Le elezioni regionali volgono al termine. L’unico dato rilevante è il crollo dell’affluenza alle urne. Lo spirito del tempo ci viene incontro con numeri e percentuali che denunciano il crollo del sistema. La mascherata democratica volge al termine, “il vecchio muore, ma il nuovo non sorge”. Il sistema ha il pieno possesso dei media, per cui le forze di opposizione reale e radicale non trovano voce e lo sbarramento all’ 8% nel caso della Puglia rende difficile l’ingresso di forze radicali e di opposizione, ciò malgrado “la speranza è l’ultima dea a morire”.
Nei media i partiti minori nei quali si raccolgono le forze
più radicali e critiche sono una comparsa veloce e formale nel tritacarne della
democrazia che non c’è. Sono pugliese e vivo in una realtà sociale al limite
della disintegrazione. La povertà avanza in una regione venduta come merce per
i suoi paesaggi e per la sua gastronomia, la verità è che la cementificazione,
rigorosamente per ricchi, ha reso impossibile l’abitare e a, ciò, si deve
aggiungere la pratica dei B&B. Senza casa e con il lavoro precarizzato in una regione che ha il più
alto ritmo di consumo di suolo e in cui curarsi è un lusso, vivere è sempre più
difficile. La violenza è figlia di tale realtà. Anche le pensioni dei vecchi
sono povere, man mano che avanza il sistema retributivo, per cui le nuove
generazioni e tutti si ritrovano in una realtà distopica, nella quale è solo il
denaro a fare la differenza. Tutto è stato
venduto a chi poteva comprarlo, per cui non meraviglia il dato dell’astensione
dal voto che denuncia la verità lapalissiana che i signori e padroni dell’economia
e della politica non vogliono rendere oggetto delle loro “riflessioni”. Lo
scollamento tra i palazzi del politica rigorosamente assuefatti all’ordine
liberista è palese.
In assenza di alternative i cittadini precarizzati e soli hanno deciso di astenersi. Si protesta in questo modo in Italia e in Europa. La percentuale pugliese dei votanti supera di poco il 40% e bisognerebbe contare e associare a tale risultato le schede volutamente nulle. Se si valutano i numeri si può risalire alla realtà sociale del nostro tempo in cui una percentuale della popolazione benestante e protetta continua a votare, mentre i precari e coloro che pur avendo un contratto a tempo indeterminato sono poveri si astengono dal gioco elettorale, perché vivono giorno dopo giorno un orizzonte che si restringe sempre più, mentre si assiste sugli schermi alla sempre eguale ripetizione della “politica spettacolo” con i suoi sorrisi e con i programmi interscambiabili. Le percentuali di coloro che si astengono dal voto sono, dunque, una denuncia del malessere sociale che attraversa le classi medie proletarizzate e i precari resi servi da un sistema di sfruttamento sempre più inquietante e doloroso. Alla fine ci saranno i soliti festeggiamenti e gli abbracci con contorno di promesse, mentre le vite di coloro che si considerano sempre meno cittadini e sempre più atomi asserviti alla cattiva divinità del mercato continueranno a scorrere nel vuoto democratico. In tutto questo c’è del positivo, ovvero il popolo cade sempre meno nelle trappole elettorali e ciò potrebbe aprire una nuova stagione politica. A ciascuno di noi spetta il compito di una rinascita politica ed etica prima che la decadenza sia irreversibile. I vincitori delle elezioni dovranno fare i conti con il non voto che boccia la politica e manifesta il desiderio di un’altra realtà sociale.
Fonte foto: PensoLibero.it (da Google)