Non poteva non destare scandalo l’apertura nel Municipio VI
di Roma, uno dei più popolari e periferici della capitale, di uno sportello per
uomini maltrattati. Il mondo femminista è naturalmente insorto e la cosa non ci
sorprende neanche un pò.
Il dogma (perché di questo si tratta) femminista, infatti, si
fonda sul presupposto che la violenza è solo e soltanto maschile per
definizione, lo è sempre stata e sempre lo sarà. Quelle donne che nella storia hanno
agito e tuttora agiscono in modo violento, fisico o psicologico, lo hanno fatto
e lo fanno perché hanno interiorizzato la cultura maschile, maschilista e
patriarcale. In altre parole è come se
fossero degli uomini, in tutto e per tutto. Se il mondo fosse stato dominato
dalle donne invece che dagli uomini, l’umanità sarebbe vissuta in una
condizione di pace, armonia ed eguaglianza perché la competizione, la violenza
e la guerra sono prerogative solo e soltanto maschili.
Sembra una favola buona per far addormentare i bambini la
sera – il Bene e il Male nettamente separati e distinti – e invece è il cuore
dell’ideologia femminista. Non potrebbe esistere nulla di più deresponsabilizzante
e rassicurante, e proprio questo risvolto è una delle ragioni principali del successo
di questa ideologia diventata egemone e dominante nel mondo occidentale.
Per la serie “Io non c’ero e se c’ero dormivo”, o meglio, ero
oppressa, in catene, e lo sono stata per millenni e millenni, fin da quando
delle orde di barbari (uomini, ovviamente), venuti, guarda caso, da Oriente, per
la precisione dalle steppe siberiane (come vediamo la paura viscerale e l’odio
antirusso hanno radici antichissime..), hanno brutalmente e violentemente interrotto
quella pace, quell’armonia e quell’eguaglianza che regnavano quando le comunità
umane erano dominate, chiedo scusa, guidate dal matriarcato.
Un’altra favola per bambini, viene spontaneamente da dire a
qualsiasi persona provvista di un minimo di senso della complessità della
realtà e della storia, eppure anche questo è uno dei dogmi fondamentali del
femminismo. A mio parere anche offensivo nei confronti delle stesse donne perché
di fatto le considera come delle minus habens, alla stregua di oggetti pressoché
(quasi) inerti che per millenni hanno subìto in ogni dove senza fiatare. Naturalmente, e anche fortunatamente, le cose
non stavano e non stanno affatto così, per come la vedo io, ma lo scopo di
questo articolo non è quello di affrontare in questa sede la complessità della
relazione fra i sessi nella storia, una questione che naturalmente non può
essere separata da tutto il resto, cioè dalla complessità dei rapporti sociali,
economici, culturali, politici, religiosi, ideologici, ambientali, geografici,
climatici, psicologici, sessuali, famigliari, dello sviluppo industriale e
tecnologico e della divisione (anche e soprattutto sessuale) del lavoro e quant’altro che hanno caratterizzato la
storia dell’umanità. Ce ne siamo già occupati e continueremo a farlo ma, per
ora, restiamo al presente.
Se soltanto i media ne parlassero – cosa che si guardano bene
dal fare se non marginalmente e con un occhio benevolo – emergerebbe che anche
le donne (alcune donne) agiscono in modo violento, soprattutto nei confronti di
minori e anziani ma anche nei confronti degli uomini. Tutti conoscono ad
esempio Lucia Annibali, acidificata dall’ex compagno, nominata Cavaliere della
Repubblica dall’allora Presidente Napolitano e successivamente eletta alla
Camera dei Deputati nelle file del PD, ma nessuno sa chi è Rosario Almiento, ucciso
a Brindisi pochi anni fa dalla moglie che gli aveva versato un intero fusto di
acido in testa. La notizia uscì su alcuni piccoli quotidiani locali e soltanto
un mese dopo, in seguito alla sua morte dopo atroci sofferenze, fu pubblicata
sulle cronache locali di un paio di grandi quotidiani per essere ovviamente
dimenticata. Da ricordare che l’acidificatore di Lucia Annibali sta scontando,
giustamente, vent’anni in carcere, mentre la moglie di Rosario Almiento ha trascorso
qualche tempo in una struttura psichiatrica e poco dopo è stata assolta perché giudicata
incapace di intendere e volere al momento dei fatti (e va bè…).
