La
sconfitta israeliana e statunitense in Iran, nell’operazione
militare denominata “Furia
di Epstein”
per il controllo dello Stretto di Hormuz, ha obbligato il Pentagono a
ripiegare sulla
“guerra psicologica”,
essendo chiara, dinanzi la disamina degli analisti militari (perlopiù
russi e statunitensi), l’incapacità occidentale di vincere una
“guerra
territoriale”,
ossia un conflitto basato sul controllo delle reti sociali, contro
l’Eurasia.
1.
Il
sito Marx
XXI
in un articolo oramai più che datato, ma indispensabile ai fini
della nostra analisi, ha pubblicato la traduzione di alcune
dichiarazioni di Anis Naccache, combattente della Resistenza
palestinese, comparse sul quotidiano “Daily
Star”
dove è stato definito, subito dopo i fatti dell’11 settembre 2001,
il ruolo della dittatura marocchina:
“Mi
sembra strano che nessuno dopo quell’operazione (l’attacco alle
torri gemelle a New York, ndr) abbia fatto riferimento alla “scuola”
creata negli anni ’80 in Marocco dalla Cia e dal Mossad in
collaborazione con i servizi locali, i cui membri erano specializzati
nell’infiltrazione nei gruppi islamisti per sostenere la resistenza
afghana nella sua lotta contro l’Unione sovietica…”, “Eppure
quella scuola è stata frequentata da centinaia di persone e ognuno
di loro sarebbe stato in grado di convincere altri a portare avanti
gli attacchi in America. Potrebbe essersi trattato anche di una
manipolazione. Che (gli autori dell’attentato ndr) potessero essere
convinti di fare qualcosa di buono mentre invece erano manipolati da
qualcun altro…”. 1
Il
Marocco, subordinato gerarchicamente al regime sionista, diventò il
baricentro della sovversione islamista contro i movimenti di
liberazione nazionale panarabi, compreso il Fronte
Polisario
(negli anni ’80 protetto da Gheddafi) il quale storicamente opera
nei territori illegalmente occupati da Rabat del Sahara occidentale;
negli stessi termini, la monarchia marocchina viene utilizzata da CIA
e Mossad
nella “guerra
ibrida”
contro la Spagna anti-israeliana, aizzando l’islamofobia di “stato”
dell’Alt
Right
contro immigrati di fede musulmana e nuove povertà. Tutto ciò
ridefinisce il primo blocco di potere: i Paesi, più che altro delle
entità subordinate allo “stato
profondo”
statunitense, che aderendo agli Accordi di Abramo hanno accettato di
diventare un Cavallo di Troia dell’imperialismo occidentale nella
guerra “di
quinta generazione”
contro l’Asse
sciita della Resistenza.
In poche parole, una sorta di NATO
araba, antecedentemente
teorizzata dal clan Clinton- Obama ed ora sovvenzionata
economicamente da Donald Trump.
2.
Negli
ultimissimi giorni, Pakistan, Turchia ed Arabia Saudita, hanno
ridefinito il secondo blocco: un’alleanza militare sunnita, di
matrice sub-imperialista,
in contrapposizione tanto allo sciismo rivoluzionario quanto
all’imperialismo israeliano.
L’analista
militare, tutt’altro che antimperialista, Gianandrea Gaiani su la
testata “Analisi
Difesa”
ha colto alcune analogie fra questo accordo e l’Alleanza
Atlantica,
leggiamo:
“In
realtà le clausole di deterrenza comune sono impegnative poiché
impongono ai firmatari di rispondere insieme a un attacco rivolto
anche a un solo membro.
Una
sorta di Articolo 5 della NATO che rende questo accordo vincolante e
d elevato valore strategico. Per il ministro della Difesa di Riad,
Khalid bin Salman, l’accordo di La Mecca “contribuisce alla
sicurezza e alla stabilità regionale e globale e rafforza la
deterrenza, il coordinamento e l’integrazione tra i nostri Paesi
contro qualsiasi atto di aggressione e stabilisce che qualsiasi
attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati sarà considerato
come un attacco contro tutti e tre”.
