Circa nove ore fa Alessandro Di
Battista ha pubblicato un post in cui fa sapere di sentirsi meglio, che i medici
cubani – come peraltro confermato da quelli italiani – sono stati molto bravi e
tempestivi sia nella diagnosi che nella scelta della cura e che fra un paio di
giorni tornerà in Italia con un’aeroambulanza.
Auguro ad Alessandro il meglio
del meglio per la sua salute, innanzitutto sotto il profilo umano, ovviamente,
ma anche per ragioni politiche.
Penso infatti che Alessandro Di
Battista, in questa fase contingente in cui ci troviamo, caratterizzata dalla
postura militarista e dalle guerre di aggressione della NATO, degli USA, di
Israele e dell’UE, sia fondamentale per la costruzione di un fronte contro la
guerra, il riarmo e le politiche imperialiste e neocolonialiste dei soggetti di
cui sopra. La costruzione di tale fronte – che per essere credibile deve vedere
la partecipazione di associazioni, movimenti, formazioni politiche e singole
personalità anche molto differenti fra loro e di diversa ispirazione culturale
e ideologica – sia oggi l’imperativo categorico non solo per tutti coloro che
si battono contro l’imperialismo ma anche per tutti democratici e le persone di
vero buon senso. La guerra è lo spettro che stanno evocando minacciosamente le
classi dirigenti europee, di destra e di “sinistra”. Di più. E’ la prospettiva
che hanno già da tempo messo in campo e a cui stanno lavorando da tempo. Il
genocidio a Gaza è servito, fra le altre cose, anche ad abituarci psicologicamente
alla guerra.
Tutto ciò va fermato. Questo è oggi
l’imperativo categorico. Sono convinto che Alessandro Di Battista, in questa
fase, potrebbe essere l’uomo giusto per costruire quel polo democratico,
alternativo sia alla destra che alla “sinistra” contro la guerra, contro il riarmo
e le scellerate e antipopolari politiche militariste delle classi dirigenti
occidentali.
Caro Alessandro, torna presto in salute e alla lotta.