Francesco Guccini e la scuola


Francesco Guccini è venuto a mancare, con lui si eclissa un cantautore corale. Le sue canzoni non furono canzonette da svendere sul mercatino degli eccessi dei vocalizzi urlati con tanto di gestualità pelvica, a cui purtroppo siamo normalmente abituati. Con Francesco Guccini muore un educatore che trasformò la musica in atto paideutico. Le parole del cantautore parlavano senza il bisogno del chiasso e della violenza dell’immagine. I testi si prestavano ad essere ascoltati e pensati e in tale modalità ha contribuito, senza demagogia, a denunciare contraddizioni e ingiustizie sociali. Era diplomato all’istituto magistrale e si iscrisse a Magistero senza conseguire la laurea, pertanto si formò da educatore e fu “maestro” con la sua musica e con la sua storia. Negli ultimi anni ha denunciato più volte lo sfacelo della scuola pubblica. Contestò la riforma Moratti nel 2000, in quanto favoriva le scuole private. In non poche interviste dichiarò con preoccupazione la trasformazione della scuola in uno spazio di socializzazione, più apparente che reale, privo di contenuti e di disciplina. La scuola elementare non insegna più a leggere, a fare i conti e a rispettare le regole. L’essenziale è stato sostituito con attività ludiche. A scuola e fuori della scuola non si pensa, ma semplicemente ci si lascia andare al disimpegno. Le carenze profonde delle scuole elementari si riflettono nella mediocrità di non pochi studenti universitari che commettono errori di ortografia. La nostra futura classe dirigente non sa leggere e scrivere. Il disastro culturale e umano è sostenuto dal sistema che produce in serie “uomini e donne di superficie”. Gli insegnati elementari non educano e non sono posti nelle condizioni di insegnare, in gran parte donne, si limitano a ricoprire il ruolo di “mamme”. Il mammismo, e quindi l’iperprotezione, non insegna nulla, semplicemente alimenta l’ego narcisistico e contribuisce a declassare la scuola pubblica. Francesco Guccini era per una “severità costruttiva” attraverso la quale insegnare il valore del sacrificio e della cultura. Le sue osservazioni sono state preziose, perché ebbe il coraggio della “verità”. Ecco le sue parole nel 2015 sulla scuola:

Una volta ti insegnavano a leggere, scrivere e far di conto. Se entravi alle medie dovevi conoscere l’analisi logica e grammaticale. Ora si arriva alle medie che non si sa scrivere. Gli insegnanti spieghino agli studenti l’uso dell’acca che a giocare ci pensano da soli!”.

Gli studenti universitari fanno degli errori clamorosi, per questo bisogna intervenire già dalle elementari”, e anni dopo all’agenzia Dire rimarcava: “Non sono più le elementari di una volta, quando il sistema forse era troppo feroce e classista1”.

I bambini possono e devono imparare a giocare da soli, oggi anche il gioco è sottratto alla gioiosa libertà dei bambini e orientato verso altro… La scuola classista alle elementari e alle scuole medie inferiori non esiste più, e questo non può che essere un bene, ma una scuola priva di equilibrio e di contenuti non può che condurre all’ignoranza pianificata. Le “maestre mamme” offrono un sapere simile agli omogeneizzati, e dunque senza sforzo ed esemplificato e questo non favorisce la crescita dei singoli e delle comunità:

Il maestro elementare ormai è protetto dal WWF, non ne esistono più, sono come i panda. Lo stipendio è piccolo, non c’è prestigio sociale: una volta c’era il farmacista, il maresciallo dei carabinieri, il medico condotto e il maestro, erano personaggi all’interno della società con notevolissima importanza. Oggi, ci sono solo maestre, che hanno un secondo lavoro. Fanno un po’ le mamme. Prima erano feroci. Ricordo miei compagni alle elementari che sanguinavano per le bacchettate in testa. Se succede ora, diventa un caso da prima pagina. Erano severissime, oggi sono troppo buone”.

La scuola, dunque, è da riscrivere come un testo di una canzone ponendo al centro gli interessi reali del bambino e non certo del mercato, che le sue parole restino con noi, auguriamocelo, mentre la barbarie avanza.

1https://www.tecnicadellascuola.it/guccini-sulla-scuola-il-maestro-elementare-lo-stipendio-e-piccolo-non-ce-prestigio-sociale-ormai-e-protetto-dal-wwf-non-ne-esistono-piu

Immagine da Google

9 commenti per “Francesco Guccini e la scuola

  1. Giovanni
    13 Agosto 2026 at 1:22

    A me invece sembra che sia stato il perfetto cantore dell’edonismo liberale in fase embrionale.

    Basta ascoltare ad esempio “Dio è morto”, un bel po’ di moralismo e “pappa del cuore” che inizia con un inno al post ideologico (sic!) e termina con l’esaltazione di una generazione che si è creduta la resurrezione di Dio pensando di poter riempire il vuoto con il mero entusiasmo emotivo.

    A modo suo un cattivo maestro pure lui.

