La rivoluzione tedesca del 1918–1920, tra Amburgo e Berlino. Come fallì il sogno socialista


La rivoluzione tedesca del 1918–1920 fu un processo ampio e contraddittorio. Rovesciò la monarchia e dette vita alla Repubblica di Weimar, ma non riuscì a trasformare strutturalmente lo Stato e i rapporti di potere. Le due scene più rivelatrici sono Amburgo, “laboratorio” dei Consigli, e Berlino, teatro della guerra civile urbana contro i Freikorps. Questo episodio della storia d’Europa, svoltosi nel Paese che era allora, e lo è anche oggi, il faro tecnologico e sociale, è spesso dimenticato perché evoca sconfitta. Ma non fu una sconfitta dell’ideologia, bensì una non pronta capacità della classe dirigente di allora, che si definiva spartachista, a guidare un epocale movimento dal basso come poche volte si è visto nella storia.

Amburgo fu il laboratorio (incompiuto) dei Consigli. Ad Amburgo, tra il novembre 1918 e inizio 1919, marinai, operai e soldati costituirono un Consiglio di operai e soldati, che di fatto si propose come nuovo potere cittadino. Nelle officine e nei cantieri navali si moltiplicarono occupazioni e delibere. Nelle caserme, i soldati ribelli misero in discussione l’antica disciplina. Ma il “potere duale” rimase incompiuto, il vecchio Senato non venne realmente liquidato e continuò ad agire in parallelo, svuotando di fatto la sovranità dei Consigli e producendo ambiguità operative. Fu un grave errore spesso attribuito agli operai e ai soldati, ma di fatto furono i dirigenti spartachisti, alias comunisti, che non colsero il pericolo di mantenere ancora in vita il Senato, pur avendo le conoscenze politiche e costituzionali, che invece mancavano agli operai e ai soldati. Amburgo evidenziò tre linee tra loro divergenti. Una fu la SPD riformista, orientata all’Assemblea nazionale; l’altra l’USPD, favorevole ai Consigli ma esitante; la corrente rivoluzionaria (spartachista e affini), minoritaria e frammentata. A questo intreccio politico, unito all’assenza di una direzione nazionale coerente, impedì ad Amburgo di diventare fulcro stabile di una repubblica dei consigli.

A Berlino, nel gennaio 1919, esplose lo scontro aperto. Il governo socialdemocratico presieduto dal social-democratico Friedrich Ebert,  incaricò Gustav Noske di “fare ordine” e mobilitò i Freikorps, reparti paramilitari composti da reduci, ufficiali e nazionalisti. Composti spesso da piccola borghesia militarizzata che era rientrata dal fronte e aveva perso qualsiasi guadagno da lavoro. Emblematica è una foto in cui un capitano dell’esercito chiede l’elemosina a terra, dichiarando di essere senza lavoro e senza soldi e lo fa in divisa. La rivolta a Berlino fu di massa e fu forte e gli operai si spesero molto perché prevalesse, vi furono occupazioni e combattimenti casa per casa. La capitale ne fu profondamente segnata per le distruzioni che i vincitori causarono. La repressione risultò micidiale e culminò nell’arresto e nell’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht il 15 gennaio 1919, i cui corpi furono gettati nella Sprea in un gennaio freddissimo. Questo fu purtroppo un evento simbolo del soffocamento della rivoluzione. Gli operai però erano ancora in crisi di vita civile imperiale e rispettavano le leggi anche durante una rivoluzione. Un episodio spesso ricordato racconta che gruppi di operai armati, per spostarsi rapidamente tra i quartieri, presero la metropolitana pagando il biglietto: gesto interpretato come indizio della persistenza di un ethos “legalista” dentro una situazione insurrezionale.

Sul piano politico-intellettuale, il lascito più celebre di quelle giornate è l’ultimo articolo di Luxemburg, “Ordine regna a Berlino!”, dove denuncia l’illusorietà dell’“ordine” conquistato con la forza: «Il vostro ‘ordine’ è costruito sulla sabbia… Io sono, io ero, io sarò». In Luxemburg e Liebknecht: rivoluzione “dal basso” e leadership impossibile.

Luxemburg e Liebknecht volevano la trasformazione socialista, ma non propugnarono un’insurrezione “iniziata senza preparazione” nel gennaio 1919: immaginavano una rivoluzione dal basso, fondata sull’auto-organizzazione delle masse e sulla crescita della loro coscienza politica. La sollevazione berlinese fu in larga parte spontanea. Operai e soldati soffrivano le privazioni del dopoguerra in Germania e si unirono per provare a fare una Rivoluzione che essi vagamente immaginavano come comunista, ma che nella sostanza non corrispondeva in     tutto a ciò che di comunismo vi poteva essere negli avvenimenti del 1919/20. Gli spartachisti vi si trovarono trascinati, invece che essere realmente dirigenti. La loro uccisione recise ogni possibilità di sintesi politica tra movimento e guida.

