I gatti miagolano di più agli uomini…la scienza
immediatamente chiarisce, la notizia è in rete, i gatti miagolano maggiormente
agli uomini non perché li preferiscono, non
illudiamoci, poiché gli uomini
sono lenti nel comprendere i vocalizzi del gatto e il linguaggio del corpo. I gatti sono costretti
a emettere suoni a più non posso, in quanto gli uomini, indifferenti per
carattere e lenti nella comprensione, necessitano di segnali forti.
Continua la microfisica della distruzione del genere maschile,
insomma i gatti intuiscono che vi è un ordine naturale nel quale un genere
capisce più dell’altro. Cesare Lombroso
è sempre più vicino, ormai è incardinato nella cultura italiana, si va per
generi e gerarchie. Anche i gatti, dunque, preferiscono le donne in quanto loro capiscono e sono empatiche. Che dire
della scienza che si presenta come la “verità con i suoi dogmi religiosi” , ma
è “l’oppio dei popoli”, bisogna crederle
senza avere dubbi, ma i dubbi bisogna averli. Sarebbe interessante conoscere
quali tipi di esperimenti sono stati condotti e, specialmente, quali sono gli
scienziati che posseggono capacità tale da comprendere lo stato d’animo dei
gatti e da interpretarlo.
Gli scienziati che hanno svolto l’esperimento si deduce siano
donne, in quanto gli uomini mai avrebbero potuto comprendere le cause del
disagio dei gatti costretti a sviluppare il loro linguaggio per farsi
intendere.
L’operazione mediatica lombrosiana continua a dosi piccole e grandi
e si estende in modo capillare e tocca il ridicolo. Si ragiona sempre e
soltanto in un’ottica di confronto e comparazione competitiva, come piace al
capitale, per espellere il perdente e rappresentare il potenziale nemico, il
genere maschile, come disumano. Gli uomini sono sempre sbagliati, lo dicono
anche i gatti, per cui non resta
che trasformarsi e rinunciare al proprio
genere per salvarsi da se stessi e rendere l’umanità e il regno animale liberi
dalla perniciosa presenza.
Fortunatamente ci viene incontro Thomas Kuhn epistemologo, filosofo della scienza e fisico, il quale ci ha insegnato che la scienza non è neutra, ma è parte attiva e spesso complice del paradigma culturale del proprio tempo. In questo tempo pericolosamente senza pensiero la vera necessità è riappropriarci dei “vocalizzi critici della nostra mente” per affrontare “il deserto del nostro tempo” nella speranza che si generi la dialettica della vita.
Fonte foto: Radio 105 (da Google)