La guerra ideologica contro l’Iran


Il mantra più recitato dal sistema mediatico occidentale per coprire ideologicamente la guerra e le ripetute aggressioni contro l’Iran è ovviamente quello della condizione delle donne in quel paese, con particolare riferimento al famigerato obbligo del velo.

Le cose stanno in realtà in modo molto diverso da come vengono descritte, nel senso che l’Iran è (ormai con il tempo sempre più solo formalmente) uno stato confessionale che prevede che tutte e tutti – quindi non solo le donne ma anche gli uomini – siano formalmente obbligate/i a seguire una serie di regole e precetti.  Le donne debbono portare il velo per coprire i capelli mentre agli uomini è proibito indossare in pubblico pantaloni corti, canottiere e magliette senza maniche (informazioni che chiunque può verificare sulla rete…). Non so se sia più disagevole l’obbligo del velo per le donne o quello dei pantaloni lunghi, specie d’estate, per gli uomini, ma non è questo il punto.

Il punto è che un sistema di regole e precetti (che al di là dell’obbligo formale non vengono più rispettati da molte persone e per averne contezza è sufficiente vedere qualsiasi servizio televisivo o documentario girato per le strade di una città iraniana dove appare con evidenza che molte donne passeggiano tranquillamente senza velo) che riguarda tutti e tutte senza distinzione di sesso, viene descritto come un sistema finalizzato a discriminare e a penalizzare a senso unico soltanto le donne.

Le ragioni di ciò sono evidenti. Si può (e si deve) ad esempio criticare l’obbligo per tutti e per tutte (nella realtà, come già detto, sempre più blando e sempre meno soggetto a sanzioni) di vestire nei modi consentiti dalla legge, e in questo caso sono completamente d’accordo con la critica. Se è del tutto legittimo, infatti, che un popolo debba essere libero di seguire i propri usi, costumi e tradizioni, dovrebbe essere altrettanto legittimo che chi non vuole seguirli, donna o uomo che sia, debba essere libero di non farlo. E fin qui ci siamo. Del resto da queste parti non abbiamo mai pensato né tanto meno sostenuto che l’Iran fosse il modello di società ideale.

Dove non ci siamo più è quando tutto ciò viene deformato per ragioni strumentali e ideologiche e trasformato in una vessazione a senso unico ai danni delle sole donne. Ed è qui che entra in campo la narrazione (femminista) occidentale che deve descrivere l’Iran come una sorta di inferno sulla terra per sole donne.

La realtà è che queste ultime sono pienamente inserite nella vita sociale, economica e politica della società iraniana anche perché costituiscono circa il 60% della popolazione universitaria (arriva al 70% la percentuale delle donne che si laureano nelle materie scientifiche, quindi ben superiore a quella dei loro colleghi uomini e una delle più alte in assoluto rispetto a tutti gli altri paesi del mondo…). Di conseguenza un gran numero di professionisti, medici, avvocati, giornalisti ma soprattutto ingegneri, tecnici e scienziati, sono donne, le quali costituiscono il nerbo della società iraniana. Tutto ciò viene dimenticato (si fa per dire…) dai media e dalla narrazione ideologico-mediatica occidentale, di destra o di “sinistra” (comunque accomunate nella demonizzazione dell’Iran).

Il lavoro di disinformazione e manipolazione del sistema mediatico occidentale raggiunge il suo apice quando si parla di pena di morte in Iran con particolare riguardo ai “reati contro la morale”.  

