Il moderatismo di Banca d’Italia


Sono in via di sottoscrizione i contratti nazionali del Pubblico impiego con la sostanziale perdita del potere di acquisto, aumenti al sei per cento a fronte di un costo della vita di quasi il diciotto. Lo abbiamo ripetuto fino a farci odiare, questo dato deve restare ben impresso nella mente dei lavoratori che un domani chiederanno conto della erosione dei loro salari dimenticando magari di scioperare e manifestare contro gli accordi al massimo ribasso.

Premessa più che mai necessaria se pensiamo che fin dalla scorsa primavera i prezzi sono notevolmente saliti, ormai le previsioni economiche se rapportate a più anni o anche a 12 mesi risultano del tutto errate, in termini tecnici potremmo parlare di incertezza e volatilità dei mercati.

In Italia i rischi che corriamo sono ben noti, dalla instabilità finanziaria alla bassa crescita, dalla perdita di competitività derivante da un fatto occultato ossia la dipendenza del nostro paese per gran parte delle forniture indispensabili per le economie. Ormai produciamo poco e quel poco spesso non è in linea con le tecnologie di ultima generazione.

Perfino Banca Italia manifesta crescenti preoccupazioni, da aprile a novembre non registriamo sostanziali cambiamenti, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si è ulteriormente ridotto, il quadro descritto è quello di un paese alle prese con una moderata ripresa ma senza grandi sbalzi occupazionali, prevale la moderazione, la prudenza nelle politiche di bilancio, ci si accontenta di una economia ferma sperando di non cadere in fase recessiva, visto che le prospettive di crescita restano assai contenute.

I prezzi delle abitazioni sono saliti nel secondo trimestre, invariati invece quelli  degli immobili commerciali, chi può tende a risparmiare più di quanto facesse nel passato, il problema è dato dalle migliaia di famiglie che rispetto a  3\4 anni fa hanno subito un forte ridimensionamento del potere di acquisto, i salari sono in calo, l’ erosione del potere di acquisto condanna numeri crescenti di lavoratori e lavoratrici a tagliare le spese a mero discapito dei consumi interni.

Gli ultimi dati di Banca Italia ci consegnano la fotografia di un paese fermo e incline a muoversi con grandissima cautela, timoroso di subire minacce derivante dai dazi, dalle guerre, dalla volatilità dei mercati con le famiglie che evitano  molte spese  sapendo che alla lunga potrebbero sostenere dei costi aggiuntivi proprio per la erosione del potere di acquisto dei salari e delle pensioni e la possibilità di trovarsi davanti a rincari generalizzati. 

Un paese quindi tutt’altro che in salute.

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-stabilita/2025-2/RSF_2_2025.pdf

 

Fonte foto: da Google

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