L’insocievole
socievolezza nel
secolo dell’economicismo è ormai la verità entro cui leggere e
comprendere l’integralismo economico contemporaneo, vi è la
pressione all’individualizzazione di ogni comportamento, dietro cui
si vela la riduzione di ogni rapporto alla sola categoria dell’utile
economico. la reificazione si palesa nella forma seducente
dell’immagine, della microfisica del controllo e della stimolazione
al desiderio consumante. Si impedisce, in tal modo, alle personalità
di fiorire secondo la celebre immagine di Aristotele. Lo sfruttamento
non riguarda solo la forza lavoro, ma si concretizza nella forma
della negazione dell’indole individuale. Il passaggio dalla potenza
all’atto (ἐνέργεια) è inficiato con il concretizzarsi di
nuove forme di sfruttamento e violenza.
L’amicizia filosofica contro l’economicismo
Nella
Repubblica
(dal greco Πολιτεία, Politéia) Platone ha dimostrato che
giustizia è rispetto della natura di ciascuno, per cui l’ingiustizia
totalitaria contemporanea consiste nella perenne negazione della
natura universale dell’essere umano e della sua espressione
soggettiva. L’assedio alla vita dapprima con le scienze
sperimentali, oggi con l’economia finanziaria opera attaccando
frontalmente la Filosofia in quanto disciplina del pensiero,
dell’ordine del senso. La Filosofia umanizza, poiché è educazione
(dal lat. Educĕre
trarre fuori, allevare),
essa porta a compiento la natura universale con le potenzialità del
soggetto, essa è formatrice di comunità. Nel regno dell’economia,
nel caos del mercato deve regnare il solo rumore delle transazioni
finanziarie sempre più fitte, sempre più incontrollabili. Ortega Y
Gasset ha ben descritto il senso di oppressione e limitazione a cui
le vite sono sottoposte, sempre meno libere, sempre meno vitali, e
sempre più oggetto dell’imperio della quantificazione. La
negazione della filosofia coincide con la nientificazione dell’umano:
”La
Filosofia restò schiacciata, umiliata dall’imperialismo della
fisica e impoverita dal terrorismo intellettuale dei laboratori. Le
scienze naturali dominavano l’ambiente e l’ambiente è un
ingrediente della nostra personalità, come la pressione atmosferica
è uno dei fattori che compongono la nostra forma fisica1.”
Ovunque
vi è Filosofia vi è amicizia, la dialettica filosofica è confronto
tra eguali, è ascolto, poiché nessuno dei dialoganti possiede il
sapere, ma lo ricerca per condividerlo. L’ostilità
dell’economicismo alla Filosofia trova la sua ragione più profonda
nella Filosofia come pratica di verità e di amicizia, la parola
d’ordine dell’economia della finanza sono “competizione,
plusvalore e controllo”, pertanto è negazione del senso di
comunità insito nella prassi filosofica2:”
Con
il Simposio,
l’etimologia della parola philosophia, “amore, desiderio di
saggezza”», diventa il programma stesso della filosofia. Si può
dire che con il Socrate del Simposio la filosofia assuma,
definitivamente nella storia, una colorazione ironica e tragica.
Ironica, perché il vero filosofo è colui che sa di non sapere, che
sa di non essere saggio e che dunque non è né saggio né
non-saggio, che non si sente al suo posto né nel mondo degli stolti,
né nel mondo dei saggi, né totalmente nel mondo degli uomini, né
totalmente in quello degli dei; che è dunque un non catalogabile, un
senza fissa dimora, come Eros e come Socrate. Tragica, perché
quest’essere bizzarro è torturato, straziato dal desiderio di
raggiungere la saggezza che gli sfugge e che ama”.
L’economicismo
ha nel controllo la sua essenza, esso deve addomesticare, ridisegnare
comportamenti e gestualità. L’automa è l’ideale del nuovo
integralismo, per controllare il lavoro deve sussumere il corpo,
l’anima e le relazioni. La Filosofia è emancipazione dalle
ipostasi come dalla tradizione; si pone in un processo dialettico
antitetico rispetto al potere dell’economicismo.
Per
Bauman la sostanza della Rivoluzione industriale è nel nichilismo:
il gesto diventa meccanico, il significato si oblia e l’essere
umano si reifica, tale matrice si storicizza e si trasmette fino
all’attuale assetto economico:
“Così
il problema cui si trovarono di fronte i primi imprenditori non era
l’<<uomo preindustriale>> ostinatamente pigro, sordo
all’appello della ragione economica; e la soluzione del problema da
loro ricercata non consisteva nell’instillare una pia disposizione
al lavoro nell’animo di gente non abituata a uno sforzo continuo.
