategica unitaria, e dell’Italia di interpretare in modo innovativo e
coraggioso il proprio ruolo in questo disegno. Solo così sarà possibile
affrontare, con lucidità e ambizione, la complessità del mondo contemporaneo e
riaffermare la centralità dell’Occidente non come eco del passato, ma come
progetto del futuro
https://public.confindustria.it/repository/2025/06/30122054/rivista-sistema-italia-2025-rivista-sistema-italia_I_manciulli_2025.pdf
Gli
Usa pensano
di costringere l’Unione europea a intervenire anche nel sistema delle regole
proprie del sistema commerciale ed economico, ad esempio deregolamentando il
settore del digitale a beneficio delle multinazionali di Oltre oceano che
spingono Trump contro la Ue mal tollerando i limiti imposti nel vecchio
continente e qualche sanzione per avere agito in regime di monopolio. A scanso
di equivoci il vecchio continente è già colpito dai dazi e Ispi ricorda l’aumento medio dall’1,3% al 6,7%. Tra i paesi UE,l’Italia è uno dei più penalizzati,
con un dazio medio salito all’8%, contro l’11% della Germania e il 6,4% della
Francia.
E tanto
maggiore è il dazio imposto tanto maggiori saranno le difficoltà economiche di
paesi che dovranno anche affrontare le conseguenze del deprezzamento del
dollaro.
I dazi servono a ridurre il
deficit federale USA, per lo stesso motivo vogliono scaricare parte dei costi
militari sui paesi Nato ma per quanto grandi siano i dazi imposti non risulteranno
sufficienti a compensare l’aumento del deficit causato dai nuovi piani di spesa.
Solo poche settimane fa il dazio medio imposto dagli
Stati Uniti risultava quasi quadruplicato rispetto alla amministrazione
Biden, dal 2,3% del pre-Trump siamo arrivati al 8,8%.
Nella lettera appena inviata dal presidente Trump alla
Ue si parla di sbilancio commerciale a
favore del vecchio continente annunciando, a partire dal 1 agosto 2025, una tariffa di
solo il 30% sui prodotti Ue spediti negli Stati Uniti, distinta
da tutte le tariffe settoriali.
Leggiamo testualmente parte di questa lettera pubblicata
dal sito del quotidiano di Confindustria:
Dazi,
il testo della lettera di Trump alla Ue – Il Sole 24 OREstria
Le merci trasbordate per eludere una
tariffa doganale più elevata saranno soggette a tale tariffa doganale più
elevata.
Vi preghiamo di comprendere che il 30% è di gran lunga
inferiore a quanto necessario per eliminare il divario di deficit commerciale
che abbiamo con l’Ue.
Come sapete, non ci saranno tariffe doganali se
l’Unione Europea, o le aziende all’interno dell’Ue, decideranno di costruire o
produrre prodotti negli Stati Uniti e, di fatto, faremo tutto il possibile per
ottenere le autorizzazioni rapidamente, professionalmente e regolarmente – in
altre parole, nel giro di poche settimane.
L’Unione Europea consentirà un accesso completo e
aperto al mercato degli Stati Uniti, senza che ci vengano addebitate tariffe
doganali, nel tentativo di ridurre l’elevato deficit commerciale.
Se per qualsiasi motivo decidete di aumentare
le vostre tariffe e di reagire, l’importo, qualunque sia l’aumento
scelto, verrà aggiunto al 30% che applichiamo.
Vi preghiamo di comprendere che queste tariffe sono
necessarie per correggere i molti anni di politiche tariffarie e non tariffarie
e barriere commerciali dell’Unione Europea che causano gli ingenti e
insostenibili deficit commerciali a carico degli Stati Uniti.
Questo deficit rappresenta una grave minaccia per la
nostra economia e, di fatto, per la nostra sicurezza nazionale! Non
vediamo l’ora di collaborare con voi come vostro partner commerciale per molti
anni a venire.
Se desiderate aprire i vostri mercati commerciali,
finora chiusi, agli Stati Uniti ed eliminare le vostre politiche tariffarie e
non tariffarie e le barriere commerciali, potremmo valutare una modifica a
questa lettera.
Queste tariffe potrebbero essere modificate,
al rialzo o al ribasso, a seconda del nostro rapporto con il vostro Paese.
Una lettera di aperta minaccia al vecchio continente,
un avvertimento bello e buono, certo che il rapporto tra dazi, politiche monetarie
e finanziarie, scenari economici e militari è strettamente connesso, basterebbe
avere tempo e pazienza di fermarsi a leggere qualche fonte ben documentata, ad
esempio l’Ispi:
Se la strategia di sicurezza economica di Biden puntava
a creare un cordone di sicurezza attorno alla Cina, Trump ha fatto suo il
modello di coercizione economica per raggiungere obiettivi politici senza
tenere in considerazione l’esistenza di un gruppo di Paesi che condividono
obiettivi politici e valoriali in ambito internazionale. Per queste ragioni, eventuali
appelli successivi da parte di Trump a limitare le relazioni economiche con la
Cina – anche nel contesto dei BRICS – cadono nel vuoto. Infatti, il
senso politico dell’azione di Trump mette in discussione tutto l’impianto della
sicurezza economica di Biden che puntava a ridurre la dipendenza dove
in svantaggio e a mantenere un vantaggio nei settori in cui gli Stati Uniti
erano invece meglio posizionati motivandolo politicamente come solidarietà in
funzione anti-cinese. Dopo il Liberation Day, però, non ci sono più
differenze in ambito commerciale tra amici e rivali e sarà difficile
ricostruire una visione politica condivisa che giustifichi l’allineamento delle
politiche verso la Cina.
Sicurezza
economica: Trump cambia tutto | ISPI
E in questo nuovo scenario come
si muoverà l’Italia?
I rapporti di mera sudditanza del centro destra rispetto agli Usa non hanno prodotto beneficio alcuno, non sono neanche serviti a rilanciare il prestigio del nostro paese ma piuttosto a isolarlo. È scontato come il dazio medio americano che grava sull’Italia sia lo stesso di quello applicato per il resto d’Europa, anche se i dazi americani non sono identici in tutti i settori economici e la vera sfida riguarda la percentuale applicata sui singoli prodotti, a quel punto valuteremo meglio le scelte Usa e Ue.
Fonte foto: da Google