La reazione fintamente
scandalizzata e le lacrime di coccodrillo del Presidente Mattarella, della Premier
Giorgia Meloni e in generale di tutta la classe politica italiana ed europea, di
governo e non, di fronte all’ennesimo atto di pirateria internazionale commesso
da Israele in questo caso nei confronti degli attivisti della Flottilla (peraltro
uno dei meno gravi se solo pensiamo agli omicidi mirati di intellettuali ed
esponenti palestinesi avvenuti in diversi paesi europei fra cui l’Italia da
parte del servizio segreto israeliano, oltre al sistematico bombardamento di
stati sovrani da parte dell’IDF) sono qualcosa a metà fra l’ipocrita e lo
stucchevole se non addirittura rivoltante.
Mattarella recita la parte che è
chiamato a recitare e lo fa anche bene, da vero attore. Meloni e Tajani fanno dichiarazioni di
circostanza, magari con sguardo corrucciato, e convocano l’ambasciatore
israeliano. Per dirgli cosa, che sono indignati? E sai che turbamento, non ci
dormirà la notte… Hanno sostenuto Israele senza se e senza ma rifornendola di
armi e coprendo la sua politica criminale e genocidaria e ora fingono di fare
la voce grossa per cercare di salvare in qualche modo la faccia e provare a
camuffare la loro condizione di servi volontari e consapevoli della cricca
sionista al potere a Tel Aviv. Spregevoli, non c’è altro modo per definirli. Non
sarebbero degni di governare neanche una piccolissima frazione di poche anime,
e invece “governano” un paese di 60 milioni di abitanti. Furbi loro e fesso chi
li ha votati.
L’escamotage ora è quello di dire
che la colpa di tutto quanto sta accadendo non è di Israele ma della sua parte “malata”
(questo atteggiamento accomuna sia la destra che la “sinistra”), cioè di quel
gruppo di estremisti riuniti intorno a Ben Gvir e Smotrich. Addirittura
Netanyahu – è stato detto – ha condannato il comportamento del nazi sionista Ben
Gvir e dei suoi sgherri nei confronti degli attivisti della Flottilla. Fesserie,
naturalmente, perché è ovvio che l’ordine di rapire gli attivisti in acque
internazionali è partito direttamente da Netanyahu che poi ha finto – molto probabilmente
se non certamente in accordo con Ben Gvir – di prendere le distanze dalle
modalità del sequestro, dalle violenze e dalle umiliazioni subìte dai militanti
della Flottilla, con tanto di immagini e video mandati in mondovisione. E
naturalmente neanche questo è casuale, perché la strategia è quella di mostrare
al mondo quale sia il livello di impunità di cui gode lo stato assassino e
terrorista denominato Israele (a proposito, ci si scandalizza quando qualcuno
lo definisce “entità”; ma se è l’unico stato al mondo che volutamente non ha
confini definiti dal momento che continua ad espandersi con la violenza in
tutta l’area mediorientale da quando è nato, perché scandalizzarsi?…),
arrivando ad agire in modo violento nei confronti di cittadini europei inermi.
Ma il punto vero è quello a cui
ho appena accennato. La ragion politica (tradotto: la loro condizione di servi
consapevoli) impedisce sia alla destra che alla “sinistra” (che ha iniziato a
protestare contro lo sterminio a Gaza solo quando Trump è stato eletto
presidente) di dire le cose come stanno. E cioè che quanto sta accadendo da due
anni a questa parte non è dovuto ad una scheggia impazzita della destra ultra
integralista attualmente al potere in Israele ma l’esito inevitabile, lo sbocco
naturale di uno stato che nasce con determinati presupposti che sono quelli
dell’occupazione coloniale, del regime di apartheid, del disprezzo e del
sentimento di superiorità che la gran parte degli israeliani nutre nei
confronti dei palestinesi, degli arabi, dei persiani, di tutti coloro che li circondano
e in generale di tutto ciò che non è ebraico. E’ molto triste doverlo
riconoscere ma la grande maggioranza degli israeliani, se potesse, opterebbe
per una soluzione finale della questione palestinese. E questo perché il
sionismo è una ideologia razzista né più e né meno del nazismo che si è intersecata
fin quasi in molti casi a sovrapporsi con l’ebraismo. Non è un mistero che la
destra integralista religiosa attualmente al governo in Israele faccia
riferimento agli antichi testi ebraici. Che questa sia una distorsione della
cultura e della religione ebraica o che in questa ci siano degli elementi che
hanno finito per costituire il brodo di coltura del sionismo nella sua attuale
e concreta determinazione, è materia che necessita di un’indagine filosofica,
filologica e teologica che non possiamo certo fare qui ed ora né, personalmente,
ho le competenze necessarie per farlo. Ma la questione esiste e non può essere
rimossa. Del resto non sarebbe certo la prima volta nella storia – direi anzi
che il fenomeno è frequentissimo – che filosofie e/o religioni vengono
utilizzate o tirate per la giacchetta per giustificare forme di dominio e di
oppressione sociale.
Certamente, esistono anche molti
ebrei nel mondo che non condividono le politiche dello stato di Israele ma,
dobbiamo essere onesti, sono una minoranza, e all’interno della società
israeliana lo sono ancora di più. Questo ce lo dobbiamo dire con grande
franchezza per non prenderci in giro. Del resto, tra il XIX e il XX secolo,
quanti erano i bianchi del Mississippi o dell’Alabama che non condividevano le
pratiche schiaviste e razziste in voga in quegli stati?
Mi pare di poter dire, sempre se non
vogliamo prenderci in giro, che le cose stiano più o meno nello stesso modo in
Israele. Dal 1948 ad oggi la “comunità internazionale” ha lasciato che
crescesse in Medio Oriente uno stato fondato su presupposti razzisti e
colonialisti, animato da una vis aggressiva e guerrafondaia – seppur camuffato
dietro l’esigenza di offrire una patria per gli ebrei in seguito alla tragedia
dell’Olocausto – né più e né meno (e forse anche più) del Sudafrica dell’apartheid.
Con la differenza che le classi
dirigenti bianche di quest’ultimo, ad un certo momento, sono state abbandonate dai
loro protettori, cioè USA, GB, lo stesso Israele e il mondo occidentale nel suo
complesso, e dopo una lunga, drammatica e sanguinosa lotta di liberazione, la
maggioranza nera è riuscita a liberarsi di quell’osceno regime. La stessa cosa
non è accaduta e non accadrà nel Vicino Oriente perché il mondo occidentale e
gli USA in particolare, dove a comandare dietro le quinte sono in larga misura le
lobby ebraiche e sioniste (del tutto sovrapposte), non può rinunciare ad
appoggiare Israele, non tanto e non solo per motivazioni ideologiche ma per
necessità, per ragioni oggettive.
Cosa, dunque, potrà porre fine al
dominio e all’intollerabile tracotanza di questa congrega di razzisti
fondamentalisti fattasi stato? Non certo le pur meritevoli mobilitazioni di tanta
gente in tutto il mondo in sostegno della causa palestinese ma, soprattutto, la
lotta sul medio-lungo periodo di tutte le masse arabe e di tutti i popoli del Vicino
e Medio Oriente, la tenuta dell’Iran e del mondo sciita e il tramonto dell’egemonia
americana contestualmente all’affermarsi dei BRICS e di un mondo multipolare. Altra
strada non c’è.
Le timide quanto tardive proteste da parte dei vari governi europei nei confronti dello stato sionista devono dunque essere interpretate per quello che sono: recite.
Fonte foto: RaiNews (da Google)