La Lupa del capitale e noi


“Contestazioni per la partecipazione della casa editrice Passaggio al Bosco a Più Libri Più Liberi 2025, conti chiusi per i dissenzienti (DSP) e Barbero è nei fatti censurato, gli è impedito di esprimere il dissenso sulla guerra e di esporre le ragioni per la pace a Torino”. Si potrebbe continuare con esempi piccoli e grandi a cui, si può aggiungere l’ordinario timore di tanti lavoratori e di molte lavoratrici di esprimere la loro distanza dal “politicamente corretto”. Negli ambienti di lavoro e della vita ordinaria la stretta sul dissenso si percepisce in modo più diretto. Chi non ha potere è più ricattabile e più facilmente emarginabile. Se si resta soli in un contesto di violenza psicofisica prima o poi, qualcuno agirà. Il capitalismo della sorveglianza ha trasformato il gregge in un branco di lupi pronti a mordere perché frustrati e reificati. Il ciclo della violenza produce solo violenza. La democrazia muore per asfissia della “parola”, al suo posto domina in modo netto l’oligarchia o democratura. Dinanzi ad un potere sempre più ricattatorio e blindato si continua a definire la Russia una oligarchia e Putin uno zar. Come sempre il potere addestra i sudditi a proiettare il male fuori dai propri confini, per cui è un profluvio di parole sempre eguali che si ripetono secondo la medesima logica dello spot televisivo. In ogni TG della TV di stato si ripete che le oligarchie orientali minacciano le democrazie europee. È una chiamata alle armi già in atto e non consapevole della maggioranza della popolazione che ha disimparato la parola e usa l’ululare della chiacchiera (social) per fuggire da se stessa. Diventa facile per il potere usare il branco contro i dissenzienti. Naturalmente per difendere la democrazia si introduce la mordacchia con formule giuridiche tese a “difendere la parola/ululati”. Si deve proteggere il popolo italiano (ed europeo) dalla cattiva informazione, per cui si censurano i dissenzienti. Dunque siamo innanzi ad una nuova democrazia nella quale sono ammesse tutte le opinioni, ma solo se sono tutte eguali e ripetono in modo instancabile la medesima versione semplicistica e acritica.

Popoli e Lupa capitalistica

Ben venuti nella democrazia senza alternativa e in cui l’inclusione significa omologarsi al politicamente corretto. La democrazia è dunque erosa per il lavoro metodico che i “signori della parola e di tutte le guerre” hanno messo in campo. I capitalisti sono in guerra contro i popoli. Stana guerra, in quanto dominano i popoli addestrandoli alle grammatiche capitalistiche. Le contraddizioni sono ormai esponenziali. Il numero degli sfruttati e dei senza diritti aumenta di anno in anno. Le guerre sono la soluzione che il capitalismo finanziario e globalizzato pone in campo per accelerare il ciclo distruzione-ricostruzione che dovrebbe curare i sintomi del male che sfianca il modo di produzione capitalistico: le crisi ormai sistemiche di sovrapproduzione. Le guerre non risolveranno la contraddizione tra produzione e mercati saturi, ma sono il farmaco malvagio che consente al capitale di sopravvivere alla sua agonia. La “mercatura” come ebbe a definirla, in modo profetico Dante Alighieri, mostra in questi decenni di sangue e pornografia del potere la sua verità, malgrado le rimozioni e gli occultamenti mediatici.

Dante Alighieri per leggere il presente

Non si può non ricordare l’immagine della Lupa in Dante Alighieri sempre smunta perché famelica e presa dal desiderio illimitato di potere, dominio e sesso. Ora la Lupa sta lanciando i suoi ululati sanguinari, poiché “sente” senza pensare la fine vicina e pianifica con cinico calcolo la sua sopravvivenza. La Lupa ha trasformato i popoli in servi, li ha cannibalizzato e li ha ridotti in plebi oranti che idolatrano il “vitello d’oro”. Il pianeta brucia sotto i colpi del saccheggio. Ora che la Lupa sente la fine vicina e subodora la possibilità che la storia riapra i suoi sentieri ulula con i bombardamenti e con la chiacchiera. I suoi ululati sono polimorfi, ma tutti hanno il medesimo obiettivo, conservare il potere, e condurre i popoli verso la più grama della condizione: l’idolatria del vitello d’oro. Dante Alighieri profetico e visionario continua a parlarci dei nostri giorni, e noi, dobbiamo trovare la via partecipata per l’esodo da un inferno di chiacchiere e di infamie. Dante Alighieri con le sue parole lontane nello stile e vicine per i contenuti con i suoi endecasillabi eterni nel “Primo Canto dell’Inferno” ci mostra il nostro “inferno”. Il grande poeta intuì e comprese ciò che sarebbe stato con il trionfo della “mercatura”:

Et una lupa, che di tutte brame

sembiava carca nella sua magrezza

e molte genti fe’ già viver grame,

questa mi porse tanto di gravezza

con la paura ch’uscìa di sua vista,

ch’io perdei la speranza de l’altezza.