Ora, è sacrosanto battersi a prescindere contro la pena di morte ovunque e in particolar modo quando questa si abbatte su coloro che si sono “macchiati” di “reati contro la morale”, come ad esempio l’adulterio. Ma anche in questo caso si omette di dire che 1) la pena di morte in Iran (come più o meno in tutto il mondo) colpisce pressochè quasi esclusivamente gli uomini con una percentuale che oscilla dal 98 al 99%, 2) che la gran parte delle donne condannate a morte lo sono, nell’ordine dell’80% dei casi, per traffico di droga e nei restanti casi per lo più per omicidio e non per reati contro la morale e 3) che la legge iraniana condanna in egual misura l’adulterio sia che venga agito da donne che da uomini. Questo lo dicono i numeri, le percentuali e i fatti. Chi ne dubita può farsi una bella “passeggiata” sulla rete e verificare ciò che ho appena scritto (così si fa anche un esercizio di approfondimento e di indagine che serve a vincere la passività, soprattutto per chi non crede a ciò che ho scritto), in particolare visitando i siti di “Nessuno tocchi Caino” e di Amnesty International.

Il risvolto interessante (si fa per dire…) è che su questi siti i dati sulla pena di morte in Iran, anche e soprattutto per quanto riguarda la sua “specificità di genere”, vengono riportati fedelmente e oggettivamente per quelli che sono (né potrebbero fare altrimenti perché rischierebbero un danno di immagine e una perdita di credibilità…) ma con un approccio ideologico che tende comunque a interpretare in un determinato senso quegli stessi dati in modo da condizionare il pubblico; ma per i lettori più attenti la contraddizione è evidente. In altre parole i numeri e le percentuali vengono riportati oggettivamente ma interpretati e commentati in modo tale da influenzare il lettore dal punto di vista ideologico. E’ un po’ quello che, mutatis mutandis, accade con l’IA (chi di voi si fosse mai cimentato in tal senso lo ha verificato) che non è affatto neutrale e che tende a dare o meglio è impostata in modo tale da dare risposte in ultima analisi “ideologiche”. In altre parole anche e soprattutto quando il dato è oggettivo deve essere reinterpretato affinchè quella oggettività venga comunque letta e interiorizzata in una certa direzione. Questa “prassi” è tutt’altro che grossolana; al contrario, è altamente sofisticata. Pensiamo ad esempio al fatto che il mondo occidentale è alleato da sempre delle cosiddette “petromonarchie”, queste sì, effettivamente, delle tirannie sanguinarie come ad esempio l’Arabia Saudita, il primo paese al mondo per esecuzioni capitali in proporzione al numero di abitanti, dove si rischia la decapitazione pubblica soltanto per professare confessioni diverse da quella ufficiale wahabita e dove le donne fino a pochi anni fa non potevano neanche guidare l’automobile. Anche in questo caso i dati, i numeri e le percentuali sono oggettivi eppure agli occhi dello “spettatore” medio occidentale arrivano già “setacciati” e deformati. Il risultato è che l’Iran, un paese con un’architettura istituzionale molto complessa, una dialettica politica interna estremamente vivace e una società civile colta, istruita ed evoluta, viene percepito a priori come il luogo dell’oscurantismo e dell’empietà per definizione e l’Arabia Saudita come una sorta di parco giochi dove trascorrere le vacanze e magari andare a sciare in piste sciistiche artificiali in mezzo al deserto.

E’ in questo modo che si arriva al fatto che anche il massacro di 160 bambine in una scuola a causa di un bombardamento americano-israeliano è in fondo un danno collaterale, necessario per portare in quel paese diritti e democrazia, ca va sans dire. Ma questi sono, appunto, dettagli. Non sono un’anima bella, conosco le leggi della realpolitik e da tempo ho smesso di credere al Bene e al Male rigidamente separati però, proprio per questo, non riesco a sopportare di essere preso per i fondelli.

Donna-Vita-Libertà, da Teheran contro l'apartheid di genere | il manifesto

Fonte foto: Il Manifesto (da Google)

14 commenti per “La guerra ideologica contro l’Iran

  1. Andrea Vannini
    9 Marzo 2026 at 23:34

    La propaganda pseudofemminista contro l’ Iran é sempre stata nauseante, ora poi con l’ aggressione della banda epstein é ancora più grottesca. Fascisti-sionisti e imperialisti usa le donne di tutte le età (e gli uomini) le liberano assassinandole. La condizione femminile in Iran finisce per essere invidiabile anche nella colonia Italia. Per non dire di altri vassalli come i curdi irakeni fra i quali sono assai diffuse le mutilazioni genitali femminili.

