Il 66% dei rumeni ritiene che si vivesse meglio con Ceausescu


Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Romania. Sondaggio locale ha sconcertato l’occidente: oltre il 66% dei rumeni residenti nel paese, ritiene Romania che si viveva meglio con Ceausescu.

Un sondaggio commissionato e suggerito dai paesi occidentali, che avrebbe dovuto far dimenticare il recente golpe “democratico” contro la vittoria elettorale del candidato non europeista, C. Georgescu, ha scioccato i vertici europei e statunitensi. I risultati hanno indicato che oltre due cittadini su tre, valutano positivamente la Romania socialista dei tempi di Nicolae Ceausescu. Va sottolineato che la INSCOP Research è considerata dal governo rumeno e a livello internazionale, una azienda leader e molto reputata nel campo dei sondaggi.

Il sondaggio, commissionato dall'”Istituto per l’Indagine sui crimini comunisti e la memoria dell’esilio rumeno” (IICCMER), ma sponsorizzato e sostenuto dalla UE, dovevaesserela più grande ricerca sociologica “dedicata e legata agli anni della dittatura comunista ed alla percezione di essa oggi, nella Romania democratica ed europea“! Si sono datti la zappa sui piedi. Forse perché non si sarebbero mai immaginati un tale risultato. La ricerca è stata effettuata su un campione comprendente categorie socio-demografiche chiave, con un margine di errore del 2,95%.

La ricerca, condotta tra il 25 giugno e il 3 luglio, ha rivelato che il 66,2% degli intervistati ritiene che Ceausescu sia stato un buon leader per la Romania. Solo il 24,1% lo considera un leader negativo. La visione è particolarmente diffusa tra i rumeni più anziani, quelli con istruzione primaria, i residenti delle aree rurali e le persone con redditi più bassi, ma ha preoccupatoil dato che anche una buona fetta di giovani abbia avvalorato questo pensiero.

Le domande poste erano se la vita fosse migliore sotto il comunismo rispetto a oggi, se ci fosse stata meno corruzione sotto il comunismo di quanto non ci sia ora, e se la sicurezza pubblica e sociale fosse migliore prima del 1989. Sulla questione della libertà, la maggioranza ha dichiarato che c’era meno libertà sotto il regime comunista.

Il risultato finale ha indicato che l’ex leader socialista è stato un buon presidente, e che, in quel tempo il governo si prendeva più cura dei suoi cittadini e rafforzava la cooperazione tra loro, come valore positivo. L’UE ha deciso di non commentare ufficialmente questo risultato, rifiutandosi di rispondere a domande di giornalisti.

Intanto nel paese é scoppiata una bufera di commenti, discussioni, accuse reciproche. Le forze di opposizione hanno colto l’occasione per attaccare le dirigenze politiche, economiche e sociali che si sono susseguite dopo il golpe del 1989, ponendo una questione politica e storica, al di là dei diversi giudizi di ciascuno su quegli anni: “perché dopo oltre trent’anni i rumeni hanno nostalgia di Nicolae Ceausescu?”

Molti analisti e studiosi locali ritengono che per analizzare questo risultato si debbano affrontare una serie illimitata di politiche liberiste, scelte economiche e militari, completamente separate da logiche legate a interessi popolari e nazionali, ma totalmente assoggettate a interessi stranieri, leggasi UE e NATO in primis, che hanno spazzato via un minimo di protezioni sociali e sicurezza, quotidiana, con politiche di privatizzazioni selvagge e devastanti per i ceti popolari e contadini. Questa realtà ha portato povertà, disillusione e una sempre più profonda sfiducia nella classe politica, che sono ritenute ormai a livelli sempre più allarmanti. Lo ha dimostrato la vittoria elettorale dei mesi scorsi del candidato Georgescu, euroscettico, che proponeva la riapertura dei mercati e della cooperazione economica con Russia e Cina, l’uscita dalla NATO, il non coinvolgimento nel conflitto ucraino, per ristabilire una Romania indipendente, sovrana e non allineata.

