Le domande senza risposta


Rincari dei generi elettrici e delle materie prime, crisi degli approvvigionamenti, ricadute negative sui costi a carico di imprese e famiglie, aumento dell’inflazione e caduta del potere di acquisto dei salari. Questa realtà è sotto i nostri occhi e la situazione potrebbe diventare drammatica qualora la guerra in corso continuasse per settimane, fermo restando che attribuire alla guerra tutte le cause del mancato funzionamento del modo di produzione capitalistico potrebbe essere fin troppo facile.

A mancare è piuttosto una discussione aperta e franca con la Unione Europea, sull’insieme delle regole che oggi animano la gestione dei conti pubblici e la dinamica salariale della forza lavoro.  Riuscirà l’Unione Europea a superare le attuali difficoltà? E quali saranno i costi sociali da sostenere?

Sul nostro presente e futuro incombono tre rischi: il costo dell’energia, l’inflazione e i tassi di interesse. Dovremmo, a onor del vero,  ragionare sulla mancata crescita dell’economia e sulla crisi sistemica ormai strutturale. Se cresce l’inflazione e si erode il potere di acquisto, se il costo del denaro aumenta, gli interessi da pagare saranno sempre più alti così come gli investimenti richiesti dall’economia. E’ proprio il costo del denaro, e non la spesa per la forza lavoro, a pesare sui conti pubblici, asserire il contrario favorisce solo la miseria contrattuale. Da troppi anni invece si imputa alla forza lavoro scarsa flessibilità, rigidità oraria e contrattuale, una costante rivendicazione di diritti senza mai accettare i doveri, una lettura alquanto semplificata della realtà. E’ fin troppo facile imputare ai salariati responsabilità datoriali o statali, ad esempio a nessuno è mai venuto in mente di indagare sulla efficacia dei bonus e degli incentivi; sarebbe invece indispensabile domandarsi perchè nonostante PNRR, sgravi fiscali e Superbonus i dati occupazionali siano deludenti come anche le statistiche in materia di produttività. Il sistema italiano è legato a quello tedesco per la manifattura, a quello statunitense per il sistema industriale e militare, siamo certi che  alla fine parte del nostro debito e della nostra stessa spesa non finisca con l’agevolare altre economie? I pro e i contro della adesione alla Ue sono stati vagliati attentamente? Quale ruolo svolge l’Italia nelle filiere che contano?

Domande meritevoli di attenzione e risposte specie in temi nei quali si chiedono sacrifici crescenti dopo anni di miseria salariale e precariato.  

 

Uno scudo per fronteggiare il carovita: 28 pagine di storie di «resistenza»  e consigli ai tempi dell'inflazione | Corriere.it

Fonte foto: Corriere Milano (da Google)  

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