Il non detto della legge sul consenso


C’era una volta il diritto, l’onere della prova a carico della Giustizia, le garanzie giuridiche dell’imputato… e c’erano le parole a cui era riferito un significato preciso: violenza era violenza oggettiva, non percepita, sessuale era qualcosa che apparteneva al sesso non al gomito o al ginocchio.

Violenza sessuale era esercizio della forza, della minaccia o dell’inganno per ottenere atti sessuali di vario genere, ma ora siamo arrivati all’esplicito consenso dove il dissenso non deve essere esplicitato, può essere trattenuto per vaghe paure di una risposta violenta ma può essere manifestato in giudizio anche sei mesi dopo ed è comunque stupro anche senza violenza, senza ricatto, senza minacce o inganno. Quali garanzie per l’imputato? Nessuna.

C’era una volta il Tribunale speciale per la difesa del Fascismo, c’erano le leggi per la difesa della razza, c’era ancora prima la legge dei sospetti che ti mandava sulla ghigliottina per una lettera anonima, c’erano leggi per i nobili e leggi per il popolo minuto. Quali garanzie per gli imputati? Nessuna.

Ora ci sono le leggi per la sicurezza della donna, quali garanzie per l’imputato? Nessuna. Quali prove oggettive? Nulla. E l’onere della prova? A carico dell’accusato. Quali garanzie giuridiche per una giusta ricerca della verità e della giustizia? Nessuna.

Il femminismo ci riporta indietro di secoli sul piano della giustizia e della ricerca della verità verso un’infame distopia in cui non debba succedere nulla di spiacevole ma che apre le porte al disastro delle dittature e delle guerre.

C’era una volta il matrimonio, in un impegno di questo genere la sessualità era un atto dovuto e la procreazione motivo di orgoglio, se un partner si avvicinava all’altro con gentilezza e desiderio il consenso era implicito, il dissenso andava esplicitato, non il contrario. Se ci si deve avvicinare alla propria compagna chiedendo permessi e continue rassicurazioni invece che con gesti che scaldino i sensi, dopo un paio di rifiuti uno incomincia a guardarsi intorno.

Il male di questa proposta di legge è non fare differenza tra una coppia consolidata e in cui è un bene l’affettività e un rapporto inesistente in cui la sessualità deve ancora nascere. Così come la legge è formulata ogni rapporto consumato anche senza rifiuto può essere incriminato di stupro a posteriori. Inganno, ricatto e false accuse possono dilagare senza possibilità di difesa, ogni uomo è ricattabile e condannato a ricercare soddisfazioni parallele e degradanti.

Oggi la legge dell’odio antimaschile, la legge del Moi Je deteste les homme e dell’odio rende liberi(Pauline Harmange), la legge dello S.C.U.M. (Manifesto per l’eliminazione del maschio di Valerie Solanas), non è il rifiuto che deve essere esplicito a far recedere il richiedente ma è il consenso esplicito che deve attivare il desiderio dell’altro, ma il consenso non arriva se non viene attivato dal desiderio. Sono gli ormoni specchio che possono trasformare due unità distinte e separate in una coppia capace almeno in quel momento di trascendersi e affidarsi all’altro.

Ora, fermo restando che consenso e partecipazione attiva sono leggi sacre in amore e come in ogni rapporto umano basato sulla libertà, mettere sullo stesso piano, chiamare con lo stesso nome e punire allo stesso modo un atto dal dubbio consenso con un atto palesemente costrittivo ottenuto con violenza, minaccia, o ricatto, è uno scandalo davanti a tutti i tribunali della giustizia e della ragionevolezza; solo le terribili dittature (non solo) del primo novecento hanno generato leggi offensive basate sul sospetto, sull’equivoco, sulle false accuse o quelle società che riducevano in schiavitù altri esseri umani.

In giurisprudenza esistono l’omicidio colposo, stradale, volontario, volontario aggravato, per futili motivi… Cosa differenzia un omicidio dall’altro, visto che comunque tutti hanno generato una morte non voluta? È l’intenzione dell’imputato che fa la differenza.

Scriveva Eloisa, o chi per lei, tra il 1128 e 1135:”“Il crimine non è, infatti, nell’effetto dell’azione ma nel sentimento che anima colui che agisce, la giustizia deve giudicare non l’azione, ma l’animo col quale la si è compiuta.”