La Romania, per compiacere le politiche europeiste,  sta affrontando una crisi economica, identitaria e politica sempre più profonda. Dalla riforma del sistema pensionistico, le misure di ulteriore abbattimento dei residui ammortizzatori sociali, annunciate dal governo guidato da I. Bolojan, la spoliazione dei fondi pubblici, i prestiti esterni senza copertura, la scomparsa delle industrie strategiche, portano tutti a una domanda funesta: chi ha guidato e chi guida effettivamente la Romania?

INSCOP Research” con il suo sondaggio, ha aperto uno squarcio sulle narrazioni idilliache e tranquillizzanti, fornite dai media assoggettati all’establishment politico governativo, a sua volta legati agli interessi unipolaristi occidentali. Perché la realtà è che la metà dei romeni residenti nel paese ( sulla diaspora il ragionamento andrebbe fatto in profondità con tutti i suoi lati occulti e oscuri… ), vive in povertà e il voto di oltre 2 milioni di elettori è stato annullato senza prove concrete, impedendo un cambio di governo e forse di prospettive, con una rottura di ciò che è stato fatto in questi ultimi decenni…Calpestando senza indugi, qualsiasi teorema o concetto di quella famosa “democrazia”, di cui veniamo ammaestrati mediaticamente ora dopo ora, giorno dopo giorno, su qualsiasi argomento o vicenda.

Sui giornali rumeni e in rete, vengono posti e affrontati numerosi temi sulla società romena: “ …La Romania ha bisogno di equilibrio e di futuro! La Romania ha bisogno di leader realisti e non ‘bambole”’ che sono controllate da dietro per interessi stranieri! Il nostro paese ha bisogno di politici che pensino e lavorino per la Romania, e non per gli interessi dei loro partiti o per enormi fortune raccolte in conti esteri. Cosa si può pensare dei leader di ieri e di oggi, dato che “oltre il 66% dei rumeni afferma di rimpiangere Nicolae Ceausescu?…”, uno dei titoli. Un altro riporta: “…Dopo 36 anni di immiserimento, disperazione, di manipolazioni, di menzogne e umiliazioni…chi può rimanere sconvolto qui, per il fatto che la grande maggioranza dei rumeni residenti crede che, rispetto a questo presente, nel periodo comunista “era meglio?…”

Nicolae Radu, è uno dei più noti e rispettati analisti e studiosi, che ha ricoperto importanti posizioni nel sistema di sicurezza nazionale come Responsabile Centro per la competenza psicologica all’interno di SPP, Direttore incaricato presso il Centro di Psicosologia del Ministero degli Affari Interni, Consigliere di Stato MIA, Consulente CSAT, Amministrazione Presidenziale e portavoce dell’Accademia di Polizia “Alexandru Ioan Cuza”. Radu è anche professore al “Spiru Haret” dell’Università di Bucarest, ha insegnato corsi di Ledership, Laboratorio specializzato per Servizi di intelligence e Psicopatologia militare presso l’Università di Bucarest. Oltre alla cattedra per l’informazione e la sicurezza nazionale presso l’Università di difesa nazionale “Carol I”.

Radu, non certo un nostalgico di Ceausescu o del comunismo, in alcuni articoli e analisi su vari siti e giornali nazionali, tra cui Ziare, ha posto queste riflessioni e analisi, molto approfondite e chiare, circa il sondaggio: “…Perché, il 75,1% dei rumeni ritiene che nel periodo comunista ci fosse maggiore sicurezza pubblica? La realtà in cui viviamo impone riflessioni, ma anche misure urgenti! La Romania è uno ‘stato sicuro’ di fronte alla criminalità organizzata, al traffico e al consumo di droga? Come si spiega il fatto che i nostri politici non si sentano responsabili della distruzione della Romania, come mi ha scritto di recente un illustre professore con esperienza governativa? È anche interessante che il 58,7% ritiene che le istituzioni statali socialiste fossero più efficienti! Allora occorrerebbe porsi e porre al domanda: chi si prende ancora cura dei rumeni oggi? Chi è responsabile della vergogna e dell’umiliazione subite da genitori e nonni dimenticati nelle case di cura, chiamate case dell’orrore, gestite da persone politicamente ben precisamente collocate? Queste domande non sono casuali! Dopo la tragedia del “Matei Balș”, in cui 10 anziani sono morti bruciati vivi in ospedale, cosa significa una vita umana per i nostri politici? Come è possibile che un dignitario statale esprima pubblicamente la sua gioia per il fatto che ‘fortunatamente sono morte solo 10 persone’? Cosa avrebbe detto se, tra le 10 persone ingiustamente straziate, ci fossero stati anche i suoi genitori?

