Il ruolo del FMI e le strategie imperialiste

Una strategia globale contro il FMI è ormai indispensabile, come cogliere il legame tra le politiche liberiste e il controllo esercitato dagli organismi finanziari sui popoli

Quale sarà il ruolo del FMI nell’economia globale? Una possibile risposta dovrebbe essere ben articolata e non soggetta a posizioni ideologiche, per farlo occorre guardare al rapporto tra FMI e stati nazionali, agli interventi del Fondo Monetario sulle politiche sociali ed economiche dei singoli paesi, sui prestiti accordati e sulle contropartite imposte, un lavoro certosino attorno al quale costruire una analisi aggiornata e indispensabile per la ripresa della lotta di classe.

Le ricette del FMI non solo indeboliscono la sovranità dei paesi ma sono finalizzate a controllare e dirigere ogni loro decisione in materia di economia, welfare, lavoro, sovente dietro ai prestiti capestro accordati si celano obiettivi ambiziosi come il controllo delle risorse del sottosuolo o atti di indirizzo finalizzati alle privatizzazioni. Gli interventi del FMI sono andati di pari passo con le decisioni assunte dagli Usa, con le strategie militari ed imperialiste, in linea peraltro con i dettami delle oligarchie finanziarie dominanti.

In un recente articolo (Rassegna mensile | Il FMI e la lotta di classe in America Latina: svelare il ruolo del FMI (monthlyreview.org) , la rivista Montly Review ha esaminato le relazioni tra  i paesi dell’America Latina e il FMI dalla metà degli anni ’70 ad oggi e queste relazioni sono strettamente connesse non solo alla repressione della lotta di classe a favore del grande capitale ma anche ad interventi atti a ridisegnare gli assetti politici istituzionali nazionali per costruire alleanze solide subalterne o funzionali agli interessi Usa.

Dalla fine degli accordi di Bretton Woods è iniziata una lunga stagione di instabilità e gli equilibri vigenti nell’immediato dopoguerra sono saltati con la crisi energetica degli anni Settanta, con la fine del blocco sovietico a seguito del quale la Nato ha allargato la propria sfera di influenza, e con le crisi economiche e monetarie nel nuovo secolo. Oggi i rapporti di forza a favore del capitale sono decisamente maggiori di quanto fossero 30 o 40 anni fa, sono cresciute le privatizzazioni e nel vecchio continente le spinte verso la destra estrema sono la naturale risposta ad una Europa dei capitali che oggi si scopre guerrafondaia dopo avere dissanguato il welfare di tanti paesi tra contenimento della spesa pubblica e politiche di austerità.

I governi che dettero vita al FMI pensavano di avere dato vita ad una nuova era di pace e di prosperità, l’altra faccia, quella veritiera del disegno politico è legata invece al rafforzamento del libero mercato e a ridisegnare i rapporti di forza a beneficio dei poteri economici, militari e finanziari dominanti.

L’accordo di Bretton Woods nasceva sotto l’egida dei paesi allora dominanti, ossia Gran Bretagna e Stati Uniti, per rafforzare il loro controllo sui mercati globali, il sorgere dei movimenti anticoloniali o di processi rivoluzionari o perfino di democrazie avanzate in alcuni paesi sono stati ostacoli oggettivi a questi disegni.

Non vogliamo dare patenti di rivoluzione a esperienze nazionali di democrazia popolare ma di sicuro alcuni processi di nazionalizzazione delle economie sono stati visti come concreta minaccia agli interessi imperialisti e pertanto avversati con ogni forma, anche attraverso il ricorso a colpi di stato e dittature dentro le quali sono state poi praticate ricette neoliberiste in campo economico.

La fine del gold standard ha dato il via alle politiche di prestiti onerosi che invece di risollevare i paesi ne hanno sancito l’impoverimento tra processi di liberalizzazione, politiche di austerità e sistemi fiscali atti a favorire la detassazione delle grandi ricchezze e dei capitali facendo peraltro mancare risorse importanti per il welfare. Le condizioni capestro imposte ai paesi debitori sono state finalizzate a impedire non solo la sovranità di alcuni paesi ma ad imporre loro un modello di sviluppo funzionale agli interessi Usa e del grande capitale economico e finanziario.

E in questi scenari il ruolo del FMI è stato dirimente, è cresciuto l’indebitamento di molti paesi e la loro ricattabilità attraverso l’imposizione di ricette lacrime e sangue. Ogni intervento del FMI è stato funzionale alle politiche sopra descritte, la sorveglianza imposta per la stabilità economica e monetaria ha sancito l’impoverimento di aree globali e l’assoggettamento delle economie di molti paesi ai dettami Usa, il FMI non è un’istituzione democratica, al suo interno contano e comandano i paesi più forti che poi decidono se concedere crediti e a quali condizioni stabilendo la vita e la morte di alcune nazioni. 

I prestiti del FMI sono imposti con alcune riforme strutturali che aprono la strada alle multinazionali Usa ed europee che hanno la possibilità di fare il bello e il cattivo tempo nei paesi debitori attraverso austerità fiscale, liberalizzazione dei tassi di cambio. privatizzazioni, riforme del lavoro e riduzione ai minimi termini del welfare. I piani di aiuto del FMI finiscono con l’assoggettare i paesi beneficiari a logiche di mercato con regole imposte proprio dalle nazioni imperialiste. La supremazia della moneta Usa, il dollaro, ha finito con il rafforzare l’economia imperialista per antonomasia, i prestiti sono pagati in dollari, gli interventi del FMI Hanno favorito a loro volta l’egemonia degli interessi finanziari internazionali, l’esposizione finanziaria delle maggiori banche degli Stati Uniti ha determinato interventi militari ed economici atti a cancellare ogni autonomia dei paesi indebitati.

Fare i conti con il ruolo e le funzioni del FMI diventa indispensabile e non solo nel continente latino-americano, il vecchio giardino di casa degli Usa.

Ma ancora più necessario è comprendere il legame tra FMI, paesi dominanti e le strategie economico finanziarie e militari adottate e, nell’attuale contesto storico, il ricorso alla guerra diventa determinante a salvaguardia degli interessi dominanti.

Adottando le ricette del FMI è nata anche una classe politica legata a doppio filo con gli interessi imperialistici, è accaduto, lo ripetiamo, non solo nel continente latino-americano ma anche in altre aree del Globo. E quanto oggi avviene invece nel vecchio continente dovrebbe indurre a qualche riflessione sulla ragione per la quale gruppi di estrema destra raccolgano consensi crescenti in aperta contrapposizione alla tecnocrazia di Maastricht. Paradossalmente, dalle ultime elezioni europee il blocco conservatore del Partito Popolare, che con il centro sinistra ha condiviso scelte di austerità e a favore della guerra, raccoglie invece consensi crescenti.

Sugli esiti delle elezioni europee non è dato sapere quale ruolo abbia giocato il FMI, al contrario ben conosciamo la funzione svolta dalla Banca europea. Resta il fatto che l’illusione di una Europa della pace e della convivenza pacifica tra i popoli, l’illusione che gli interessi del grande capitale e della finanza potessero essere contenuti in seno al Parlamento europeo sono stati severamente sconfitti, delegittimati dall’elevata percentuale degli astensionisti e dal voto a partiti dichiaratamente di estrema destra che si mostrano ogni giorno sovranisti di carta perché alla fin fine restano subalterni ai disegni strategici della Nato e degli Usa.

Fonte foto: da Google

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