Orientalismo come metodo, anti-imperialismo come scelta di campo


Quanto all’Iran, mi mantengo su un atteggiamento essenzialmente “orientalista”. Orientalismo non significa considerare l’oriente superiore all’occidente. Significa, invece, considerare un errore leggere l’oriente con le categorie dell’occidente. E non soltanto un errore. Farlo è già un atto di guerra. È il primo atto di guerra, quello che istituisce tutti gli altri. L’Iran tecnicamente non è una dittatura (“accentramento di tutti i poteri nella mani di uno solo o di un ristretto gruppo di persone”), bensì una teocrazia costituzionale, binomio che potrà suonarci strano ma appunto soltanto finché sia osservato da categorie occidentali.

L’architettura costituzionale dell’Iran è complessa e unisce elementi non elettivi (la Guida Suprema, il Consiglio dei Guardiani, il Consiglio per il Discernimento) con elementi elettivi (il presidente della Repubblica e il Parlamento, entrambi eletti a suffragio universale). L’Iran è una repubblica, inscritta in un impianto teocratico (Repubblica islamica), con significativi e vivaci livelli di dialettica interna. Quanto alla questione che si lega ai diritti civili, e nel merito della quale si invoca il contrasto stridente con la Modernità giuridica occidentale e con l’universalismo dei diritti, bisogna notare almeno che:- Proprio la lettura euro-centrica e “progressista” delle proteste in Iran – che erano nate a causa del carovita e delle conseguenze economiche dell’embargo, prima di essere infiltrate da agenti esterni – ha di fatto contribuito a preparare il terreno alle bombe di Stati Uniti e Israele e continua a rappresentarne un elemento strisciante di giustificazione.

La sovrapposizione all’Iran delle categorie emancipative e diritto-civiliste è soltanto uno dei rivestimenti ideologici della guerra e dell’imperialismo. In concreto cripto-trumpiano. Le donne in Iran sono circa il 70% nelle facoltà cosiddette STEM (cioè di area scientifico-tecnologica) osannate dalla retorica delle “pari opportunità” (sono poco più del 40% in Italia) e nelle università iraniane nel complesso le iscrizioni femminili superano nettamente quelle maschili. Ammesso e non concesso che la categoria di “dittatura” sia calzante per l’Iran, sappiamo molto bene che esistono “dittatori cattivi” e “dittatori buoni”. Siccome le etichette sono quanto mai duttili, per l’occidente ci sono stati anche dittatori buoni fino a un certo momento, che sono poi diventati cattivi alla bisogna (Saddam Hussein, Gheddafi ecc.). Detto solo per inciso, l’Arabia Saudita susciterebbe, dalle stesse posizioni, obiezioni ancor più profonde dell’Iran, se non fosse un alleato di ferro dell’occidente. È uno degli esempi del doppiopesismo e dell’ipocrisia nei quali sta sprofondando l’occidente collettivo.

La più radicale obiezione all’universalismo dei diritti occidentale nella sua versione migliore, quella kantiana, non viene da oriente. È invece rappresentata proprio da Stati Uniti e da Israele, dalla coalizione Esptesin – e loro alleati succubi – finte democrazie e veri stati canaglia che pretendono di distribuire ad altri patenti di democrazia o meno. È rappresentata dall’ideologia mercantile dell’occidente collettivo, che ha abbassato l’umano a mezzo, a merce. Infine, quand’anche fosse (e non è), nessuna dittatura è stata scalzata dalle bombe, che invece servono soltanto agli interessi delle élite (e non certo delle classi subalterne) di chi le sgancia. Non rispetta le donne l’Iran, che è “pur sempre” una dittatura – si stracciano le vesti i “progressisti” cripto-trumpiani. Con buona pace delle retorica che ruota attorno alla “questione di genere”, l’occidente tecno-capitalistico semplicemente non rispetta proprio nessuno: né donne, né uomini, né bambini e né bambine, né infanzia e né umanità, perché venera esclusivamente il potere, il denaro e il dominio. I file Epstein hanno mostrato con chiarezza la struttura del potere nell’occidente tecno-capitalistico, basato sul mercantilismo sfrenato e sulla ricattabilità.

Bisogna poi ricordare che il potere non definisce soltanto le élite, perché viene esercitato dalle élite sui subalterni. Per questa ragione, la struttura del potere modella anche l’immaginario dei subalterni, ne plasma comportamenti, mentalità e aspirazioni. I diritti individuali, il politicamente corretto, il femminismo neoliberale sono le coperture ideologiche dell’occidente tecno-capitalistico, utili a deviare le divisioni orizzontalmente, proiettandole all’interno del campo dei subalterni, a presidio dello spazio delle èlite. Non per nulla Israele è da tempo diventata l’avamposto e la vetrina lgbtq+ ecc. Genocidio & libertà.