Chi è responsabile della vergogna delle “sepolture in sacchi di plastica di genitori e nonni?

Sempre più rumeni si sentono abbandonati nel loro paese! Chi può fugge. È tutto questo questa una risposta per l’esodo di milioni di rumeni dal Paese? Secondo ‘Open Sources’, attualmente circa 6 milioni di rumeni hanno lasciato definitivamente il Paese, mentre altri quasi 4 milioni di rumeni sono vaganti in tutto il mondo, senza documenti o in una situazione in cui non gli è possibile legalizzare il loro status nei Paesi in cui vivono! In queste condizioni, chi si può scandalizzare del fatto che il 66,4% dei cittadini che sono rimasti, afferma che sotto il comunismo lo Stato si prendeva più cura delle persone di quanto non faccia ora? Nel 2023, la Romania ha registrato la più grande ondata migratoria! Non meno di altri 50.000 rumeni hanno lasciato definitivamente il Paese! È negligenza o una semplice coincidenza che oltre 300.000 bambini delle famiglie dei rumeni che hanno lasciato il paese non parlino rumeno?…Se prima del 1989, a seguito dello sforzo compiuto per estinguere il debito estero, i negozi erano pieni di ‘zampe e ali di pollo e ‘zampe di maiale’, ma che almeno potevano essere acquistate, com’è oggi la situazione dei rumeni nel nostro paese, dove troppi guardano impotenti i prezzi esplosi nei negozi per i prodotti di base, come patate, cavoli, fagioli, zucchero e olio? Quanti genitori e nonni non possono più comprare le medicine per un altro giorno di vita? Chi sta scrivendo la nostra storia? Nel dicembre 1989, molti rumeni avevano soldi da parte , ma avevano poco da comprare, perché gli scaffali erano spesso vuoti. Oggi i negozi sono pieni di prodotti di ogni genere, molti di pessima qualità e con additivi dannosi per la salute, ma i rumeni vivono in povertà, con stipendi e pensioni che non danno loro nessuna speranza!

Sebbene nel dicembre 1989 venissero scanditi innumerevoli slogan di forte impatto emotivo, come ‘non vogliamo più mangiare salame con la soia’, secondo la ricerca effettuata…Oggi l’85% dei rumeni ritiene che il cibo fosse più sano prima del 1989. Chi può permettersi di mangiare ‘salame con la soia’, considerato un prodotto biologico,quindi più costoso, oggi?

Come ho scritto, senza esortare a atteggiamenti che non sono in linea con il rispetto della legge, la verità non dovrebbe essere più nascosta dietro la porta!

Nel 1989, la Romania non aveva debiti esteri, avendo pagato 20 miliardi di dollari al FMI e alla Banca Mondiale. Certamente questo successo è avvenuto a scapito di enormi sacrifici per la popolazione, tra cui la razionalizzazione del cibo, il freddo negli appartamenti e la mancanza di libertà di espressione. Il risultato? Oggi, dopo 36 anni, la Romania ha un debito estero verso le banche estere di oltre 210 miliardi di euro, alcuni prestiti con scadenza superiore a 30 anni!

Quanto contano oggi le esigenze dei rumeni rispetto agli interessi di una gang o di un partito, indipendentemente dall’affiliazione politica?

