La debacle della cogestione di impresa e la caduta del sindacato tedesco complice del riarmo
Chi parla di modello tedesco riferendosi alle relazioni sindacali o parla senza costrutto oppure è imboccato dai padroni, la cogestione delle imprese tra datori e sindacato porta a migliaia di licenziamenti indolori, indolori non per la forza lavoro ma per il silenzio che li accompagna.
Un accordo tra Volkswagen e sindacato si traduce nel taglio di ulteriori 50 mila posti. All’indomani dell’annuncio il titolo azionario del gruppo è cresciuto di quasi il 7 per cento. Felici gli azionisti e i sindacati, chi pensa invece ai licenziati?
Dietro a questo accordo c’è di più, oltre ai licenziamenti vince l’ illusione che il riarmo e la riconversione bellica possano produrre i posti di lavoro, se va bene su 50 mila licenziati troveranno il posto meno di 10 mila, giusto a ricordare che l’economia di guerra odierna non funziona come quella statunitense degli anni trenta e quaranta del secolo scorso. La Germania è il paese che ha costruito la sua rinascita sulla manifattura e sulla meccanica civile, sulla produzione tradizionale di macchine e prova ne sia le enormi difficoltà incontrate anche nella riconversione elettrica delle auto. Le vendite delle auto tedesche sono crollate, i mercati statunitensi e orientali arrancano, Volkswagen chiuderà allora diversi siti produttivi in Germania e all’estero; è calcolata la perdita di 100 mila posti di lavoro in meno di 10 anni con la chiusura di alcuni marchi come la spagnola Seat (si dice per investire nel marchio Cupra).
Lo Stato interviene con aiuti non meglio definiti, per addolcire la pillola le solite uscite incentivate, i prepensionamenti e il passaggio di tanti contratti da full a part-time Per fare alcuni esempi, stabilimenti rilevanti come quelli di Zwickau, Hannover, Emden e Neckarsulm saranno chiusi nell’arco di 7 o 8 anni al massimo, altri seguiranno la stessa sorte, appena si saranno esaurite le produzioni necessarie per il mercato.
La notizia di 100 mila licenziamenti dei quali la metà in tempi ristretti, con la chiusura di alcune produzioni all’estero era già nota da mesi, la vera novità è costituita dall’accordo con i sindacati che accettano e cogestiscono questo massacro.
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