Il problema era piuttosto la necessità di costringere gente abituata
a dare un significato al proprio lavoro, controllandolo, a spendere
la sua forza e capacità nell’assolvere mansioni controllate da
altri e pertanto prive di significato3”.
Entificazione dell’umano
Se
l’essere umano vive e progetta nelle comunità e nelle circostanze
che gli sono date, Dasein,
la pressione anomala a cui è esposto ne impedisce la progettualità
autentica riducendolo ad ente tra gli enti, ed è studiato come un
qualsiasi ente. La pressione alla quantificazione, sviluppa il metodo
della parcellizzazione, della divisione incapace di cogliere il
fondamento del tutto. Le scienze come l’economia rinunciano in modo
aprioristico alla verità per l’esattezza, per la misurazione. La
superstizione scientista è il fondamento attuale del potere
tecnocratico, non vi è riflessione collettiva sulla teleologia delle
scienze come delle tecnologie, esse sono “il bene” senza che vi
sia pubblica discussione, pertanto le si persegue con determinazione
scevra da ogni dialettica. Esse producono conoscenze sicuramente
utili, ma non migliorano necessariamente la qualità della vita. La
Filosofia deve avere il coraggio dell’universale, dell’assoluto,
non può supinamente adattarsi all’attitudine delle scienze,
rinunciando a se stessa, senza la conoscenza dell’universale
l’essere umano è straniero a se stesso ed al mondo, è consegnato
all’atomistica delle solitudini, è potenza passiva:
”Per questa ragione propongo che, nel definire la filosofia come conoscenza dell’Universo, intendiamo un sistema integrale di attitudini, nel quale si organizza metodicamente l’aspirazione alla conoscenza assoluta4.”
Filosofia e verità
Nessun
dogmatismo e nessun integralismo, dunque, la Filosofia ha il compito
di ricercare la verità, di fare appello alla sua inesauribile
creatività e paziente attività filologica per ricercare il
fondamento universale. La Filosofia è amica del concetto, è
generazione di vita nella forma dell’universale condiviso, è
processo di avvicinamento alla verità con le categoria della
totalità, mentre la rinuncia alla verità è disumanizzazione, è
primitivismo di massa pianificato. L’umanità se abdica alla
verità, si limita a vivere nella pochezza dei giorni, soddisfa
desideri immediati, è travolta dalle circostanze a cui non riesce a
dare il senso. In assenza di verità, tutto è possibile, tutto è
ammesso. La verità come problema è assunzione di consapevolezza e
responsabilità di una sfida necessaria per umanizzarsi nella
dialettica, nell’argomentare logico ed intuitivo. La verità, in
quanto valutazione dell’intero mediante il metodo dialettico
finalizzato al “bene” coglie con lo sguardo della mente, non gli
enti nella loro malinconica separazione atomistica, ma nel loro
sorreggersi l’un l’altro, nel loro ritrovarsi in relazione al
tutto che li accoglie per svelare l’eterno nella storia, la
Filosofia unisce dove la scienza separa:
”Intendo
per <<Universo>> tutto quanto <<è>>. Ciò
significa che al filosofo non interessa ognuna di quelle cose che
esistono per sé, nella loro esistenza particolare diciamo privata,
ma invece gli interessa la totalità di quanto esiste e,
conseguentemente, di ciascuna cosa che è di fronte o accanto alle
altre, la sua posizione, il suo aspetto e rango nell’insieme di
tutte le cose: diciamo pure la vita pubblica di ogni cosa, ciò che
si rappresenta e vale nella superiore dimensione pubblica della
coesistenza di tutti gli esseri5”.
Verità relazione
La
verità è dunque nella relazione, ogni ente non vive la condizione
dell’abbandono atomistico, ma la sua verità è la relazione con il
suo contesto. Nella ricerca della verità l’essere si scopre come
comunità, vive in modo consapevole la prassi della verità, di
conseguenza il reale è razionale nella relazione veritativa e
l’essere umano è parte di tale realtà relazione, le dà voce, e
dunque diviene creatore di comunità fondate nella verità dialogica
con se stesso e la comunità. La scienza circoscrive l’oggetto, lo
soppesa, lo isola, lo approfondisce in una solitaria attività
d’indagine, perché separata dalla relazione con la vita. La
Filosofia non nell’esattezza ma nella vita scopre la verità. Ogni
astrazione dal tutto astrae linfa dalla vita, è un’esperienza che
uccide per misurare. La verità della Filosofia è l’universale
concreto:
”Che
cos’è la vita? Non cercate lontano, non si tratta di ricordare
conoscenze apprese. Le verità fondamentali devono essere sempre a
portata di mano: solo in questo modo possono essere fondamentali. (…)
Vita è ciò che siamo e ciò che facciamo: è inoltre, fra tutte le
cose, la più vicina a ciascuna6”.