Chiedo se la stabilità economica e la sovranità nazionale sono più importanti e possono avere più valore, di una democrazia senza risultati? Subito dopo la ‘Rivoluzione’ del dicembre 1989, la Romania fu presa da un caos economico e politico. Negli ultimi anni, circa 1.890 fabbriche sono state chiuse, molte altre hanno prodotto o venduto nulla in controverse cause di privatizzazioni. L’agricoltura è stata distrutta e le foreste, illegalmente deforestate.

Lo stato un tempo sovrano è ora indebitato con oltre 210 miliardi di euro, e il governo rumeno continua a prendere prestiti massicciamente, 10 miliardi nei primi mesi del 2025.

Però, la Romania è oggi un membro dell’Unione Europea e conta molto nella NATO!

Perché, nel paese, i rumeni muoiono negli ospedali non ristrutturati, l’istruzione sta crollando, quasi il 50% sono funzionalmente analfabeti e i pensionati sono umiliati, dopo aver lavorato una vita per un sistema che gli dà una piccola pensione in cambio.

La dichiarazione del presidente Nicusor Dan, in seguito alla pubblicazione della ricerca INSCOP Research: ‘…Abbiamo il dovere di imparare dal passato, non di riviverlo’, ha suscitato, a torto o a ragione, molte polemiche. Con tutto il rispetto, chiedo: il presidente Dan conosce anche la storia contemporanea della Romania? Cosa significa ‘imparare dal passato, ma non riviverlo’? Senza volere una polemica, come può spiegare il presidente Dan, che in gioventù aveva ottenuto riconoscimenti internazionali come matematico, ottenendo medaglie d’oro alle Olimpiadi matematiche internazionali del 1987 e del 1988…nel regime comunista guidato da Nicolae Ceausescu? E allora perché, a di causa personaggi politici controversi per non dire discutibili,  perché il potere politico reagisce in modo aggressivo a qualsiasi tentativo di discutere di Nicolae Ceausescu? Non è questo un segnale di allarme, che la libertà di parola è proibita? Perché questo argomento è vietato? Perché questa paura sottile? Forse è possibile rispondere che la verità è scomoda, e il ricordo di un leader discutibile ma forte e patriottico, potrebbe  travolgere decenni di leadership debole, corrotta e disastrosa?

Secondo INSCOP Research, il 68,5% dei rumeni ritiene che si produceva di più, prima del 1989 che oggi! Chi può spiegare come la Romania, da paese indipendente, che era arrivata a produrre beni ricercati sui mercati esteri, sia ridotta a paese che consuma prodotti ‘di seconda mano’, con un debito di oltre 210 miliardi di euro?

Dai dati del rapporto di ricerca, il 73,2% dei rumeni ritiene che, durante il regime politico guidato da Ceausescu, la Romania era molto più rispettata a livello internazionale!

In questo senso, non dimentichiamo che, nel 1978, Nicolae Ceausescu era stato accolto con onori reali dalla regina Elisabetta II a Londra, come segno del rispetto internazionale di cui godeva la Romania. Nicolae Ceausescu fu ricevuto dal presidente francese Charles de Gaulle, ma anche dal presidente americano Richard Nixon, da Jimmy Carter, e aveva relazioni di fiducia con la signora Golda Meir di Israele, e con tutti i leader del mondo arabo. Cosa significava davvero Nicolae Ceausescu per i cittadini rumeni? Era un dittatore? Le sue ultime parole, pronunciate il giorno del Santo Natale, il 25 dicembre 1989, prima di essere colpito dai proiettili, furono: ‘Viva la Repubblica Socialista di Romania, libera e indipendente!’. Quanto è vero, che queste parole oggi si sentono come un’amara ironia? La Romania è oggi un paese libero? La Romania è un paese indipendente?

Secondo INSCOP Research, l’80,4% dei rumeni crede che le persone si aiutavano fra loro, con un senso di solidarietà collettiva, molto di più prima del 1989, di quanto non avvenga oggi. L’indifferenza, l’egoismo, l’individualismo sono un valore positivo come riferimento per una identità culturale nazionale? Cosa significa ‘identità culturale’, dato che, secondo la ricerca INSCOP, il 71,3% dei rumeni ritiene che la Romania abbia perso la sua identità culturale negli ultimi decenni? Quanto è vero che la ‘scusa’ del comunismo, è una minaccia per il futuro della Romania?…”.