E qual è quei che volontieri acquista,

e giugne ’l tempo che perder lo face,

e giugne ’l tempo che perder lo face,

che ’n tutti suoi pensier’ piange e s’atrista,

tal mi fece la bestia sanza pace:

ché venendomi incontro a poco a poco

mi ripigneva là dove ’l sol tace.

Mentre ch’i’ ruvinava in basso loco,

dinanzi agli occhi mi si fu offerto

chi per lungo silenzo parea fioco”.

Il nemico è il capitalismo con le sue varianti e mistificazioni. Non ci sarà Virgilio a sostenerci per ritrovare la via e condurci fuori della “selva oscura”, in cui rischiamo di reificarci fino ad estinguerci. Solo con la partecipazione popolare e rivitalizzando la parola possiamo sperare di non cadere nelle mille trappole del sistema. La prima trappola e la più pericolosa è l’ansiogena paura del fascismo sempre alle porte. Siamo in pieno capitalismo e i nemici sono le multinazionali, le oligarchie e l’idolatria che con il suo veleno spinge i popoli come greggi belanti ad inginocchiarsi dinanzi al capitale. Bisogna guardare il “capitale” nella sua verità e nella sua storia presente e trascorsa, solo in tal modo schiveremo la Lupa con il suo inquinamento acustico nel quale la parola è solo menzogna e l’immagine è solo seduzione. La passione etica va riconquistata con la coralità partecipata. Solo in tal modo non cadremo nella trappola della Lupa che dissangua non solo i corpi, ma penetra nello spirito fino a vampirizzarlo. Il capitalismo non è un’astrazione, non è un’idea che vive nell’Iperuranio, è materia informe che inquina l’immanenza. La Lupa è parte di noi tutti, rammentarsi di questo è fondamentale, non ci sono “i puri e i contaminati”, ma diversi livelli di contaminazione, pertanto la salvezza è collettiva. Solo nella comunità capace di guardare con gli occhi della mente la Lupa che alligna nei dominati è possibile trovare la forza etica per emanciparsi. Solo se ci guardiamo per riconoscerci nella nostra comune umanità e nella disumanità che come gramigna ci assedia e penetra nella nostra psiche sarà possibile ricacciare la Lupa nel passato e inaugurare il tempo della vita. Dinanzi al capitale che divora le parole e le rende “niente” bisogna opporre le parole che muovono alla consapevolezza di classe e all’indignazione. La prassi dev’essere preparata con il lavoro dello spirito. Guardarsi nell’altro e parlarsi è l’unico modo che l’umanità possiede per emanciparsi dalle catene che sinuosamente la rendono prigioniera nella caverna del “vitello d’oro”:

SOCRATE: Rifletti anche tu: se avesse rivolto un consiglio al nostro occhio, come se fosse un uomo, e gli avesse detto: «Guarda te stesso», che supposizione avremmo fatto su ciò a cui ci esortava? Non forse a guardare a quella cosa guardando alla quale l’occhio avrebbe visto se stesso?

ALCIBIADE: è chiaro.

SOCRATE: Riflettiamo: guardando a quale degli oggetti esistenti vediamo quello e contemporaneamente anche noi stessi?

ALCIBIADE: è chiaro, Socrate, che dovremmo guardare a uno specchio o a qualcosa del genere.

SOCRATE: Quel che dici è giusto. Ma nell’occhio col quale guardiamo non c’è qualcosa di questo genere?

ALCIBIADE: Certamente.

SOCRATE: Hai notato dunque che quando guarda nell’occhio il volto si riflette nello sguardo di chi si trova di fronte come in uno specchio, cosa che chiamiamo anche pupilla, dato che è come un immagine di chi guarda?

ALCIBIADE: Quel che dici è vero.

SOCRATE: Dunque quando un occhio osserva un occhio e guarda in esso ciò che appunto esso ha di più bello, e con cui vede, in tal caso potrebbe vedere se stesso.

ALCIBIADE: è evidente.

SOCRATE: Ma se un occhio volesse guardare a un’altra delle parti dell’uomo o a qualche altro oggetto, se non ciò a cui casualmente sia simile, non vedrà se stesso1”.

Da soli si è fragili, troppo, dinanzi alle arti seduttive e idolatriche della Lupa, pertanto la parola che si fa prassi è la via da seguire. Dove c’è il logos, c’è la libertà nella relazione di riconoscimento e di autoriconoscimento. Non una irenica libertà ma lotta. Guardarsi nella pupilla dell’altro, ci restituisce l’immagine vera di quanto il capitale alberga in noi e del cammino conseguente da farsi. Solo in tal maniera la libertà può trasformarsi in processo comune che ribalta dialetticamente la Lupa. Coloro che respingono l’umanesimo sono parte del problema, sono uomini e donne che parlano la lingua del capitale anche quando ne criticano le azioni e gli effetti; essi sono ancora parte del sistema. Abbiamo da reimparare ad essere umani, senza tale rivoluzione la Lupa ha vittoria certa, giacché conosce le arti metamorfiche del camuffamento.

1 Platone, Alcibiade Maggiore, Acrobat Edizioni, pp. 20 21

Immagine da Google

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