Pubblichiamo l’intervista (tradotta in italiano) rilasciata dal Prof. Angelo d’Orsi alla prestigiosa rivista russa “Russkij Mir” https://russkiymir.ru/languages/italy/magazine.htm ) e lo ringraziamo per averci dato la possibilità di pubblicarla sul nostro giornale.
1 A novembre Lei ha tenuto una conferenza dal titolo “Russofilia e russofobia: la verità”. Come Le è venuta l’idea di tenere una conferenza del genere?
Ero appena tornato dal mio primo
viaggio in Russia, a settembre 2025, dove mi ero fermato alcuni giorni a Mosca
per i festeggiamenti dei 20 anni di Russia Today, ai quali ho avuto l’onore di
essere invitato, avendo conosciuto il formidabile staff, casualmente, a Gorizia
nel maggio precedente. E che poi avevo incontrato di nuovo a Minsk in occasione
del Festival di RT “Il Tempo dei Nostri Eroi”.
Sia a Gorizia, sia a Minsk, ero
stato invitato a parlare, e avevo nel mio breve intervento, già affrontato il
tema della russofobia al quale avevo dedicato già articoli giornalistici negli
anni precedenti, denunciando quella che mi sembrava una incredibile e
intollerabile manifestazione di psicopatologia collettiva.
Tornato in Italia, a Torino (dove
risiedo) dal mio viaggio in Russia, un’associazione antifascista mi chiese di
fare una conferenza che raccontasse la mia esperienza, che avevo in realtà già
esposto in un articolo. E perciò decisi di dare un taglio più storico
proponendo appunto il tema sulla russofobia, temperato, però, per evitare
(sbagliando!) che vi fossero accuse di “propaganda”. Che invece sono arrivate,
a tal punto che la mia conferenza venne annullata senza neppure che io ne fossi
informato. Sicché decisi con la collaborazione di un Circolo culturale legato a
due grandi associazioni (ARCI e ANPI) di tenere lo stesso la conferenza, nella
sede di questo circolo.
2 Parlando di russofobia, su
quali esempi concreti si è basato?
In verità gli esempi di attualità
mi interessavano come manifestazioni di una sindrome antica, della quale nella
conferenza (che poi ho ripetuto, con variazioni) ho cercato di ricostruire i
precedenti storici. Ho letto nel libro sulla russofobia di Guy Mettan che
esiste un proverbio russo che recita “La russofobia precede la nascita della
Russia”! Io me ne sono accorto specialmente dal 2014 in avanti quando ho letto
e ascoltato commenti al colpo di Stato a Kiev di “autorevoli” giornalisti e di
importanti politici italiani che invece di condannare quella intrusione
euro-americana nella vita politica ucraina, invece di schierarsi contro il
golpe, lo appoggiavano, ricorrendo a una narrazione fasulla che trasudava un
sentimento non tanto di amicizia per il popolo ucraino, quanto di ostilità per
quello russo. Tale sentimento fu accentuato nel racconto che si fece sui
principali giornali italiani nel 2020 quando giunsero in Italia importanti
aiuti (medici infermieri, personale paramedico, medicine, prodotti sanitari):
ebbene, invece di esprimere gratitudine, quei giornali insinuavano il sospetto
che quella in corso non fosse un’operazione di solidarietà della Federazione
Russa verso l’Italia, ma un pretesto per spiare e introdurre celati meccanismi
di ascolto. Era una narrazione grottesca ma pericolosa che denunciai in alcuni
articoli e discorsi pubblici. Mi resi conto che in quella manifestazione
collettiva di russofobia riemergeva il vecchio, inestinguibile anticomunismo.
La Russia nella narrazione prevalente era pur sempre la “patria del comunismo”,
e in fondo Vladimir Putin era la nuova rappresentazione di Stalin e persino di
Lenin. Ma a questa vera e propria ossessione anticomunista si aggiungeva un
secondo pregiudizio, quello contro “l’eterna Russia” degli Zar, che era una
manifestazione di razzismo euro-occidentale nel quale era sottinteso un
profondo disprezzo verso una terra lontana, popolata più da lupi e orsi che da
esseri umani, una società sconosciuta ma comunque giudicata “arretrata”, una
lingua “strana”, ostica, illeggibile, incomprensibile. Insomma un mondo lontano
e “barbaro”. Un popolo e una realtà che
nulla avevano a che fare con la “civile” Europa, come se appunto la Russia
dell’Europa non fosse parte. Mi ero anche occupato di questi temi studiando la
figura di Leone Ginzburg, un russo di Odessa (nei suoi scritti non si parla mai
di Ucraina, sempre considerò la propria città natale come “russa”), venuto in
Italia attraverso complesse vicende, diventando il vero fondatore della più
importante casa editrice di cultura dell’Italia del XX secolo, quella Einaudi,
insieme con Cesare Pavese e Giulio Einaudi. Ginzburg fu anche un valoroso militante contro
il fascismo, che lo imprigionò e finì per ammazzarlo, quando egli aveva solo 35
anni. Ebbene Ginzburg (di cui dopo tanti studi parziali, pubblicai la biografia
completa nel 2019, l’anno del centodecimo anniversario della nascita) nel suo
lavoro intellettuale cercò di far comprendere che non poteva esistere una
Europa che escludesse la Russia.
