È da un pò che penso a quale sia il collante che tiene insieme il sionismo e la sua realizzazione pratica, Israele.
Non è un legame genetico, visto che è ormai assodato che un israeliano preso a caso avrà probabilmente meno DNA semitico di quanto ne abbia una qualunque persona nata sulle sponde del Mediterraneo, e ancor meno se confrontato con un altro abitante del medio oriente, scelto anche lui a caso.
Non è un legame religioso visto che esistono tantissime persone di religione giudaica che non sono sioniste e non si sognano nemmeno di diventare israeliane, allo stesso tempo esistono sionisti totalmente laici o addirittura cattolici.
Non è un legame culturale, visto che un israeliano la cui famiglia sino a ottant’anni fa, o addirittura sino a ieri, era polacca, statunitense o francese non condivide certo la stessa cultura con un israeliano di provenienza irachena piuttosto che etiope.
Non è la lingua, considerato che l’ebraico moderno fu letteralmente costruito dal linguista Eliezer Ben Yehuda, un ebreo lituano emigrato in Palestina nel 1881, tanto che molti attuali israeliani, di recente immigrazione, nemmeno lo parlano.
Infine, non è nemmeno la terra in cui sono nati, considerato che molti di loro non sono nati in Palestina e perfino quelli nativi, in grandissima maggioranza, non possono vantare un avo nato in quella terra più di cent’anni fa.
Quindi, esclusa la genetica, la religione, la cultura, la lingua e la terra d’origine, quale può essere il collante del sionismo e di Israele? Alla fine mi sembra d’averlo capito: è un collante simile a quello che unisce gli affiliati ad una qualunque mafia, un collante fatto di corruzione, furto, violenza, omicidi, sopraffazione, omertà e, soprattutto, di difesa assoluta dei componenti del gruppo rispetto a tutto il resto del mondo, anche in totale dispregio dei diritti di chiunque altro.
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