  2. Giulio Bonali
    13 Agosto 2026 at 9:03

    Concordo sulla denuncia della barbarica demolizione dell’ istituzione scolastica e in generale della mostruosa degenerazione dell’ educazione (che é alla base della civiltà e cultura umana!) in Occidente, oltre che di tanto altro.
    Ed anche sul grande valore artistico delle opere di Guccini (che hanno accompagnato, arricchito, abbellito la mia vita fin da Dio é morto, quando ero adolescente; en passant, personalmente ho sempre apprezzato, più del filone civile-“politico” quello intimistico-esistenziale-quasi leopardiano, della sua produzione).
    Ma, per dare pane al pane e vino al vino, uno che nel 2025 canta Bella ciao (sempre en passant, per me é stata una delle meno belle canzoni sulla resistenza, ultimamente odiosa per l’ uso che ne fa lo pseudo”””antifascismo””” alla PD e compaRi) “per le donne iraniane” o che mette sullo stesso piano israeliani e Palestinesi come “vittime innocenti della violenza delle due parti in conflitto” (mettendo sullo stesso piano la lotta di Hamas, più che legittima, encomiabile, ineccepibile secondo gli statuti dell’ ONU e il mostruoso genocidio de sionisti) si autosputtana come miserabile servo dell’ imperialismo.

    Per parafrasare i vangeli:

    Lo spirito dell’ arte è sempre fortissimo, ma la carne degli artisti é spesso debolissima!

    • Fabrizio
      13 Agosto 2026 at 15:56

      Concordo

      • Alessandro
        14 Agosto 2026 at 14:41

        Sicuramente un artista, un cantautore, che ha scritto e cantato ballate e canzoni belle, non banali, molte con tratti poetici, alcune anche con ottime musiche. È stato nell’immaginario collettivo di tante generazioni una sorta di cantore della ribellione e della militanza politica ma Guccini, salvo rari casi, è stato un cantore di vicende personali, individuali, spesso legate al sentimento, all’amore, alle sensazioni, alle riflessioni, spesso legate alle sue vicende e a se stesso, a volte mettendo in nota storie e vicende altrui. Detto questo uscirei dal processo dell’imbalsamazione da santo, evitando sciocchezze iperboliche (qualcuno in questi giorni spinto da una sorta di orgasmo emotivo è arrivato a definirlo “intellettuale gramsciano”) e ci sono da evidenziare tutti i limiti del personaggio ogni volta che si apprestava ad entrare nel dibattito politico. In perfetta linea con il sinistrume politicamente corretto, in salsa prodiana, è passato dal sostegno al regime nazifascista di Kiev ad ambigue posizioni sul genocidio palestenese per non parlare della condivisione di tutte le posizioni liberticide in epoca pandemica , arrivando persino a firmare il ridicolo appello degli artisti e intellettuali a difesa di Speranza. Spiace infine ricordare quando, con malcelato orgoglio, in un intervista dichiaró di non “non essere mai stato comunista”. Dirlo adesso, son buoni tutti, lo avesse dichiarato nel 1970,avrebbe dovuto cercarsi un altro lavoro, visto che a comprare i suoi dischi e a riempire i palazzetti erano sostanzialmente per il 90 per cento, comunisti. Una ipocrita caduta di stile.

  3. Giulio Bonali
    13 Agosto 2026 at 11:30

    Dio é morto é un’ opera giovanile senza troppe pretese artistiche, certamente non all’ altezza (sublime!) di tante altre canzoni di quel geniale farabutto (la vita, il mondo sono spesso contraddittori).
    Si colloca comunque metaforicamente su un altro pianeta rispetto a quello che anche allora “passava il convento” (che a sua volta era indicibilmente meglio del letame acustico tipo rap o peggio che si sente oggi).
    Per dare un’ idea a chi é troppo giovane per aver vissuto quei tempi, uno dei gruppi che allora andavano per la maggiore i (presuntuosamente autodenominati) Giganti cantavano: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni perché non vogliamo mai nel cielo molecole malate ma note musicali che formino gli accordi per una ballata di pace”-

    • Giovanni
      14 Agosto 2026 at 16:16

      Era diversa perché quella di allora era una forma embrionale mentre quella di adesso è la forma matura, anzi ormai marcia e pienamente decadente.

      A fine ‘800 ci furono le forme leziose del tardo romanticismo mentre le vecchie illusioni cadevano. Negli anni ’70 abbiamo avuto queste forme di pacifismo irenico e fratellanza mentre le nuove illusioni dell’imborghesimento pop stavano nascendo. Questo indipendentemente dalla maggiore o minore buona fede dei vari musicisti. Non c’è nulla di male nel desiderio di pace e fratellanza finché non ci si illude di poter raggiungere l’utopia che, come affermava Galeano, serve a camminare e non ad essere raggiunta. Molti musicisti in quelle generazioni sono caduti in questa illusione, che poi è nient’altro che l’illusione della fine della storia, a volte anche in buona fede.

