Oggi, presso l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, si è svolta una conferenza stampa di presentazione della prima sinfonia dedicata al popolo iraniano composta dal noto compositore italiano Antonio Pappalardo. Alla conferenza stampa, oltre naturalmente al Maestro Pappalardo, hanno partecipato anche l’Ambasciatore iraniano in Italia, S.E. Mohammad Reza Sabouri e il poeta Achille Zaino.
Pappalardo, dopo aver invitato i
presenti ad un minuto di silenzio per i martiri iraniani a cominciare dalla
Guida Suprema, Alì Khamenei, ha spiegato
che con questa iniziativa si intende trasportare la cultura millenaria di un
Paese, come quello iraniano, che ha sviluppato una grande civiltà, in tutti i
popoli. Il progetto prevede la realizzazione di un’opera lirica musicale dedicata
alla pace e all’unione tra i popoli. L’opera, intitolata “Iran Symphony”, vuole
infatti essere un tributo alla cultura e alla fratellanza tra l’Italia e l’Iran
e, appunto, un messaggio di pace e unione fra tutti i popoli.
“L’opera – ha spiegato il Maestro
Pappalardo – si compone di un preludio in cui un uomo, in lingua araba,
annuncia la tragedia nella Striscia di Gaza, e alza la sua voce per farsi
ascoltare da un mondo indolente e complice di una immane tragedia. E la voce si
alza contro i potenti della Terra. Poi si passa al “Primo movimento” in cui vengono
descritti i momenti magici che sa sprigionare il deserto con i suoi sussurri e
le lente carovane che procedono nella sabbia. Il primo canto è un inno all’amore
fra due giovani che si aprono all’intera umanità con la speranza di aprire il mondo
ad un’era di pace e fratellanza tra i popoli. Il “Primo movimento” si chiude
con il canto “Un poema per Gaza” che vuole essere un atto d’amore verso una Patria
che deve rinascere per tutti i popoli che abitano la Palestina. Nel “Secondo
movimento”, “Atmosfere arabe – l’acqua che scorre”, l’orchestra insegue ritmi e
melodie arabe in uno scenario di colori e profumi mai dimenticati. E qui il
poeta Ferdowsi che ha scritto l’opera “Il libro dei re”, lancia il suo amore
per l’Iran e la sua dimora, “I leoni della Persia vegliano sui figli di Ciro il
Grande, Cambise e Dario”. Il secondo atto termina con il pensiero alla propria
terra, raffigurata in una leggiadra fanciulla di nome “Irana”. Il “Terzo
movimento” inizia con una invocazione ai potenti della Terra. Il poeta Abdullah
Taha, con la sua “Lettera alla Palestina”, ci aiuta a comprendere la grande
sofferenza del popolo palestinese e la tragedia che vivono da 70 anni, prigionieri
nella loro terra. Ma è l’amore per una
donna, Delaram, che trascende il tempo. L’uomo, nel suo cammino verso la
conoscenza della verità, non trova pace e rivela la sua solitudine dinanzi ad
un mondo che spesso non lo comprende. E’ a questo punto dell’opera che un coro
di donne iraniane eleva un canto possente contro l’aggressione americana e
israeliana all’Iran con un “NO democratic bombs. “Ehi America – recita testualmente
il testo – tieni le tue bombe per te, stai lontana dalla nostra terra, questa è
la nostra patria, e la nostra libertà appartiene alle nostre mani, non vogliamo
le tue bombe democratiche, prendi il tuo veleno, la tua sporcizia e vattene.
Ehi Israele, tu sei la prigionia, non hai onore, sei il nemico dell’umanità, l’assassino
di popoli, non ci fidiamo di te, non ti vogliamo, prendi i tuoi burattini
bugiardi e tutta la tua sporcizia e vattene”. Nel “Quarto movimento” si leva la
voce di Cristo, che urla all’intera umanità: “Amate i vostri nemici, non
condannate e non sarete condannati, perdonate e sarete perdonati, date e vi
sarà dato”. Il “Quarto movimento” inizia proprio con un gesto rassicurante, di
pace, solidarietà e fratellanza fra gli uomini e finisce con un Inno alla Pace.
La sinfonia si conclude con i versi dell’Haiku e con l’Inno dell’Iran.
Achille Zaino, visibilmente commosso, ha
ricordato nei suoi toccanti versi i sogni infranti delle bambine di Minab
massacrate da un bombardamento.