Penso che queste domande/riflessioni, fatte non da un militante di partito o da un nostalgico, ma da un analista, studioso e funzionario attuale, siano una concreta e lucida sintesi che va a fondo delle contraddizioni e delle letture di un risultato demoscopico, che ha sorpreso e scioccato tutti gli alti livelli di Bruxelles e Washington, cogliendoli completamente di sorpresa, e creato uno stato di preoccupazione elevato, soprattutto perché la Romania è un Paese membro dell’Ue e un tassello operativo militare fondamentale nelle politiche anti russe della Nato.

Va ricordato che, dalla fine degli anni Sessanta la Romania sviluppò una politica estera indipendente, chegli permise di stabilire relazioni politiche sia con l’Occidente che con la Cina di Mao, oltrechè con tutti i Paesi Non Allineati e fu proprio il presidente romeno a contribuire, con grande acume politico, ai passi preliminari che portarono al grande avvicinamento tra la Cina di Mao e Zou En Lai e gli Stati Uniti di Richard Nixon e Henry Kissinger. Riuscì a portare Israele e Palestina allo stesso tavolo e contribuì ai processi di pace nella regione. Certo un po’ diverso dalle politiche odierne europee, dove la signora Ursula von der Leyen ci sta spingendo in guerra, senza prospettive o piani di conciliazioni o negoziali futuri.

Questa politica mondiale permise alla Romania di ottenere crediti esteri dalle banche occidentali e nel 1974 la Romania fu l’unico Paese socialista a firmare un trattato tariffario preferenziale con la Comunità Europea, quella che poi divenne l’Ue. Lo shock petrolifero del 1972 diede al paese un potere parziale sui mercati internazionali, era infatti un piccolo produttore di greggio e aveva accordi preferenziali con Iran e Iraq, così il prezzo del petrolio portò ampi benefici alle politiche di Ceaușescu. Negli anni ’70, infatti, permise al regime di condurre politiche espansive con relativi benefici per la popolazione che, per la prima volta nella sua storia, aveva accesso a consumi di massa e a uno stato sociale abbastanza solido. Dall’inizio degli anni ’80 il calo dei prezzi del petrolio e misure economiche sbagliate, costrinsero il Paese a severe misure di austerità con l’ambizione di cancellare il debito estero. L’indagine ha sancito che la nostalgia per il socialismo rimane forte in Romania, molti la ricordano come un momento migliore dell’oggi, naturalmente, per la diaspora il discorso è molto più complesso.

Remus Etefureac, direttore della ricerca INSCOP, ha sottolineato che la nostalgia per il comunismo deriva non solo dalle percezioni del passato, ma anche dalla frustrazione per il presente. Questo sentimento riflette un malcontento strutturale, legato a disuguaglianze, corruzione e pessimismo sul futuro. Come ha ben descritto l’analista Radu nelle righe sopra, se i due terzi del paese pensa quelle cose, per non parlare dell’85,1% il quale ritiene che le istituzioni statali erano più efficienti e vicine alla gente, che il 58,7% afferma che l’istruzione e l’assistenza sanitaria erano più accessibili durante il socialismo, addirittura se  il 77,2% ritiene che il paese fosse più ricco prima…per le attuali classi politiche dirigenti è, e resta un ingombrante problema, anche se lo nascondono sotto il tappeto.

Una classe politica seria e capace, dovrebbe studiare ed affrontare le radici profonde di questa situazione. Invece la risposta dei politicanti e faccendieri di infimo livello che da trent’anni spogliano e saccheggiano il paese, hanno risposto cercando di nascondere, sminuire, usando il silenzio come prassi, o addirittura alcuni hanno completamente ribaltato l’analisi, arrivando a definirla una questione di “sicurezza nazionale”, di rischi di essere “ad un passo da scenari catastrofici”, invocando misure repressive e di maggiore impegno per interventi verso le nuove generazioni, per infondere più profondamente in essi, la “storia dei crimini e orrori del comunismo”.

