Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Romania. Sondaggio locale ha sconcertato l’occidente: oltre il 66% dei rumeni residenti nel paese, ritiene Romania che si viveva meglio con Ceausescu.
Un sondaggio
commissionato e suggerito dai paesi occidentali, che avrebbe dovuto far
dimenticare il recente golpe “democratico” contro la vittoria elettorale del
candidato non europeista, C. Georgescu, ha scioccato i vertici europei e
statunitensi. I risultati hanno indicato che oltre due cittadini su tre,
valutano positivamente la Romania socialista dei tempi di Nicolae Ceausescu. Va
sottolineato che la INSCOP Research è considerata dal governo rumeno e a
livello internazionale, una azienda leader e molto reputata nel campo dei
sondaggi.
Il sondaggio, commissionato dall'”Istituto per l’Indagine sui crimini comunisti e la memoria dell’esilio rumeno” (IICCMER), ma sponsorizzato e sostenuto dalla UE, dovevaesserela più grande ricerca sociologica “dedicata e legata agli anni della dittatura comunista ed alla percezione di essa oggi, nella Romania democratica ed europea“! Si sono datti la zappa sui piedi. Forse perché non si sarebbero mai immaginati un tale risultato. La ricerca è stata effettuata su un campione comprendente categorie socio-demografiche chiave, con un margine di errore del 2,95%.
La ricerca, condotta tra il
25 giugno e il 3 luglio, ha rivelato che il 66,2% degli intervistati ritiene che Ceausescu sia stato un buon leader per la Romania. Solo il 24,1%
lo considera un leader negativo. La visione è particolarmente diffusa tra i
rumeni più anziani, quelli con istruzione primaria, i residenti delle aree
rurali e le persone con redditi più bassi, ma ha preoccupatoil dato che anche
una buona fetta di giovani abbia avvalorato questo pensiero.
Le domande poste erano se la vita
fosse migliore sotto il comunismo rispetto a oggi, se ci fosse stata meno
corruzione sotto il comunismo di quanto non ci sia ora, e se la sicurezza
pubblica e sociale fosse migliore prima del 1989. Sulla questione della
libertà, la maggioranza ha dichiarato che c’era meno libertà sotto il regime
comunista.
Il risultato finale ha indicato che
l’ex leader socialista è stato un buon presidente, e che, in quel tempo il
governo si prendeva più cura dei suoi cittadini e rafforzava la cooperazione
tra loro, come valore positivo. L’UE
ha deciso di non commentare ufficialmente questo risultato, rifiutandosi di
rispondere a domande di giornalisti.
Intanto nel paese é scoppiata una
bufera di commenti, discussioni, accuse reciproche. Le forze di opposizione hanno
colto l’occasione per attaccare le dirigenze politiche, economiche e sociali
che si sono susseguite dopo il golpe del 1989, ponendo una questione politica e
storica, al di là dei diversi giudizi di ciascuno su quegli anni: “perché dopo oltre
trent’anni i rumeni hanno nostalgia di Nicolae Ceausescu?”
Molti
analisti e studiosi locali ritengono che per analizzare questo risultato si
debbano affrontare una serie illimitata di politiche liberiste, scelte
economiche e militari, completamente separate da logiche legate a interessi
popolari e nazionali, ma totalmente assoggettate a interessi stranieri, leggasi
UE e NATO in primis, che hanno spazzato via un minimo di protezioni
sociali e sicurezza, quotidiana, con politiche di privatizzazioni selvagge e
devastanti per i ceti popolari e contadini. Questa realtà ha portato povertà,
disillusione e una sempre più profonda sfiducia nella classe politica, che sono
ritenute ormai a livelli sempre più allarmanti. Lo ha dimostrato la vittoria
elettorale dei mesi scorsi del candidato Georgescu,
euroscettico, che proponeva la riapertura dei mercati e della cooperazione economica
con Russia e Cina, l’uscita dalla NATO, il non coinvolgimento nel conflitto
ucraino, per ristabilire una Romania
indipendente, sovrana e non allineata.