La Filosofia contro l’inerte
Vivere
è dunque comprendersi, intuirsi, disporsi in quanto parte di un
tutto, ma specialmente vivere in perenne relazione con il tutto. I
nemici della Filosofia, sono palesi nel loro intento, favorire
l’inerte sulla vita, la separazione sulla totalità, la
quantificazione sulla qualità. Senza il contatto con la vita non vi
è dialettica, il logos
si frantuma in scientismo integralista negando se stesso. L’epoca
della negazione dell’umano è negazione del logos,
dell’unità che integra le differenze ponendo le condizioni
dell’incontro. Il logos
come razionalità del controllo, del dividere per definire, stimolare
e manipolare è solo razionalità calcolante senza la sostanza vitale
della parola che approssima i dialoganti senza coincidenze, in quanto
la prassi della parola è la contraddizione vitale che permette il
dialogo eterno nella comunità. I nemici della Filosofia, del logos
sono i detrattori della vita, la vorrebbero chiudere in categorie,
consegnarla alla fine della storia per eternizzare un presente senza
futuro e senza passato.
Tra
i nemici della Filosofia, vi sono i Filosofi analitici, coloro che
riducono la Filosofia a pura imitazione dei metodi scientifici. Solo
l’abituale relazione con la vita conduce alla domanda che
scompagina le naturalizzazioni, gli stereotipi e gli universali
sclerotizzati nella loro liturgia. Vivere è relazione con sé, è
il conoscersi per aprirsi al mondo con le nostre domande, con le
nostre terribili aporie, anch’esse verità del nostro esserci. Le
aporie sono l’immagine della condizione umana segnata dal limite e,
pertanto, la parola è rete di consapevolezza solidale con cui
sciogliere i nodi politici ed esistenziali:
”<<Incontrarsi>>,
<<informarsi di sé>>, <<essere trasparente>>
è la prima categoria della nostra vita, e, ancora una volta, non si
dimentichi che a questo punto il sé non è solo il soggetto ma
anche il mondo. Prendo coscienza di me nel mondo, di me e del mondo,
questo è, in modo immediato,<<vivere>>7.”
Fuga dall’agorà
Dunque
siamo nel mondo, relazione con il mondo da ciò non può che
conseguire il nostro impegno nel mondo. La fuga dal mondo, dal
pubblico, per il privato godereccio, è “ideologicamente” voluto,
organizzato. La pressione economica e scientifica sulle esistenze ha
dunque una verità che la Filosofia può svelare: la separazione
dell’io dal mondo, la fuga dall’agorà per consentire il trionfo
scientista e finanziario. La responsabilità della Filosofia è nel
testimoniare l’impegno per la qualità della vita. Vita e pensiero
sono sincronici; la vita è trasformazione, prassi, solo se c’è
pensiero, affinché ciò possa essere è necessario ristabilire
l’universale, ovvero la relazione consapevole e defatalizzante tra
l’ in sé ed il per sé:
”Né
certamente il pensare è anteriore al vivere, poiché il pensare vede
se stesso come parte della mia vita, come un suo atto particolare8”.
Vivere
è attività in cui il presente ed il passato sono forme plastiche
per il futuro. Lo scientismo economico, il regno animale dello
spirito con la logica della sola produzione, è assenza della
dimensione del futuro. Dove regna la separazione e la quantificazione
la vita si consuma e si logora nell’utile, nell’attimo senza
prospettiva e nell’offesa alla dignità dell’essere umano meno
soggetto di relazione.
1
Ortega Y Gasset, cos’è la Filosofia, Marietti, 1973, pag. 38
2
Deleuze Che cos’è la Filosofia Einaudi Torino 2010 pag. 48
3
Zygmunt Bauman Memorie di classe Einaudi Torino 1987 pp. 80 81
4
Ibidem pag. 51
5
Ibidem pp. 63-64
6
Ibidem pag. 184
7
Ibidem pag. 203
8 Ibidem pag. 197