L’Umanesimo in Europa è nato già nel dodicesimo secolo con Abelardo ed Eloisa e oggi siamo i primi a rinnegarlo come fu col Fascismo, con i processi sommari degli assolutismi del Settecento o la caccia alle streghe, agli eretici e ai dissidenti del Medioevo e dell’età moderna.

Diciamolo chiaramente, i dibattiti politico-religiosi e filosofici nelle aule della scolastica gestite dalla Chiesa erano immensamente più liberi, pluralisti e dotti della miseria degli articoli dei giornali di oggi. C’era un’immensa onestà e giustizia quando si discuteva degli universali e la logica aristotelica processava i discorsi che non oggi quando con la Programmazione neurolinguistica si sono fatti molti passi avanti nel processare i discorsi e le parole ma la lingua dei politici è piena di vergognose violazioni linguistiche non processate da cui nascono leggi ingiuste e persecutorie.

La più subdola delle violazioni è la generalizzazione, come prendere un caso di violenza o stalking per accusare tutto il genere maschile, per non parlare delle vili cancellazioni in cui si fanno confronti tra maschile e femminile ma si parla solo del problema femminile per dire che la condizione femminile è svantaggiata senza confronto con la condizione maschile, le distorsioni di significato con cui si definisce l’uccisione della consorte come femminicidio in quanto uccisione della donna in quanto donna. Attribuire agli altri un’intenzione solo perché si dichiara di aver vissuto quell’azione come violenza o molestia è una distorsione, non si possono fare processi alle intenzioni in mancanza di fatti che comprovino la propria interpretazione.

È drammatico vedere che questa immoralità linguistica non sia limitata a piccoli giornaletti online dichiaratamente schierati come femministi e antimaschili ma investono i grandi giornali e i dibattiti parlamentari. In nome della donna si sta affossando la democrazia e la terziarietà della legge e della giustizia.

In conclusione è inaccettabile che il dubbio consenso, il consenso non esplicitato verbalmente in una relazione non violenta né costrittiva sia messo sullo stesso piano della violenza sessuale conclamata con pene afflittive dai 6 ai 12 anni di galera. La questione del consenso e della partecipazione attiva è una questione di educazione e sensibilità affettiva che deve essere trattata in modi diversi dalla detenzione con esperienze educative e terapeutiche capaci di cambiare l’atteggiamento verso l’altro e verso la sessualità

7 commenti per “Il non detto della legge sul consenso

  1. Andrea
    21 Novembre 2025 at 15:55

    Legge femminista misandrica apparentemente ridicola ma ben studiata per limitare la vita sessuale degli uomini e rovinargliela favorendo le false accuse. A parte che è contronatura per un uomo mantenere in un rapporto una erezione col dubbio del consenso, dovrebbe munirsi tutte le volte di una siringa di Caverject che gli farebbe male, diventando un soggetto passivo devirilizzato. La pericolosità è che l’onere della prova spetta all’imputato quasi sempre maschile criminalizzato fino a prova contraria che stavolta dovrà dimostrare da solo la presunzione del consenso o anche la percezione del consenso soggettivi (al dil à di una violenza fisica) che può essere revocato anche un secondo dopo o ripensato dopo del tempo facendo diventare sempre più sottile la linea che divide lo stupro da un rapporto e offrendo un arma carica per donne o uomini spregiudicati che potrebbero ricattare un partner per estorcergli dei soldi grazie a false accuse. Il risultato: una generazione di giovani maschi impotenti, misogini, frigidi, senza famiglia e puttanieri oppressi da una dittatura femminista e sarà sempre peggio con ulteriori norme anti-uomo dal momento che non c’è più uno stato di diritto. Una bomba sociale. Uomini facciamoci sentire in piazza siamo il sesso discriminato oggi usciamo dalla UE e dalla Convenzione di Istanbul che vuole un’ Europa femminista e incostituzionale. PRIMO EFFETTO DI QUESTA BARBARIE: LA CONDANNA DI ALVES Dani Alves assolto in appello dall’accusa di stupro: era stato condannato a 4 anni e mezzo nel gennaio 2024 ��‍⚖����
    Dani Alves ha vinto l’appello contro la condanna di primo grado per stupro. La Sezione d’appello del Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna ha assolto l’atleta annullando le misure cautelari imposte. Lo ha comunicato lo stesso Tribunale in una nota. Il brasiliano era stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione con l’accusa di aver stuprato una ragazza in una discoteca di Barcellona il 31 dicembre 2022.
    Il suo processo è stato il primo caso di alto profilo da quando la Spagna ha rivisto le sue leggi nel 2022 per rendere il consenso centrale nella definizione di un reato sessuale, in risposta a un’ondata di proteste dopo un caso di stupro di gruppo durante la corsa dei tori di San Firmino a Pamplona nel 2016. La legislazione popolarmente nota come legge “solo sì significa sì” definisce il consenso come un’espressione esplicita della volontà di una persona, chiarendo che il silenzio o la passività non equivalgono al consenso. Ma i quattro giudici di una corte d’appello di Barcellona hanno deciso all’unanimità di annullare la condanna.
    Nella loro sentenza, hanno scritto che la testimonianza del querelante “differiva notevolmente” dalle prove del filmato girato prima che la donna e Alves entrassero nel bagno dove lei ha detto che lui l’ha costretta a fare sesso senza il suo consenso. Alves, ora 41enne, è stato in prigione dal 20 gennaio 2023 fino a marzo 2024, quando non è stato rilasciato su cauzione in attesa del suo appello.

