Sulla
questione di Ceuta si ripetono illazioni di ogni genere. Si ipotizza
che il tentativo di invasione sia stato un avviso al Governo spagnolo
che non ha sostenuto, fortunatamente, Israele nel genocidio
palestinese e poiché Marocco e Israele sono alleati, Tel Aviv ha
colto l’occasione per favorire lo sfondamento a Ceuta con il
consenso marocchino per “punire la Spagna”. Si può comunque
scegliere di interpretare l’evento secondo una diversa prospettiva.
I servizi di intelligence militari spagnoli (Cifas) avevano avvisato
il governo di Madrid dello sfondamento dei clandestini a Ceuta, ma il
Ministero dell’interno spagnolo smentisce l’alert,
mentre altre fonti governative confermano la segnalazione. Come è
possibile che circa 70000 uomini si spostino verso Ceuta nel medesimo
giorno senza che non vi siano stati segnalati movimenti anomali nei
giorni precedenti?
La
responsabile della comunicazione del Dipartimento spagnolo per la
sicurezza (Dsn) su un post del 31 luglio 2026 ha segnalato
l’ingresso-pressione anomala di 49000 migranti. La funzionaria è
stata licenziata e il post è stato rimosso. Il post denunciava la
pressione sui confini, la presenza di corpi in mare, ma specialmente
il report riportava come la sentenza del Tribunale supremo spagnolo
secondo cui, i migranti individuati in mare non possono essere
respinti, abbia favorito “l’invasione di Ceuta”. La Spagna ad
oggi ha circa il 15% di migranti regolari, 7 milioni circa su una
popolazione di 49 milioni di abitanti. Negli ultimi dieci anni anche
325000 italiani si sono trasferiti in Spagna “patria del laicismo
senza frontiere”. Gli afflussi principali provengono dal Marocco,
dalla Colombia e dal Venezuela. La Spagna è decima nella
graduatoria mondiale per numero di migranti e si avvia a scalare
altre posizioni. Gli immigrati in posizione irregolare sono circa
850000. I numeri sono impietosi. La fertilità delle donne spagnole è
bassissima, 1,19 figli per donna, per cui la Spagna è sotto la
soglia di sostituzione. Con questi numeri e con la sentenza del
Tribunale supremo di Spagna i fatti di Ceuta assumono una diversa
valenza. L’alert
sottovalutato e il licenziamento della funzionaria “colpevole di
denunciare la verità” sono il sintomo di una chiara progettualità
dei Governi spagnoli. In Spagna si può ipotizzare, come in Italia,
si sta sperimentando la parziale sostituzione della popolazione. La
cultura classica ci insegna che l’integrazione è possibile con
numeri razionali che consentono di accogliere e integrare, ma sui
grandi numeri prevale solo il senso di minaccia sui residenti
acuito dalla pressione sui servizi sociali. La denatalità in Spagna
è un dato di fatto. Nel 2025 in Spagna
si sono registrate 321.164 nascite e 446.982 decessi. La differenza
tra nati e morti negativo di circa -122.167 unità per il nono anno
consecutivo. Tali numeri ci fanno comprendere e supporre che la
sottovalutazione dei “segnali” sull’ingresso dei migranti a
Ceuta ha ragioni profonde. La Spagna è in piena denatalità. Il
nichilismo e l’edonismo sono il fondamento del capitalismo senza
limiti. Gli spagnoli, non sono più uomini o donne, come tutti gli
europei e gli occidentali, ma consumatori. Essi devono “consumare
affinché il mercato possa trionfare”. Non c’è spazio per la
famiglia e per la progettualità affettiva, per cui in Spagna si
sperimenta, come in Italia, la trasformazione accelerata di un grande
stato cattolico in un mercato, nel quale la libertà è solo
“atomistica delle solitudini”. La Spagna si depopola e i
lavoratori spagnoli sono sostituiti dai più prolifici e disponibili
lavoratori migranti. Questi ultimi rappresentano un immenso esercito
di riserva di lavoratori. I migranti sono un ottimo mezzo per
contenere i diritti dei salariati, come Marx ci ha insegnato. In
Spagna l’oligarchia woke
sperimenta l’affermarsi dell’uomo nuovo europeo. Con il 15% di
migranti e con il collasso demografico si può supporre che in futuro
la Spagna sarà uno stato senza identità. I migranti servono,
pertanto si favoriscono gli ingressi. Il Governo Sanchez ha
regolarizzato un milione di migranti e questo è un incentivo a nuovi
ingressi. Il governo aveva previsto la regolarizzazione di mezzo
milione di migranti, invece le domande hanno superato il milione. Il
sospetto è che il governo sapesse che i richiedenti la
regolarizzazione sarebbero stati un numero maggiore di quanto aveva
annunciato. Si procede a “piccoli passi incalzanti” per le grandi
trasformazioni. L’uomo senza identità è l’obiettivo finale.