5 commenti per “Il 66% dei rumeni ritiene che si vivesse meglio con Ceausescu

  1. Andrea
    14 Settembre 2025 at 18:46

    Vabbè… è una tesi ridicola che conosco da decenni, lavorando nel settore edilizio e avendo avuto a che fare con un mare di rumeni, moldavi e albanesi…

    • Fabrizio Marchi
      14 Settembre 2025 at 23:46

      Infatti il sondaggio, come spiega l’articolo, si riferisce ai rumeni che vivono in Romania, non a quelli che vivono e risiedono all’estero che ovviamente sono quelli più filo occidntali. Dopo di che ho conosciuto anche io molti rumeni anche se non lavoro nell’edilizia, e diciamo che almeno la metà la pensava come i rumeni residenti in patria, ma forse anche qualcosina di più.
      Ciò detto, ho visitato la Romania due volte, prima e dopo il crollo del regime. Il primo viaggio fu proprio durante la fase che quella donna scrive nell’articolo che va all’incirca dalla fine degli anni ’70 fino al crollo. Fu un periodo difficilissimo e posso confermare il razionamento di luce, gas e anche generi alimentari e condizioni di vita molto difficili, oltre naturalmente al fatto che il regime di Ceausecscu in Romania era senz’altro il più repressivo e liberticida rispetto agli altri paesi del blocco sovietico (in Ungheria e tutto sommato anche in Cecoslovacchia e in Polonia nonostante le apparenze si respirava tutt’altro clima ed era del tutto normale anche per uno straniero parlare con tanta gente che si lamentava apertamente del governo, cosa che era impossibile fare in Romania). Ciò fu dovuto al fatto che nei primi anni ’70 il governo rumeno decise una politica di forte industrializzazione – prevalentemente industria pesante – e si indebitò enormemente con l’Occidente. Ricordo tante cattedrali nel deserto, acciaierie con ciminiere disseminate un pò ovunque dalle quali si innalzavano colonne di fumo di tutti i colori. Ma fu una scelta sbagliata che si rivelò obsoleta e quindi il paese si ritrovò sostanzialmente con un enorme carrozzone di industria pesante più o meno inutile e con una montagna di debiti contratti con i paesi occidentali. Fu il tentativo di trasformare un paese sostanzialmente agricolo in un paese indutriale e renderlo ancora più autonomo dall’URSS. All’interno del Comecon, cioè una sorta di equivalente del MEC europeo, alla Romania spettava il ruolo di fornitore di prodotti dell’agricoltura e alimentari. Ma Ceausesscu voleva sottrarsi a tutto ciò e voleva fare della Romania un paese autonomo a tutto tondo, e a tal fine scelse questa politica di industrializzazione che si rivelò però fallimentare. Per cercare di porvi rimedio a quel punto Ceausescu optò per una durissima politica di austerity per ripianare il debito con l’estero (i paesi europei occidentali) che mise in ginocchio la popolazione. Il paradosso è che quando il regime crollò la Romania, grazie a questa severissima politica di austerity, era l’unico paese al mondo senza avere neanche un briciolo di debito estero; in pratica da lì in poi non avrebbe potuto altro che crescere. Ma la gente era stremata e quindi i golpisti (perchè comunque si trattò di un golpe) ebbero buon gioco nel disarcionare Ceausescu.
      E’ bene altresì ricordare che questa politica di indebitamento con l’estero fu causata anche dal fatto che, come ribadisco, Ceausescu era un forte fautore di una politica di autonomia e di indipendenza nazionale, anche e soprattutto nei confronti dell’URSS e di tutto il blocco sovietico, con il quale i rapporti erano molto difficili e non c’era neanche cooperazione economica e commerciale. Ceausescu preferì indebitarsi con il mondo occidentale pur di non relazionarsi con l’URSS e i paesi del Patto di Varsavia. La Romania aveva rapporti commerciali soltanto con l’Albania di Enver Hoxa e la Cina di Mao. Una politica scellerata che Ceausescu ha pagato alla fin fine con la vita. Ciò detto, al di là di tutto, il suo comportamento di fronte al tribunale (golpista e composto da persone che fino a poco prima erano suoi collaboratori) che lo ha condannato a morte è stato a mio avviso esemplare, ma questo è un altro discorso che riguarda la sua persona e non l’aspetto politico.

