Giorgia “la dolce”: il de profundis della politica estera italiana


Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Non si attenua la caduta verticale del ruolo diplomatico dell’Italia, già da tempo assai laterale rispetto al passato dignitoso, pur nell’alveo del contesto NATO di una trentina di anni orsono. Il viaggio del presidente del consiglio Meloni in Arabia e tra i corrotti “kings” del golfo non fa che evidenziare una totale mancanza di strategia e curatela degli interessi della Nostra Repubblica, che non sia il superamento della nottata; non fa che andare controcorrente rispetto alle aspettative della popolazione. E mentre tanti ingenui politici (per non dire gatekeeper) giocano ai “no kings”, e l’opposizione moderata si interroga ed indigna flebilmente rispetto alle eroiche imprese estere di un governo che ha perso completamente non la bussola, ma ogni plausibile riferimento astrale, assistiamo ad un protagonismo, ad esempio francese, nella crisi della terza guerra del Golfo o meglio dire aggressione terroristica USA-Israele all’Iran. 

Essa conferma che L’Europa è una espressione geografica e che la codardia nei suoi confronti, dichiarata dall’empio, inattendibile e probabilmente in parte ricattato e teleguidato Trump, abbia un suo indiretto fondamento. Essa è di fatto nella modalità UE, un protettorato USA, ed il poco che fa, lo fa contro i reali interessi dei suoi popoli, contro uno scambio pacifico e vitale con la Russia e le sue risorse. Questo è l’unico vero risultato strategico ottenuto dagli USA, dopo soprattutto Maidan, la gestione Merkel in Germania, il criminale attentato al Nord Stream e in ultimo il sabotaggio degli accordi di Istanbul, poco dopo l’inizio della Operazione Speciale Militare.

L’Europa è sempre più su una via di declino che da politico-culturale, con i suoi non casuali dirigenti ridicoli ed inetti, tranne che per una differente fioca posizione di Parigi e Sagunto (Spagna) sul Medio Oriente oggi, sta diventando soprattutto un baratro annunciato economico in rapido decorso. Vuole dire ospedali che chiudono, scuole che chiudono, ceti medi sul lastrico e poveri sottoterra, senza tanti giri di parole. Sarebbero ben altri i provvedimenti da prendere; più che un allargamento del conflitto ad ovest, si intravede una crisi strutturale profonda e pericolosa, che porterà le giovani generazioni a soffrire quello che per 80 anni non si è conosciuto.
Per questo non basta una supplica, con scarsa prudenza di scelta dei tempi, ai paesi del Golfo che danno di fatto asilo ai terroristi USA, alleati con Israele nella coalizione Epstein; il presidente del consiglio e chi lo incalza non possono pensare di campare alla giornata con qualche barile energetico, ma abbiano il coraggio di chiudere una pagina letale ripudiando la guerra e non gli scambi amichevoli col resto del mondo BRICS.   

Avete udito una sola parola chiara dalle sinistre sulla Resistenza di Iran, Hezbollah ed Houthi? Zero. Giusto parlare del genocidio del Popolo di Palestina, ma diventa spesso ora una fuga dalle responsabilità di scelta di campo strategico. Quindi in Europa, o destra o sinistra, esiste solo un “si salvi chi può”; la UE  non può essere più manifestamente un riferimento, se non letale. Credo che in Italia, soprattutto i milioni di votanti NO,  che ovviamente non voglio usare come scudo trionfale – magari come ha fatto qualcuno proponendo le primarie un’ora dopo il risultato del referendum, vittoria di Popolo e non della “sinistretta” – ma anche molti votanti il SI in buona fede, abbiano bisogno di ben altra azione politica strategica, diplomatica ed economica. Il baratro simbolico della nazionale di un calcio corrotto nella sua anima, diventa la più nitida rappresentazione di questa fase decadente e pericolosa. Siamo obbligati ad agire dal basso, impresa titanica ineludibile.

Non colgo e vedo dei leader: quelli dell’opposizione non mi sembrano rappresentare una volontà popolare, soltanto preoccupati di ottenere un lasciapassare da quelle elite che sono causa di ogni nostro guaio negli ultimi 40 anni almeno, dai primi segnali di separazione di banca d’Italia da ministero competente. Queste sono indegne classi dirigenti, che suonano l’orchestra come sul Titanic, nel caso la Michelangelo che affonda: solo il popolo dal basso le può sconfiggere e lo ha dimostrato il 23 marzo difendendo la Costituzione. La COSTITUZIONE DEL 1948, LA DEMOCRAZIA PROGRESSIVA DELLA SUA ATTUAZIONE, non possono che essere il vero punto di partenza coagulante. Apriamoci una breccia, un varco con un FRONTE COSTITUZIONALE dal basso, altra alternativa non è purtroppo data. Uno dei punti strategici ora da rivendicare e rendere egemone deve essere quello di stabilire una via diplomatica con la Russia, riprendere la Via della Seta, pur mantenendo i rapporti precedenti ad ovest. Dobbiamo realisticamente guardare in due direzioni, come Giano Bifronte nell’interesse dell’Italia. La UE è subalterna ed inaffidabile e non rappresenta i Popoli d’Europa.

Giorgia Meloni è andata in cerca di gas e petrolio nel Golfo Persico

Fonte foto: Il Post (da Google)

4 commenti per “Giorgia “la dolce”: il de profundis della politica estera italiana

  1. Andrea Vannini
    5 Aprile 2026 at 14:51

    Non sarà certo un “generico” fronte costituzionale una alternativa all’ esistente. Se é ancora possibile in Italia costruire un blocco storico e sociale alternativo e antagonista sarà a partire da obiettivi strategici prioritari: uscire dalla ue e dalla nato. Senza una piena sovranità nazionale non é praticabile nessuna politica sociale.

    • Luca Massimo Climati
      7 Aprile 2026 at 7:29

      Eravamo in attesa delle tue delucidazioni. Grazie,ora me le segno. Facile fare politica dalla tastiera o dal divano, invece con difficoltà di creare dal basso una forza capace di scavalcare i vari gatekeeper e gruppiscoli vari.
      Bisogna partire non solo da ovvietà strategiche, ma cogliere i punti di caduta.
      Ad esempio..IL.PROBLEMA ENERGETICO, L’OPPORTUNISMO NO KING’S che non spende una parola di solidarietà con l’aggressione strategica NATO alla Russia, o in sostegno alla Guerra Patriottica dell’ IRAN contro il terrorismo genocidio USA- ISRSELE.
      Aprire un canale di comunicazione ad est è vitale per il.nostro Paese per sopravvivere. Quanto da fastidio al fronte settarlo,opportunista, burocratico onanistico un Fronte Costituzionale.

  2. Ciapapüras
    5 Aprile 2026 at 17:14

    Quando finiranno i risparmi dei ‘vecchi’ che con le loro rimesse tengono in piedi il welfare sociale di figli e nipoti sarà, forse, la volta buona che il popolo italiano saprà inka**arsi sul serio e farà piazza pulita dell’ attuale ignobile classe politica liberalatlantista, poi, dalle macerie bisognerà costruire una nuova Italia…

    • Luca Massimo Climati
      7 Aprile 2026 at 7:34

      Ecco, questo è un commento di una persona sensata,normale e con i piedi per terra.
      Abbiamo bisogno di gente normale, non di sinistrati. Mi sono seccato di sentire soltanto la parola ‘sinistrata” antagonismo. Dobbiamo partire dai problemi concreti.

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