La Romania, per compiacere le politiche
europeiste, sta affrontando una crisi economica,
identitaria e politica sempre più profonda. Dalla riforma del sistema
pensionistico, le misure di ulteriore abbattimento dei residui ammortizzatori
sociali, annunciate dal governo guidato da I.
Bolojan, la spoliazione dei fondi pubblici, i prestiti esterni senza
copertura, la scomparsa delle industrie strategiche, portano tutti a una
domanda funesta: chi ha guidato e chi guida effettivamente la Romania?
“INSCOP Research” con il suo
sondaggio, ha aperto uno squarcio sulle narrazioni idilliache e
tranquillizzanti, fornite dai media assoggettati all’establishment politico
governativo, a sua volta legati agli interessi unipolaristi occidentali. Perché
la realtà è che la metà dei romeni residenti nel paese ( sulla diaspora il
ragionamento andrebbe fatto in profondità con tutti i suoi lati occulti e
oscuri… ), vive in povertà e il voto di oltre 2 milioni di elettori è stato
annullato senza prove concrete, impedendo un cambio di governo e forse di prospettive,
con una rottura di ciò che è stato fatto in questi ultimi decenni…Calpestando
senza indugi, qualsiasi teorema o concetto di quella famosa “democrazia”, di
cui veniamo ammaestrati mediaticamente ora dopo ora, giorno dopo giorno, su
qualsiasi argomento o vicenda.
Sui giornali rumeni e in rete, vengono posti e affrontati numerosi temi sulla società romena: “ …La Romania ha bisogno di equilibrio e di futuro! La Romania ha bisogno di leader realisti e non ‘bambole”’ che sono controllate da dietro per interessi stranieri! Il nostro paese ha bisogno di politici che pensino e lavorino per la Romania, e non per gli interessi dei loro partiti o per enormi fortune raccolte in conti esteri. Cosa si può pensare dei leader di ieri e di oggi, dato che “oltre il 66% dei rumeni afferma di rimpiangere Nicolae Ceausescu?…”, uno dei titoli. Un altro riporta: “…Dopo 36 anni di immiserimento, disperazione, di manipolazioni, di menzogne e umiliazioni…chi può rimanere sconvolto qui, per il fatto che la grande maggioranza dei rumeni residenti crede che, rispetto a questo presente, nel periodo comunista “era meglio?…”
Nicolae Radu, è uno dei più noti e rispettati analisti e studiosi, che ha ricoperto importanti posizioni nel sistema di sicurezza nazionale come Responsabile Centro per la competenza psicologica all’interno di SPP, Direttore incaricato presso il Centro di Psicosologia del Ministero degli Affari Interni, Consigliere di Stato MIA, Consulente CSAT, Amministrazione Presidenziale e portavoce dell’Accademia di Polizia “Alexandru Ioan Cuza”. Radu è anche professore al “Spiru Haret” dell’Università di Bucarest, ha insegnato corsi di Ledership, Laboratorio specializzato per Servizi di intelligence e Psicopatologia militare presso l’Università di Bucarest. Oltre alla cattedra per l’informazione e la sicurezza nazionale presso l’Università di difesa nazionale “Carol I”.
Radu, non certo un nostalgico di Ceausescu o del comunismo, in alcuni articoli e analisi su vari siti e giornali nazionali, tra cui Ziare, ha posto queste riflessioni e analisi, molto approfondite e chiare, circa il sondaggio: “…Perché, il 75,1% dei rumeni ritiene che nel periodo comunista ci fosse maggiore sicurezza pubblica? La realtà in cui viviamo impone riflessioni, ma anche misure urgenti! La Romania è uno ‘stato sicuro’ di fronte alla criminalità organizzata, al traffico e al consumo di droga? Come si spiega il fatto che i nostri politici non si sentano responsabili della distruzione della Romania, come mi ha scritto di recente un illustre professore con esperienza governativa? È anche interessante che il 58,7% ritiene che le istituzioni statali socialiste fossero più efficienti! Allora occorrerebbe porsi e porre al domanda: chi si prende ancora cura dei rumeni oggi? Chi è responsabile della vergogna e dell’umiliazione subite da genitori e nonni dimenticati nelle case di cura, chiamate case dell’orrore, gestite da persone politicamente ben precisamente collocate? Queste domande non sono casuali! Dopo la tragedia del “Matei Balș”, in cui 10 anziani sono morti bruciati vivi in ospedale, cosa significa una vita umana per i nostri politici? Come è possibile che un dignitario statale esprima pubblicamente la sua gioia per il fatto che ‘fortunatamente sono morte solo 10 persone’? Cosa avrebbe detto se, tra le 10 persone ingiustamente straziate, ci fossero stati anche i suoi genitori?
