Il diritto all’aborto e la mercatizzazione della riproduzione umana

Al vertice del G7 che si è tenuto in questi giorni in Puglia è esploso in modo forte il tema dell’aborto. A rendere pubbliche  le diverse posizioni è stato il Presidente Macron il quale è intervenuto con una notevole verve polemica nell’ambito di una conferenza stampa tenuta ad hoc. Il 4 marzo scorso la Francia è diventato il primo Paese ad avere introdotto tale diritto nella propria Costituzione. Il primo ministro francese, Gabriel Attal ha dichiarato in quella occasione “Abbiamo un debito morale nei confronti di tutte le donne che hanno sofferto a causa di aborti illegali”. All’art. 34 della Costituzione francese, con 780 voti a favore e 72 contrari, è stato aggiunto il seguente testo “ La liberté garantie à la femme d’avoir recours à  une interruption volontarie de grossesse”. ( La libertà garantita alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza). Il 16 aprile di quest’anno la deputata del M5S Gilda Sportiello ha depositato alla Camera una proposta di riforma di modifica dell’art. 32 della Costituzione, che prevede l’introduzione di un terzo comma al suddetto articolo: << E’ garantita la libertà di scelta della donna di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza. La legge garantisce l’effettività e l’accesso, in condizioni di eguaglianza, al diritto all’interruzione volontaria di gravidanza>>. Il tema dell’aborto sta tenendo banco nel Parlamento Europeo e, essendo questa una pratica non universalmente consentita, se ne dibatte anche in consessi internazionali come appunto il G7. Il tema si intreccia con la crisi demografica, le politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità con implicazioni di ordine, etico, religioso e socio – economico. L’avanzata di partiti di destra conservatrice, critici rispetto all’immigrazione come soluzione alla crisi demografica, ha riproposto con forza il tema dell’aborto facendo emergere la differenza di posizioni tra una destra nazional – conservatrice ed una destra liberal – globali sta; in quest’ultima rientra anche ciò che resta della Sinistra sempre più post moderna schiacciata a difesa dei diritti di libertà individuale e sempre meno di quelli sociali. Dalle diverse posizioni emerge chiara la contrapposizione tra un’etica del limite, riconducibile all’idea di Comunità sociale, e un’etica Individualista che nel mercato trova lo spazio dove potersi realizzare; etica definibile come del non limite. In Italia è cosa nota che l’interruzione della gravidanza è regolato dalla legge n. 194 del 1978 che parla espressamente di << tutela sociale della maternità>>. Di recente un parlamentare di Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento, successivamente approvato, che consente l’accesso nei consultori familiari a soggetti del terzo settore qualificati nel sostegno alla maternità.  Secondo i critici un tale intervento legislativo consentirebbe ai movimenti anti abortivi di condizionare la libertà della donne che scelgono tale pratica. Non ci vuole molto per capire che la contrapposizione è di tipo strettamente ideologico che poco o per nulla ha a che vedere con l’attuazione in concreto della normativa vigente. Trovo che le accuse che i due schieramenti si rivolgono siano a dir poco  datate; penso che una buona rilettura della Legge n. 194/1978  possa aiutare ad uscire fuori da un dibattito sterile e fuorviante.  L’art. 5 della L.194/1978 è indicativo del senso della nostra legislazione: << Il consultorio e la struttura socio – sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. (…)>>. Per il legislatore italiano, come si evince dal testo normativo, l’obiettivo fin troppo chiaro è quello di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che spingono la donna a scegliere di interrompere la gravidanza. Il senso della norma è agli antipodi del dibattito politico in corso. Le politiche neoliberali degli ultimi decenni che vedono la disuguaglianza e la povertà crescere sono le condizioni che spingono la donna ad abortire, questo al netto di chi pensa che l’aborto possa essere il surrogato di un anticoncezionale. La narrazione dell’aborto come pratica anticoncezionale affonda le radici nell’ideologia femminista in tutte le sue declinazioni. Ideologia che trova, ad esempio, in Simone de Beauvoir, una delle paladine. Una delle caratteristiche del pensiero Femminista è il rifiuto della maternità ritenuta questa una pratica frutto del sistema Patriarcale che domina la Storia dell’Umanità sin dalle origini. Per molte esponenti femministe (come Donna Harawey o Angela Balzano nel recente saggio dal significativo titolo “Per farla finita con la famiglia. Dall’aborto alle parantele postumane” pubblicato dalla Meltemi Editore)  il punto non è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che spingono una donna ad abortire ma superare, come scrive la Balzano, “Il binomio biologia e capitalismo ( n.d.r. che ) condizionano la riproduzione della vita sul pianeta in modo devastante. I danni che la riproduzione dei ricchi e bianchi sapiens ( n.d.r. come se ricchi fossero solo i maschi bianchi ed eterosessuali!) arreca agli ecosistemi ha provocato l’estinzione di troppe forme di vita. Invece di curare e riprodurre la sola popolazione occidentale bisognerebbe generare parentele postumane e decoloniali con persone razzializzate, legami trans genere che superino la dicotomia maschio/femmina, ma anche parentele trans specie con gli animali non – umani, con le piante, con le forme di vita create nei laboratori del tecno – capitalismo globale: dalle mucche clonate alle cellule immortalizzate. Ricorrendo alle analisi e alle utopie fantascientifiche femministe ci libereremo della misura di tutte le cose, l’Uomo, e dalla sua incubatrice la famiglia eterosessuale”. Affermazioni come questa appena citata danno il senso del confronto ideologico e di prospettiva in corso. E’ del tutto evidente che il dibattito sul diritto all’aborto si configura sempre di più come strumento giuridico finalizzato all’eliminazione delle esternalità del mercato. Esternalità rappresentate dalle caratteristiche biologiche proprie dell’essere Umano che non ne consentono il più totale e completo utilizzo sia come fattore della produzione che come consumatore. L’utilizzo della ricerca biotecnologica, come prova il passo della Balzano, è lo strumento principale. L’eliminazione delle esternalità del mercato, attraverso una sapiente costruzione culturale, si fa passare come totale liberazione dell’Individuo.    