Un altro caso emblematico e naturalmente sconosciuto di
strabismo mediatico è quello del giovane, all’epoca dei fatti, William Pezzulo,
acidificato (ha una invalidità del 100% oltre ad aver perso quasi del tutto la
vista e l’udito) dalla ex compagna che forse ha scontato qualche mese di
carcere e nulla più perché di lì a pochi mesi rimase incinta del nuovo compagno
e il resto (poca roba) li ha scontati agli arresti domiciliari. William non è
stato ovviamente insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica, nonostante
sia stata promossa una raccolta di firme in tal senso da alcune volenterose e
volenterosi, né tanto meno ha ricevuto proposte di candidatura da questo o quel
partito. Semplicemente, è stato dimenticato e abbandonato al suo destino. Potrei
naturalmente continuare con questo lungo elenco di atti criminali commessi da
donne ai danni di uomini e al contempo di strabismi mediatici ma gli esempi
riportati mi sembrano sufficienti.
Due pesi e due misure? Possiamo
rispondere senz’altro di sì.
La violenza sui minori, cioè sui bambini e sulle bambine, e
sugli anziani, è agita nella maggior parte dei casi da donne, non perché ontologicamente
più malvagie degli uomini, ovviamente, ma perché più degli uomini – per via della
collocazione lavorativa e professionale di molte in quanto maestre, operatrici
di asilo, badanti, insegnanti, infermiere) e naturalmente in quanto madri – sono
a contatto con minori e anziani più di quanto non lo sono gli uomini.
Ma questa forma di violenza, se vogliamo la più grave anche dal
punto di vista etico perché agita sui soggetti più deboli, non viene lasciata emergere
mediaticamente. La ragione di ciò è evidente. Se emergesse, il mantra femminista
della violenza maschile a senso unico che sarebbe dovuta a ragioni in parte di
natura ontologica (la superiore forza fisica maschile) e in parte culturale (la
società sarebbe tuttora dominata dal patriarcato che oltre a porre tutti gli
uomini in una condizione di privilegio e di dominio li autorizzerebbe
moralmente e culturalmente ad agire in modo violento nei confronti delle donne,
certi dell’impunità che sarebbe loro garantita dal sistema giudiziario patriarcale…)
si squaglierebbe in un nano secondo. Il femminismo non può, dunque, ammettere,
l’esistenza di una violenza agita dalle donne perché crollerebbe l’intera sua
impalcatura ideologica.
In questa sua “omissione” trova un formidabile alleato nel “sistema”
mediatico, politico, economico e sociale dominante che da tempo ha elevato il
femminismo ad una sorta di Scienza Esatta, di Verità Assoluta e, in quanto
tale, incriticabile e inconfutabile (è di fatto una sorta di religione, sia pur
secolarizzata, con le sue Sacerdotesse e i suoi Guardiani del Tempio). Quello che chiamiamo “sistema”, cioè il
complesso di processi, classi, gruppi sociali, economici e politici dominanti,
ha infatti interesse ad alimentare la più subdola ed astuta fra le guerre
orizzontali, quella delle donne contro gli uomini. La più subdola ed astuta perchè
va a toccare temi sensibilissimi che riguardano la sfera intima e privata delle
persone quali la sessualità, l’affettività, la maternità e la paternità, quest’ultima
ovviamente del tutto sovrapposta al patriarcato, peraltro ormai inesistente
(semmai persiste ancora una sorta di neo matriarcato in versione postmoderna ma
questo è un tema che merita una trattazione specifica che farò in altro
momento) e del tutto inutile se non di ostacolo per l’attuale dominio sociale capitalistico
(anche di questo mi sono occupato nel mio libro “Contromano, critica dell’ideologia
politicamente corretta” e in tanti articoli pubblicati).