Curiosamente, mentre si guarda
alla Russia come l’eterna patria del comunismo, di cui Putin è l’erede (ma
anche dello zarismo), si accusa quel paese di essere oggi la nuova centrale del
fascismo. Nella russofobia la storia viene rovesciata, come aveva fatto la
famigerata risoluzione del Parlamento della UE il 19 settembre 2019, non solo
equiparando nazismo e comunismo, ma attribuendo all’URSS la principale
responsabilità della Seconda guerra mondiale. Ed emerge nelle manifestazioni
odierne di odio per la Russia disprezzo e insieme paura, perché lo scopo ultimo
della russofobia in questa fase storica è di instillare negli abitanti
dell’Europa Occidentale il pensiero che la Russia sia il loro nemico, che sta
per aggredire i loro paesi, che dopo l’Ucraina attaccherà la Polonia, i paesi
baltici, la Germania e così via fino ad arrivare all’Oceano Atlantico.
La russofobia inoltre, ho cercato
di dimostrare che oltre ad essere stupida e antistorica, è controproducente:
l’odio ha accecato la mente dei nostri governanti, e dei nostri giornalisti,
che finiscono per sollecitare il rifiuto di tutto ciò che è russo, dal gas al
petrolio, dalla musica all’arte, dallo sport alla cucina. La russofobia negli
ultimi anni in Europa, e in Italia specialmente, è diventata russofollia.
Bloccare un corso universitario su Dostoevskii, impedire per due volte ad un maestro
come Gergev di dirigere un concerto, vietare ad artisti russi di prender parte
a manifestazioni come la Biennale di Venezia, o ad atleti di partecipare a
competizioni, rappresenta una vera infamia.
3 Secondo Lei, in qualità di
storico, perché la russofobia ha messo radici così profonde in Europa?
Credo di aver risposto già
al punto 2. Posso aggiungere che vi è anche una componente legata alla
sudditanza europea agli Stati Uniti: l’Europa, anche la cultura europea, ha
finito per rinunciare a una esistenza indipendente, a una identità propria che
non fosse imitazione dell’american way of life. E la Russia rappresenta, in
questo, l’alterità, il diverso, che spesso veniva considerato semplicemente
“asiatico”, per sottolineare che non ha a che fare con noi europei occidentali.
Come se noi potessimo pensare a una Europa senza Puskin, Dostoevskij, Tolstoj, Gonçarov,
Cechov, Bulgakov, e così via; ovvero, passando ad altri ambiti, Chaikovski,
Stravinskij, e tutta la grande musica, l’arte, l’architettura, e anche la
religiosità russa. Una autentica follia.
4 E per quanto riguarda la
russofilia, quali esempi si possono citare?
