Le elezioni in Romania,
dopo il “colpo di stato”, per impedire la vittoria di Călin Georgescu hanno
visto il trionfo al primo turno di
George Simion con il 40% dei voti. La vittoria di George Simion sembra sanare
parzialmente la “defenestrazione di Bucarest”. Călin Georgescu e George Simon
si sono presentati insieme alle urne in modo da dimostrare la continuità
politica tra l’ex candidato e il nuovo. Si tratta di un messaggio rassicurante
per gli elettori rumeni dell’AUR. In realtà tra i due leader non vi è
continuità, o se c’è, essa persiste all’interno di faglie fondamentali. Călin Georgescu era per l’uscita della
Romania dalla NATO e dall’Europa; George Simon ha rassicurato l’Occidente e le
oligarchie europee che non porrà in
discussione la NATO, mentre con l’Europa si porrà in modo dialettico senza
ipotizzare l’uscita da essa. Non ritiene che la Romania debba procedere al
riarmo perché è nella NATO.
L’Unione europea è
vassalla della NATO e le due istituzioni non sono scindibili, pertanto appellarsi
alla NATO per la difesa non può che implicare l’integrazione della Romania
nell’Unione europea.
Tale differenza
rispetto al candidato precedente è fondamentale. George Simion è accostabile a
Giorgia Meloni, in modo esplicito ne segue la “linea politica” e “ammira” Trump.
Giorgia Meloni e George Simon non pongono in discussione il sistema, anzi ne
accettano i capisaldi militari e geopolitici. Dunque, per quanto i media
continuino a denunciare l’avanzata dell’estrema destra in Romania, in realtà
non solo non è tale, ma è una destra limitrofa alla sinistra liberale, poiché
entrambe accettano capitalismo, NATO e Unione europea. Destra e “sinistra” sono oggi, al netto di
sfumature e di stili comunicativi differenti, molto simili. Ipotizzare un nuovo
ribaltamento per il ballottaggio del 18 maggio come fu con Călin
Georgescu è in realtà una ipotesi assai improbabile.
Il sistema ha vinto, quindi, ha aggirato il pericolo Călin Georgescu, il quale era tutto da verificare, ed ha manipolato per “spingere ad un ripensamento sul candidato e sul programma”; il risultato è stato ottenuto. Ancora una volta ha perso il popolo, e in questo caso il popolo rumeno, che non vuole diventare fronte di guerra nella nuova Guerra fredda del morente capitalismo. Ha perso anche la democrazia, in quanto è palese che l’Unione europea non la garantisce, ma sostiene gli interessi di multinazionali e plutocrazie. I popoli possono votare solo se il loro voto legittima la continuità di un sistema nel quale le loro voci e i loro bisogni non sono ascoltati. Ancora una volta il silenzio delle sinistre e la loro sconfitta culturale consente alle destre di avanzare e di presentarsi come “opposizione”. La civiltà democratica, se seguissimo l’opera di Oswald Spengler Il tramonto dell’Occidente, è nella fase della “civilizzazione”, ovvero è “civiltà” ormai svuotata di ogni vitalità creante e creativa. La forma astratta (civilizzazione) ha cannibalizzato la sostanza assiologica (civiltà) della democrazia. Siamo dinanzi ad un nuovo evento interno alla decadenza dell’Occidente. Smarcandoci da Spengler, il futuro non è determinato da nessun ciclo predeterminato che termina sempre con la fine della civiltà. Sta a noi contenere la caduta e riprendere il sentiero perduto della democrazia, e per tale arduo obiettivo è necessario emanciparsi dalla propaganda dei media, il cui scopo è neutralizzare la pubblica ragione dei cittadini ormai sempre più sudditi e dei popoli sempre più plebi.
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