Sono sempre più numerose le
persone che, anche a titolo individuale (oltre al fiorire di associazioni,
movimenti, siti, blog, giornali online ecc.), stanno cominciando o hanno già da
tempo cominciato a pronunciarsi pubblicamente in modo critico nei confronti
della narrazione femminista dominante ormai da decenni e, anche se può sembrare
paradossale, la maggior parte di queste sono proprio donne.
Queste ultime sono presenti sui
social dove hanno un folto pubblico, sia maschile che femminile, hanno
formazioni, professioni, culture, idee politiche diverse fra loro e anche, in
parte, un approccio analitico differente perché le loro posizioni differiscono
come è normale e anche giusto che sia. Ma ciò che le accomuna è, appunto, la
critica nei confronti di una ideologia che criminalizza a senso unico il genere
maschile e che loro stesse definiscono come sessista.
Si tratta di un fenomeno
relativamente recente e, soprattutto, in costante crescita. Certamente, non
sono mancate e non mancano fra loro anche frizioni e attriti, ma anche questo è
del tutto normale e non si vede la ragione per cui questo debba destare
scandalo dal momento che tutto ciò succede anche “nelle migliori famiglie”,
come si suol dire. Si chiama dialettica e questa, a volte, può sconfinare anche
in una certa conflittualità. Chi ha militato o milita in un partito o in un
movimento – anche culturale, non necessariamente politico – lo sa perfettamente.
Queste donne hanno capito che questo
femminismo proposto e imposto in forme ossessive e asfissianti e che in tutte
le sue diverse declinazioni ideologiche (tutte però accomunate dal postulato in
base al quale l’attuale società sarebbe tuttora a dominio patriarcale) ha
occupato l’intero sistema mediatico e politico, ha fatto e sta facendo dei
danni non solo agli uomini ma anche alle donne, ai loro figli e alle loro figlie,
e più in generale alla relazione fra le donne e gli uomini.
Non possiamo che salutare molto
positivamente questo fenomeno e naturalmente lo incoraggiamo e ci poniamo con
esso in una relazione dialettica e di grande apertura. Proprio e anche queste
donne possono essere fondamentali per rompere il tabù, quello che impedisce che
su questi temi possa finalmente aprirsi un confronto magari anche serrato ma
libero. Il femminismo, e proprio queste donne lo confermano, non è la Verità
Assoluta né tanto meno una Scienza Esatta, ma una ideologia e, in quanto tale,
può e deve essere suscettibile di critica e/o confutazione. Come qualsiasi
altra ideologia o filosofia.