Petizione: Lo schieramento politico-ideologico dell’Ordine degli Psicologi al Pride – Non in Nostro Nome


Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di Sergio Martella psicologo Psicoterapeuta sotto inchiesta dall’ordine degli psicologi della Puglia per aver fatto affermazioni, legittime e in forma privata considerate “complottiste” su argomenti di attualità sociale e sulla differenza sessuale. Il fatto che gli ordini professionali stiano assumendo in modo sempre più invadente il ruolo, non di garanzia e sostegno degli iscritti, ma di una vera e propria vigilanza ideologica su ciò che è corretto e ciò che non è corretto pensare e dire in termini di opinione, è anche confermato dalle prese di posizione pubbliche a favore di correnti ideologiche emergenti, comunque discutibili e al di fuori dell’imparzialità e dei compiti di garanzia e tutela deontologica degli ordini stessi nei confronti dei loro iscritti. E’ il caso questo del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) e di diversi Ordini Regionali degli Psicologi che hanno partecipato e parteciperanno attivamente alle manifestazioni del Pride 2026 suggerendo così il loro appoggio ai diversi Documenti Politici LGBT. L’articolo che segue a cura di Miriam Gandolfi pone i giusti termini di critica per contrastare con una petizione la deriva autoritaria e illegittima nelle organizzazioni poste a governo dei settori professionali.

Cari Colleghi e Cittadini, poiché non vogliamo che le nostre parole vengano strumentalizzate, premettiamo di non avere alcuna posizione preconcetta o moralistica rispetto alle vaste e complesse tematiche dell’identità di genere e che non consideriamo tali processi delle psicopatologie, ma parte di un percorso di costruzione esistenziale del sé, con l’augurio che questo percorso possa fondarsi sulla consapevolezza e sull’autodeterminazione. Naturalmente ci dichiariamo contro ogni forma di stigma sociale e di discriminazione, a favore della parità di genere, della solidarietà e del rispetto di ogni scelta divergente da un pensiero massificante. 
Ciò premesso, riteniamo indispensabile prendere una posizione critica sul comportamento del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Italiani (CNOP) e degli Ordini Regionali degli Psicologi in merito al Pride (l’insieme delle manifestazioni promosse dalla comunità LGBTQIA+ per rivendicare i propri diritti), una manifestazione basata sulle istanze espresse in un proprio Documento Politico.
Invitiamo quindi a leggere e a sottoscrivere, se d’accordo, il testo completo di questa
PETIZIONE – Non in nostro nome che entra nello specifico del tema e che qui di seguito viene sinteticamente riassunta.

Con lo slogan “Così come sei ”, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Italiani (CNOP) ha partecipato al Roma Pride, una manifestazione fondata su un preciso Documento Politico che presenta una visione ideologica e strumentalizzata dei diritti e dei concetti di autonomia e libertà, invocando:
le terapie “affermative” di genere (che includono l’uso dei farmaci bloccanti della pubertà e gli interventi medici di transizione sui minori) afferenti agli standard di associazioni private senza garanzie di scientificità (gli Standard SOC-8 della WPATH);
l’abolizione del consenso informato preventivo dei genitori per qualunque attività curricolare o extracurricolare su sessualità, affettività e relazioni (nelle scuole secondarie di primo e secondo grado);
l’aborto libero (non meglio specificato);
la Gestazione Per Altri (maternità surrogata) e altre istanze, con prese di posizione discutibili sullo scenario politico nazionale e internazionale.

Attraverso la sua partecipazione attiva al Pride, l’Ordine degli Psicologi suggerisce il proprio sostegno a tutto ciò, incurante di mantenere la dovuta neutralità istituzionale e l’imparzialità prescritta dal Codice Deontologico (art. 3 e art. 4), senza confrontarsi con i colleghi iscritti e ignorando le più recenti e nette prese di posizione dei paesi europei che per primi hanno sdoganato l’approccio “affermativo” e i farmaci bloccanti della pubertà sui bambini con presunta disforia di genere (definizione che trasforma il processo di evoluzione del sé in una psicopatologia) e che ora, contati i danni e le evidenze scientifiche a sfavore, corrono a fare marcia indietro

Oltre al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), diversi Ordini Regionali degli Psicologi hanno partecipato e parteciperanno attivamente alle manifestazioni del Pride 2026, suggerendo così il loro appoggio ai diversi Documenti Politici dei Pride (i quali condividono un nucleo comune di richieste).

