Ho sempre trovato decisamente osceno che il piano “per la
costruzione di un nuovo partenariato tra l’Italia e gli stati africani” voluto
dal governo Meloni sia stato intitolato ad Enrico Mattei, già Presidente dell’ENI,
assassinato dalle multinazionali del petrolio angloamericane, le famigerate “sette
sorelle”. Come noto Mattei fu vittima di
un attentato camuffato da incidente mentre viaggiava sul suo aereo il 27
ottobre del 1962.
Partigiano durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione
nazista, antifascista, cattolico, democristiano, fu assassinato perché voleva
rendere l’Italia autonoma dal dominio e dal ricatto energetico americano e a
tal scopo aveva costruito relazioni di equo scambio con i paesi produttori di
petrolio, in particolare quelli dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente,
arrivando anche a sostenere apertamente il movimento di liberazione nazionale
algerino contro l’occupazione coloniale francese. La stessa politica che portò
avanti nei confronti della Jugoslavia socialista e dell’Unione Sovietica, in
piena guerra fredda.
L’obiettivo strategico di Mattei era di fare dell’Italia un
paese industrialmente avanzato – con uno Stato forte e regolatore del mercato –
e nello stesso tempo indipendente, non solo dal punto di vista energetico ed
economico ma anche politico. Una scelta che ha pagato al prezzo della vita.
Certamente, era anche un uomo spregiudicato, che comprava
giornalisti e giornali (o li metteva in piedi di sana pianta), che “ungeva” i
partiti, più o meno tutti senza esclusioni, per ammorbidirli, renderli docili,
di fatto indurli a piegarsi ai suoi voleri fino al punto di diventare uno dei
due o tre uomini più potenti del paese, ma non al punto tale di impedire a chi
era più potente di lui di farlo fuori.
Mattei, che certamente non era, ideologicamente parlando, un
rivoluzionario, lo divenne però, anche se può sembrarci paradossale, di fatto.
E quello che conta sempre sono i fatti concreti e non le chiacchiere e i
proclami. I fatti concreti dicono che Mattei si scontrò frontalmente con i
padroni americani dell’Italia a cui si rifiutò di fare da fedele servitore.
Forse non pensava che potessero arrivare a tanto, forse li aveva sottovalutati o
forse aveva sopravvalutato se stesso, il suo ruolo e la posizione che aveva
raggiunto; non possiamo saperlo. Resta il fatto che ha pagato al prezzo più
salato le sue scelte politiche. Non è da
tutti.
Giorgia Meloni e i ministri del suo governicchio non sono
altro che dei lacchè, dei servi obbedienti, dei meri esecutori, anche
decisamente maldestri, degli ordini che gli arrivano dai loro padroni d’oltre
oceano, indipendentemente da chi sia l’inquilino della Casa Bianca, quegli
stessi padroni che hanno assassinato l’uomo al quale hanno intitolato il loro “piano”.
Sono dei nani che non gli arrivano neanche alle ginocchia, sia dal punto di
vista umano che politico.
Intitolare il presunto “Piano di nuovo partenariato con gli
stati africani” (vorrei proprio vederlo nella sua concreta realizzazione…) ad
Enrico Mattei è un insulto non solo alla sua persona ma alla parte in fondo più
concretamente avanzata o, se preferite, meno ignobilmente compromessa, della storia
delle classi dirigenti di questo paese dal dopoguerra ad oggi.
Fonte foto: da Google