Le classi dominanti, come ben sappiamo, sono sempre provviste
di coscienza di classe a differenza di quelle dominate, e l’unica guerra che
temono e che devono sistematicamente fare di tutto per disinnescare è quella di
classe, quella cioè delle classi subordinate contro, appunto, quelle dominanti.
Per questo vengono scientemente alimentate tutte le altre: autoctoni contro immigrati,
giovani contro anziani, lavoratori privati contro quelli pubblici, lavoratori
precari contro pensionati, lavoratori autonomi contro lavoratori dipendenti e,
appunto, la più astuta, efficace e soprattutto psicologicamente paralizzante, donne
contro uomini.
Vergogna e senso di colpa, scientemente instillati e mediaticamente
imposti sono le armi psicologiche di questa guerra. Tutto ciò ingenera un vero
e proprio terrore, soprattutto negli uomini, quello di essere stigmatizzati pubblicamente
come misogini o maschilisti, fascisti, oscurantisti, potenzialmente violenti,
oppure come “sfigati”, falliti e “bolliti”, incapaci di avere una sia pur
minima relazione con una donna. In fondo non è altro che la riproposizione
della parte più sordidamente reazionaria del pensiero nietzschiano, quella dell’etica
del risentimento, applicata alla relazione fra i sessi. La vergogna e la paura
di essere emarginati, considerati come esseri spregevoli, di perdere la
possibilità di avere relazioni affettive e sessuali, sono più forti della
coercizione fisica. Gli uomini possono sopportare di essere bastonati o
incarcerati ma non di perdere la possibilità di relazionarsi con l’altro sesso.
Questo ci dice molto sulla condizione di dipendenza psicologica maschile dal
femminile ma anche questo è un discorso assai complesso che non può essere
affrontato ora. Mi limito per ora a dire che questa dipendenza psicologica e
sessuale ha origini profonde nella stessa condizione ontologica maschile
(ontologia naturale e sociale, sia chiaro, i due aspetti non possono essere
separati perché gli esseri umani sono, per definizione, esseri naturali e
culturali nello stesso tempo), e proprio la maggiore forza fisica – a proposito
di condizione ontologica – porta gli uomini ad essere naturalmente protettivi nei
confronti delle donne anche se questo non li sottrae dalla loro dipendenza
sessuale e quindi psicologica (a meno di non separare corpo e psiche,
sessualità ed emotività) nei confronti delle donne stesse. In ragione di ciò, gli
uomini che agiscono in modo violento, soprattutto dal punto di vista fisico,
nei confronti delle donne sono in realtà una esigua minoranza (anche in questo
caso, spiegherò le cause di questa forma di violenza in un successivo e
specifico articolo) mentre per il femminismo la violenza degli uomini sulle donne
sarebbe tuttora sistematica, in virtù del paradigma ideologico a cui ho fatto
brevemente cenno poc’anzi.
Ma c’è di più. In ragione di quella dipendenza emotiva e
psicologica (che ha radici profonde e riguardano, oltre la sfera sessuale,
anche quella del rapporto con il materno) moltissimi uomini si trovano in una
condizione di subordinazione con le donne in generale e con la propria partner in
particolare che li porta a subire molto spesso anche forme di violenza fisica.
Il motivo è del tutto evidente. Se si è succubi di una persona, anche se si è
fisicamente più forti si tenderà comunque a sopportare e a subire, anche la
violenza fisica, appunto perché dominati psicologicamente ed emotivamente.
