Laura Onofri Grisetti,
presidente di “Se non ora quando?” di Torino, in un
articolo pubblicato su Repubblica afferma che la condotta delle tre
femministe indagate per stalking (e di cui sono emersi contenuti di
alcune chat di gruppo) rappresenterebbe l’antitesi del movimento
femminista, e
che il loro linguaggio e i loro comportamenti sarebbero invece espressione
del patriarcato e di tutto l’odio e la violenza che da sempre è propria
del genere maschile e in qualche modo connaturata ad esso, allo stesso dato
biologico della maschilità (qualche riga più in là aggiungerà <<che il
patriarcato è una deriva del fascismo>> e quindi il fascismo, insieme
ad ogni pratica di violenza pubblica e privata, sarebbe una proiezione del
maschile).
Il contenuto delle
dichiarazioni della Onofri Grisetti (che ovviamente è uno dei tantissimi
personaggi che sta giocando allo scaricabarile con le tre femministe in
questione, definite ormai dai giornaloni “false femministe”) che qui
abbiamo sintetizzato, può essere riassunto nei seguenti punti:
- il
tentativo di ricondurre ogni elemento di conflittualità, prevaricazione,
espressione di odio e violenza ad un fantomatico “patriarcato” e al genere
maschile (tentando così di ribaltare la dinamica dei fatti, ovvero la condotta
di tre notissime attiviste femministe);
- connesso
in qualche modo al precedente, un totale ribaltamento della realtà rispetto
alla pratica femminista: il femminismo (a differenza di quanto sostiene Onofri
Grisetti) non è un movimento che si fonda sul dialogo, sul dibattito libero,
civile, razionale; il femminismo è l’esatto contrario; un pensiero fragilissimo
dal punto di vista teorico che, forse proprio perché consapevole di questa sua
fragilità, si fonda sulla criminalizzazione
dell’avversario, su una retorica passivo-aggressiva, sul
fanatismo, sull’odio
contro chiunque nutra idee diverse dalle proprie e sull’odio contro il
genere maschile in generale, sul tentativo, sempre e comunque, di distruggere
ogni voce non gradita (attraverso ogni mezzo, gogna mediatica in primis e
persecuzione giudiziaria ogniqualvolta se ne presenti l’occasione) che ha in
odio la libertà di parola e che non disdegna metodi squadristici, nelle
piattaforme digitali, nelle piazze, dentro le università, nelle librerie.
Questo è il femminismo. Odio e fanatismo
(e del resto, la stessa tesi espressa dalla Onofri Grisetti, ovvero quella di
connettere la violenza al dato biologico dell’elemento maschile, è quantomeno problematica,
poiché attribuire caratteristiche negative sul piano morale, culturale,
comportamentale a un gruppo umano definito in termini biologici – i maschi
– è a tutti gli effetti una tesi razzista).
Gli elementi a sostegno di
queste tesi sono innumerevoli. Qualcuno ha memoria di un dibattito pubblico tra
esponenti del femminismo e suoi critici? Non esiste, non è dato. E sono le femministe e non volerlo e non
accettarlo in alcun modo: pretendono (riuscendoci pienamente) di effettuare
solamente monologhi.
Quante volte da questa e altre pagine abbiamo effettuato inviti
ad un confronto, pubblicato lettere
aperte, in ogni momento espresso sempre la disponibilità al dialogo?
Sempre. Quante volte i nostri inviti sono stati accolti? Mai. Anzi, contro
alcuni attivisti e alcuni siti sono state poste in essere campagne
mediatiche, istituzionali e giudiziarie volte ad eliminarle in ogni modo.
Questa sarebbe la “non violenza” del femminismo e cui fa riferimento Onofri
Grisetti…
Del resto la stessa Valeria
Fonte si è da sempre prodotta in esternazioni
di una violenza inaudita contro il genere maschile, di gran lunga peggiori
di quelle emerse nelle chat pubblicate; e se non c’è stata (allora) alcuna
presa di distanza da parte di personaggi come questa Onofri Grisetti, la
ragione è semplicissima: totale coincidenza di vedute. Le campagne e le
manifestazioni di odio, illiberali
e antidemocratiche delle esponenti del movimento femminista sono talmente tante
che elencarle è inutile: basta sfogliare qualche articolo a caso di questa o
altre pagine e se ne troveranno esempi a bizzeffe, è sufficiente dare una
rapida occhiata alla pagina della senatrice Valente, della Boldrini, della
agenzia D.i.Re, della Ascari, di Nadia Somma, di qualsiasi grande quotidiano. E
se abbiamo fatto alcuni nomi è solo per non apparire troppo vaghi o generici,
ma sappiamo bene che le persone vanno e vengono e che i nomi sarebbero
tantissimi. In tutto questo c’è sicuramente un elemento di parassitismo
associazionista, di opportunismo
legato a interessi economici di clientele politiche, ma non è una attenuante.
Se quanto affermiamo è falso, se siamo in errore, la Onofri Grisetti ha un modo semplicissimo per smentirci: accettare un confronto pubblico con noi.
Fonte foto: da Google)