Dopo la prima rivoluzione del
1917, quella che detronizzò lo zar, vi fu un moto di simpatia per la Russia,
che si liberava da un giogo antico. Si pensò inoltre che liberatisi dal regime zarista,
i russi avrebbero combattuto meglio, accanto alle “democrazie” (Francia e
Inghilterra, e dallo stesso 1917, anche gli Stati Uniti). Poi arrivarono al
potere i bolscevichi, e dopo una prima incertezza, la russofilia si dissolse e
si riaccese la russofobia. Una situazione analoga si ebbe nella seconda guerra
mondiale, specie dalla battaglia di Stalingrado in poi, quando fu chiaro che
l’Unione Sovietica rappresentava la sola forza in grado di sconfiggere il
nazismo. E anche dopo il termine del conflitto, nei primi anni, fino al 1956,
ossia il XX Congresso del PCUS, l’URSS e lo stesso Stalin divennero oggetto di
ammirazione e spesso persino di venerazione. Poi la denuncia di Chruscev dei
“crimini di Stalin”, i fatti di Ungheria, provocarono una nuova ondata
russofobica, che in anni recenti si era in parte dissolta, quando comparve
sulla scena russa Michail Gorbacev. Che, come è noto, piacque sempre più agli
occidentali che ai russi. Il “crollo del Muro”, e la dissoluzione dell’URSS
sembrarono, nella interpretazione occidentale, la conferma che quel mondo era
“inferiore”, e metteva la pietra tombale sulle aspirazioni russe a far parte
del “nuovo ordine mondiale”. La russofilia suggerita dalla figura di Gorbacev fu
accentuata quando giunse a guidare la Russia Boris Elc’in. Le sue performances
accanto a Bill Clinton, le sue risate, le sue ubriacature, produssero una sorta
di “effetto simpatia” che non aveva alcun fondamento nella situazione reale
della Russia. Quando la situazione si modificò drasticamente, con l’ascesa di
Vladimir Putin a dispetto dei tentativi continui di apertura verso gli Stati
Uniti, l’Unione Europea e persino la Nato, la Russia ritornò ad essere il paese
dei malvagi, paese pericoloso, aggressivo, e da allora la russofobia è andata
anno dopo anno aggravandosi fino all’ulteriore salto di qualità, con l’inizio
della “operazione militare speciale”, diventando una psicosi collettiva,
favorita dai media prima che dai politici.
5 La Sua conferenza a Torino
ha riscosso un grande successo, nonostante i tentativi di annullarla. Secondo
Lei, a cosa è dovuto questo successo? Quali domande le hanno posto gli
ascoltatori dopo la conferenza?
Dopo il 12 novembre, c’è
stato il 9 dicembre con un flash mob davanti al Municipio di Torino, a seguito
dell’annullamento della seconda conferenza programmata in un teatro cittadino
dopo che tutti i posti erano stati venduti (ben 842 posti in tre giorni). A
quel punto ho deciso di portare altrove la conferenza, e l’ho fatta a Roma,
invitato dall’Istituto di Cultura e Lingua russa, con una enorme affluenza di
pubblico, e pochi giorni dopo a Napoli, all’Università Federico II, dove sono
stato oggetto di una irruzione violenta da parte di un gruppo organizzato di
giovani con magliette ucraine che inneggiavano al senatore Carlo Calenda che
insieme all’onorevole Pina Picierno era stato il primo a chiedere che mi si
impedisse di parlare. Ho deciso allora di cominciare un “D’Orsi Tour” per tutta
l’Italia, a parlare di Russia, russofobia, censura, democrazia e guerra. E il
tour continua, con enorme successo di pubblico. Ad ogni tappa chiedo agli
organizzatori di provvedere a un servizio d’ordine e avvertire la polizia, onde
evitare il ripetersi di episodi come quello di Napoli, che peraltro si è
ripetuto nello scorso gennaio a Perugia. Per ogni mia conferenza se non ci sono
irruzioni di filoucraini e “europeisti”, ci sono attacchi sugli organi di
informazione, spesso interrogazioni nei consigli comunali e regionali o
addirittura al Parlamento. Ma io ho proseguito e proseguo, senza lasciarmi
intimorire.
6 I cittadini italiani che non
hanno nulla a che fare con la politica, come si rapportano in generale con la
Russia? Desiderano il ripristino dei rapporti commerciali e culturali?
Si è verificata una drastica
spaccatura tra la classe politica (ma anche i media) quasi interamente
russofobi e la popolazione, che per la sua grande maggioranza non vede nella
Russia il “nemico”, e vorrebbe che non si incrementasse la guerra in Ucraina
continuando a mandare armi e denaro a Zelensky, il quale non gode ormai di
nessuna simpatia, anzi di un generale discredito. Gli italiani mostrano di
capire molto meglio dei giornalisti e dei politici la situazione, e soprattutto
quali siano i veri interessi del Paese. Non c’è nessun dubbio che la stragrande
maggioranza della popolazione vuole riprendere i rapporti commerciali,
culturali, turistici con la Russia.
7 Ha intenzione di tenere
altre conferenze o scrivere altri articoli simili? Secondo Lei, attività di
questo tipo possono invertire la tendenza alla russofobia?
Ho già risposto al numero 6. Credo con certezza assoluta che moltiplicando le iniziative come le mie, si possa invertire la tendenza e sconfiggere, o almeno mettere un freno alla russofobia. E far riprendere un cammino che riporti le relazioni tra Italia e Russia su un piano di amicizia. Il popolo russo guarda con simpatia a quello italiano e voglio far sì che anche il popolo italiano guardi con simpatia a quello russo, o ritorni a farlo.