  2. Enza
    21 Novembre 2025 at 21:43

    Ottimo intervento. Siamo davanti al delirio, all’isteria ideologica trasferita nella norma. Aberrante. E come sono sincroni le due facce del regime neoliberale!

  3. Marco
    21 Novembre 2025 at 23:13

    La legge prevede l’inversione dell’onere della prova, ciò che va in contrasto ad un principio giuridico consolidato per ogni tipo di reato. Di più, va in contrasto ad un principio logico consolidato, valido in ogni scienza: ogni affermazione va provata (Adfirmanti incumbit probatio – Chi afferma un fatto, deve provarlo).
    Come se questo non bastasse, la legge per come è formulata rende impossibile persino dimostrare il consenso, perché esso deve essere esplicito e costante per tutto il rapporto. Allora per provarlo sarebbe necessario che per tutto il tempo la coppia ripetesse il suo consenso e davanti a testimoni neutrali.
    Essa aprirà la strada (ancora di più) a calunnie per vendetta personale, ricatto, interesse economico, misandria, problemi psichiatrici etc. Già con la vecchia legge esse erano numerosissime (secondo alcuni giudici persino la maggioranza delle denunce erano false ed esposte al momento della separazione per avere casa, stipendio dell’ex marito, affidamento dei figli … ), con la nuova dilagheranno.
    Con questa legge ogni rapporto sessuale è presuntivamente una violenza. Bisognerà dimostrare la consensualità dell’altra persona e non l’assenza della stessa, ma con l’impossibilità materiale di farlo! Di fatto, basterà la parola di una donna per far condannare un uomo innocente.
    Gli effetti giuridici, ma anche sociali e psicologici, di questa vera e propria mostruosità giuridica saranno devastanti.

    E’ l’ennesima norma femminista incostituzionale e lesiva dei principi fondamentali dello stato di diritto e dell’uguaglianza. Bisogna contrastare il femminismo in ogni suo aspetto, perché ormai dovrebbe essere chiaro come esso sia un’ideologia totalitaria, che non si propone la parità (raggiunta da tempo) ma il predominio.
    Semplicemente gli uomini in questa società sono discriminati giuridicamente e socialmente e lo saranno ancora di più.

  4. Roberto
    22 Novembre 2025 at 6:16

    Quindi? Che si fa?

  5. Giacinto Lombardi
    22 Novembre 2025 at 14:47

    Che si fa? Chede Roberto, serve un convegno sulla condizione maschile e le leggi avvilenti contro gli uomini, con tutti i movimenti maschili e gli infuencer che si stanno pronunciando contro la società feminista. Ce l’avete una sala anche parrocchiale, un vecchio cinema nel centro Italia. Qui a Minervo Murge una sala con 200 posti ce l’abbiamo.

    • Marco
      22 Novembre 2025 at 23:28

      Bisogna organizzarsi per combattere il totalitarismo del XXI secolo: il femminismo. La discriminazione giuridica, sociale, culturale contro l’uomo in Italia è sistematica.

  6. Andrea
    22 Novembre 2025 at 19:24

    Ripeto la chiave di tutto è USCIRE senza se e senza ma dalla maledetta Convenzione di Istanbul come ha fatto la Lettonia l’Ungheria la Slovacchia la Turchia e la Pollonia in quanto è stata ufficialmente redatta da studiose femministe, un arsenale misandrico mortifero per le democrazie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.