I cretini che giocano alla rivoluzione


Ci sono ancora (troppi) deficienti che credono che fare la rivoluzione significhi provocare sistematicamente degli incidenti in coda alle manifestazioni o, peggio ancora, malmenare un agente di polizia (che, tra parentesi, può piacerci o non piacerci ma è soltanto un lavoratore salariato che sta facendo il proprio lavoro) magari anche davanti alle telecamere, come accaduto ieri a Torino. Se non fosse per i danni (politici) che fanno, mi sentirei di dire che siamo di fronte ad un fenomeno folkloristico che si perpetra da quando fin da giovanissimo ho iniziato ad occuparmi di politica e si tramanda di generazione in generazione. Ieri avrei scommesso che ci sarebbero stati dei disordini al termine di quella manifestazione e che naturalmente i media cosiddetti “mainstream” ci avrebbero sguazzato.  

Ora, la domanda che pongo è molto semplice: i comportamenti di questi imbecilli a chi giovano? Ai lavoratori? Ai ceti popolari? A chi critica l’ordine sociale e politico dominante? A chi vorrebbe trasformarlo?

La risposta è molto semplice. No. Questi comportamenti fanno il gioco del governo (e in generale di quello che per semplificare chiamiamo “sistema dominante”) per il quale queste ”pratiche” sono una vera e propria manna del cielo. Grazie a questi imbecilli lo stesso governo avrà buon gioco nel difendere le misure repressive già approvate e per vararne delle altre, ancora più liberticide. Naturalmente il tutto accompagnato dalla solita grancassa mediatica chiamata a svolgere il proprio compitino. Bel caxxo di capolavoro, mi viene da dire! Chapeau!

Ho pudore, devo dire, a citare uno dei più famosi testi di Lenin, perché questi soggetti non lo meritano, però mi tocca farlo. Il testo è il celebre “Estremismo, malattia infantile del comunismo”, anche se c’è da dire che i “punkettari” anarcoidi protagonisti degli incidenti di ieri a Torino col comunismo c’azzeccano ben poco, ma credo che ci capiamo.

Ora, siccome non sono un’anima bella né uno che ama la retorica, so perfettamente che il tema della forza e anche dell’uso della violenza ha a che vedere con la politica come i pesci hanno a che vedere con il mare. Ma proprio per questo la forza e talvolta la violenza devono essere esercitate “cum grano salis”, cioè con grande intelligenza politica, soltanto quando le condizioni oggettive lo impongono e soprattutto quando l’uso della forza è comprensibile ad una grande maggioranza di persone.

Faccio un esempio. Nel luglio del 1960, quindi in un’altra epoca storica e relativamente a pochi anni dal crollo definitivo del fascismo, la Democrazia Cristiana formò un governo monocolore (il famoso governo Tambroni) con l’appoggio dichiarato del MSI, il partito neofascista. Di fatto fu un tentativo di imprimere un svolta ultrareazionaria alla politica e alla società italiana. Contro quella svolta scesero in piazza centinaia di migliaia di lavoratori e ci furono scontri molti violenti in molte città italiane che provocarono anche numerose vittime tra i manifestanti, e in questo caso è doveroso ricordare l’eccidio di Reggio Emilia, dove cinque giovani militanti del PCI furono uccisi dalla polizia. Ma anche a Roma e soprattutto a Genova ci furono degli scontri furiosi con le forze dell’ordine. A Genova la classe operaia genovese, con i portuali in testa, fu protagonista di una fiera battaglia antifascista. Quella grande mobilitazione di piazza aveva alle spalle il favore di una larga maggioranza di popolo, non solo quello comunista e socialista ma anche di settori sociali che facevano riferimento ai partiti dell’area laica e del cattolicesimo sociale e democratico, e portò alla caduta del governo Tambroni.

Non credo ci sia da aggiungere nient’altro.

A Torino scontri al corteo per Askatasuna: lanci di bombe carta, a fuoco  blindato. 30 feriti, anche agenti

Fonte foto: Fanpage (da Google)

8 commenti per “I cretini che giocano alla rivoluzione

  1. Stefano Paltrinieri Paltrinieri
    1 Febbraio 2026 at 17:44

    Contesto totalmente quanto scritto da Fabrizio.Marchi
    A) contesto Marchi perché è fuori contesto!
    Qual’e’ il contesto: in.Italia, c’è un governo Meloni.che1).ci ha portato in.guerra fornendo
    e continuando.a fornire armi.al regime terroristico di Kiev2) è solidale con.il
    .criminale terrorista sionista N.che.ha assasinato almeno.70000 civil8 palestinesi3). è solidale con Trump che ha assassinato.100 persone venezuelane per sequestrare il.presidente Nicolas Maduro e sua mogiie Cilia 4).ha militiarizzato un.intero
    quartiere di Torino devastandone la vita quotidiana
    Quindi il.governo Meloni.e’ un.governo.di guerra civile,non.solo.internazionale!
    Orbene in.una guerra ci sono.due.attevgiamenti:
    o si sta con.gli.uni.o.con gli.altri!Non
    C’è neutralità: o con.Meloni
    .O con il.quartiere Vanchiglia
    Regola per i contendenti è la efficacia nrl colpire gli.altri Quindi l’errore dei.partigiani
    del quartiere è stato.quello.sver inferto.solo.una lieve ferita ad un agente armato del.nemico.
    In.conclusuone : il.governo.Meloni
    semina guerra e quindi sta raccogliendo i suoi frutti,anche sanguinosi!
    Saluti !
    Stefano Paltrinieri
    .,

    .