  2. pensatu
    10 Marzo 2026 at 8:35

    Pensa tu, nell’essere una tirannide è molto democratica visto che massacra insieme donne e uomini,
    pensa tu, permette alle donne di fare l’ingegnerA nuclearA (o ingegneressa nucleatrice come si dice boh!) ma se la beccano abbracciata al fidanzatino la mandano a scrivere le equazioni di Einstein sulle pareti del carcere ad Evin,
    pensa tu, sti iraniani volevano solo incenerire 8 milioni di israeliani con l’atomica (magari fatta dall’ingegneressa carcerata)
    pensa tu volevano persino sottomettere tutto l’Occidente alla dottrina del profeta e chi non si piegava, zac un bel taglio alla trachea.

    • Fabrizio Marchi
      10 Marzo 2026 at 9:35

      Ecco, il commento di questo tizio, “pensatu” (che in realtà pensa molto poco…) è il tipico esempio di come “ragiona” il lobotomizzato medio in questo paese e in generale nel mondo occidentale. In questo caso si tratta di un lobotomizzato “destrorso” (lo si evince dall’ultimo rigo sul proposito dell’Islam e dell’Iran in particolare di voler sottomettere l’intero occidente alla legge del profeta…). Poi, ovviamente, ci sono i lobotomizzati “sinistrorsi” che battono parzialmente su altri tasti (la condizione delle donne ecc. ) ma insomma, il risultato è più o meno lo stesso. Questa massa di lobotomizzati sia di destra che di “sinistra” costituisce la base di massa del sistema neoliberale dominante.

      • daniela
        12 Marzo 2026 at 11:12

        Grazie della risposta Marchi, io sarei stata molto più aggressiva e lei me lo ha risparmiato. Il linguaggio di tutti questi strani critici dell’Iran e di tutto cio’ che la stampa corrotta suggerisce o di cui convince è davvero pesante da digerire.

  3. Federico Lovo
    10 Marzo 2026 at 20:15

    pensatu… quanti cervelli fritti in circolazione, che visitano questo sito invece di godersi gli editoriali del Giornale, Libero…

  4. giuseppe
    11 Marzo 2026 at 17:34

    proprio vero.
    Sono notizie facilmente verificabili in rete

    al primo tentativo:

    https://www.amnesty.it/iran-eseguite-oltre-1000-condanne-a-morte/


    Tra le persone a rischio vi sono individui condannati a morte per reati legati alla droga o per accuse vaghe e formulate in modo eccessivamente generico, come “inimicizia contro Dio” (moharebeh), “corruzione sulla terra” (efsad-e fel-arz) e “ribellione armata contro lo stato” (baghi), a seguito di processi gravemente iniqui davanti ai tribunali rivoluzionari.

    Le ricerche di Amnesty International hanno costantemente evidenziato che i tribunali rivoluzionari, competenti per i reati contro la sicurezza nazionale e quelli legati alla droga, non sono indipendenti e infliggono pene severe, comprese le condanne a morte, a seguito di processi gravemente ingiusti. Le persone giudicate da tali tribunali vedono sistematicamente violato il diritto a un processo equo. Il 17 settembre 2025 le autorità iraniane hanno messo a morte arbitrariamente Babak Shahbazi, ritenuto colpevole da un tribunale rivoluzionario nel maggio 2025 dopo un processo gravemente iniquo, durante il quale le autorità non hanno mai indagato sulle sue denunce di tortura e maltrattamenti.

    L’uso della pena di morte da parte delle autorità ha colpito in modo sproporzionato minoranze marginalizzate, in particolare appartenenti alle comunità afgana, baluci e curda. Almeno due donne curde, l’operatrice umanitaria Pakhshan Azizi e la dissidente Verisheh Moradi, sono state condannate a morte e rischiano l’esecuzione.