Secondo l’ideologia neoliberale il fattore lavoro (uomo e donna) perché possa essere utilizzato al meglio ha bisogno di essere quanto più possibile liberato da “lacci e lacciuoli” e, come dicevo, i limiti di ordine biologico sono i “ lacci e lacciuoli” . La riproduzione è un “lacciuolo” che limita il valore di scambio del principale bene di cui ciascuno di noi è proprietario, ossia il proprio corpo. Una classe politica autonoma e indipendente dovrebbe porre al centro della propria azione politica la Società/Comunità, per cui la riproduzione dovrebbe essere centrale e i costi andrebbero caricati sull’intero sistema sociale. Welfare State efficace ed efficiente, sostegno alla famiglia, orari di lavoro consoni, politiche redistributive, eliminazione delle barriere che limitano la carriera delle madri o dei padri all’insegna dell’uguaglianza dovrebbero essere l’essenza di politiche socialdemocratiche. Si preferisce, invece, inseguire sul proprio terreno l’ideologia neoliberale ritenendo che maternità e paternità siano ” lacci e lacciuoli” da eliminare al fine di liberare capitali, in questo caso, capitale umano, da immettere sul mercato ma anche riduzione di spesa pubblica e quindi prelievo fiscale da tagliare. E’ del tutto evidente che se i governi cogliessero il senso dell’art. 5 della L.194/1978, anche alla luce della Costituzione italiana, dovrebbero operare nel senso di creare, ad esempio, asili nido, di garantire salari adeguati ed altro ancora con il conseguente aumento della spesa pubblica per il sociale e politiche fiscali redistributive all’insegna di una maggiore giustizia ed uguaglianza sociale.  L’ideologia neoliberale che ispira il capitalismo post moderno, alla ricerca di nuovi mercati dove vendere i prodotti della ricerca biotecnologica  punta, invece, a trasformare la riproduzione Umana in attività industriale. Per fare questo serve introdurre nuovi diritti come può essere il diritto all’aborto o il diritto alla genitorialità; diritti che si configurano come le facce della stessa medaglia. La riproduzione umana viene scissa dal dato naturale e antropologico per essere trasformata e riposizionata  all’interno di una logica di mercato libero scambista. Come accennavo, questa impostazione dell’ Ideologia del capitalismo neoliberale trova terreno fertile nel pensiero femminista della terza e quarta ondata. Trova terreno fertile nel pensiero transumano, che, a sua volta, si combina con istanze transfemministe e  queer. Il pensiero di Sinistra è purtroppo incapace  di cogliere le impostazioni totalitarie  e disumanizzanti contenute nell’approccio sopra descritto. Attraverso una interpretazione ideologica e non scientifica del pensiero di Marx finisce addirittura con l’assecondarlo.  Il pensiero di Sinistra, mi piacerebbe poterlo definire Socialdemocratico ma purtroppo così non è,  lascia perciò la questione aborto alle destre nazionaliste le quali utilizzano il tema in modo strumentale, non certamente per politiche riformiste ma per politiche conservatrici.  Avviandomi alla conclusione sulla questione, dal punto di vista strettamente giuridico, trovo  particolarmente illuminante quanto scritto dal giurista Mauro Ronco, professore emerito di diritto penale nell’Università di Padova, a proposito della modifica alla Costituzione approvata dal parlamento francese, intervento pubblicato sul sito del Centro Studi Livatino (https://www.centrostudilivatino.it.). Scrive il giurista Mauro Ronco << (…) In un ordinamento “laico”, che non riconosce alcun principio morale sopra di sé, la legge costituzionale si identifica con la suprema legge morale cui va riconosciuto il primato su ogni altro principio. Il diritto alla vita del nascituro è, in via di principio, annientato. Ciò implica, sempre in via di principio, che l’autodeterminazione individuale, che è posta alla base del diritto all’aborto, è il criterio discretivo della gerarchia dei diritti. Il diritto alla vita di ogni individuo può diventare così soccombente rispetto all’assolutezza dell’autodeterminazione individuale.(…)>> Continua oltre <<(…) Le parole pronunciate da Macron all’atto della promulgazione solenne confermano una strategia di vasto respiro che intende rilanciare l’aborto come pratica di limitazione delle nascite in tutto il mondo,(…) La strategia di Macron corrisponde a interessi mondialistici che dominano larga parte della politica sanitaria e demografica delle istituzioni internazionali. (…)>>. I passi riportati, per ovvie ragioni,  sono solo una parte minima del saggio del prof. M. Ronco. Penso che rispetto al tema dell’aborto bisogna avere un approccio non ideologico, per questa ragione ritengo che più che introdurre il diritto all’aborto in Costituzione, servano politiche economiche e sociali capaci di rimuovere gli ostacoli che spingono una donna ad abortire. E’ questa l’unica condizione perché una donna possa scegliere liberamente di abortire.  

   

  

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