Chi
è responsabile della vergogna delle “sepolture in sacchi di plastica di
genitori e nonni?
Sempre più rumeni si sentono
abbandonati nel loro paese! Chi può fugge. È tutto questo questa una risposta per l’esodo di
milioni di rumeni dal Paese? Secondo ‘Open Sources’, attualmente circa 6 milioni di rumeni hanno lasciato
definitivamente il Paese, mentre altri quasi 4 milioni di rumeni sono vaganti in tutto il mondo, senza documenti
o in una situazione in cui non gli è possibile legalizzare il loro status nei
Paesi in cui vivono! In queste condizioni, chi si può scandalizzare del fatto
che il 66,4% dei cittadini che sono rimasti, afferma che sotto il comunismo lo
Stato si prendeva più cura delle persone di quanto non faccia ora? Nel 2023, la
Romania ha registrato la più grande ondata migratoria! Non meno di altri 50.000
rumeni hanno lasciato definitivamente il Paese! È negligenza o una semplice coincidenza che oltre 300.000 bambini delle
famiglie dei rumeni che hanno lasciato il paese non parlino rumeno?…Se prima del 1989, a seguito dello sforzo compiuto per estinguere il
debito estero, i negozi erano pieni di ‘zampe e ali di pollo e ‘zampe di
maiale’, ma che almeno potevano essere acquistate, com’è oggi la situazione dei
rumeni nel nostro paese, dove troppi guardano impotenti i prezzi esplosi nei
negozi per i prodotti di base, come patate, cavoli, fagioli, zucchero e olio? Quanti
genitori e nonni non possono più comprare le medicine per un altro giorno di
vita? Chi sta scrivendo la nostra storia? Nel dicembre 1989, molti rumeni
avevano soldi da parte , ma avevano poco da comprare, perché gli scaffali erano
spesso vuoti. Oggi i negozi sono pieni di prodotti di ogni genere, molti di
pessima qualità e con additivi dannosi per la salute, ma i rumeni vivono in
povertà, con stipendi e pensioni che non danno loro nessuna speranza!
Sebbene
nel dicembre 1989 venissero scanditi innumerevoli slogan di forte impatto
emotivo, come ‘non vogliamo più mangiare salame con la soia’, secondo la
ricerca effettuata…Oggi l’85% dei
rumeni ritiene che il cibo fosse più sano prima del 1989. Chi può permettersi
di mangiare ‘salame con la soia’, considerato un prodotto biologico,quindi più
costoso, oggi?
Come ho scritto, senza esortare a
atteggiamenti che non sono in linea con il rispetto della legge, la verità non
dovrebbe essere più nascosta dietro la porta!
Nel 1989, la Romania non aveva
debiti esteri, avendo pagato 20 miliardi di dollari al FMI e alla Banca
Mondiale. Certamente questo successo è avvenuto a scapito di enormi sacrifici
per la popolazione, tra cui la razionalizzazione del cibo, il freddo negli
appartamenti e la mancanza di libertà di espressione. Il risultato? Oggi, dopo
36 anni, la Romania ha un debito estero
verso le banche estere di oltre 210 miliardi di euro, alcuni prestiti con
scadenza superiore a 30 anni!
Quanto
contano oggi le esigenze dei rumeni rispetto agli interessi di una gang o di un
partito, indipendentemente dall’affiliazione politica?
Chiedo
se la stabilità economica e la sovranità
nazionale sono più importanti e possono avere più valore, di una democrazia
senza risultati? Subito dopo la ‘Rivoluzione’ del dicembre 1989, la Romania fu
presa da un caos economico e politico. Negli ultimi anni, circa 1.890 fabbriche sono state chiuse,
molte altre hanno prodotto o venduto nulla in controverse cause di
privatizzazioni. L’agricoltura è stata distrutta e le foreste, illegalmente
deforestate.