      Quanto a Guccini credo poco nella sua buona fede, penso piuttosto che abbia fiutato l’aria che tirava, un “geniale farabutto” che nell’anzianità ha gettato la maschera rivelandoci ciò che in realtà è sempre stato. Ce lo vorrei proprio vedere a lui sulla locomotiva, stiamo freschi.

      • Ros* lux
        15 Agosto 2026 at 15:35

        La canzone “La locomotiva” è una trasfigurazione di un fatto di cronaca che ne stravolge il senso con il pretesto della licenza poetica.
        Nel contesto storico del 1972 contribuì ad alzare ulteriormente la Tensione ( della nota ma poco compresa Strategia) .
        Le sue dichiarazioni molto successive … del tipo “non sono mai stata comunista né anarchico ma liberalsocialista ” …Sono state una vera e propria veltronata…
        Mentre persino quelli raffigurati nel quadro “Il Quarto Stato ” ,proletari semianalfabeti , come il ferroviere Pietro Rigosi, improbabile anarchico al quale Guccini ha voluto far pronunciare un ancora più improbabile “trionfi la giustizia proletaria ” … Capivano l’importanza fondamentale della giornata lavorativa legale di 8 ore come primo passo verso l’emancipazione.

        Grazie alla falsa sinistra che ha sostituito la lotta di classe con i la lotta di genere e i cosiddetti diritti civili:
        1)La giornata lavorativa legale è stata allungata a 13 ore ex Dlgs 66 del 2003
        2) In deroga alla L. 1369 del 1960 dal 1997 ( Governo Prodi ) è stata legalizzata e istituzionalizzata l’interposizione/ intermediazione di lavoro …Potrei continuare citando altre norme che hanno fatto regredire i diritti dei lavoratori…Nel silenzio anche di Guccini .

        Mentre si discute del nulla ,del sesso degli angeli, i diritti conquistati anche con il contributo del movimento femminista socialista sono stati cancellati o ridotti.
        La questione di “genere” ha trasformato perfino l’8 marzo da giornata di sciopero internazionale per la giornata lavorativa legale di 8 ore nella giornata della misandria.

      • Giulio Bonali
        15 Agosto 2026 at 16:39

        1° C’ è una bella differenza fra un programma politico (o anche una teoria filosofica e non solo) e un’ opera d’ arte e; a quest’ ultima non si può certo chiedere di svolgere una puntuale, coerente, realistica ad inappuntabile analisi della realtà presente e dei modi realistici ed efficaci per cambiarla in meglio.
        Questo a prescindere dal fatto che Dio é morto é ben diversa dalle tante superficialmente ireniche canzoncine di allora (che infatti -chissà perchè?- non furano censurate), anche se Guccini ha scritto di molto meglio.

        2° Un farabutto può ben essere un genio come artista (e anche come scienziato).
        Sarebbe stupido non apprezzare e godere un’ opera d’ arte perchè realizzata da un pessimo reazionario o, come più spesso é accaduto e accade, commissionata e finanziata da reazionari (gran parte del rinascimento italiano sarebbe da gettare alle ortiche!).
        Per esempio I promessi sposi é un capolavoro della letteratura italiana anche se il Manzoni era un fottuto reazionario clericale, fra l’ altro ex”rivoluzionario” in gioventù (a me ricorda qualcuno recentemente scomparso…).
        E le scoperte di Fermi in fisica non sono meno vere perché il loro autore era un guerrafondaio filoimperialista senza scrupoli.

        • Giovanni
          16 Agosto 2026 at 16:43

          È la solita questione di distinguere l’opera d’arte dall’artista.

          Io non ascoltavo Guccini, se lo avessi fatto penso che avrei ceduto al sentimentalismo che propone come ho ceduto ad altri.

          Dopo questa premessa, pensiamo ad esempio alla canzone “Il pensionato” che qualcuno ha menzionato altrove pochi giorni fa. Cantare “poi lo incontro ancora quando viene l’ora mia, mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia” mentre poi zitto zitto vota per Craxi e i radicali e da anarchico sostiene di fatto il liberismo di sinistra che “quell’antica cortesia” che tanto lo commuove la sta sostituendo col nichilismo significa fare il pifferaio. È chiaro che la musica del pifferaio è bella e suadente, che parla di sentimenti e vissuti veri ed importanti, e che pertanto molti se ne sentiranno pur giustamente trasportati.

          Ma almeno col senno poi penso che sia prioritario smascherare il pifferaio e collegare l’opera d’arte all’artista. A sinistra le canzoni troppo malinconiche sono da sempre servite a commuovere e deviare il dissenso sulla sola interiorità, intrappolando molti in una bolla emotiva separata dalla realtà e rendendoli innocui. E questo è avvenuto anche perché proprio a sinistra gli aspetti legati alla riflessione interiore, che sono importanti, sono stati putroppo da sempre trascurati lasciando ampi spazi disponibili per i furbacchioni.

          Questo è particolarmente importante adesso, per una nuova riflessione., ma anche perché in una nuova canzone sul pensionato si potrà inserire la presenza di chi fingeva di amarli mentre appoggiava chi li impoveriva e rendeva ancora più soli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.