Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Le turbolenze con i crolli del governo Meloni giungono gradite a molti che non condividono le idee né l’operato. Che la vittoria del No provocasse questo ciclone dentro una compagine che la furbissima premier con i suoi sodali ha cercato di rendere inamovibile e inattaccabile, ha sorpreso piacevolmente tanti italiani sia votanti che nauseati a casa.
Se la destra che governa fosse andata tra la gente che si conta attentamente i quattro soldi dei salari più bassi d’Europa per la sussistenza quotidiana, che mette via gli spiccioli del resto nel salvadanaio per un imprevisto di pochi euro, che aspetta con ansia la bolletta di luce e gas, che – constatato de visu- in questo inverno lunghissimo, freddo, piovoso, ventoso – si riscalda con coperte avvolte strette intorno al corpo o chiede, per pietà, un po’ di aiuto ai vicini, come prima di noi hanno sperimentato i greci massacrati dai memorandum della Trojka, forse non si troverebbe ad annaspare, a continuare a negare l’evidenza in questi giorni difficili, a persistere nei giochetti di prestigio pigliando per il naso chi l’ha votata e, purtroppo, anche chi se ne è guardato bene. Per i redditi da 28.000 a 50.000 euro lordi l’anno, si è visto lo stratosferico aumento mensile, dopo la ripulitura marzolina delle addizionali aggiuntive comunali? Cinque euro, sei, diciamo dieci. Questi sono i soldi in più nelle tasche degli italiani strombazzati sfrontatamente dalla Meloni.
Se ci mettiamo poi gli effetti economici dell’incendio mediorientale appiccato da due pericolosi personaggi quali Trump e Netanyahu, saltano tutti i conti dei cittadini, delle imprese e di chi lavora onestamente senza rubare. Ieri, Christine Lagarde, ha messo in guardia dall’ottimismo dei mercati in previsione di una crisi devastante.
Qui, in Italia, la bufera non preoccupa, non inquieta la coalizione di governo, intenta a zuffe di potere, di posizioni, di guadagni. Un breve inciso: Marina Berlusconi sarebbe contenta delle dimissioni di Gasparri (sul nostro groppone dal 1992) da capogruppo di Forza Italia per i segnali di apertura ad una nuova classe dirigente. Capirai: al suo posto subentra una giovinetta di primo pelo come Stefania Craxi. E dai, esclamerebbe Arcibaldo!
Ho letto che la Meloni assumendosi il Ministero del Turismo ad interim, ha ringraziato la Santanché. Di che, quaeso alla latina, verrebbe di chiederle? Cosa ha fatto di lodevole la ministra nel suo dicastero? Forse che ha fatto registrare successi senza precedenti? O si è messa al servizio gratis, rinunciando ai suoi compensi? Ancora con questi stupidi convenevoli e ipocrisie per una signora sotto processo e milioni di debiti, tenacemente recalcitrante a lasciare per opportunità politica e un minimo di dignità morale, la poltrona? Sottovalutare l’intelligenza degli elettori, è un errore fatale. La premier proceda pure con il suo “stile” (compreso lo sfoggio di abiti e mise da migliaia di euro al giorno) che vedremo cose meravigliose. Intanto, mentre continuano i redde rationem all’interno della coalizione e nuove grane si profilano per il governo, auspichiamo mosse di buon senso da parte dell’opposizione. Gli italiani sono imprevedibili e ne hanno dato prova in svariate occasioni. Attenzione a come si muoverà il campo largo per intercettare il consenso degli scontenti, dei desolati, degli scoraggiati, dei passivi, degli indifferenti, della massa consistente degli astenuti. Ci sono molte cose da evitare accuratamente, in primis protagonismi narcisistici.
Ripeterle assicurerebbe un’ennesima sconfitta. La priorità deve essere la fatica di vivere degli italiani, in un’accezione ampia del significato. Pane, salute e pace in parole povere. E, diamine, un po’ di autorevolezza e autonomia nei rapporti internazionali, abbandonando il verbo neoliberista che tanto ci nocque!
Queste sono le strade da percorrere e la visione di chi vorrà guidare nel prossimo futuro il paese. Altra via non c’è.