La grazia a Nicole Minetti continua a sollevare dubbi, malgrado nei giornali e TG nazionali la notizia sia trattata con estrema discrezione. I dubbi sul caso sono l’effetto dell’indagine del quotidiano Il Fatto.
Il Presidente della Repubblica ha firmato la grazia alla Minetti, ex igienista dentale di Berlusconi condannata per peculato e favoreggiamento alla prostituzione; il caso Rubi fece epoca.
Il Ministero della Giustizia ha preparato l’incartamento, mentre la grazia spetta esclusivamente al Presidente anche se controfirmata, atto formale, dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’indagine del quotidiano Il Fatto ha indotto il Presidente a chiedere gli approfondimenti del caso. La grazia concessa è grazia ordinaria e non pare sia possibile annullarla. I costituzionalisti discutono sulla possibilità di ritirarla, nel caso i fatti fossero confermati, e sul procedimento conseguente.
Detto questo, non si può non osservare una certa imprudenza. Minetti è stata condannata a 3 anni e 11 mesi e non era in carcere, ma la pena prevedeva la sua consegna ai servizi sociali. Il provvedimento di grazia parrebbe, quanto meno, sproporzionato. Alla Minetti i servizi sociali avrebbero, forse, permesso di toccare con mano la verità sulla condizione degli ultimi.
L’ex igienista dentale avrebbe usufruito della grazia per poterle permettere di dedicarsi al bambino gravemente ammalato. Si spera che la problematica adozione possa non essere stata funzionale alla grazia ottenuta in tempi velocissimi. Le anomalie del caso sono innumerevoli e anche in Uruguay la stampa denuncia irregolarità nell’adozione. Secondo l’indagine de Il Fatto il bimbo ha ancora i genitori e tra Minetti con relativo marito e i genitori biologici del bimbo ci sarebbe stato un lungo contenzioso per l’affido. L’avvocatessa che difendeva la madre del bimbo per gravi reati pare essere morta col marito in un incendio. La madre del figlio sarebbe invece vivente, anche se non reperibile. Il marito miliardario della Minetti, Giuseppe Cipriani, sarebbe stato vicino a Epstein e la Minetti è stata condannata per favoreggiamento della prostituzione, pertanto l’adozione in Uruguay sembra quanto meno inopportuna tanto più che la procedura di affido è avvenuta a condanna definitiva e la legge dell’Uruguay non permette adozione in presenza di condanna.
Il ginepraio è dunque abissale. Non vi è certezza che Giuseppe Cipriani sia il marito, alcune fonti lo definiscono “compagno”. Tutto è fumoso nell’Olimpo dei potenti. L’opacità della vicenda è evidente come anche la robusta superficialità con cui il Ministero ha gestito il caso. Se i fatti saranno confermati l’unico dato evidente ed eticamente sensibile è che il bimbo non è stato protetto. I deboli e fragili non hanno voce e i piccoli del mondo soccombono dinanzi ai giochi di potere dei potenti.
Non secondario in questa vicenda è l’effetto referendum, probabilmente il Ministro della Giustizia, reso più debole dopo la sconfitta referendaria, è politicamente fragile e ciò favorisce attacchi e inchieste. La lotta interna dell’oligarchia fa emergere la verità sull’intero sistema che si rivela, se i fatti fossero confermati, poco democratico e molto elitario.
Ancora una volta i sussunti restano a guardare i potentati in lotta. Questo è il dramma del nostro tempo. Il caso, ancora una volta, consolida solo la sfiducia verso le istituzioni e “la percezione” che la legge non è uguale per tutti.
Fonte foto: Il Sole 24 ORE (da Google)