Nelle città, mentre si passeggia, tra sciami di turisti e spazi
pubblici privatizzati da tavolini da bar e ristoranti e quindi nel paesaggio
urbano reso invivibile dalla calca e dalle “private mangiatoie” si può notare
che nei residui spazi “ancora liberi” dai tentacoli del capitale si ergono dei totem
mediatici nei quali in modo indefesso e a ciclo continuo “i viandanti del
capitale” possono assistere a brevi spot finanziati dall’Europa. L’Europa unita
è generosa nell’inondare le città di spot inneggianti all’orgoglio europeo,
poiché solo in Europa regnano le libertà, per cui i cittadini che negli ultimi
decenni hanno vissuto il contrarsi dei più elementari diritti sociali e
l’impoverimento materiale e spirituale, devono essere informati del fatto che
vivono nel “migliore dei mondi possibili e pensabili”. L’Europa è uno spot, è
uno slogan a cui credere sulla parola, mentre i fatti la smentiscono. Dunque i
popoli possono solo ringraziare di essere nati nella parte giusta del mondo,
pertanto la si smetta con le critiche e con i complottismi, l’Europa è unica e
irripetibile. Lo spot va in onda in modo continuo poiché ben si sa che “le
menzogne” hanno una loro interna logica, se ripetute in modo instancabile
finiscono col convincere i sudditi “che la menzogna è verità”. In entrambi gli
spot protagonista è una giovane donna. La parità di genere non è rispettata.
Se ci fossero stati in entrambi gli spot come protagonisti gli
uomini si sarebbe urlato al patriarcato, ma nella libera Europa gli uomini
devono solo tacere e accettare il nuovo suprematismo di genere. Nel primo spot
una giovane donna dal passo sicuro procede in avanti, sembra marciare, è a capo
di un gruppo umano di uomini e donne che fa da sfondo. Il capo che marcia
pubblicizza l’Europa. L’Europa dei capi e dei leader è tra di noi. Le parole
dello slogan campeggiano sulla giovane donna:
“Espressione libera. Proteggiamo ciò che conta”
Nel secondo spot la protagonista solitaria è una donna vestita
da manager, mascolina nel vestiario, è una giornalista che difende la libertà
di parola, non a caso lo slogan si impone sull’immagine spigolosa del
vestiario:
“Stampa libera. Proteggiamo ciò che conta”
Il caso Romania dimostra in modo lapalissiano che si è liberi di
avere l’opinione delle oligarchie. Se un popolo osa divergere dal politicamente
corretto è punito con l’abolizione delle elezioni e con la vittoria del leader e
del partito gradito alle plutocrazie. Nel regno delle libertà deve trionfare
una sola opinione, il resto è mancia.
Che dire… il progetto politico europeo ridotto a spot mostra la
verità dell’Europa: merce da vendere per lauti guadagni di pochissimi e rovina
per molti. La politica con la “p” maiuscola non è un prodotto e non può essere
ridotta a spot. La politica è confronto plurale, argomentazione,
incontro-scontro fra prospettive, quando parla a voce unica e, specialmente,
riproduce la “realtà” che essa stessa ha fondato è solo un oscillare tra
tautologia ideologica e mercificazione. Riguardo la stampa libera è sufficiente
ricordare la posizione dell’Italia nella classifica relativa “56”, i commenti
sono inutili. Nella libera Europa la libertà si misura solo ed esclusivamente
sulla deregolamentazione dei mercati nei quali i lavoratori soccombono tra
pressioni e minacce. Le statistiche riportano un aumento in Italia dei
certificati medici del 2,5% nel 2025 a cui il governo italiano risponde con un
inasprimento dei controlli sui lavoratori e sui medici che li rilasciano. A
nessuno viene in mente, e non sarebbe difficile, che forse l’aumento dei
certificati medici è dovuto all’innaturale allungamento della vita lavorativa,
per cui si invecchia sul lavoro e ci si ammala sul lavoro. Sul lavoro tra
stipendi bassi e sorveglianza si vive male e ci si ammala nel corpo e nella
mente. L’Europa delle libertà tace, perché difende solo la libertà delle
oligarchie e dei mercati. In Italia nel 2025 sono morti sul lavoro 1093
lavoratori (in gran parte uomini). L’Europa delle libertà non è credibile per
chiunque viva la vita reale. La libertà con gli spot nel chiasso delle città
ricorda il più distopico totalitarismo dell’immagine il quale deve imprimersi
nello sguardo del suddito con l’immagine e con il linguaggio ridotto a slogan
indiscutibile per poi diventare consenso inconsapevole. La libertà politica è
parola e comunicazione, ovvero è mettere in comune le opinioni, per fondare il
nuovo. Gli spot a voce unica sono la manifestazione più evidente “della
illiberale Europa” nella quale è il denaro a stabilire il livello di libertà
dei singoli. Trattasi di libertà del comprare e del consumare e non certo della
libertà politica e spirituale la quale oggi è sconosciuta ad un intero
continente unito solo dal mercato e nel quale gli esseri umani sono solo
“consumatori senza prospettiva”, mentre l’economia di guerra e della produzione
di armi si delinea come la prospettiva europea, e dove le armi sono
protagoniste la libertà declina e soccombe. Nel 2024 si sono spesi in Europa
343 miliardi di euro per le armi, con un aumento
del 19% rispetto al 2023. L’Europa che si arma non può essere soggetto politico
capace di mediare nelle crisi internazionali, ma è essa stessa fonte di
guerra. La libertà armata sembra essere
il “futuro europeo” e forse questo giustifica “il fare autoritario e
impositivo” delle protagoniste. Non resta che “lavorare” per tempi migliori e
semplicemente “più umani e più veri”.
La democrazia è parola che trascende i suprematismi di ogni genere e questo sembra ormai dimenticato nell’Europa dei soli mercati. L’Europa “monogenere” non può che essere distante sideralmente dai processi democratici. La democrazia è dialettica della complementarità nella quale le differenze si incontrano e scontrano senza gerarchie, capi e capetti; si assiste, invece, al completarsi di un ordine gerarchico simile a quello dei bar e dei ristoranti con i loro tavolini in cui chi siede comanda e chi sta in piedi obbedisce. Alzarsi in piedi significa congedarsi da tali logiche che infestano le nostre menti in un delirio epico di protagonismo che impedisce al nuovo di nascere, mentre il vecchio declina tra eccessi e menzogne degli ultimi tempi.
Fonte foto: European Commission (da Google)