È in questo snodo che risuona l’affermazione attribuita a Lenin, secondo cui se la rivoluzione tedesca avesse vinto, i bolscevichi si sarebbero messi “ai suoi ordini”, formula che rende l’idea del primato strategico della Germania industriale nel progetto rivoluzionario europeo. Nelle fonti leniniane documentate, il senso è chiarissimo: senza l’insurrezione tedesca, la Rivoluzione russa sarebbe stata condannata all’isolamento («in ogni caso… siamo perduti se la rivoluzione tedesca non scoppia»), scrisse Lenin.

Tra 1919 e 1920, scioperi di massa e focolai di resistenza continuarono (Amburgo compresa), ma la forza combinata di Freikorps e Reichswehr, con la copertura governativa, ebbe la meglio. Bisogna però ricordare che il movimento operaio rimase sempre vivo nella Germania prehitleriana. Quando vi fu nel Marzo del 1920 il Putsch di Kapp, esso fu sconfitto soprattutto per lo sciopero generale che si ebbe in tutta la Germania e il movimento dei lavoratori ne fu l’artefice principale.

La domanda che tutti ci facciamo è perché fallì la rivoluzione.

1. Ambiguità del potere dei Consigli (Amburgo docet): dualismo irrisolto con le vecchie istituzioni.

2. La scelta della SPD, che diede priorità alla “normalizzazione” parlamentare e l’alleanza tattica con apparati militari e borghesi di destra.

3.Forza militare–politica nella Germania post grande guerra. Freikorps e Reichswehr, impiego della violenza extralegale, assassinii politici.

4. Debolezza strategica del campo rivoluzionario: spontaneismo, fratture SPD–USPD–KPD, assenza di una direzione unificante.

5. Contesto internazionale: isolamento della Russia sovietica e ostilità delle potenze vincitrici a una Germania dei consigli.

La rivoluzione tedesca fu un’occasione storica mancata: ad Amburgo, i Consigli provarono a insediarsi ma non disarticolarono lo Stato; a Berlino, gli operai combatterono con coraggio, ma furono sconfitti dalla convergenza tra governo socialdemocratico e forze paramilitari. L’assassinio di Luxemburg e Liebknecht amputò il movimento della sua coscienza più lucida. La Repubblica di Weimar nacque così su un compromesso instabile, che non avrebbe retto alla successiva radicalizzazione. In ultimo bisogna ricordare che  le rivoluzioni europee, oltre alla tedesca, quella in Austria e in Ungheria, furono fortemente avversate dagli alleati Franco inglesi e americani. Per questo motivo furono soffocate nel sangue. Forse la Rivoluzione russa sopravvisse perché la Russia era troppo grande per le potenze occidentali.

Bibliografia

– Paul Frölich, Rosa Luxemburg. La sua vita e la sua opera, 1928.

– Sebastian Haffner, Die verrateneRevolution 1918/19, 1969.

– Pierre Broué, La Révolution en Allemagne 1917–1923, 1971.

– Richard Müller, VomKaiserreichzur Republik, 1924–25.

– Gabriel Kuhn (a cura di), All Power to the Councils!, 2012.

  • Sitografia: BundeszentralefürpolitischeBildung (bpb.de)
    https://www.bpb.de/themen/deutsche-geschichte/weimarer-republik/
    Portale ufficiale della BpB con approfondimenti su rivoluzione, spartachisti, Repubblica di Weimar.
  • DeutschesHistorisches Museum (dhm.de)
    https://www.dhm.de/lemo/kapitel/weimarer-republik/revolution-1918-19.html
    Il “LeMO – Lebendiges Museum Online” presenta materiali, documenti, cronologia e biografie.
  • Stiftung Haus derGeschichtederBundesrepublik Deutschland (hdg.de)
    https://www.hdg.de/lemo
    Archivi digitali con immagini, testi e schede tematiche sulla rivoluzione e il primo dopoguerra.

Enciclopedie e portali accademici

  • Enciclopedia Treccani
    https://www.treccani.it/enciclopedia/rivoluzione-tedesca
    Voce sintetica ma utile per un inquadramento.
  • 1914–1918 Online: International Encyclopedia of the First World War
    https://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/german_revolution_1918-19
    Ampia voce accademica in inglese, con bibliografia e analisi internazionale.
  • Oxford Reference (accesso istituzionale)
    https://www.oxfordreference.com
    Voci dedicate a “German Revolution” e “Spartacus League”.

Articoli e saggi accademici online

  • Marxists Internet Archive – Rosa Luxemburg & Karl Liebknecht
    https://www.marxists.org/archive/luxemburg/1918/11/14.htm
    Scritti originali di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht sulla rivoluzione.
  • Libcom.org – SpartacistUprising
    https://libcom.org/article/spartacist-uprising-berlin-january-1919
    Sintesi storico-politica con taglio libertario.
  • EuropeanaCollections
    https://www.europeana.eu
    Archivio digitale europeo: fotografie, volantini, manifesti sulla rivoluzione e Weimar.

Fonti primarie digitalizzate

  • Archiv dersozialenDemokratie (Friedrich-Ebert-Stiftung)
    https://www.fes.de/adsd-digital
    Documenti del movimento operaio tedesco e della SPD durante la rivoluzione.
  • Bayerische Staatsbibliothek – digitale Sammlungen
    https://www.digitale-sammlungen.de
    Giornali e riviste del periodo 1918-1920 disponibili in formato digitale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.