    • Fabio Bordigato
      1 Febbraio 2026 at 19:33

      E proprio in questi momenti che bisogna stare calmi e isolare questi utili idioti.. Adesso la Signora Meloni ha tutte le scuse per schiacciare le lotte. Distinti Saluti Fabio Bordigato.

    • Fabrizio Marchi
      1 Febbraio 2026 at 21:21

      E tu pensi che tutto quello che hai elencato e che naturalmente condivido, possa emergere maggiormente dopo gli scontri di ieri a Torino? La politica si fa con la testa, non con la pancia, con la razionalità e non con l’emotività. Fare politica significa capire quando è giusto e necessario fare ricorso alla violenza e quando magari è invece il caso di prendersi addirittura le manganellate e passare da vittime… Se ieri la polizia avesse caricato persone inermi oggi eravamo noi a potere dire al governo quanto è brutto, sporco e cattivo…E invece siamo nella situazione opposta. Questo, ripeto, non vuol dire che bisogns sempre subire. Vuol dire che bisgna capire quando esercitare la violenza. Potrei portare migliaia di esmpi. Ne porto solo uno. Se qualcuno assaltasse, che so, il consolato israeliano, farebbe bene, perchè sarebbe un atto violento ma dimostrativo che godrebbe dell’appoggio tacito di tanta e tanta gente. Quindi sarebbe politicamente conveniente. Come ripeto, potrei portare tanti altri esmpi ma credo di essermi spiegato. Quello che è accaduto ieri fa solo strombazzare ai media quanto siano teppisti quelli dei centri sociali e non fa che portare ulteriore linfa alle politiche securitarie del governo.

      • Emilio
        2 Febbraio 2026 at 11:42

        Li ho visti all’opera a Genova nel 2001. Vestiti da manifestanti con bastoni, catene… e spudoratamente protetti dalla polizia.
        Questa è la verità. È ci sono sprovveduti che abboccano…

  2. Paolo secci
    1 Febbraio 2026 at 18:09

    Premetto che alla manifestazione c’ero anche se me ne sono andato alcuni minuti prima degli scontri. Gli scontri erano organizzati da diverse centinaia di giovani e sono gli stessi che hanno tenuto in vita il movimento notav organizzando scontri nei boschi della val susa. Il potere da sempre strumentalizza la violenza e quando non c’è la crea o la inventa. Così faceva negli anni 70 (sono un giovane degli anni 70), cosi ha fatto contro i no vax/green pass (andavo tutti i sabati pomeriggio a manifestare durante il covid). Cosi fa ora. Il dl sicurezza era già in discussione e la repressione delle manifestazioni è in atto da anni anche senza manifestazioni pacifiche o violente. Chi ha la mia età e coscienza politica lo capisce che la violenza non c’entra nulla. Perciò anche noi non cadiamo in questa trappola di condannare facilmente ogni atto di ribellione. Anche lo sgombero dell’askatasuna è stato un atto di violenza e quei giovani hanno promesso di fargliela pagare. O certo che perderanno difronte al molock statale, ma che inizino a pagare perché anche la militarizzazione del territorio costa.

  3. Piero
    1 Febbraio 2026 at 19:20

    Le manifestazioni di una volta (eh ai miei tempi…) prevedevano un servizio di ordine del PCI ( comunque dei partiti).

    Poi i partiti non sono più serviti ( in quanto categorie novecentesche, obsolete, ora chi comanda fa come vuole) e chi siede in Parlamento (frase scontata e quindi banale, il comitato di affari) a rappresentare i ceti popolari ( comunque antagonisti) preferisce sculettare con il mondo LGBTQA+ o arrovellarsi con concetti tipo il consenso libero ed attuale.

    I black bloc sono agli ordini di chi è facile immaginare, come del resto al G8 di Genova 2001.

    Quello per cui di protestava allora ( la globalizzazione neo liberista secondo il paradigma americano) si è visto con il tempo essere motivato ed è ora la bandiera della destra mondiale che ha come alfiere Trump, all’epoca ancora impegnato ad inseguire le adolescenti che Epstein (agente del Mossad) gli forniva per poi ricattarlo ( insieme ad altri potenti).

    Finiremo per rimpiangere il brianzolo che faceva spiare dal buco della serratura gli italiani poco prima che andassero a votare per decidere del proprio destino ( e qui ci vorrebbe una pernacchia eduardesca alla Totò)

  4. Rino
    2 Febbraio 2026 at 18:44

    Riposto il commento.
    Provocatori fascisti non avrebbero saputo/potuto fare di meglio.
    Mi pare che basti e avanzi.
    Quanto a quelli che sono incapaci di distinguere tra motivazioni/cause/obiettivi, da una parte ed effetti reali, dall’altra, evito di parlarne perché mi esprimerei con brutale violenza. Mi limito a dire che se si presentassero ad un esame da me, li butterei fuori dall’aula a calci in klo. Una volta c’era il cartaceo e perciò si poteva fare il lancio del libretto.

  5. ndr60
    3 Febbraio 2026 at 13:26

    Il metodo Kossiga è vivissimo, e lotta (come sempre) contro di noi.

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