L’incidente ferroviario che in Spagna ha causato 41 morti e
più di cento feriti è meritevole di attenzione. Le indagini dei tecnici
ipotizzano la rottura di un giunto quale causa del tragico incidente. Ciò
malgrado possiamo ipotizzare due livelli di causa. La causa immadiata ancora da
accertare, ma l’ipotesi più accreditata è l’usura del giunto, e una causa
remota. La causa profonda è anch’essa una ipotesi sostenuta da un dato
rilevante che non possiamo ignorare: la Spagna è stata oggetto di un’autentica
rivoluzione infrastrutturale, le linee ferroviarie interessate dall’alta
velocità sono oltre 4mila chilometri e gestite da Adif. La Spagna è
seconda solo alla Cina, e questo è un dato inquietante e sbalorditivo. La Cina
ha ben 50.000 KM di rete ferroviaria ad alta velocità e ciò può essere
giustificato con l’estensione della Cina e le sue distanze siderali. La Spagna
ha distanze molte contenute a confronto, ciò non toglie che per sanare il
ritardo infrastrutturale essa è oggetto di massicci investimenti statali,
europei, privati. L’alta vellocità
collega le principali città: Madrid, Barcellona, Siviglia, Valencia e
Malaga e i viaggi spesso hanno una
percorrenza di meno di 3 ore fra i
capoluoghi a velocità di 300 Km/h, operati da Renfe (Ave e Avlo) e da operatori
privati come Iryo (partecipata da Trenitalia) e Ouigo, quest’ultima si collega
anche alla Francia. Per incentivare l’uso del treno il sistema è stata liberalizzato e, dunque, la
competizione fra le compagnie ferroviarie private ha fatto abbassare i prezzi
dei biglietti e ha moltiplicato le corse dei treni. Meno aerei e più treni, il
green che diventa un affare per i privati in competizione è ancora una volta il
centro della questione. Nel secondo
trimestre del 2025 hanno utilizzato l’alta velocità (AVE) 11,8 milioni di
passeggeri, ben il 15,2% in più, secondo i dati
comunicati dalla Commissione nazionale per i mercati e la concorrenza
(CNMC). Anche le aziende italiane sono presenti nel mercato dell’offerta
ferroviaria dell’alta velocità spagnola. Il treno coinvolto nell’incidente è
italiano, non a caso la società italiana che ha
varato il treno Iryo ha affermato di aver effettuato l’utimo controllo pochi giorni fa, il 15
gennaio. L’Adif sui social aveva registrato
almeno otto problemi tecnici sulla tratta ad alta velocità dove si è consumato
l’incidente. Sui social erano stati segnalati i disguidi tecnici. Ma c’è
di più.
Nell’agosto del 2025 i sindacati dei macchinisti avevanno
denunciato all’Adif dossi e buchi nelle
linee elettriche aeree, le quali erano state causa di guasti. Al Senato il Partito popolare aveva
chiesto informazioni sui guasti e sui disguidi. La senatrice Cristina Casanueva
ha spiegato che uno dei problemi
riguardava:
“Una delle nuove piastre installate sui giunti di
dilatazione”.
Il problema era stato risolto, ma i problemi si sono ripresentati nei mesi successivi. Da tali dati facilmente reperibili in rete non possono che sollevarsi
domande. La corsa dei privati e la conseguente competizione fra compagnie
private e pubbliche per favorire l’uso del treno ad alta velocità e gli affari
conseguenti certamente usurano l’infrastruttura in modo celere e, forse, i
controlli non sono adeguati al ritmo di sviluppo e di uso dell’alta velocità.
Dal 2005 seguendo le normative europee
che puntano sempre alla liberalizzazione dei settori pubblici in Spagna
l’infrastruttura ferroviaria è stata scorporata dalla gestione delle merci e
dei traffici ferroviari e ciò ha favorito l’ingresso dei privati, i quali hanno
come obiettivo il guadagno con i minimi costi. Il traffico e il peso dei treni
non possono che gravare sull’infrastruttura e usurarla.
Probabilmente siamo
dinanzi all’ennesimo caso di infrastruttura statale che non regge gli appetiti
dei privati. Ciò che è pubblico ormai è al servizio dei privati i quali
investono per ottenere plusvalore, mentre il pubblico non riesce a rispondere in
modo adeguato al tumultuoso mercato dell’alta velocità . La contraddizione tra
sviluppo dei traffici e inadeguatezza dell’infrastruttura potrebbe essere la
causa profonda dell’incidente. Si tratta di un’ipotesi, ma è cosa giusta porre
dubbi e domande al fine, si spera, di neutralizzare il ripetersi di incidenti
mortali. Treni che impattano a 200-300 Km non lasciano scampo alcuno e di
questo non si discute mai in Europa. L’alta velocità può trasformarsi in un
“folle volo”. Si è abbagliati dalla velocità, per ridurre i tempo di
percorrenza e spostarsi in modo sempre più accelerato fra distanze sempre
maggiori, ma sui rischi potenziali vi è silenzio. Le parole di Ulisse nella
Divina Commedia nel Canto XXVI dell’Inferno dovrebbero farci riflettere:
“e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino”.
L’alta velocità è un affare e dunque è spesso idolatrata e omaggiata senza discussione sui rischi e sulla sostenibilità delle infrastrutture. Gli affari oscurano la discussione in Europa e il progresso rischia di lasciare una scia di tragedie su cui non si riflette in modo profondo, questo è il male del nostro tempo terribile.
Fonte foto: Geopop (da Google)