  2. Andrea
    14 Settembre 2025 at 18:54

    Questa è la sintesi di un articolo risalente al 1989, passatomi da un amico dieci anni fa.

    @@@
    ROMANIA
    Proibito piangere
    di Rossella Simone

    Grazie a Elena Ceausescu, moglie del conducator Nicolae, in Romania soffia un
    ponentino a favore dell’emancipazione della donna. Donne ai vertici delle industrie,
    capo-fabbrica, docenti all’Università, in carriera politica. In effetti Elena Ceausescu,
    69 anni, laureata in chimica nel 1976, quando era già first lady, si fregia di ben 26
    titoli accademici acquisiti a tempo record.
    Nella vita lavorativa la donna rumena è equiparata in tutto all’uomo. L’orario di lavoro
    è di quarantasei ore e gli operai e operaie sono portate sui posti di lavoro in fabbrica
    o nei campi con un camioncino malandato che li va a riprendere anche dopo quattro o
    cinque giorni.
    I giorni di festa e le domeniche sul calendario non sono segnati in rosso.
    Alla sera, quando è possibile, marito e moglie si ritrovano nella penombra – è consentita
    solo una lampadina da 45 watt per casa – e preparano insieme la cena. Cavoli e pomodori.
    Non c’è gas per bollire un uovo e poi nelle città un uovo non lo si trova nemmeno.
    I termosifoni non raggiungono i dieci gradi e l’energia viene erogata casualmente per poche
    ore al giorno. In una notte di meno dieci gradi nell’inverno del 1985, la professoressa di
    statistica Gabriela Cressi e suo marito Grigore Hagiu, popolare poeta, si sono addormentati
    vicino al fuoco. Durante il sonno il gas è mancato e poi ha ripreso a uscire. Non si sono più
    svegliati. Molti sono i divorzi causati dai disagi del vivere quotidiano e poi non si riesce a
    mettere qualcosa sotto i denti nemmeno con due stipendi. I più fortunati hanno i genitori
    oppure i suoceri che verso le tre di notte, escono di casa con la loro inseparabile bisaccia,
    per trovare qualcosa da mangiare.
    La politica economica di Ceausescu ha infatti ridotto il paese alla fame. Tutta la produzione
    economica della Romania, che è una immensa distesa di campi coltivati e di pascoli, sparisce
    per l’esportazione o per le tavole della nomenklatura – più di centoventi sono i parenti della
    famiglia del conducator nei posti di potere – oppure viene venduta a prezzi esorbitanti
    al mercato nero. Le donne più anziane con i bambini più piccoli rimangono in coda per ore,
    pazienti, lavorando all’uncinetto. Le più giovani con discrezione si avvicinano ai turisti per
    pagare con i loro leva, la moneta rumena, caffè, scatolette di carne, qualcosa da mangiare
    per i loro figli. In silenzio perché parlare con uno straniero è vietato e la securitate, la
    polizia politica di stato, sorveglia su tutto.
    Ma, Se è proibito piangere, come dice il titolo di un libro della rumena Maria Mailat da due
    anni esule in Francia, le donne non perdono la speranza e la voglia di lottare.
    Molte tentano di scappare verso il campo di Debrecen in Ungheria attraverso interminabili
    paludi, altre verso la Iugoslavia a nuoto sul Danubio.
    Molte ce la fanno, altre come Vasilica Bruta e Emilia Popescu vengono catturate dalle guardie
    di frontiera, picchiate e spedite per almeno un anno e mezzo nella prigione di Oradea.
    Nel campo di Padinska Skela, vicino a Belgrado, è arrivato in agosto un rumeno disperato.
    La moglie era stata uccisa di notte mentre a nuoto cercavano di raggiungere la riva iugoslava
    di Kladovo. La Militia spara a tutto quello che si muove. Molte donne invece combattono
    in patria per i loro diritti ma Ceausescu non ama le critiche. La moglie di Dimitru Mircescu che
    insieme al marito chiedeva il rispetto dei diritti dell’uomo, è morta lanciata da una finestra di
    casa sua dalla polizia, nell’ottobre del 1986. Dimitru è internato da due anni in un ospedale psichiatrico e di lui non si sa più nulla.
    Doina Cornea, insegnante di francese all’Università di Cluj, è diventata nel 1982 la figura
    emblematica dell’opposizione al regime. Nell’agosto 1988 ha indirizzato una lettera aperta,
    firmata da altre 28 persone tra cui nove donne, a Ceausescu, per protestare contro la
    “sistematizzazione territoriale” varata all’inizio dell’anno.
    Tale piano prevede la distruzione di più di metà dei 13mila villaggi rumeni e il trasporto
    forzato dei loro abitanti in 558 “centri agroindustriali”, casermoni fatiscenti di cemento,
    addossati alle città, con la cucina in comune e il cesso in cortile.
    Tutto questo sradicamento per recuperare il tre per cento di terreno agricolo, per alzare
    l’indice di urbanizzazione e soprattutto per assimilare le minoranze magiare, tedesche, slave
    e zingare “all’uomo nuovo rumeno con una unica nazionalità”.
    Da allora Dorina Cornea ha perso il lavoro, è agli arresti domiciliari, il suo telefono è isolato,
    la corrispondenza intercettata, non può ricevere visite. Sotto la sua casa stazionano agenti
    della securitate. Ma, con ostentato orgoglio la rivista ufficiale Femeia – la donna –
    continua a mostrare donne e bambini che appaudono Ceausescu, “artefice della grandiosa
    epoca in cui viviamo”.