Ha naturalmente aperto la conferenza l’Ambasciatore Mohammad Reza Sabouri che ha ricordato come il “mio Paese è stato oggetto, per la seconda volta negli ultimi mesi, di estese aggressioni militari da parte degli Stati Uniti e del regime sionista. Si è trattato di un attacco palese, illegittimo e disumano, in aperta violazione del diritto internazionale, che ha provocato gravi danni alle persone, agli edifici civili, ai centri sanitari e di soccorso, alle università e persino alle infrastrutture. A ciò si è aggiunto il doloroso sacrificio di alcuni dei nostri cari compatrioti, tra cui la Guida Suprema della Rivoluzione e oltre duecento bambine in età scolare. In questo frangente così difficile, le Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran, insieme all’intero popolo iraniano, hanno dato prova di coraggio e di una presenza attiva su tutti i fronti, manifestando una resistenza e una fermezza esemplari, capaci di condurre al fallimento degli obiettivi del nemico.
L’Iran è da sempre terra di arte e di cultura, culla di espressioni in cui musica, poesia e creazione artistica accompagnano la vita quotidiana delle persone, divenendone parte integrante. In un simile contesto, l’arte non rappresenta un elemento marginale, bensì una componente essenziale dell’identità e dell’anima della società.
Oggi, nella cerimonia di presentazione della “Sinfonia
dell’Iran”, assistiamo a una viva manifestazione di questo profondo legame tra
arte e spirito umano. È un’opera che, attraverso il linguaggio universale della
musica, parla ai cuori al di là di ogni confine, dimostrando come l’arte possa
farsi portatrice di messaggi di umanità, di speranza e di solidarietà.
Desideriamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento all’illustre musicista italiano, il signor Antonio Pappalardo, che con la creazione di quest’opera ha compiuto un gesto significativo nel rafforzare il dialogo tra le culture e nel sostenere lo spirito umano. Il suo contributo artistico rappresenta un chiaro esempio di come l’arte possa divenire ponte tra i popoli e, nei momenti più difficili, accendere una luce di empatia e di vicinanza”.
“Il problema – ha spiegato, rispondendo alle nostre domande e a quelle di altri giornalisti presenti – è che Stati Uniti e Israele non sono affidabili e dobbiamo sapere che c’è la possibilità concreta che la tregua non regga e che la guerra possa riaccendersi ma di certo non per volontà dell’Iran che non ne ha nessuna intenzione. Se la guerra proseguirà sarà soltanto per responsabilità di Israele e degli Stati Uniti.
Il problema quindi è rappresentato proprio dalla inaffidabilità di questi due stati. Ricordo che già durante la fase della guerra chiamata “dei dodici giorni” i negoziati furono interrotti perché americani e israeliani, proprio mentre si stava negoziando, ci bombardarono. Anche in questi ultimi colloqui c’è stata l’interferenza da parte israeliana e temiamo, purtroppo, che anche questa volta la tregua continui a non essere rispettata da parte di Israele. Del resto, non appena è stato annunciato il cessate il fuoco, sono cominciati subito i pesantissimi bombardamenti israeliani sul Libano con il chiaro scopo di sabotare i negoziati di pace.
Il nostro paese è stato aggredito congiuntamente da questi due stati nell’arco di pochi mesi ma abbiamo resistito, e lo abbiamo fatto in modo tenace. E proprio la risposta ferma del nostro paese e del nostro popolo ha convinto e costretto gli americani ad accettare il cessate il fuoco. Il governo iraniano è sostenuto dalla popolazione iraniana. Fin dal primo giorno dell’attacco centinaia e centinaia di migliaia di cittadini iraniani in tutto il paese tutte le sere e tutti i giorni, con qualsiasi clima, sono scesi nelle piazze di tutte le città iraniane, nonostante i bombardamenti. Nella stessa misura, il sostegno nei confronti del nostro paese e del nostro popolo che viene dagli altri popoli del mondo attraverso tante iniziative di solidarietà sarà in grado di fare pressione sui governi e sui vari esponenti politici per spingerli ad agire nella giusta direzione. Non abbiamo dubbi che il peso dell’opinione pubblica americana darà un importante contributo nel convincere i loro governanti a prendere le decisioni più sagge.
Un altro aspetto che mi preme aggiungere è che è sicuramente molto apprezzabile il principio di libertà di stampa e di espressione di cui i paesi occidentali vanno molto fieri, tuttavia dobbiamo purtroppo constatare che quando si arriva alla prova dei fatti, come in occasione di questa guerra che ci è stata imposta, una pesantissima censura viene applicata sia in Israele che negli USA con il fine di occultare all’opinione pubblica la realtà vera delle cose, ciò che accade realmente, anche sui campi di battaglia e le responsabilità di chi sta provocando tutto questo”.
“E’ triste osservare – ha concluso – che l’Europa si sta allontanando da quelli che sono i suoi valori fondanti. Mi addolora il silenzio di troppi di fronte ai crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal regime sionista”.