Uomini e donne privi di identità sono maggiormente disponibili ad
essere sostituiti in modo massiccio, in quanto il contatto con la
propria terra, lingua e religione gradualmente evapora fino a
diventare folklore da offrire sul mercato del turismo. Senza
radicamento si è disponibili a migrare, in quanto la comunità non è
progetto di vita ma “un’esperienza turistica” senza impegno e
senza passione. Ci si libera di essa come ci si cambia d’abito,
pertanto se il mercato esige migrazioni e spostamenti, si è sempre
disponibili. La Spagna è dunque un esperimento, attraverso di essa
possiamo intravedere l’Europa del futuro. Le classi dirigenti
europee pur di sopravvivere e di conservare i loro privilegi
obbediscono ai detentori del potere reale e consentono il tramonto
delle patrie europee e ciò è terrificante.
L’Europa
sarà solo flatus vocis,
in essa le identità patrie si assottigliano gradualmente e sempre
più velocemente fino a scomparire, per cui il mercato coinciderà
perfettamente con la popolazione. La polemica tra il Governo spagnolo
e il Governo italiano sulla sospensione del trattato di Schengen sono
ottimi mezzi per distrarre gli elettori dai reali problemi e consente
al Governo Sanchez e al Governo Meloni di “concedersi una
momentanea identità politica”. I Governi nazionali di destra o di
sinistra sono gli esecutori degli ordini e degli imperativi delle
multinazionali e delle banche. Ci ripetono in Italia “Lo vuole il
mercato!”, come se il mercato fosse una divinità planata nella
storia e a cui si deve obbedire sempre e comunque. Il progetto di
cancellazione delle culture europee è in una fase molto avanzata. Le
variabili restano tante. I migranti di cultura musulmana non è detto
che si lascino laicizzare. Il numero altissimo di musulmani non
consente l’integrazione reale, questa è possibile solo su numeri
moderatissimi, infatti grazie ai grandi numeri tendono a chiudersi in
spazi sempre più ampi dove vivono le loro tradizioni.
Anche i popoli europei dinanzi all’avanzare del “niente” potrebbero ridisporsi verso la storia e la loro cultura. Aver un’identità è la condizione per il dialogo e per lo sviluppo armonico delle personalità, poiché l’identità culturale del singolo è comunitaria ed è speculare alla natura sociale dell’essere umano. Senza comunità le personalità sono mutile dei processi evolutivi, poiché non ci si confronta con un modello culturale, in cui sono sedimentate la storia e l’esperienza di un popolo. L’identità che sfocia in nazionalismo è patologia del sano senso di appartenenza ad una storia, la quale è sempre relazione fra identità. Il dato inaggirabile contro cui bisogna lottare politicamente è il superamento della cultura woke che con gradualità differenti è il sostrato che rende interscambiabili destra e sinistra. La cultura woke ha in odio le differenze identitarie e lavora per l’omologazione mediante i flussi migratori di massa. Le ragioni strutturali si saldano con cause sovrastrutturali.
