Dal rispetto delle regole fondamentali del diritto internazionale alla tenuta delle istituzioni finanziarie globali, fino alla progressiva sostituzione del dollaro e a un sistema di pagamenti autonomo, in grado di resistere a sanzioni unilaterali. Il summit del 6 e 7 luglio ha prefigurato nuovi scenari che l’Occidente fa finta di non vedere.
Rappresentano il 50% della popolazione mondiale e poco meno del 45%
della ricchezza prodotta a livello planetario. Si sono riuniti a Rio de
Janeiro il 6 e il 7 luglio ma sui media italiani, salvo eccezioni (il manifesto
ad esempio vi ha dedicato la prima pagina), quasi non ne compare
traccia. Si tratta del vertice dei Brics che ha riunito tutto ciò che,
semplificando, si può definire “non occidentale”. Il sostanziale
silenzio dei media è quindi davvero incredibile anche perché da quel
vertice sono uscite almeno tre cose di grande rilievo.
La prima, davvero sorprendente, è costituita dal fatto che proprio i
Brics stanno invocando il rispetto del diritto internazionale e del
multilateralismo, arrivando persino a “difendere” le istituzioni di
Bretton Woods, le Nazioni Unite e l’Organizzazione mondiale del
commercio (Wto). In altre parole, le principali realtà produttive del
Pianeta, che non hanno, nella stragrande maggioranza dei casi,
contribuito né alla definizione degli assetti successivi alla Seconda
guerra mondiale, né alla stesura delle regole fondamentali del diritto
internazionale e tantomeno alle istituzioni finanziarie globali,
chiedono, ora, di fronte al disastro dell’Occidente, di rispettare
quelle norme di convivenza collettiva e quelle istituzioni per evitare
il collasso dell’umanità.
Chiedono, certo, di avere un maggior peso all’Onu, nel Fondo
monetario internazionale (Fmi) e nella Banca Mondiale ma non propongono
il loro abbattimento perché sono consapevoli dell’irresponsabilità delle
classi dirigenti occidentali e dei loro possibili comportamenti
sconsiderati di fronte a rotture degli equilibri maturati negli ultimi
80 anni. I Brics invocano quel multilateralismo che era stato concepito
dalla cultura democratica e che ora le logiche di dominio hanno
stravolto. I “nuovi barbari”, secondo le definizioni della presidente
Ursula von der Leyen e del comandante in capo Donald Trump, manifestano
un chiaro sforzo per ristabilire la pace e la tenuta economica
complessiva servendosi ancora delle forme istituzionali conosciute, per
provare a gestire in modo graduale una trasformazione inevitabile nei
fatti.
Il secondo aspetto rilevante è rappresentato dall’idea, maturata dai
Brics, di una progressiva sostituzione del dollaro non con un’unica
moneta alternativa, ma con il ricorso alle “valute locali”: in pratica,
di fronte al declino inesorabile del “biglietto verde”, i Brics pensano
di aumentare, ancora una volta gradatamente, il volume degli scambi
fatti con le monete dei singoli Paesi, a cui restituire sovranità
monetaria, utilizzando il coordinamento di una nuova Banca dello
sviluppo, con sede a Shanghai.
Di nuovo, nessuna forzatura egemonica, sotto l’egida di un unico
grande potere imperiale, ma un rafforzamento dei singoli Stati in una
dialettica generale, dove, naturalmente, condurre un ridimensionamento
“pacifico” del dollaro. In questa logica i Brics paiono aver chiaro che
sono necessarie politiche monetarie statali in grado di gestire anche
processi di adeguamento del valore della moneta all’andamento delle
singole economie e, al contempo, sembrano aver compreso quanto sia
indispensabile individuare forme di coordinamento fra i vari Paesi per
procedere all’emissione di un debito “mutualizzato” in grado di pagare
interessi sostenibili e di trovare compratori il cui fine non sia quello
di soggiogare le economie indebitate.
Non è ancora il momento -e forse non lo sarà ma- di un’unica moneta
egemone del “Sud del mondo”, ma attraverso un coordinamento monetario
potrà diventare possibile una fondamentale gestione dei debiti sovrani
dei Paesi appartenenti al perimetro dei Brics.
Il terzo elemento è invece più rapido nel suo inveramento ed è
costituito da un sistema di pagamenti autonomo che, in primis, impedisca
la proliferazione delle sanzioni. Per i Brics non sono più accettabili
le condizioni del sistema Swift che, negli ultimissimi anni, ha
manifestato un duplice carattere fortemente finanziarizzato, in
relazione al costo e alle modalità dei servizi, e altrettanto
marcatamente politicizzato in quanto strumento di vere e proprio guerre a
tutto tondo.
A Rio, il fu “mondo nuovo” ha dimostrato di avere veramente paura dell’insensatezza dell’Occidente e ha provato a tendergli una mano.
Fonte articolo: https://altreconomia.it/le-tre-grandi-cose-uscite-dal-vertice-dei-brics-di-rio-de-janeiro/
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