    ——————————————–

    ABORTO
    ASSOLUTAMENTE VIETATO

    Nel 1966 Ceausescu ha lanciato una campagna per l’aumento demografico secondo
    cui ogni famiglia deve avere almeno cinque figli. Per questo in quell’anno sono stati
    vietati tutti i contraccettivi. La prima domanda alla frontiera infatti è:”armi, munizioni,
    preservativi?”. E’ stata introdotta nelle scuole e nelle fabbriche una visita ginecologica
    obbligatoria e senza preavviso per tutte le donne dai 14 anni in avanti, alla presenza
    del dottore e del maestro dello sport. L’aborto assolutamente vietato. La pena per il
    medico che lo praticava era 10 anni di prigione. E così dalle 273.687 nascite del 1966
    si è passati alle 527.764 del 1967. Quasi il doppio, un grande successo del regime.
    Le statistiche però nascondevano il tasso di mortalità infantile in quegli anni.
    83 morti per stenti e malnutrizione su mille nati, come in Cambogia.
    Nel 1984 il regime ha rafforzato le pene per i medici che aiutano le donne ad abortire.
    25 anni di prigione e, se recidivi, anche la pena di morte.
    E se una donna arriva all’ospedale a causa di un aborto spontaneo, il medico non può
    intervenire se non in presenza di un funzionario statale che autorizzi il suo operato.
    Di sovente però questo ritarda ad arrivare e la donna muore senza nessuna assistenza.
    Ciò nonostante le donne continuano ad abortire. Le statistiche non ufficiali raccontano che
    ogni anno ci sono 1311 interruzioni di gravidanze note per mille nati vivi.
    @@@

  3. Federico Lovo
    15 Settembre 2025 at 9:33

    confermo, molti romeni mi hanno riferito che la Romania socialista era un Paese sovrano, senza debiti, con edilizia popolare, sicurezza nelle strade e lavoro garantiti, un’industria e infrastrutture nazionali, cure sanitarie gratuite… insomma, l’inferno in terra per i trotskisti.

  4. Giulio larosa
    16 Settembre 2025 at 7:03

    Lavoro negli impianti i miei colleghi sono 50% rumeni tranne pochi tutti ritengono il periodo di Ceausescu migliore dell attuale per la Romania

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