Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Il fondo statunitense controlla ormai buona parte del risparmio e delle grandi società italiane: banche (l’ultimo caso è quello di Bper), assicurazioni, colossi dell’energia e dei servizi. Ecco che cosa vuol dire essere una colonia del capitalismo finanziario Usa.
La Consob ha reso noto a inizio settembre che BlackRock ha una
partecipazione superiore al 5% in Bper. Si tratta solo di una delle
infinite partecipazioni che il grande fondo di gestione statunitense ha
in Italia. Provo a riassumerle per dare il senso del peso decisivo della
società guidata da Larry Fink. BlackRock ha il 5,12% in Unicredit, il
5,005% in Intesa, il 5,022% in Enel, il 5,78% in Prysmian, il 5,16% in
Rai Way, il 10% in EI Towers, il 5,036% in Bpm, il 3,518% in Mps, il
2,6% in Generali, più del 5% in Terna, in Azimut, in Moncler e in Snam,
il 9,201% in Fineco, il 3% in A2a, il 3% in Amplifon, il 3,7% in
Italgas, il 3% in Hera, il 5% in Atalantia, il 5% in Telecom Italia, più
del 3% in Leonardo, il 4,23% in Mediobanca, oltre a una presenza
“storica” in Stellantis e Mediaset.
In merito a queste partecipazioni sono necessarie tre considerazioni.
La prima è rappresentata dal fatto che simili quote fanno di BlackRock
spesso il primo o il secondo azionista e proprio da questo “rilievo”
deriva il primato di BlackRock come azionista della Borsa di Milano per
valore delle partecipazioni possedute. Se poi a BlackRock si aggiungono
le partecipazioni di Vanguard e di pochissimi altri fondi Usa si arriva
al 20% della stragrande maggioranza delle società italiane quotate a
Milano.
La seconda considerazione si lega al fatto che BlackRock possiede queste partecipazioni attraverso fondi con cui ha raccolto il risparmio degli italiani e delle italiane.
La terza considerazione è facilmente intuibile: BlackRock è decisiva
in tutti i settori strategici italiani, dall’energia, alle banche, alle
multiutility alla manifattura. A tal riguardo occorre aggiungere un
elemento. La presenza di BlackRock in Italia non si limita certo alle
partecipazioni azionarie perché la società americana è il principale
gestore del risparmio italiano, con una raccolta intorno ai 170 miliardi
di euro attraverso vari strumenti, tra cui stanno crescendo rapidamente
gli Etf.
Dunque, un unico fondo statunitense controlla buona parte del
risparmio italiano e delle società nazionali, risultando, per molti
versi, ben più decisivo delle politiche dello Stato. Ecco che cosa vuol
dire essere una colonia del capitalismo finanziario Usa che, in termini
complessivi, ha svolto bene il suo compito: arricchire i ricchi. Nel
1990 negli Stati Uniti esistevano una settantina di miliardari con una
ricchezza di poco inferiore ai 120 miliardi di dollari. Nel 2025 i
miliardari americani sono 1.135 con una ricchezza di 5.800 miliardi di
dollari. Nello stesso periodo in Europa si è passati da una ventina di
miliardari con una ricchezza di circa 25 miliardi di dollari ai circa
700 attuali con una ricchezza di oltre 3.000 miliardi di dollari.
Questo formidabile balzo è dipeso dallo spostamento dell’asse della
ricchezza dei super ricchi verso i titoli finanziari -e dunque verso la
finanziarizzazione accuratamente coltivata dal modello neoliberale- che
compongono ormai quasi il 70% del totale dei patrimoni dei miliardari;
uno spostamento in cui i grandi fondi, a partire proprio da BlackRock,
hanno avuto un peso cruciale.
Con un’ulteriore necessaria specificazione. Sia i miliardari
americani sia quelli europei derivano la propria ricchezza da titoli
finanziari rigorosamente legati ai listini americani. Per essere più
chiari: la ricchezza finanziaria dei miliardari americani ed europei,
che come detto costituisce circa il 70% dei loro patrimoni, è costituita
dallo stesso numero limitato di titoli soltanto americani e quotati
nelle Borse americane. Per il modello liberale esiste un’unica
ristrettissima élite, americana ed europea, che si è spaventosamente
arricchita per l’esplosione della finanziarizzazione -nonostante le
crisi che i super ricchi non hanno pagato- il cui unico centro
nevralgico è costituito da Wall Street e dintorni: un’esplosione dunque
che ha una sola capitale, la Borsa americana, ma che ha beneficiato di
tante legislazioni internazionali e nazionali, tutte congiuntamente
neoliberali, impegnate con certosina pervicacia a ridurre a zero le
imposte sui patrimoni finanziari dei super ricchi. Non è vero che il
modello dominante degli ultimi trent’anni non ha funzionato: per
qualcuno ha funzionato benissimo e ha dimostrato di avere una geografia
del potere insostituibile.
Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento. Il suo ultimo libro è “Nelle mani dei fondi” (Altreconomia, 2024)
Fonte articolo: https://altreconomia.it/prima-regola-arricchire-i-ricchi-cresce-il-peso-delle-partecipazioni-di-blackrock-in-italia/
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