La fine del wokismo è tema di cui si discute. Il wokismo è la
sovrastruttura del capitalismo senza limiti, pertanto fin quando il modo di
produzione capitalistico sarà saldo sulle sue macerie e sul sangue dei vinti,
non potrà che modificarsi ma senza obliarsi. Preparare la fine del wokismo con
il suo relativismo soggettivistico senza eguali nella storia dell’umanità
significa progettare l’alternativa. Il capitalismo è un prodotto storico frutto
di coincidenze e contingenze aleatorie, pertanto non è eterno, e questa è già
una buona notizia, per cui passerà con i suoi disastri antropologi e
ambientali.
Tucidide ci ha insegnato che un sistema che ha perso il senso
del limite non può che decadere ed essere superato, in quanto è eroso da guerre
e da irrazionalità. Siamo dunque nella fase calante del capitalismo, non
conosciamo tempi e colpi di coda, ma sappiamo che bisogna lavorare per pensare
il suo superamento. Uscire dalla fase infantile del pessimismo o dell’attesa
mistica delle forze della dissoluzione e della progettazione è quanto mai
opportuno.
Non ci sono leggi oggettive della storia a cui affidarsi, non
ci sono divinità da invocare, e comunque senza il lavoro dello spirito dei
singoli e delle comunità nulla sarà possibile. Le circostanze storiche devono
essere lette e guidate sapientemente verso i fini oggettivi. Questi ultimi sono
finalità elaborate a prescindere dal soggettivismo, il lavoro dello spirito
consiste nella capacità condivisa di vincere resistenze e desideri personali
per elevarsi all’universale. La giustizia sociale non può essere solo un grido,
è ragione, è discernimento, è progetto con cui il soggetto volontariamente si
pone in sintonia con la storia e con la ragione etica. A noi che siamo
prigionieri in un orizzonte storico in cui la vita interiore e intellettuale
sembra estinta, non ci pare possibile che ciò sia possibile, per cui ci si
rifugia nel pessimismo o nella speranza di leggi oggettive che decideranno per
noi.
Il sistema capitalistico con il suo sistema mediatico di
controllo e affermazione delle idee delle classi padronali, in questi decenni,
purtroppo, ci ha insegnato che il presente è eterno, e con tale stratagemma
ideologico ha spezzato la volontà di molti. In realtà è il potere mediatico e
tecnocratico ad aver prodotto la convinzione che “il presente” è eterno, e
anche il fatalismo dei marxisti ortodossi, ormai sono in pochi, è anch’esso il
risultato del fatalismo indotto dal dominio dei padroni, che riescono a
disinnescare molte opportunità storiche e a cancellare bivi che si aprono
improvvisi con il potere di condizionamento delle coscienze e con un sistema
che appiattisce la vita interiore dei singoli. Il deserto interiore produce
fatalismo e attese e, dunque, ci si deresponsabilizza verso la storia e verso
il presente. L’immaginario è sterilizzato e colonizzato dalle idee egemoniche
in modo consapevole e inconsapevole, per cui si “crede” che il presente sia
eterno o si attendono gli eventi che muteranno il destino degli infelici.
Uscire dal fatalismo e dal pessimismo con le sue formule mediatiche non è cosa
semplice, poiché significa uscire dal gregge e indicare che il “nuovo” bisogna
volerlo e pensarlo nelle circostanze date. Osare il nuovo, e divergere dal
passato che mai tornerà, è ulteriore passo verso l’emancipazione dai ceppi del
tempo a capitalismo integrale.
Dunque sconfiggere il wokismo significa uscire
dall’azzeramento delle coscienze e dagli inganni del sistema. Il wokismo crede
religiosamente nel “niente”. Religione malvagia del nulla, il wokismo ha posto
sugli altari il niente e il disprezzo verso ogni idealità e metafisica. La
nostra è la prima civiltà della storia che ha ridotto la verità a niente e
l’essere umano a un prodotto del sistema, e pertanto è privo di natura. Non
restano che le pulsioni a ritmare i giorni dell’insensato. Il postmodernismo è stato la sua consacrazione
filosofica con la benedizione delle accademie sostenute dai “padroni”. Il
wokismo è in noi e tra di noi, nessuno escluso, ma l’essere umano può pensare
strutture e sovrastrutture e uscire dalle caverne del capitalismo. Marx ed
Engels, pur borghesi, sposarono la causa del proletariato; San Francesco,
figlio di mercante, abbandonò l’idolatria delle merci per lo spirito e per
incontrare le piaghe di Cristo in tutti, e si potrebbe continuare. Certo si è
sempre all’interno di un orizzonte storico con le sue grammatiche, pertanto
“l’oggettività critica” è sempre un approssimarsi. Il wokismo può essere
superato con l’esodo dal fatalismo, ma non senza fondazione metafisica. Nessun
esodo può portare all’emancipazione dal relativismo fatalistico che corrode le
fragili soggettività al soldo del totalitarismo. La prassi senza la teoretica è
destinata a estinguersi nelle contingenze della storia e nella buona volontà
dei resistenti. Rifondare la metafisica e definire l’essere umano nei suoi
fondamenti ontologici significa respingere il wokismo con le sue suadenti
tentazioni nichilistiche. La progettualità senza fondamento metafisico non può
che insabbiarsi tra dubbi e interrogativi, mentre la chiarezza metafisica
definisce il bene, i fini oggettivi e comporta la chiarezza valutativa olistica
del fare e dei sistemi.
Oggi il cittadino medio preda del soggettivismo ha rinunciato a valutare e ad agire, in quanto ha perso il “senso del bene e del male” su cui si fonda la buona politica. Senza fondazione metafisica non si conosce la “direzione da intraprendere”, pertanto pur in condizioni storiche potenzialmente positive o rivoluzionarie, si resta a guardare senza aver compreso la possibilità storica che sfuma nella riaffermazione del capitalismo woke. I tempi della storia sono sconosciuti, ma la chiarezza del presente consente di lavorare per ciò che verrà; è sicuramente una scommessa, perché nessuno ci assicura il futuro, ciò che è certo è che bisogna lottare per riumanizzarci.
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