    Anche le persone afgane in Iran sono state fortemente colpite da questo aumento. Il numero delle persone afgane messe a morte dalle autorità iraniane è più che triplicato, passando da 25 nel 2023 a 80 nel 2024. Questa tendenza allarmante si accompagna all’aumento della retorica razzista e xenofoba da parte di funzionari iraniani, che è proseguita anche nel 2025, e a un’ondata senza precedenti di espulsioni forzate di massa di persone afgane, comprese quelle nate e vissute in Iran per decenni, rimandate in Afghanistan.

    L’aumento costante delle esecuzioni per reati legati alla droga, iniziato nel 2021, è proseguito anche quest’anno, in violazione del diritto internazionale e degli standard internazionali, che vietano categoricamente l’uso della pena di morte per reati di droga.

    Dopo l’escalation delle ostilità tra Iran e Israele alcuni alti funzionari, tra cui il capo del potere giudiziario Gholamhossein Mohseni Eje’i, hanno invocato processi ed esecuzioni rapide per chi “sostiene” o “collabora” con stati ostili, tra cui Israele. Il parlamento iraniano ha anche approvato una proposta di legge che, se confermata dal Consiglio dei guardiani, amplierebbe l’uso della pena di morte includendo accuse formulate in modo vago legate alla sicurezza nazionale, come “cooperazione con governi ostili” e “spionaggio”, in linea con queste inquietanti richieste da parte dei funzionari.

    Dal 13 giugno 2025 almeno dieci uomini sono stati messi a morte per accuse motivate da ragioni politiche, tra cui almeno otto accusati di spionaggio a favore di Israele. Amnesty International ha documentato decine di altri casi di persone a rischio di esecuzione per accuse analoghe, tra cui lo studioso svedese-iraniano Ahmadreza Djalali e la difensora dei diritti delle donne e dei lavoratori Sharifeh Mohammadi, la cui condanna a morte è stata confermata dalla sezione 39 della Corte suprema nell’agosto 2025

    • Fabrizio Marchi
      11 Marzo 2026 at 23:38

      Anche il report di Amnesty che tu hai citato conferma però quanto ho scritto nel mio articolo, e cioè che anche i dati oggettivi vengono riportati e reinterpretati in forma ideologica. Nessun riferimento, nell’articolo che hai postato, al risvolto di genere della pena di morte. Il solo riferimento che si fa è il seguente: “Almeno due donne curde, l’operatrice umanitaria Pakhshan Azizi e la dissidente Verisheh Moradi, sono state condannate a morte e rischiano l’esecuzione”. Nessun riferimento al fatto che la pena di morte, come ho già scritto, è inflitta, nel 99% dei casi, agli uomini. Eppure nell’articolo si cita il fatto che “almeno due donne…”. E si omette anche di dire che numerosi uomini condannati a morte lo sono stati (l’ho letto in precedenti report di Amnesty e Nessuno tocchi Caino) condannati a morte per violenza sessuale e anche (anche se in casi sporadici) per adulterio. Come però sappiamo, la narrazione mediatica (femminista) occidentale descrive l’Iran come un inferno per sole donne. I dati oggettivi (non solo quelli sulla pena di morte) dimostrano però che così non è, eppure il mantra recitato è quello. Questo per ribadire, appunto, che anche di fronte a dati, numeri e percentuali che sono evidenti e che parlano da soli, c’è poi la reinterpretazione ideologica che serve a manipolare anche quei dati oggettivi e a riportarli in una forma tale da essere a loro volta letti in una determinata direzione che è quella voluta da chi opera quella stessa reinterpretazione ideologica. L’Iran DEVE essere l’inferno per sole donne perchè questa è la narrazione che serve come piede di porco sia per destabilizzare internamente quel paese, sia per mobilitare le opinioni pubbliche interne e convincerle che la guerra all’Iran è giusta.