Anche quelle donne, poche per la verità, che osano criticare pubblicamente
il femminismo subiscono la loro razione di insulti e di ostracismo, anche se in
forme in parte diverse. Queste donne vengono accusate di essere delle “sottone”,
come si usa dire oggi nello slang giovanile metropolitano, cioè delle
subordinate agli uomini e alla cultura patriarcale, oppure delle “sfigate” che
cercano in questo modo di avere un appeal presso gli uomini. Anche in questo caso
è la vergogna e la paura di essere bollate nel modo sopra citato ad impedire molte
donne dall’assumere una posizione critica nei confronti di una ideologia che
alla fin fine risulta essere sessista anche contro le donne stesse o una gran
parte di esse. Infatti, il principio di “sorellanza” che è uno dei pilastri del
femminismo, è intrinsecamente sessista e inter-classista. Che cos’hanno infatti
in comune la ricca donna borghese con la sua colf o la sua baby sitter, per lo
più immigrate, che sono state costrette ad abbandonare il proprio paese e
soprattutto i propri figli per venire ad accudire quelli della ricca donna
borghese in carriera oppure occupata nelle sue attività ricreative? Nulla,
ovviamente e, in caso di precipitazione dello scontro sociale, la ricca donna
borghese, con buona pace del principio di “sorellanza”, si schiererà con le
altre donne e gli uomini della sua stessa classe sociale in difesa dei suoi
interessi di classe.
In conclusione, scusandomi per la lunghezza di questo
articolo, queste sono le ragioni che impediscono al femminismo di deviare,
anche minimamente, dal suo racconto ideologico. E’ sufficiente togliere un
mattone per far crollare l’intero edificio; né le femministe né il sistema dominante
(di cui il femminismo è parte integrante e organica) se lo possono permettere. Da
qui lo scandalo per il primo sportello per uomini maltrattati: ci sono 385
centri antiviolenza per sole donne (gli uomini non sono ammessi, anche perché si
parte dal presupposto, o meglio dal dogma, che gli uomini non possano subire
violenza dalle donne) gestiti tutti da femministe. Questo sportello è stato
aperto da una giunta locale di centrodestra, ma lo stesso centrodestra è a dir
poco ambiguo su questi temi e si muove come i gamberi, come si suol dire. Del
resto i provvedimenti più concretamente repressivi, securitari e sessisti (in senso
antimaschile, in questo caso) sono stati presi proprio dalla destra (codice
rosso, DDL sul femminicidio) la quale sta vivendo una contraddizione che ancora
non ha sciolto se mai la scioglierà. Da
una parte sa che sta montando una insofferenza in molte persone, soprattutto
nei ceti popolari, nei confronti di questa ideologia (con tutti i suoi cascami
woke, LGBTQ ecc.) che rappresenta per lo più le donne e anche molti uomini di
ceto medio e medio alto borghese e che bombarda H24 mediaticamente e
ossessivamente senza soluzione di continuità da quarant’anni a questa parte.
Dall’altra è anch’essa succube della narrazione femminista e teme, laddove
decidesse di assumere una posizione critica, di essere tacciata come la solita destra
reazionaria, oscurantista e fascista di sempre. Questa è la causa del corto circuito in cui si
trova, per cui a livello locale manda dei messaggi in controtendenza ma a livello
nazionale è allineata e coperta alla narrazione femminista.
Superfluo dire che la “sinistra”, tutta, sia quella liberale
che radicale fino a quella sedicente “antagonista”, è del tutto simbiotica alla
narrazione femminista e in generale a quella cosiddetta “politicamente corretta”.
Questo la allontanerà sempre più dai ceti popolari più di quanto già non sia lontana,
per essere quello che già è, una forza politica che rappresenta settori sociali
medio borghesi “progressisti”, sostanzialmente garantiti e quindi, al di là
delle chiacchiere e dell’estetica, interessati al mantenimento dell’attuale
status quo.
Mi pare di aver individuato con chiarezza chi sono i nemici.
Di amici, purtroppo, nell’attuale fas storica, non ce ne sono. Possiamo e dobbiamo
solo contare, come diceva uno che se ne intendeva, solo sulle nostre forze.
Fonte foto: da Google