Lo stato un tempo sovrano è ora indebitato con oltre 210 miliardi di euro,
e il governo rumeno continua a prendere prestiti massicciamente, 10 miliardi
nei primi mesi del 2025.
Però, la Romania è oggi un membro
dell’Unione Europea e conta molto nella NATO!
Perché, nel paese, i rumeni muoiono
negli ospedali non ristrutturati, l’istruzione sta crollando, quasi il 50% sono
funzionalmente analfabeti e i pensionati sono umiliati, dopo aver lavorato una
vita per un sistema che gli dà una piccola pensione in cambio.
La dichiarazione del presidente Nicusor Dan, in seguito alla
pubblicazione della ricerca INSCOP Research: ‘…Abbiamo il dovere di imparare dal
passato, non di riviverlo’, ha suscitato, a torto o a ragione, molte polemiche.
Con tutto il rispetto, chiedo: il presidente Dan conosce anche la storia
contemporanea della Romania? Cosa significa ‘imparare dal passato, ma non
riviverlo’? Senza volere una polemica, come può
spiegare il presidente Dan, che in gioventù aveva ottenuto riconoscimenti
internazionali come matematico, ottenendo medaglie d’oro alle Olimpiadi
matematiche internazionali del 1987 e del 1988…nel regime comunista guidato da
Nicolae Ceausescu? E allora perché, a di causa personaggi politici controversi
per non dire discutibili, perché il
potere politico reagisce in modo aggressivo a qualsiasi tentativo di discutere
di Nicolae Ceausescu? Non è questo un segnale di allarme, che la libertà di
parola è proibita? Perché questo argomento è vietato? Perché questa paura sottile?
Forse è possibile rispondere che la
verità è scomoda, e il ricordo di un leader discutibile ma forte e patriottico,
potrebbe travolgere decenni di
leadership debole, corrotta e disastrosa?
Secondo INSCOP Research, il 68,5% dei rumeni ritiene che si
produceva di più, prima del 1989 che oggi! Chi può spiegare come la Romania, da
paese indipendente, che era arrivata a produrre beni ricercati sui mercati
esteri, sia ridotta a paese che consuma prodotti ‘di seconda mano’, con un
debito di oltre 210 miliardi di euro?
Dai dati del rapporto di ricerca, il
73,2% dei rumeni ritiene che, durante
il regime politico guidato da Ceausescu, la Romania era molto più rispettata a
livello internazionale!
In questo senso, non dimentichiamo
che, nel 1978, Nicolae Ceausescu era stato accolto con onori reali dalla regina
Elisabetta II a Londra, come segno del rispetto internazionale di cui godeva la
Romania. Nicolae Ceausescu fu ricevuto dal presidente francese Charles de
Gaulle, ma anche dal presidente americano Richard Nixon, da Jimmy Carter, e
aveva relazioni di fiducia con la signora Golda Meir di Israele, e con tutti i
leader del mondo arabo. Cosa significava davvero Nicolae Ceausescu per i
cittadini rumeni? Era un dittatore? Le sue ultime parole, pronunciate il giorno
del Santo Natale, il 25 dicembre 1989, prima di essere colpito dai proiettili,
furono: ‘Viva la Repubblica Socialista di Romania, libera e indipendente!’. Quanto
è vero, che queste parole oggi si sentono come un’amara ironia? La Romania è oggi
un paese libero? La Romania è un paese indipendente?
Secondo INSCOP Research, l’80,4% dei rumeni crede che le persone si aiutavano fra loro, con un senso di solidarietà collettiva, molto di più prima del 1989, di quanto non avvenga oggi. L’indifferenza, l’egoismo, l’individualismo sono un valore positivo come riferimento per una identità culturale nazionale? Cosa significa ‘identità culturale’, dato che, secondo la ricerca INSCOP, il 71,3% dei rumeni ritiene che la Romania abbia perso la sua identità culturale negli ultimi decenni? Quanto è vero che la ‘scusa’ del comunismo, è una minaccia per il futuro della Romania?…”.