      • giuseppe
        12 Marzo 2026 at 11:00

        Quindi in base a questa prospettiva la condizione delle donne in IRAN viene strumentalmente utilizzata per destabilizzare internamente quel paese e convincere le opinioni pubbliche che la guerra all’IRAN è giusta?

        Oppure che il fatto che l’IRAN sia un inferno in terra per gli uomini più che per le donne non lo rende una Dittatura?

        A me sembra proprio il contrario: la prospettiva ideologica e strumentale antioccidentale interpreta e distorce dei numeri per giustificare una dittatura teocratica.

        E spero che la lettura anti UE/USA sia quella corretta e non invece un rimpianto della condizione della donna ( o del Maschio? ) sotto il Codice Rocco.

        Può darsi che le donne in Iran siano meno condannate in percentuale rispetto agli uomini, ma bisognerebbe capire perchè, in un Paese in cui ai maschi – marito e fratelli – viene dato, per esempio, il diritto impedire alle femmine di svolgere di uscire di casa se ritenuto contrario ai “valori della famiglia”, ma io non credo che la prospettiva antioccidentale possa comunque legittimare operazioni di apostolato per le quali il governo Iraniano non sia da considerare Fascista e Reazionario nel modo peggiore del termine.

        Non credo ci sia bisogno di ricordare che fine hanno fatto i comunisti in IRAN con l’instaurazione della repubblica Islamica.

        L’IRAN è una dittatura in cui chi non solo chi non si conforma è destinato ad un Inferno in terra ma anche in cui – come in tutte le dittature – sono comuni le angherie e i soprusi dei più elementari diritti civili.

        Possiamo negarlo?

        L’attacco militare Americano è allo stesso modo un sopruso vergognoso per il quale spero vivamente Trump paghi le peggiori conseguenze politiche ma nello stesso tempo spero vivamente che Ayatollah, Pasdaran e complici vari di questa dittatura facciano la peggiore fine possibile.

