La morte di J. Habermas ha trovato spazio nei media quasi
quanto la guerra in Iran. Il “filosofo” è celebrato nel mainstream per le sue virtù liberali e per il suo
sostegno appassionato all’Unione europea. La santificazione mediatica è sospetta quanto
la demonizzazione, e questo lo abbiamo ampiamente imparato in questi decenni di
mefistofelica manipolazione di dati e fatti. La pubblica opinione è spesso il
riflesso delle costruzioni ideologiche dei “fedelissimi alle plutocrazie
transnazionali” e i giornalisti hanno il
“potere” su commissione di celebrare o demonizzare e in tal modo il semplicismo
regressivo domina e si afferma prepotentemente. Unione europea e oligarchie
globalizzate sono un corpo unico, esse sono il sinolo della Totalità falsa come
avrebbe detto Adorno.
J. Habermas è stato dunque il seppellitore della Scuola di
Francoforte, in quanto è diventato il portavoce della sinistra liberale e ha
rimosso l’esperienza francofortese con la sua esperienza più critica che
progettuale. Tra coloro che nella loro lucidità filosofica espressero giudizi
chiari e argomentati sull’operare intellettuale di J. Habermas vi è stato Costanzo
Preve. Da filosofo, e lo fu, egli definì J. Habermas un “intellettuale organico
al capitalismo e non certo un filosofo”. J. Habermas aveva rinunciato all’indagine
sulla totalità della realtà storica per trasformarsi in un intellettuale. Il
filosofo indaga la totalità e interroga il sistema sociale in modo olistico,
mentre l’intellettuale persegue la segmentazione del sapere e si rende
funzionale al potere economico divenendo parte integrante delle istituzioni in
cui la totalità non è mai oggetto di indagine e di critica. Habermas non
riteneva l’alienazione capitalistica un dato accertabile e ciò lo rendeva
funzione del sistema. Il suo neopositivismo comportava la sospensione del
giudizio critico sulla struttura economica e con esso della progettualità
alternativa:
“Anziché dire apertamente che il concetto di alienazione è
del tutto infondato (Lucio Colletti, Louis Althusser, Piero Sraffa e interi
eserciti di neopositivisti alla Carnap), qui si dice pudicamente che
<<manca l’indice storico>>, così come manca allo Spirito Santo e a
Manitù, Dio dei Sioux (la citazione è tratta dalla Teoria dell’agire
comunicativo, il Mulino, Bologna 1986, p. 1003). In sostanza: (a) la pretesa di
conoscenza e di valutazione della totalità espressiva è premoderna e deve
essere cortesemente denunciata in un buon discorso filosofico sulla modernità;
(b) Hegel, Marx e Adorno, che sosteneva che il Tutto è Falso, fanno quindi
parte del pensiero premoderno; (c) il concetto
di alienazione rimanda a una metafisica premoderna che oscilla fra
Aristotele e Hegel, ed è inoltre <<privo di indice storico>>, ergo non esiste in un razionale mondo
(weberiano-habermasiano) della scienza. A questo punto chi pensa ancora che
Habermas sia un allievo di Adorno, e non di Max Weber, è un caso disperato, e
bisogna consigliargli di abbandonare la facoltà di filosofia, perché non vi è
per nulla portato[1]”.
J. Habermas non fu filosofo, poiché fu tra coloro che
decretarono con la morte della Metafisica l’impossibilità reale di giudicare il
sistema nella sua totalità, fu un intellettuale organico che giudicava la
storia conclusa con la vittoria sui “totalitarismi”. Il sistema liberale in
quanto sigillo della storia non era oltrepassabile, si può con questo
facilmente dedurre la motivazione delle celebrazioni per la sua morte. I
filosofi, diversamente dagli intellettuali, sono disorganici ad ogni
appartenenza, o meglio “il capire è per essi primario rispetto
all’appartenere”. Il capire per i filosofi è sempre nell’ottica della totalità
di cui si valuta la sua conformità alla natura umana:
“In breve gli intellettuali sono un gruppo sociale specifico,
con riti di riconoscimento al loro interno e al loro esterno, e adempiono a
funzioni sociali specifiche all’interno di una divisione del lavoro che non
gestiscono, non controllano e di cui non sono sovrani; i filosofi sono
singolarità irripetibili (come i poeti, i pittori, i buoni artigiani eccetera),
e non formano un gruppo sociale distinto: i filosofi universitari ovviamente lo
formano, ma non come filosofi creativi, ma come membri di una corporazione
professionale socialmente riconosciuta all’interno della parte medio-superiore
della piramide gerarchica del capitalismo[2]”.
In J. Habermas, nel giudizio di Costanzo Preve, manca anche l’inquietudine
per la fine della Metafisica presente in Weber, infatti egli ha accettato la
fine della filosofia (Metafisica-totalità) per adattarsi al nuovo corso della
storia economica e capitalistica:
“Jürgen Habermas rappresenta la seconda fase
dell’addomesticamento istituzionale del messaggio di Nietzsche. In Weber c’è
ancora la tragica inquietudine, somatizzata in nevrosi, del recente messaggio
nicciano della morte di Dio. Dio è morto, e Weber non si sente troppo bene[3]”.
Il giudizio di Costanzo Preve è impietoso e vero, J. Habermas
fu il Papa del mondo accademico e dunque fu un intellettuale che aveva aderito
integralmente alle liturgie del politicamente corretto:
“Il clero universitario, di cui Habermas è il vero Papa
Europeo, razionalizza il tutto, e soprattutto officia il rito della Fine
capitalistica della storia, la cui formula è: Fine Capitalistica della Storia =
Economia di Mercato (con eventuali sociali) + Stato di Diritto (con tutela dei
diritti umani individuali, non estesi a nazioni, famiglie e comunità, eccetera)[4]”.
Sta a noi, dunque, fuori dalle accademie e dalle istituzioni
politicamente corrette resistere e riaffermare il primato etico e politico
della filosofia sui prodotti culturali industriali e rammentarci che un vero
filosofo, sceglie l’autonomia senza solitudine, poiché è il concetto che deve
circolare e germinare e non certo l’immagine con le parole che santificano il
sistema. Costanzo Preve fu netto nel giudizio sull’intellettuale tedesco come
lo può essere un filosofo dedito alla radicalità della verità[5].
[1] Costanzo
Preve, Opere volume III La Scuola di Francoforte, Adorno e lo spirito del
Sessantotto, Schibboleth 2023, pag. 56
[2] Ibidem pag. 57
[3] Ibidem pag. 59
[4] Ibidem pag. 62
[5] https://www.youtube.com/watch?v=IrWAEC2iPdM
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