La TV iraniana ha trasmesso in diretta i funerali delle
vittime della scuola di Minab. Tutte donne, le vittime, erano studentesse di
una scuola su cui ha impattato un missile.
In occidente l’effetto collaterale della guerra non ha
trovato molto spazio. Le vittime sono ben 165 (fonti iraniane) e quasi un
centinaio sono i feriti. In gran parte erano bambine che, malgrado loro, sono
state travolte dalla storia. La scuola era limitrofa ad una base militare e
separata da essa dal 2016. La dinamica resta da chiarire e con essa le
responsabilità.
Il dato inaggirabile è il ridimensionamento dell’effetto
collaterale. I media hanno dato la notizia senza troppi approfondimenti. La
contraddizione è evidente e rivela la verità della guerra in atto nella quale i
diritti delle persone e le persone medesime sono solo mezzi, ciò che conta è
l’obiettivo finale. Ai poteri occidentali e ai media interessa sostenere
l’attacco informando poco, subissando di immagini, tutte eguali, e
ridimensionando i crimini occidentali (Stati Uniti e Israele) e descrivendo
l’Iran come lo Stato dell’esclusione totale delle donne e dell’attacco
proditorio sulle basi americane, ciò malgrado poco o niente circola nei
media sul caso delle studentesse
amazzate. Nel mondo delle immagini non hanno un volto, sono solo un incidente
all’interno della guerra per “il bombardamento per la democrazia”.
Si manipolano le informazioni, il soft power è in azione perenne: uomini e donne in Iran pagano le conseguenze delle sanzioni economiche imposte da decenni (novembre 1979), mentre si tace sul numero delle donne laureate in Iran, sulla loro inclusione professionale, sociale e politica e sul fatto che non sono più obbligate a usare il velo. Per giustificare l’attacco si rappresenta lo stato iraniano come retrogrado, mentre in realtà è semplicemente un sistema altro (rispetto al modello occidentale) che vende il petrolio alla Cina e sostiene i palestinesi. Silenzio quasi assoluto, invece, sulla condizione delle donne in Arabia Saudita e in Kuwait, dove le donne sono fortemente discriminate, mentre negli Emirati arabi permangono restrizioni ai “diritti delle donne”, in quanto sono società patriarcali dalla forte impronta religiosa. Gli Emirati arabi non sono democrazie ma monarchie assolute, per cui si può immaginare che i diritti individuali proclamati e concessi siano puramente cosmetici. Monarchia assoluta e diritti individuali non sono compatibili. In Arabia Saudita le donne hanno acquistito il diritto di voto nel 2011 ma nei fatti il diritto è parzialmente applicato, in quanto permangono notevoli restrizioni. Il capitalismo non difende il diritto delle persone ma solo il diritto del capitale ad espandersi in modo illimitato. A noi resta il dovere di non dimenticare le vittime della violenza banditesca a prescindere dalla loro nazionalità e genere. Le vittime sono vittime e meritano, tutte, eguale rispetto e dignità e ciò si manifesta con una informazione adeguata, il cui scopo è far comprendere quanto accade in modo da farne memoria comune. A tutte le vittime delle guerra deve andare il nostro pensiero, non è molto, ma attraverso tale dinamica cognitiva ed etica gli automatismi che si sono infiltrati nel quotidiano incontrano “l’urto/urlo critico” che ci consente di accostarci con diversa prospettiva dinanzi alle tragedie in corso. Cominciamo col porci la domanda su chi fossero le bambine di Minab e il dolore che hanno provato nel “lampo” che le ha bruciate, se facciamo questo non potremo che ri-trovare le energie per opporci al male che conosce solo “la forza e la potenza”. Il comunicato dell’UNICEF non ha trovato pubblico riscontro e discussione nei media:
“L’escalation militare
di questo fine settimana in Medio Oriente segna un momento pericoloso per
milioni di bambini nella regione. L’UNICEF è profondamente preoccupato dalle
notizie di attacchi in Iran e in tutta la regione, che mostrano il grave
pericolo per i bambini. Sono state segnalate scuole colpite in Iran, tra cui
una scuola femminile a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran.
Secondo quanto riferito, decine di studentesse sono state uccise e molte altre
ferite. L’UNICEF fa seguito all’appello del Segretario Generale delle Nazioni
Unite per una cessazione immediata delle ostilità e una de-escalation. L’UNICEF
esorta inoltre tutte le parti a dar prova della massima moderazione e a
rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e
dei diritti umani, compresa la protezione dei civili e dei servizi essenziali
di cui i bambini hanno bisogno per sopravvivere. Prendere di mira civili e
obiettivi civili, comprese le scuole, costituisce una violazione del diritto
internazionale. L’UNICEF, insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite e
partner umanitari, sta valutando attivamente la situazione ed è pronto ad
aumentare il sostegno ai bambini colpiti e alle loro famiglie, secondo
necessità e su richiesta”.
Un mondo che resta indifferente dinanzi alle violenze sui
bambini e sui fragili è destinato a precipitare verso l’abisso della violenza e
dell’irrazionale, prendiamone atto. Gli Stati Uniti stanno utilizzando i
missili THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) il cui costo si aggira per
ogni singolo missile tra i 12 e i 15 milioni
di dollari, una quantità immensa di denaro è sottratta ai servizi per i più
fragili e per la sanità e convogliata verso la guerra. Anche la chiusura dello
stretto di Hormuz sarà pagato dagli ultimi con l’aumento dei costi energetici e
sarà “occasione” per giustificare la chiamata e la produzione di armi. La
guerra è il prodotto unico e voluto del
sistema. Le
guerre causano vittime dirette e indirette, anche negli Stati Uniti in molti
pagheranno con la carne e con il sangue il taglio ai servizi, notoriamente
pessimi, per i “fragili”, mentre i potentati delle armi ancora una volta
potranno aumentare la loro nefasta sfera di influenza economica e politica.
L’Europa resta a guardare muta e complice e ciò non potrà che contribuire a
renderla una presenza superflua nello scenario politico. La poesia La Bambina
di Hiroschima di Nâzım Hikmet ci chiede di vedere con gli occhi dello spirito e
della storia il dolore degli ultimi e di ricordarlo, è l’unico modo per deviare
la storia da un cammino di morte e sangue:
Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce
a vederli.
Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora: anche adesso
ne ho sette
perché i bambini morti non diventano
grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li
ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il
fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi anche il vento ha disperso la
cenere.
Apritemi, vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né
il riso,
non chiedo neanche lo zucchero, io,
a un bambino bruciato come una foglia
secca non serve.
Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco
non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.
Fonte foto: da Google