        Sic semper tyrannis, ubimque

        • Fabrizio Marchi
          12 Marzo 2026 at 12:47

          Il tuo è il commento di una persona super ideologizzata che non riesce, per questa ragione, a leggere lucidamente la realtà e la complessità delle cose.
          Partiamo da questa tua affermazione:” Può darsi che le donne in Iran siano meno condannate in percentuale rispetto agli uomini..”
          Può darsi?… 🙂 Perché dici “può darsi”? E’ certo, lo affermano sia Amnesty International che Nessuno tocchi Caino che non sono la Verità Assoluta ma sicuramente non sono associazioni filoiraniane. Il report che hai citato (sarà un caso? Non lo so…) non cita il dato di genere ma ti assicuro che è così. Comunque questo è un report di alcuni anni fa (ma più o meno numeri e percentuali sono sempre quelli) di Nessuno tocchi Caino https://www.nessunotocchicaino.it/documento/la-pena-di-morte-nei-confronti-delle-donne-40300847
          Proseguo. Scrivi sempre tu: “Può darsi che le donne siano meno condannate in percentuale degli uomini..”
          Meno condannate?… 🙂 Parliamo di una percentuale del 98/99% degli uomini condannati a morte rispetto all’1/2% di donne e tu scrivi “Meno condannate”? Ma pensa a parti invertite, cioè se in Iran (come in tutto il mondo) fossero le donne ad essere condannate a morte nell’ordine del 98/99% dei casi, cosa sarebbe (peraltro giustamente) successo. Il finimondo, a dire poco. E pensa tu cosa avresti detto!!!
          Un dato a dir poco eclatante che cancella con un colpo di spugna la narrazione (femminista) occidentale che, appunto, deve dire che l’Iran è un inferno per sole donne (al limite, se proprio, per tutti, ma se lo si dicesse crollerebbe il principale piede di porco ideologico occidentale al quale tu per primo aderisci con tutte le scarpe), tu lo ridimensioni ad una questioncella secondaria… Solo questo dimostra il tuo strabismo ideologico. Sono da molto tempo convinto che l’ideologia oltre ad essere una forma di falsa coscienza è una vera e propria potenza materiale che riesce nell’operazione di deformare la realtà e i fatti oggettivi, come infatti ho scritto nel mio articolo. Questa è la grande potenza dell’ideologia che vince sulla logica e perfino sui fatti oggettivi e arriva a far percepire una realtà diversa da quella reale. Dopo di che glissi completamente sulla condizione reale delle donne in Iran semplicemente perché i dati oggettivi, cioè la realtà, non fa tornare i conti al tuo setaccio ideologico.
          Andiamo al resto del tuo commento. So perfettamente che in Iran migliaia di comunisti e socialisti e altri oppositori sono stati massacrati subito dopo il processo rivoluzionario e, come ho scritto nel mio articolo (ma tu leggi solo quello che ti conviene) l’Iran non è certo il mio punto di riferimento ideale. Ma questo non c’entra nulla con quanto stiamo dicendo. Applichi le nostre categorie occidentali (cioè liberali e neoliberali) ad un contesto culturale, sociale e storico completamente diverso (tipico modo di pensare dell’occidentale medio, di destra o di “sinistra”), e arrivi alla conclusione che l’Iran sia una dittatura fascista e reazionaria (cioè la stessa filastrocca ripetuta trasversalmente da tutti i media occidentali da destra a “sinistra”). Come si dice a Roma, sei “regalato” (cioè scontato). Dalle tue poche parole potrei dirti per quale partito voti, quali luoghi frequenti, quali film e quali registi ti piacciono, quali giornali leggi, come ti vesti ecc.
          Non un minimo di analisi seria. Definire l’Iran una dittatura fascista è ridicolo. L’Iran ha una architettura istituzionale e politica molto complessa e sia il Parlamento che il Presidente che l’Assemblea degli Esperti (che elegge la Guida Suprema) sono eletti a suffragio universale. Ma per sapere queste cose basta fare la cosa più semplice: andare su Wikipedia. In Iran esiste una dialettica politica interna molto vivace e molto spesso assai conflittuale. Ci sono numerosi partiti e correnti politiche che non si dividono sulla fuffa ma su questioni strategiche, ad esempio sul rapporto con il mondo occidentale oppure sulle politiche economiche. Le nostre categorie non possono essere applicate a quel contesto, basti pensare che la parte politica che è più vicina ai ceti popolari è quella conservatrice e tradizionalista – quella che tu chiami fascista e reazionaria (ma è anche vero che per quelli della “sinistra” liberal o radical chiunque si discosti dal vostro setaccio ideologico diventa automaticamente un fascista, reazionario e maschilista né più e né meno di come negli USA durante l’epoca del “Maccartismo” anche un tiepido liberale diventava automaticamente un komunista e un agente dell’URSS) – mentre i “riformisti” sono quelli che rappresentano i ceti borghesi e sono più vicini al mondo occidentale. Ormai diversi anni fa quello che era stato dipinto in Occidente come un fanatico e sanguinario dittatore, una specie di redivivo Hitler, cioè Akhmadinejad, perse le elezioni e se ne andò a casa. Punto. Però l’Iran è una dittatura sanguinaria fascista e reazionaria. Non l’Arabia saudita, non gli Emirati, che effettivamente lo sono (regimi tirannici privi di qualsiasi dialettica politica) con i quali l’occidente è alleato.
          Sei/siete fatti con lo stampino, privi di ogni capacità di analisi della complessità delle cose, di come questa complessità si incisti nei diversi contesti storici e culturali, e questo vi impedisce di vedere, ad esempio, che in Iran il regime è forte del sostegno di una ampia maggioranza della popolazione che, naturalmente, voi dipingete come quella retriva, barbara, ignorante, superstiziosa, oscurantista, bigotta, e chi più ne ha più ne metta, anche con una sostanziale e malcelata vis razzistica e suprematista, che accomuna sia la destra che l’attuale “sinistra”, liberal o radical. Se non ci fosse questo sostegno l’Iran sarebbe già crollato da tempo sotto i colpi dell’offensiva, sia ideologica e politica che militare, americana e israeliana che dura da quasi cinquant’anni.
          P.S. sono arciconvinto che lo stesso approccio (e anche lo stesso disprezzo) che hai nei confronti dell’Iran è del tutto simile a quello che hai nei confronti della Cina e sicuramente della Russia.