Un
concetto che potrebbe venire messo presto alla prova se gli scambi di
attacchi tra Houthi e Araba Saudita dovessero continuare o subire una
escalation.” 2
Le
riletture, alla luce di quanto abbiamo già rilevato su
“L’Interferenza”
(giornale e canale), sono due: potremmo trovarci davanti una alleanza
difensiva pan-sunnita per fronteggiare le minacce (vere o presunte)
di Tel Aviv ad Ankara, ma una disamina realistica ci suggerisce come
la nuova NATO
islamica
configuri un Cavallo di Troia di Washington, magari con la
benedizione dell’amministrazione Trump, contro l’Asse
sciita della Resistenza. La
reazione iraniana va a corroborare la seconda ipotesi, infatti
secondo Ebrahim Rezaei, membro della Commissione per la Sicurezza
Nazionale e la Politica Estera del Parlamento di Teheran, “i
sauditi devono capire che un accordo di facciata con la Turchia e
il Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come
anni di sostegno unilaterale agli americani non l’hanno garantita.
Riformate le vostre politiche in modo da non dover implorare la
sicurezza altrui”
(Ibidem).
Domanda:
Israele sta preparando un confronto militare col mondo sunnita,
oppure Trump delegherà alla NATO
islamica
la guerra contro lo sciismo antimperialista? Una cosa è certa:
Ankara, Islamabad e Riyad configurano tre regimi collaborazioni che,
subordinati a Tel Aviv, per decenni hanno sistematizzato
l’ingiustizia e la sovversione anticomunista. Le nuove manovre
antirusse del “Syristan”,
sempre più provincia turco-israeliana, ne sono la riprova.
Altre
analisi (menzionate da Gaiani) delineano uno scenario differente:
“Questo
accordo è uno dei segnali più chiari finora che il Medio Oriente si
sta allontanando da un ordine di sicurezza organizzato esclusivamente
dagli Stati Uniti”, ha dichiarato alla France Presse Andreas Krieg,
esperto di sicurezza del King’s College di Londra.
“Le
potenze regionali credono sempre più che la sicurezza debba essere
garantita a livello locale piuttosto che unicamente da Washington”.
Secondo l’analista, questo annuncio supporta le ambizioni
dell’Arabia Saudita di diventare il padrino della sicurezza
regionale e di diversificare le proprie capacità di difesa. Per la
Turchia, anch’essa membro della Nato, e per il Pakistan,
l’obiettivo è acquisire influenza e attrarre investimenti
sauditi.”
Nei
prossimi mesi capiremo se si tratta dell’ennesimo diversivo
strategico di Washington contro Teheran, oppure dell’inizio d’un
nuovo conflitto: l’impero assiro-sionista contro l’Islam politico
sunnita, un nuovo blocco egemonico alternativo totalmente alieno a
possibili Rivoluzione antimperialiste. Ci vorrà del tempo (ma
nemmeno troppo), mentre gli analisti militari in queste ore
continuano ad esprimere opinioni contrastanti.
La
deglobalizzazione
del mondo
ha trovato la propria punta di diamante nella Resistenza sciita
contro la “coalizione
di Epstein”,
è da lì che, nei prossimi anni, verrà rilanciato l’ideale
Socialista contro il sionismo e l’imperialismo (“fascismo” nel
linguaggio dei Partiti comunisti autoctoni) in Asia occidentale.
1 https://www.marx21.it/archivio/articoli-archivio/una-scuola-cia-mossad-in-marocco-per-gli-afghani/
2 https://www.analisidifesa.it/2026/08/lalleanza-militare-sunnita-tra-arabia-saudita-turchia-e-pakistan/
Immagine da Google