“Noi vogliamo il potere ovunque”


Sanremo ci offre un campionario della commercializzazione assoluta, della brandizzazione compulsiva di ogni fenomeno umano. Anche dei sistemi di pensiero, delle ideologie, delle tendenze politiche. Il femminismo, nella sua versione postmoderna, interclassista e cosmopolita, si presta perfettamente a questa operazione sbrilluccicante. “Le bambole di pezza” si allineano a questo canovaccio con un ribellismo glitterato, con una postura artificiosamente punk intessuta da melodie neomelodiche e interpretano in purezza lo scopo politico del femminismo contemporaneo, così orgoglioso della sua americanizzazione. Non un movimento di rottura, ma di esaltazione del sistema. Le donne vogliono il potere, qui e ora. Ovunque. Così annunciano le bambole. Qui e ora dunque. Qui nell’occidente ultra-capitalista, nell’occidente imperialista; ora nell’occidente complice del genocidio. Le grandi icone di questa stortura mentale, che avrebbe anche l’ardire di farsi interprete di una posa anticonformista, stanno lì a esprimere con durezza la grande rivoluzione femminile. Hillary Clinton o la crudele, prestigiosa, emancipata Meryl Streep ne “Il diavolo veste Prada”. Queste figure sono veri e propri manifesti viventi dell’ideologia capitalista. Un’ideologia che sponsorizza entusiasta questo femminismo orizzontale, dove le donne, ricche e povere, sarebbero accomunate da un unico tragico destino: lo sbarramento maschile nei posti di potere. Il capitalismo denuncerà con statuette Oscar, con retrospettive culturali, con documentari contriti, con gesti emblematici questa ingiustizia strutturale. Lo farà con grande tranquillità, semplicemente perché al capitalismo del genere sessuale non importa proprio nulla. I capitalisti si proteggono come classe, uomini e donne, tutti insieme appassionatamente. Proteggono i loro interessi economici in una guerra, in una spietata guerra contro le classi subalterne, contro i popoli da colonizzare, da sfruttare e schiavizzare. E per far sì che nessuno se ne accorga enfatizzano di tanto in tanto qualche bambola di pezza, messa lì a testimoniare la purezza intrinseca del sistema che con qualche donna in più al timone potrebbe esercitare la medesima violenza ma con una dose di fascino in più. Vuoi mettere?

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Fonte foto: da Google

1 commento per ““Noi vogliamo il potere ovunque”

  1. Arturo
    2 Marzo 2026 at 15:06

    Scusate, io contesto profondamente questa lettura. C’è un femminismo mainstream e pop per il quale le Bambole di pezza possono anche rappresentare un modello virtuoso (perché sono dure, irreverenti, rock e qualsiasi altra categoria di marketing possa venirvi in mente). Però quello non è IL femminismo, così come la musica che fanno non è rock né punk; ne è la versione POP, che in quanto tale fagocita, digerisce e rende uniforme tutto per poi renderlo ingoiabile per il grande pubblico: la poetica, la politica, lo stile.

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