  5. giuseppe
    12 Marzo 2026 at 14:43

    non ci siamo proprio.
    non c’è nessun disprezzo verso l’Iran, anzi.
    La prospettiva ideologica si manifesta, in modo chiaro ed oggettivo, in chi sostiene che l’Iran è “un paese con un’architettura istituzionale molto complessa, una dialettica politica interna estremamente vivace e una società civile colta, istruita ed evoluta”.
    E’ solo una grottesca difesa di una feroce dittatura teocratica di stampo medioevale. O forse semplicemente si parla senza sapere o abituati a raccontare fandonie ai creduloni.

    In realtà parliamo di un Paese in cui la legge civile, ogni legge e comportamento sociale, è soggetta al giudizio della Legge religiosa.

    Ognuno ha i suoi gusti.

    “noi” non si capisce chi sono i noi ma la retorica del complottismo giudaico massonico ( e della perfida albione) deve essere connaturato nel DNA di certi Italiani, saremo fatti con lo stampino ma almeno “io” dei dittatori ho il disgusto, qualsiasi colore abbiano.

    La retorica del buttare tutto in vacca e fare polemica non mi interessa: io, dalle sue parole non potrei presumere, passo per passo, quali traumi psicologici adolescenziali abbia vissuto per sostenere “virilmente” forme di maschilismo talebano o avere simpatia per ogni dittatura del globo terracqueo.

    Magari nei suoi sogni, che non confessa, rimpiange anche i bei tempi dei regimi dei colonnelli e generali, sud americani in primis, così – mutata mutandis- moralmente simili a certe dittature contemporanee ?

    E’ proprio vero: “l’ideologia oltre ad essere una forma di falsa coscienza è una vera e propria potenza materiale che riesce nell’operazione di deformare la realtà e i fatti oggettivi” . Anche la pecunia, però