Gli
intellettuali esaltano i migranti, in quanto sono essi stessi privi
di identità. L’analisi di Costanzo Preve è ancora validissima. Le
classi dirigenti e gli accademici sono per la migrazione senza
limiti, perché sono “ essi stessi senza identità, sono atei
devoti al nichilismo”, in quanto non hanno contenuti e hanno perso
il senso del bene e del male. Per gli intellettuali di “stato” la
libertà è la fuga dall’identità patria, di genere, etica,
linguistica e anagrafica, per cui sono i migliori servitori del
capitalismo senza frontiere:
“È
questa la ragione per cui hanno scoperto la figura del Migrante come
nuova figura mimetica per nascondere la loro propria miseria. Essendo
del tutto privi d’identità, non deve stupire il fatto che esaltino
come massimo valore positivo la mancanza di identità. Il marxismo è
una semplice utopia totalitaria, da gettare nella pattumiera della
storia. La classe operaia, su cui avevano scommesso tanto, è un
insieme di leghisti volgari. Le nazioni non esistono, ma sono
soltanto delle “comunità immaginarie” artificiali. I sessi non
esistono più, ma ci sono soltanto più gli “omo” e gli “etero”.
Non c’è più nulla di stabile. Difendere la lingua italiana è
sospettato di mussolinismo, per cui nessuno protesta più se invece
di dire Giorno delle Elezioni gli imbecilli dicono Election Day (e
chi parla è un signore che conosce bene l’inglese ed ha insegnato
per un anno inglese nelle scuole secondarie superiori). E allora il
migrante diventa il loro nuovo idolo, perché gli si attribuisce
(erroneamente) una sorta di tendenza spontanea al “meticciato”,
al multiculturalismo. In altre parole, il migrante ha sostituito il
contadino povero (neorealismo cinematografico degli anni quaranta e
cinquanta) e l’operaio-massa fordista incazzato (estremismo
mimetico sessantottino). Costoro, non avendo nessuna identità, e
facendo anzi l’apologia filosofica della non-identità (secondo la
catena concettuale storicismo-relativismo-nichilismo, ben messa in
luce dal filosofo tedesco Joseph Ratzinger), hanno scoperto nel
migrante la nuova figura religiosa con cui possono finalmente sfogare
il loro odio verso il popolo (accusato di populismo). I migranti veri
sono ovviamente un’altra cosa. In particolare quelli musulmani (ma
anche in subordine i romeni ortodossi ed i filippini cattolici)
vengono da identità culturali in cui c’è ancora un fortissimo
senso del lavoro e della solidarietà familiare. Il regno di Pannella
e della Bonino gli è estraneo. Ed è per questo che il ceto di una
certa Kual Cultura si è costruito un’immagine di migrante
meticciato che ovviamente non esiste assolutamente nella realtà1”.