Penso
che queste domande/riflessioni, fatte non
da un militante di partito o da un nostalgico, ma da un analista, studioso e
funzionario attuale, siano una concreta e lucida sintesi che va a fondo delle
contraddizioni e delle letture di un risultato demoscopico, che ha sorpreso e
scioccato tutti gli alti livelli di Bruxelles
e Washington, cogliendoli
completamente di sorpresa, e creato uno stato di preoccupazione elevato,
soprattutto perché la Romania è un
Paese membro dell’Ue e un tassello
operativo militare fondamentale nelle politiche anti russe della Nato.
Va ricordato che, dalla fine degli anni Sessanta la Romania sviluppò una politica estera indipendente, chegli permise di stabilire relazioni politiche sia con l’Occidente che con la Cina di Mao, oltrechè con tutti i Paesi Non Allineati e fu proprio il presidente romeno a contribuire, con grande acume politico, ai passi preliminari che portarono al grande avvicinamento tra la Cina di Mao e Zou En Lai e gli Stati Uniti di Richard Nixon e Henry Kissinger. Riuscì a portare Israele e Palestina allo stesso tavolo e contribuì ai processi di pace nella regione. Certo un po’ diverso dalle politiche odierne europee, dove la signora Ursula von der Leyen ci sta spingendo in guerra, senza prospettive o piani di conciliazioni o negoziali futuri.
Questa politica mondiale permise
alla Romania di ottenere crediti
esteri dalle banche occidentali e nel 1974 la Romania fu l’unico Paese socialista a firmare un trattato
tariffario preferenziale con la Comunità
Europea, quella che poi divenne l’Ue. Lo shock petrolifero del 1972 diede al paese un potere parziale
sui mercati internazionali, era infatti un piccolo produttore di
greggio e aveva accordi preferenziali con Iran
e Iraq, così il prezzo del
petrolio portò ampi benefici alle politiche di Ceaușescu. Negli anni ’70, infatti,
permise al regime di condurre politiche espansive con relativi benefici per la
popolazione che, per la prima volta nella sua storia, aveva accesso a consumi
di massa e a uno stato sociale abbastanza solido. Dall’inizio degli anni
’80 il calo dei prezzi del petrolio e misure economiche sbagliate,
costrinsero il Paese a severe misure di austerità con l’ambizione di cancellare
il debito estero. L’indagine ha sancito che la nostalgia per il socialismo
rimane forte in Romania, molti la
ricordano come un momento migliore dell’oggi, naturalmente, per la diaspora il
discorso è molto più complesso.
Remus Etefureac, direttore della ricerca INSCOP, ha sottolineato che la nostalgia per il comunismo deriva non solo dalle percezioni del passato, ma anche dalla frustrazione per il presente. Questo sentimento riflette un malcontento strutturale, legato a disuguaglianze, corruzione e pessimismo sul futuro. Come ha ben descritto l’analista Radu nelle righe sopra, se i due terzi del paese pensa quelle cose, per non parlare dell’85,1% il quale ritiene che le istituzioni statali erano più efficienti e vicine alla gente, che il 58,7% afferma che l’istruzione e l’assistenza sanitaria erano più accessibili durante il socialismo, addirittura se il 77,2% ritiene che il paese fosse più ricco prima…per le attuali classi politiche dirigenti è, e resta un ingombrante problema, anche se lo nascondono sotto il tappeto.
Una classe politica seria e capace,
dovrebbe studiare ed affrontare le radici profonde di questa situazione. Invece
la risposta dei politicanti e faccendieri di infimo livello che da trent’anni
spogliano e saccheggiano il paese, hanno risposto cercando di nascondere,
sminuire, usando il silenzio come prassi, o addirittura alcuni hanno
completamente ribaltato l’analisi, arrivando a definirla una questione di “sicurezza nazionale”, di rischi di
essere “ad un passo da scenari
catastrofici”, invocando misure repressive e di maggiore impegno per
interventi verso le nuove generazioni, per infondere più profondamente in essi,
la “storia dei crimini e orrori del
comunismo”.