    mi stia bene

    • Fabrizio Marchi
      12 Marzo 2026 at 19:02

      Tutto secondo copione. Chi osa criticare l’ideologia cosiddetta “mainstream” non lo fa per ragioni fondate bensì perché, la cito testualmente “dalle sue parole non potrei presumere, passo per passo, quali traumi psicologici adolescenziali abbia vissuto per sostenere “virilmente” forme di maschilismo talebano o avere simpatia per ogni dittatura del globo terracqueo”.
      Chi critica, dicevo, non lo fa per ragioni che hanno un loro fondamento e che possono essere condivise, poco o per nulla, bensì perché è una persona che ha problemi personali, psicologici, magari anche sessuali, insomma ha avuto un’infanzia infelice. E chi critica la narrazione femminista (elevata da tempo ad una sorta di Scienza Esatta, di Verità Assoluta e quindi, in quanto tale, Inconfutabile e Incriticabile), oggi mattone fondamentale dell’ideologia neoliberale dominante, lo fa ovviamente perché è uno “sfigato”, perchè soltanto uno sfigato – cioè un uomo incapace o impossibilitato ad avere una relazione con una donna può avere una posizione critica nei confronti del femminismo (se la sentissero un paio di mie ex compagne e soprattutto mia figlia approfitterebbero delle sue parole per prendermi in giro ma non entro in particolari… 🙂 ). Un classico. Complimenti per l’originalità.
      Stessa musica per quanto riguarda tutto il resto. Alla fin fine per lei il mondo si riduce ad un’isola più o meno felice, quella occidentale, circondata da un mondo barbaro, selvaggio, ignorante, oscurantista e naturalmente fascista, secondo la più scontata delle scontate filastrocche liberal, di destra o di “sinistra” (quella a cui lei appartiene). E infatti, ecco che torna (l’eterno ritorno dell’identico…) puntualmente il solito ritornello che riporto: “Magari nei suoi sogni, che non confessa, rimpiange anche i bei tempi dei regimi dei colonnelli e generali, sud americani in primis, così – mutata mutandis- moralmente simili a certe dittature contemporanee?” che ovviamente è il modo che lei pensa essere un po’ più raffinato per darmi del fascista. E ancora una volta, tutto secondo copione. Chi si discosta dalla narrazione “giusta”, corretta, anzi, “politicamente corretta”, non può che essere uno sporco fascista e reazionario.
      Quindi, ricapitolando, il sottoscritto è, nell’ordine, uno “sfigato”, e quindi un maschilista, per risentimento nei confronti delle donne che non gliela danno (ed è per questo che critica il femminismo), un fascista (perché solo un fascista può avere una posizione un pochino più articolata rispetto alla vulgata che accomuna destra e “sinistra” per la quale l’Iran è soltanto una mostruosa e sanguinaria tirannia), e financo un prezzolato – come si evince da questo suo commento che riporto (““l’ideologia oltre ad essere una forma di falsa coscienza è una vera e propria potenza materiale che riesce nell’operazione di deformare la realtà e i fatti oggettivi. Anche la pecunia”)- magari al soldo degli ayatollah o, più probabilmente, dei russi o dei cinesi. Del resto sia lo stato russo che quello cinese le fanno schifo (secondo me anche quello cubano e venezuelano, per lo meno fino al giorno prima che gli USA sequestrassero Maduro, e secondo me anche gli ex stati del blocco sovietico) poco più o poco meno di quello iraniano. Non che questi siano il sol dell’avvenire, sia chiaro, non lo penso neanche io se è per questo, ma credo che ci siamo capiti…
      Che dirle. Non vedo la ragione per la quale lei sia venuto qui a sganciare le sue bombette puzzolenti ma tant’è. Questo è un giornale democratico e non abbiamo mai censurato chi non la pensa come noi, ma soltanto chi insulta. In realtà questo suo ultimo commento è in effetti un insulto, anche se maldestramente camuffato ma ho scelto comunque di pubblicarlo. Del resto si risponde a suocera, come si suol dire, per parlare a nuora. I nostri lettori giudicheranno.

      • Panda
        13 Marzo 2026 at 13:54

        Quello che trovo più affascinante è che rispolverino in chiave “antifascista” l’argomento che Nietzsche impiegava contro i socialisti, cioè l’accusa di esprimere un ressentiment da malriusciti, cioè da sconfitti nella lotta per la vita. Antifascismo nietzschiano, insomma.

        • Fabrizio Marchi
          13 Marzo 2026 at 17:09

          Vero, bravissimo. Usano la parte più sordidamente reazionaria del pensiero nietzschiano (fortunatamente, a mio parere, il pensiero di Nietzsche è anche altro) per disconoscere gli altri come interlocutori. Le femministe lo fanno sempre e in generale più o meno tutta la “sinistra” liberal o radical. Sono fondamentalmente dei reazionari (e intimamente razzisti) e neanche ne sono consapevoli. Contraddizioni, in questo caso non in seno al popolo…

  6. Giulio larosa
    13 Marzo 2026 at 8:33

    Dal dialogo si evince una realtà ormai nota. La sinistra è un letamaio di presunzione e suprematismo cioè razzismo e sessismo infiocchettato. Poi c è qualche eccezione. Con questa gente non si va da nessuna parte e non si possono far ragionare per un solo motivo si sentono forti e fighi. Insomma bullismo infiocchettato.

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