Il film Sacré-Cœur nella libera e
tollerante Francia è oggetto di censure e di limitazioni. I registi, Steven e
Sabrina Gunnell, hanno affermato di aver deciso di produrre il film dopo aver
visitato il santuario in Borgogna dove avvennero le Apparizioni. Nella Francia
che ha consentito alle Olimpiadi-spettacolo di Parigi nella cerimonia iniziale il dileggio del sacro
mediante parodia dell’Ultima Cena il film Sacré-Cœur non può essere
pubblicizzato, in quanto offende la sensibilità religiosa dei non cattolici e
offende il “sacro laicismo francese”.
Il film era stato censurato dal
sindaco di Marsiglia. ll tribunale di
Marsiglia ha in seguito contestato la decisione del sindaco Benoît Payan e ha ripristinato la visione del film nella sala municipale. Permane il divieto
in Francia di pubblicizzarlo sui mezzi
pubblici. La visione del film è ora consentita nelle sale, ma naturalmente a
seguito delle “laicissime limitazioni” è il passaparola a determinare il
successo silenzioso del film, che nel frattempo è anche in Italia, ma di esso
non si parla e non si discute.
Il caso
è meritevole di non poche osservazioni. Il laicismo è ormai una religione
gelosa che ha innalzato sugli altari il culto feticistico dell’individualismo e
dell’illimitato. Il docudramma pone al centro “il cuore di Gesù quale
fondamento comune dell’umanità tutta”, da cui si irradia la verità, alla quale si
attinge con un percorso di fede.
Il film
tratta delle Apparizioni in Borgogna del
Sacro Cuore di Gesù alla religiosa Marguerite-Marie Alacoque tra il 1673 e il 1690; la religiosa fu canonizzata nel 1920. Il laicismo è religione
intollerante, proclama tolleranza e inclusione, ma solo se si ragiona, si pensa
e si agisce secondo le grammatiche liberiste. La lotta senza quartiere contro
la verità filosofica, religiosa e di fede sono i fondamenti intolleranti del
nichilismo crematistico. L’economicismo è libertà che si ribalta in “volontà di
onnipotenza” che non vuole limiti e non desidera specchi in cui guardarsi per
scoprirsi nella sua illiberale e mortifera verità. La libertà per definizione è
relazione simmetrica, è reciprocità nella quale i dialoganti possono misurare la
fondatezza delle loro ragioni. In questo caso assistiamo solo al trionfo
menzognero del “liberismo illiberale” che certo non si è posto il problema
dell’offesa arrecata, inutilmente, a milioni di cattolici nel 2024 con la
parodia dell’Ultima Cena.
In una
società laica, si presuppone l’esistenza di adulti capaci di non farsi
condizionare dai messaggi mediatici e politici, pertanto le informazioni e le
arti devono essere libere di circolare, in modo che la dialettica che ne
consegue contribuisca alla crescita spirituale, cognitiva ed etica dei
cittadini. La censura oligarchica svela il carattere totalitario del liberismo
in cui affondiamo e che perisce per il suo procedere adialettico.
Il
laicismo è sempre più simile a una oscura caverna nella quale tutto dev’essere
eguale e ogni presenza altra che possa sollevare dubbi è vissuta come una
minaccia alla supremazia laicista e fondamentalista. Coloro che censurano
temono “il fondamentalismo di un film” e non colgono la contraddizione che come
una tagliola condurrà alla fine di quanto resto della democrazia. I distruttori
temono la storia e l’identità culturale della Francia, la quale è inscindibile
dalla storia (anche) del cristianesimo. Solo il mercato deve dominare. Il laicismo è l’assassino della cultura laica,
in quanto teme le visioni altre del mondo. Ora è un film, domani sarà “un
partito non gradito” o un “libro pericoloso”, si interverrà per “proteggere” i
cittadini ormai valutati come “bambini” che necessitano di protezione e a cui
bisogna offrire solo determinati contenuti decisi dalle oligarchie che, in
questi giorni con il caso Epstein, mostrano
la profondità dell’abisso in cui rovinano.
Anche il Italia il film è oggetto di censure. Ci sono molti modi di censurare e uno dei più scaltri è il “silenzio”. Il muro di gomma va infranto, solo in questo modo il laicismo sarà svelato per quello che è: “totalitarismo religioso” dedito solo al culto della mercificazione di cose, persone e corpi senza limite alcuno e pertanto attacca chiunque osi porlo in discussione. Laicità e laicismo sono tra loro realtà e prospettive inconciliabili. Da tale distinzione bisogna ripartire per difendere la libertà di tutti. Il laicismo è speculare al fanatismo religioso che abbiamo incontrato nella nostra storia e sopravvive in alcune aree geografiche del nostro pianeta. Il fanatismo dell’illimitato respinge il dialogo e muove crociate e censure con la sua inquisizione censoria. Il nostro tempo illiberale ha “timore di Dio”, in quanto ammettte solo il dio-denaro con le sue chiese del dolore, le banche, e con le colpe senza espiazione, il debito pubblico dei popoli assoggettati. A tale malvagia trinità bisogna opporre la libertà dialettica che non si inquieta della “diversità”, ma la ricerca con gioia.
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