Così il cosmopolitismo e la filantropia sono le maschere adorabili dell’individualismo sfrenato culminato da ultimo, con la controrivoluzione digitale, nel narcisismo. Dubai – per restare nel campo degli alleati USA – ne è un simbolo, cattedrale dell’effimero, residenza elettiva di imprenditori senza scrupoli, evasori fiscali creativi, latitanti di lusso, prostituite digitali (che la neolingua emancipatrice del capitalismo filantropico preferisce chiamare “influencer” o “modelle”), costruita sul lavoro e sulla vita di eserciti di schiavi.

In virtù di tutto quanto sopra, io starei alla questione di diritto, e alla valutazione delle conseguenze. L’aggressione di Stati Uniti e Israele è delinquenziale; e rappresenta oltretutto un azzardo temerario: assassinare la guida spirituale di forse cento milioni di persone – ribadisco, ci piacesse o meno, non è rilevante – significa solo scoperchiare il vaso di Pandora del già fortissimo, e per altro giustificato risentimento verso Stati Uniti e Israele. In conclusione, occorre difendere l’Iran senza se e senza ma, non diversamente dal Venezuela, su un piano di diritto e di posizionamento anti-imperialista.

Fonte foto: Gaspare Serroni

4 commenti per “Orientalismo come metodo, anti-imperialismo come scelta di campo

  1. renatorap
    7 Marzo 2026 at 12:51

    È ovvio che bombardare un popolo per liberarlo fa più ridere che piangere. USA e Israele seguono interessi economici e di potere e hanno decretato la fine definitiva del diritto internazionale. Manca però, nell’articolo, qualsiasi accenno alle proteste in Iran represse nel sangue. Facciamo anche noi pesi e misure secondo le convenienze?

  2. Pier Paolo Caserta
    7 Marzo 2026 at 22:53

    In realtà, Renato, la questione l’ho toccata, ma dal mio punto di vista anche esaurita, quando ho scritto che le letture in chiave pseudo-progressista ed eurocentrica del complesso quadro sociale, culturale e politico dell’Iran sono servite a preparare il terreno alle bombe di Usa e Israele. Non diversamente, quanto alle proteste che hanno preceduto l’aggressione, erano nate come proteste contro il carovita e la situazione economica (conseguenza delle sanzioni). Sono state deviate nello scopo e sono degenerate in guerriglia urbana dopo essere state infiltrate da agenti del Mossad e della CIA secondo le note tecniche di “rivoluzione colorata”. Il numero dei morti non è chiaro ma i media occidentali sono destituiti di qualsiasi credibilità.

  3. renatorap
    9 Marzo 2026 at 11:29

    In realtà la mia osservazione rimane sostanzialmente inevasa. Sicuramente esistono letture eurocentriche o superficiali della società iraniana ma il problema è che nel tuo articolo non si fa alcun cenno alla repressione delle proteste da parte del regime e, nella tua replica, vengono minimizzate e giustificate.

    Le proteste nascono dal carovita e si legano a rivendicazioni sociali e politiche (molte delle quali condivisibili).
    Ridurle interamente a una reazione economica alle sanzioni rischia di cancellare la pluralità delle rivendicazioni che sono emerse nella società iraniana.

    È più che probabile che attori esterni cerchino di strumentalizzare tensioni interne — accade spesso in geopolitica — ma questo non dimostra né che le proteste siano state create dall’esterno né che la repressione interna diventi irrilevante.

    Io stesso ho riconosciuto l’illegittimità dell’attacco statunitense. Ma proprio per questo credo che una critica credibile all’interventismo occidentale non debba trasformarsi in una rimozione delle responsabilità dei regimi locali. Tenere insieme entrambe le cose è l’unico modo per non cadere in una lettura semplicemente speculare alla propaganda che si critica.

    • Pier Paolo Caserta
      9 Marzo 2026 at 15:42

      Non minimizzo né giustifico proprio nulla, e nessuno. E in nessun luogo. Non sento inevasa una domanda se la considero mal posta.
      Proprio al contrario di quanto scrivi, ritengo intanto che il merito del regime politico iraniano, nel quale io entro solo quel poco che mi sembra utile a chiarire il doppiopesismo occidentale, non abbia a che vedere con la geopolitica e confondere i piani offra invariabilemente il fianco all'”interventismo”, democratico, neocon o trumpiano poco cambia.
      Non conviene prestarsi a partecipare al gioco della distribuzione delle patenti di civiltà quando il più corrotto di tutti è il presunto arbitro.

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