Costanzo
Preve ha colto il dramma spagnolo, ed europeo, in quanto le classi
woke hanno un’immagine
del migrante non rispondente a realtà. Disprezzano i contestatori
dei processi migratori, e dunque i popoli, in quanto vivono in un
bozzolo di privilegi e lontani dalla calca migratoria, per cui non
sono consapevoli del fatto che i migranti che giungono in Europa
hanno una forte identità e si inseriscono in un contesto informe,
pertanto il futuro potrebbe riservarci sorprese e non è detto che
siano buone. I migranti stanno mostrando in Europa un netto rifiuto
al meticciato e le conseguenze si possono immaginare. Il
multiculturalismo è il cavallo di Troia con cui annichilire l’Europa
delle patrie ed eternizzare il dominio americano:
“Personalmente,
aggiungo qui la mia formulazione, che è leggermente diversa: lo
stato nazionale è un prodotto storico degli ultimi secoli, ma non è
affatto una “comunità immaginaria”, quanto una evoluzione
moderna della etnogenesi delle precedenti identità già esistenti;
non è ovviamente, in quanto prodotto storico, un dato intangibile ed
immodificabile, e può e deve essere migliorato con una maggiore
valorizzazione delle identità locali e con un maggiore accoglimento
degli emigrati (senza nessun meticciato, culto del migrante, e
soprattutto senza nessuno stupido “multiculturalismo”, cavallo di
Troia della omologazione americanizzante del mondo); e tuttavia, cosi
com’è, lo stato nazionale è pur sempre meglio non solo del culto
delle cosiddette “piccole patrie”, ma anche e soprattutto di
unificazioni neoliberali come l’attuale Eurolandia asservita agli
USA sul piano geopolitico ed al capitale finanziario transnazionale
sul piano economico e sociale. La formulazione è forse un po’
lunga ma in questo modo il lettore non farà confusione. Chi vuole
oggi la statalizzazione delle piccole patrie, lo svuotamento del
vecchio stato nazionale (considerato “obsoleto”), la diffamazione
del concetto di nazione come “comunità immaginaria”, l’uso
scissionista delle etnie contro le nazioni, eccetera? Non è
difficile rispondere. Ci aiuta a farlo lo studioso francese di
geopolitica François Thual (cfr. Il mondo fatto a pezzi, Edizioni
del Veltro, Parma 2008). Chi vuole oggi che il mondo sia
ulteriormente “fatto a pezzi”, in modo che al posto di duecento
stati se ne abbiano duemila, più piccoli e deboli, e quindi più
controllabili economicamente e militarmente? Ma è evidente!
L’impero USA lo vuole, perché con due stati indipendenti tibetano
ed uiguro potrebbe minacciare la Cina con basi missilistiche nuove
come può fare oggi con la Russia con basi missilistiche in Polonia e
Repubblica Ceca! Ci aveva già provato con la Cecenia, ma per fortuna
la Russia ha reagito in tempo. Ci è riuscita con il Kosovo,
trasformato oggi in ministato razzista albanese ed in centro mafioso
di droga e di tratta della prostituzione. Se la Turchia cominciasse
ad avere una politica indipendente dagli USA, gli USA scoprirebbero
immediatamente che i curdi, fino ad un attimo prima “terroristi”,
hanno assolutamente bisogno di uno stato nazionale indipendente da
cui espellere dieci milioni di turchi2”.
“Il
diavolo fa le pentole ma non fa i coperchi”, pertanto il progetto
woke che ora ci sembra
invincibile potrebbe essere travolto dalle forze che esso stesso ha
scatenato. In questo contesto è fondamentale elaborare alternative
al sistema vigente. Le alternative devono porsi in continuità
materiale con la storia dei popoli e con l’attuale contesto
geopolitico. Soluzioni astratte non possono che favorire derive
fondamentaliste, in quanto incapaci di comunicare con i popoli e di
rispondere ai reali problemi. Uomini e donne di buona volontà
possono contribuire alla ricostruzione del futuro europeo. Se ciò
non sarà sull’Europa potrebbe cadere “le malheur”, la
sventura, in quanto popoli senza identità non hanno le energie
interiori per resistere ai manipolatori che agiscono per il trionfo
del mercato e per la fine della civiltà europea. “Le malhueur”
ricadrà su di noi, se nulla sarà fatto per resistere alle forze
devastatrici che già sono tra di noi. Il nemico, non è il migrante,
egli è preso, come gli europei, in un ginepraio di interessi
geopolitici. Nemici sono coloro che, anziché favorire il dialogo
costruttivo fra le differenze, le neutralizzano per poter dominare su
una umanità disumanizzata.
1
L’integrazione impossibile in una identità europea che non c’è.
Intervista al Prof. Costanzo Prevedi
Luigi Tedeschi – 24/10/2008, Arianna editrice
2 Ibidem
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