Ciò che nel Documento Politico del Roma Pride viene spacciato come realtà autoevidente e autodeterminante – tra un neologismo e l’altro – non lo è altrettanto nel dibattito accademico.
La forte connotazione ideologica dell’approccio “affermativo” è confermata dalle drammatiche evidenze scientifiche (Cass Review, Umbrella Review) che hanno messo in luce gli “inaccettabili rischi di sicurezza” dei farmaci bloccanti della pubertà, oltre che dal mancato riguardo per le fasi dello sviluppo psicofisico del bambino e per la sua salute mentale e fisica. L’approccio “affermativo” sembra inoltre decretare la morte della psicologia poiché non considera l’esplorazione approfondita delle possibili origini psicologiche della presunta disforia di genere, immettendo velocemente il minore nel binario della medicalizzazione.

Mentre in Europa sempre più si raccomanda cautela e si applica il modello watchful waiting, che predilige la terapia psicologica ed esplorativa per la disforia di genere nei minori, in Italia l’Ordine degli Psicologi partecipa attivamente al Pride, che propaganda la rapida transizione medica per i bambini, prevista nei percorsi “affermativi”. Oltretutto, più Ordini Regionali degli Psicologi propagandano esplicitamente le terapie “affermative” attraverso seminari, e-book e congressi.
Ci chiediamo: dove sta qui il rispetto per il principio di precauzione e il principio di responsabilità dello psicologo (art. 3 del Codice Deontologico), la sua neutralità, la correttezza scientifica (art. 5 e 40), l’attendibilità e la validità delle conclusioni raggiunte (art. 7 )?
In un contesto terapeutico che prende in carico l’individuo in fase di sviluppo, ogni posizione che esula da un approccio esplorativo ci risulta ideologica, riduttiva e deontologicamente non compatibile con il ruolo sociale e terapeutico dello psicologo. Come può un minorenne avere le idee chiare sul cambio dell’identità di genere, da maschio a femmina o viceversa, quando la sua stessa identità si deve ancora formare? Quando il suo sviluppo psico-sessuale e cognitivo deve ancora completarsi ed essere sperimentato?
La natura ha dei tempi che dovrebbero essere rispettati, custoditi e protetti. E il corpo non è un oggetto di consumo. La facilitazione sociale alla scelta drastica e irreversibile di modificare radicalmente e a piacimento il proprio corpo segna una pericolosa ri-significazione della valenza del corpo e dell’identità.
La nostra società sta velocemente e pericolosamente regredendo rispetto alla salvaguardia e al riconoscimento della dignità, dell’etica e dell’identità umana, arrivando al punto di giustificare e cavalcare la manipolazione della pubertà ed esporre l’infanzia e l’età dello sviluppo alla mercé di interessi altri. Ne è una prova anche l’incremento esponenziale di diagnosi neuropsichiatriche e prescrizioni di psicofarmaci sui bambini, ma anche l’iper-sessualizzazione e adultizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, mentre di pari passo si assiste alla delegittimazione del ruolo e della tutela genitoriale

Lo schieramento dell’Ordine degli Psicologi in favore del Pride (e di ciò che rappresenta con il suo documento politico) risulta, a nostro parere, poco rispettoso anche nei confronti delle persone eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali o non binarie le cui scelte non intendono essere confuse con quelle di chi propone un uso deliberato, spettacolarizzato e volgarizzato della sessualità, come viene presentata al Pride. L’eccesso non è l’unica realtà. Tale comportamento dell’Ordine orienta i cittadini e l’opinione pubblica, rafforzando una visione parziale e ideologica in merito al tema complesso dell’identità di genere. Inoltre, in contrasto con gli articoli art. 2 e 38 del C.D., suddetto comportamento condiziona l’immagine della professione e ne mina il decoro e la dignità.
È sconfortante osservare il progressivo decadimento di un’istituzione, che sembra assumere sempre più il ruolo di sponsor prono alle tendenze globaliste, anziché garantire l’imparzialità, il senso critico e la divulgazione di una seria cultura scientifica, come le compete. 

