In Germania stanno per alzare l’età pensionabile. Presto anche in Italia?


In Germania stanno per approvare una riforma previdenziale innalzando l’età pensionabile, potenziando la  parte integrativa per approvare norme che limitino il recupero del potere di acquisto degli assegni a fronte del caro vita. Vedremo nelle prossime settimane se altri paesi seguiranno la Germania ricordando tuttavia che il capitolo previdenziale in Italia è stato affrontato, su esplicita richiesta del FMI e della BCE da tanti anni. Un ragionamento serio in materia di previdenza dovrebbe partire da 4 presupposti

  1. l’età pensionabile non dovrebbe essere uguale per tutti considerato il diverso logoramento psicofisico derivante dalle varie attività lavorative.
  2. Bisognerebbe considerare che il sistema contributivo in caso di part time incolpevole o di vuoti contributivi condanna i lavoratori alla fame, precari da giovani e senza un euro da vecchi, e quindi questo sistema va corretto prima che sia troppo tardi.
  3. Eliminare il codice Ipca per i rinnovi contrattuali per introdurre un principio equo che permetta ai salari di essere adeguati all’effettivo costo della vita.
  4. aumentare le risorse per il welfare, sanità e istruzione inclusa.

Fatte queste premesse, andiamo a sviscerare due sole questioni

  1. Il sistema fiscale è più regressivo per le fasce sociali elevate con aliquote fiscali più basse che gravano sul 7% più ricco e progressivamente vanno diminuendo. Falso che si paghino troppe tasse, ne pagano ben poche quanti invece dovrebbero essere tassati. Aumentare le aliquote fiscali  elevate, tanto sul reddito quanto sulla ricchezza, nell’ottica di ridurre la disuguaglianza sociale ed economica, incrementare le entrate fiscali, accrescere e migliorare i servizi pubblici, la parte più ricca della distribuzione del reddito si trova ad affrontare aliquote fiscali effettive medie inferiori rispetto al resto della popolazione. Se cresce la quota di redditi da capitale detenuta dai più ricchi, minore sarà il carico fiscale effettivo e da qui scaturisce la crisi economica delle classi medio basse.
  2. Le riforme del lavoro sono andate nella medesima direzione, ossia ridurre il potere di acquisto e di contrattazione dei salari, oggi si percepiscono i risultati di quelle autentiche controriforme presentate come risposta ai nuovi bisogni, il superamento di arcaiche regole e con innumerevoli argomentazioni finalizzate solo a deviare l’attenzione dai problemi reali.
Come la Germania vorrebbe riformare le pensioni

Fonte foto: da Google

3 commenti per “In Germania stanno per alzare l’età pensionabile. Presto anche in Italia?”

  1. a.p.
    2 Settembre 2026 at 14:41

    Un programma politico serio di una organizzazione politica seria presuppone un ritorno tassativo al sistema retributivo. Il lavoro non è un servigio al capitale, ma una risorsa sociale per l’emancipazione totale della persona umana.

    • Giulio Bonali
      3 Settembre 2026 at 8:04

      Sono perfettamente d’ accordo:
      LA PREVIDENZA PENSIONISTICA E’ RETRIBUTIVA O NON E’ (il sistema contributivo é puramente e semplicemente il banalissimo fatto che chi può permettersi di risparmiare per la vecchiaia lo fa, sperando (…con molto ottimismo!) che gli interessi maturati superino l’ inflazione, e chi non può permetterselo peggio per lui!
      Tutt’ altra cosa che il diritto alla pensione!

      Aggiungo che quella delle pensioni diversificate in base all’ “usura di vari lavori” é una miserabile trovata reazionaria per dividere le lotte degli sfruttati: la pensione NON E’ E NON DEVE ESSERE una compensazione per la durezza, l’ insalubrità e i pericoli del lavoro svolto (che invece devono essere limitati, evitati del tutto nel limite del possibile, adeguatamente compensati con riposi e ferie e “monetariamente” soltanto nei limiti in cui non ci si riesce di fatto malgrado gli sforzi più intensi possibili), bensì è il diritto di TUTTI I LAVORATORI, a prescindere dalle mansioni svolte, hanno (dovrebbero avere!) di riposarsi e dedicarsi in vecchiaia ad interessi extraprofessionali che non hanno potuto coltivare in età di lavoro.
      (Fra l’ altro ricordo che il primo a lanciare l’ idea, per quel che mi risulta. fu, non a caso, una ventina di anni fa quel losco figuro di Fausto Bertinotti, contrapponendo in TV il lavoro dei bidelli a quello degli insegnanti, come se tenere a bada trenta scolari con le rispettive spesso prepotenti e arrogantissime famiglie non fosse casomai -ammessa e non concessa la pertinenza del fatto- ben più “usurante” che pulire aule e androni scolastici).
      D’ altra parte per fortuna non mi pare che le statistiche rilevino più (al netto delle morti sul lavoro che, VANNO PURAMENTE E SEMPLICMENTE EVITATE perché sono omicidi!) differenze significative di lunghezza della vita media per determinate categorie di lavoratori, quali erano per esempio una volta minatori, pescatori, radiologi e altri sanitari esposti alle radiazioni.

      Basta prese per il culo!

    • federico
      3 Settembre 2026 at 18:36

      dentro l’ufficio studi della cub stiamo ragionando su varie ipotesi e ci sarà un convegno a inizio 2027, non reggono le proposte di un tempo, bisogna avanzare proposte credibili, certo il ritorno al retributivo sarebbe una delle migliori opzioni ma senza i rapporti di forza difficile da ottenere. Resta il fatto che i correttivi anche alle varie riforme non sono mai arrivati, ad esempio una volta applicato il contributivo, pessima idea, qualcuno doveva sapere che negli anni successivi la crisi avrebbe spazzato via la illusione di un assegno previdenziale dignitoso, I calcoli effettuati tenevano conto di 40 anni di contributi con full time quando invece i vuoti contributivi e il part time incolpevole alimenta la spirale della previdenza misera

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