Un’amica mi manda una
vignetta su Giorgia Meloni del noto fumettista Makkox, con un certo
disgusto noto che è sul Foglio. Protesto che la creatura di Ferrara
& C. è filosionista sapendo che la mia amica è certamente
ProPal, tanto che abbiamo marciato insieme l’anno scorso ad una
manifestazione contro la distruzione di Gaza. Riflettendo però mi
chiedo il senso di questo ed uno forse ce l’ha.
Che c’entra il Foglio? A
quanto pare Makkox vi collabora dal 2018 quindi non è una vera
novità. La novità è però un’altra: il contagio.
Makkox come tutti sanno è
uno dei due campioni del format di La7 Propaganda Live (l’altro è
Diego Bianchi) appartiene quindi a quella sinistra liberal critica
che si atteggia a sinistrella radical (chic): dalla parte degli
ultimi certo ma con molti però, abili soprattutto a tirare pietre,
che a volte fanno male, all’indirizzo di Meloni e compagni, anche se
negli ultimi mesi si tratta per lo più di sparare sulla croce rossa.
Ad ogni modo una vignetta sulla Meloni ci sta senza problemi. Quanto
a La7 si sa che è il contraltare liberal del melonismo Rai o delle
varie tv spazzatura di Mediaset. Non fosse che devi aspettare 20
minuti buoni di pubblicità, tra il telegiornale di Mentana e Otto e
mezzo; essendo i nostri figli di antenne minori costretti a
racimolare qualche soldo per mandare avanti la baracca, per cui non
riesci quasi mai a beccare l’inizio di Otto e mezzo, quando magari
c’è qualcuno di interessante dalla Gruber.
E’ appena il caso di
ricordare che il Foglio è definito e si definisce un giornale
conservatore, liberale, atlantista, filoisraeliano e fino a prova
contraria lo è sempre stato, ne credo che cambierà. Ma, dopo aver
avuto un atteggiamento condiscendente con il governo nella prima fase
della legislatura, ormai stanchi delle melonate e salvinate, i
“foglianti”, che si ritengono i veri interpreti della tradizione
liberale, si stanno avvicinando al centro. A quel centro dove Marina
Berlusconi ha ormai fatto voto di liberalità contro le derive
destrorse, e che guarda con interesse al nuovo esperimento renziano:
inoculare nel pd il virus Salis e trascinare al centro il PD,
immunizzando anche il M5S che sarebbe costretto ad ammorbidire la sua
linea (cosa che è già in corso date le ultime affermazioni di
Conte) e ad acclamare una nuova leader che unirebbe il csx da AVS
fino a Calenda, quest’ultimo ormai sempre più vicino a Marina, e
quindi forse anche a Forza Italia se Futuro Nazionale fosse
determinante per ottenere la maggioranza. Un’ammucchiata che
eviterebbe il temuto pareggio nelle politiche del 2027. D’altra parte
è stato proprio il Foglio ad applaudire la possibilità di una
Silvia Salis leader del csx (vedi “Quanto serve alla sinistra
una Silvia Salis”, 11 aprile 2026 e tanti altri articoli).
Il contagio, di cui
Makkox è un solo un triste esempio, non certo l’unico, uno che
teoricamente dovrebbe essere un ProPal collabora ancora con un
giornale sionista anche dopo Gaza tranquillamente come se niente
fosse, è adesso perfettamente funzionale a questo avvicinamento al
centro e avrebbe la funzione di indorare la pillola a chi voterà
csx, se guidato dalla nuova Renzi in gonnella. Peraltro la Salis ha
persino detto che stava pensando di candidarsi a sindaco con FI, per
cui non possiamo non pensare che guardi con favore all’affermarsi del
momento liberal in questo partito (ricordiamo bene che il Cavaliere
considerava il Rottamatore come il suo erede politico).
Funzionerà? Questo è da vedersi, dipenderà molto da quanto la Salis si voglia impegnare subito e non aspettare in panchina le elezioni successive del 2032 per la sua discesa in campo accontentandosi di pontificare dal seggio genovese per non bruciarsi subito, nonché da altri fattori come la tenuta della segreteria Schlein alla guida del PD, il quale come sappiamo è infetto dai residui centristi e renziani alcuni dei quali certo non rinunceranno a uscirne. Il molto probabile dimezzamento di Trump al mid-term e l’abbassarsi dell’intensità della guerra in Medioriente, insieme alla rimozione delle macerie a Gaza, potrebbero far dimenticare l’onda ProPal del 2025. Alla fine poi dipenderà dagli elettori: in Francia nelle ultime elezioni il centro ha perso molte posizioni a favore delle ali estreme, ma gli italiani non sono francesi, lo storico trasformismo, gli invocati governi di unità nazionale e il sottofondo della cultura cattolica li piega molto di più al compromesso e alle ammucchiate centriste tanto che il ritornello “si vince al centro” è ancora alla moda qui, al di là dei compromessi che pure una politica seria comporta.
Immagini dal web