Come psicologi e cittadini, esprimiamo la nostra ferma disapprovazione per il comportamento del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) e degli Ordini Regionali degli Psicologi che aderiscono alle manifestazioni dei Pride, fondate sui relativi documenti politici. Pertanto, chiediamo a questi Ordini:

  • di chiarire il motivo per cui hanno fatto la scelta autocratica e politicizzata di partecipare e sostenere i Pride, senza alcun confronto democratico con la comunità professionale. Con quale diritto aderiscono alla manifestazione del Pride in nome di tutti gli psicologi, anziché a titolo personale? Che cosa intende affermare questo modo deliberato di prendere decisioni di rappresentanza su temi così importanti? C’è uno schieramento non dichiarato, ma di fatto vincolante che orienta politicamente le scelte e le attività dell’Ordine e che sta alla base di questa scelta?
  • di confrontarsi con i colleghi psicologi prima di intraprendere la scelta deliberata e politicizzata di partecipare ai Pride (fondati su precisi documenti politici) a nome di tutta la comunità professionale, andando a orientare inevitabilmente la popolazione, oltre che a minare il decoro, la dignità e la credibilità della professione;
  • di sapere quali membri dei singoli Ordini Regionali e Nazionale aderiscono esplicitamente ai temi propagandati all’interno dei documenti politici dei Pride e come intendono affrontare questi temi con la comunità professionale, anche in vista degli imminenti lavori per la revisione del Codice Deontologico;
  • di prendere pubblicamente una posizione critica per quanto riguarda le terapie “affermative” sui minori e l’uso dei farmaci bloccanti della pubertà, nel riconoscimento delle fasi di sviluppo, salvaguardando la necessità di valutazioni psicologiche approfondite e di un approccio esplorativo per la tutela dei minori con disforia di genere, rispettando il principio di responsabilità e di precauzione e nel rispetto delle basi fondanti della psicologia;
  • di ritirare l’appoggio agli Standards of Care (SOC-8) dell’associazione privata WPATH (che promuovono le terapie “affermative” sui minori),fortemente criticati dalla Cass Review e da tempo oggetto di discussione dopo lo scandalo dei cosiddetti WPATH Files;
  • di ristabilire la loro funzione di enti che si attengono ai criteri di scientificità e professionalità, anziché scivolare in condotte ideologicamente orientate, politicizzate e potenzialmente lesive della salute dei bambini e della collettività;
  • di ristabilire la neutralità istituzionale che compete loro e di attenersi ai precetti stabiliti dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

Leggi la petizione (pdf)

Invitiamo tutti i Colleghi e tutti i Cittadini a firmare questa petizione, per richiamare l’Ordine degli Psicologi alla sua funzione sociale di tutela della popolazione, ai suoi doveri istituzionali e per fermare una deriva che sempre più facilmente spinge le persone, in particolare i minori, nel binario della medicalizzazione e che vede la psicologia sempre più ancella di una medicina sottomessa a interessi socio-economici.

La petizione verrà inviata al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), agli Ordini Regionali degli Psicologi e, per conoscenza, alla Società Italiana di Pediatria, all’Associazione Culturale Pediatri, al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e al Ministro della Salute. 

Potete firmare qui la petizione:
PETIZIONE – Non in nostro nome

6 commenti per “Petizione: Lo schieramento politico-ideologico dell’Ordine degli Psicologi al Pride – Non in Nostro Nome

  1. Giulio larosa
    10 Agosto 2026 at 7:05

    La psicologia è sempre stata robaccia. Questo episodio lo conferma

    • Giulio Bonali
      10 Agosto 2026 at 11:44

      Diagnosi lapidaria perfetta!
      L’ ho sempre pensato e ne sono sempre più convinto anch’ io.

  2. Giulio Bonali
    10 Agosto 2026 at 11:57

    Cliccando su “PETIZIONE Non in nostro nome”
    Si apre il documento ma non c’ é modo di firmarlo.
    Vorrei firmarlo come cittadino e come medico (in pensione).
    Come posso fare?

    • admin
      10 Agosto 2026 at 14:27

      Abbiamo corretto il link, adesso dovrebbe funzionare

      • Giulio Bonali
        11 Agosto 2026 at 14:47

        Grazie!
        Fatto.

  3. Ciapapüras
    10 Agosto 2026 at 19:36

    Firmata la petizione, con molto piacere…

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